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Giovedì, 19 Settembre 2019

L’Italia sta per essere attraversata da “La freccia della poesia”. Il prossimo 6 dicembre, ovvero il sabato che apre il ponte dell’Immacolata, è in programma la prima azione poetica finalizzata a risvegliare l’Italia attraverso la cultura, e in particolare la poesia, promossa dal Grand Tour poetico Nazionale nell’ambito del Progetto Mitomodernista lanciato di recente da Tomaso Kemeny, con analoghe finalità.

La freccia della poesia è un treno che percorrerà lo Stivale il portando la poesia come un dono natalizio nei non luoghi: le stazioni ferroviarie. Si fermerà in ogni stazione prevista dalle soste del freccia rossa (Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano) per leggere e suonare, ogni volta per circa un’ora, fra i viaggiatori in transito.

Il poetico convoglio partirà da Napoli la mattina del 6 dicembre alle 9,10 e ad ogni stazione saliranno altri autori per arrivare la sera a Milano, dove oltre al reading è prevista la presentazione del Grand tour poetico e l’alleanza con il Progetto Mitomodernista di Kemeny. Questi gli orari della “Freccia della poesia”: Napoli partenza ore 9 arrivo a Roma ore 10,10; Roma partenza ore 11,20 arrivo a Firenze  ore 12,51; Firenze partenza ore 14,30 arrivo a Bologna ore 15,35; Bologna partenza ore 16,38 arrivo a Milano ore 17,40.

L'azione mitomodernista – “Freccia della poesia” si concluderà nella galleria Vittorio Emanuele a Milano, luogo reso leggendario dalla “Rissa in galleria” di Umberto Boccioni (1910, opera ora custodita nella Pinacoteca di Brera), raffigurazione pittorica che evoca un'azione futurista del primo Novecento, finalizzata come tante altre a interrompere il sonno dei poeti e degli artisti scatenando la loro creatività.

La “Freccia della poesia”, a sua volta, punta a riportare la locomotiva della poesia sui binari del paese Italia, per lanciarsi assieme alle altre componenti della società verso un futuro tutto da costruire, oltre la crisi di valori che ha permeato l’ultimo decennio.

Tutti i poeti e i musicisti possono partecipare alla prima azione mito modernista. Bisogna specificare: nome cognome, da quale stazione si intende partire e i recapiti. Ogni autore dovrà travestirsi poeticamente e selezionare alcuni testi di poeti della tradizione e tre testi propri da leggere nelle stazioni. I musicisti faranno libere esibizioni. Ogni partecipante, inoltre, porterà con sé alcuni testi poetici suoi o della tradizione da offrire ai viaggiatori in dono, con l’intestazione: “Un dono dritto al cuore: Freccia della poesia 6 dicembre 2014, fight for beauty!”.

“La Freccia della poesia” annuncia anche la prossima partenza del Grand tour poetico nazionale (iniziativa della neonata associazione Camminarte fondata da tre poeti delle diverse aree d’Italia: il comasco Pietro Berra, la romana Flaminia Cruciani e il barese Gianpaolo Mastropasqua), che prenderà il via nel 2015 in una data e da un luogo fortemente simbolici: il prossimo 21 marzo, giornata mondiale della poesia ma anche compleanno di Alda Merini, da Como, “porta d’Europa” da cui tradizionalmente partivano i Grand tour dell’Ottocento, quelli dei Goethe e degli Stendhal, nonché città di cui è originaria la famiglia Merini e dove esiste uno straordinario ex manicomio, sorta di mondo a sé stante immerso in 300mila metri quadri di parco, ideale per ospitare la prima tappa dedicata al tema “poesia e psiche”.
Il Grand tour, mosso dall’intenzione di riportare la poesia alla gente, come elemento vivificante non solo delle coscienze, ma anche dei luoghi e delle nostre vite, proseguirà scegliendo sempre location e date di particolare significato: tra le altre, Torino ospiterà “poesia e cinema”; il Salento “poesia e migranti”; la Sardegna “poesia, natura e lavoro” …

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Il prossimo 24 ottobre 2014 alle ore 18.30, presso la Libreria Mondadori Multicenter Duomo (Milano), si terrà la presentazione del libro “RENATO AMORUSO. Il Colore dei Sentimenti Umani” di Lucrezia De Domizio Durini.

L’autrice racconta il famoso pittore Renato Amoruso e la ricerca artistica che, avulsa da ogni forma di omologazione, contrassegna da sempre il suo percorso esistenziale ed il suo modo del tutto solitario e originale di vivere la pittura, sua compagna di vita. Infatti, l’artista ritiene la pittura come quella zona intima dell’uomo, già definita da Aristotele “la forma dell’anima”.

Renato Amoruso, che vive e lavora a Firenze, è un artista dall’innata creatività, che esprime magistralmente in opere di alto profilo, attraverso un viaggio ricco di fantasmagorici colori rivolti alla Natura, i quali si rispecchiano nel suo universo onirico. Le sue opere, libere da ogni titolazione, sono la rappresentazione dei sentimenti umani, valori eterni in una dimensione di Arte Totale.

Il libro “Il Colore dei sentimenti Umani” contiene testi nelle quattro lingue: Italiano - Inglese- Francese - Spagnolo di Lucrezia De Domizio Durini, degli Storici dell’Arte Gérard-Georges Lemaire, Pilar Parcerisas e Marisa Vescovo. Pubblicato da Electa, è composta da 336 pagine e 170 immagini a colori.

La partitura musicale “Il colore dell’Anima” è del Maestro Marco Rapattoni e le poesie dell’artista Aldo Roda.

Inoltre, per l’occasione, verrà presentato, in anteprima internazionale, il film del regista Stefano Odoardi, con la collaborazione di Lucrezia De Domizio Durini, dal titolo “I colori del sentimento umano”.

Lucrezia De Domizio Durini, autrice di questo interessante libro, è un’artista eclettica che opera da circa quarant’anni nell’ambito della Cultura internazionale nelle diverse vesti di giornalista, scrittrice, curatrice, nonché di collezionista ed editrice di opere d’arte. Si può considerare un’operatrice culturale indipendente, che ha fatto dell’Arte, della Cultura e delle tematiche umanitarie ed ambientali lo scopo primario della propria esistenza. L’artista ama definirsi “collezionista dei rapporti umani”.

La sua prima sfida risale alla fine degli anni sessanta, con l’apertura dello Studio L.D. di Pescara, una casa-galleria strutturata da Getulio Alvani, Ettore Spalletti e Mario Ceroli.

Prestigiosa organizzatrice di mostre di artisti di notevole spessore, da Burri a Fontana, da Capogrossi a Pistoletto, propone la Pop Art americana e il Costruttivismo internazionale.

Nel suo percorso, fondamentale l’incontro con l’artista tedesco Joseph Beuys, grazie al quale nel 1974 nasce la sua prima discussione “Incontro con Beuys”. La De Domizio Durini, in totale empatia con il Beuys, diventa una studiosa dell’intera filosofia beuysiana, filo conduttore della sua attività svolta a salvaguardia dell’ambiente e in difesa antropologica dell’uomo e della sua creatività.

Negli ultimi quindici anni, le campagne abruzzesi rappresentano per l’artista il suo rifugio più creativo.

Dopo la morte nel 1986 dell’artista tedesco, Lucrezia De Domizio Durini dedica tutte le sue energie alla diffusione universale del pensiero beuysiano attraverso ogni forma di comunicazione, fra conferenze, pubblicazioni, convegni, mostre presso i vari musei internazionali. Inoltre, è autrice di ventisei libri dedicati a Joseph Beuys, fra i quali “Il cappello di feltro”, tradotto in sette lingue e adottato come libro di testo in famose accademie ed università italiane.

Promotrice di diverse iniziative, fra le quali il progetto decennale “Free International Forum”del 2003, ha ricevuto molte onorificenze, fra esse quella di Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana” dal Presidente della Repubblica e “La medaglia al merito della Cultura”, assegnatole dalla città di Sarajevo.

Nelle Sacre Scritture il miele si trova nominato molto spesso: dalla Palestina, che è citata come la terra dove scorre latte e miele (Esodo, III, 8), fino ad arrivare a San Giovanni Battista che si nutre di miele selvatico (Matteo, III,4). Anche nell’antico Egitto non mancano i riferimenti a questo prezioso alimento ricco di calorie come pure tra gli scrittori greci e romani. Il bacino del Mediterraneo, grazie al suo clima mite, era ed è particolarmente favorevole alla vita delle api che, sensibili alle basse temperature, garantivano una produzione di miele quasi ininterrotta.

È appunto in Europa che nasce l’apicultura moderna e che trova nei monasteri medioevali il luogo di rinascita e di crescita. Non solo il miele, unico dolcificante noto fino alla lavorazione della canna da zucchero, ma anche la cera che era fondamentale per l’illuminazione in particolar modo delle chiese e questo spiega anche perché tra i principali apicoltori si trovino in maggioranza degli ecclesiastici.

Tra questi Juraj Fándly (1750-1811), Štefan Závodník (1813 – 1885), linguistapatriota, nella sua parrocchia si riunirono i primi apicoltori della Slovacchia e fondarono la "Società degli apicoltori slovacchi nell'Alta Ungheria".

Johann Dzierzon , (1811 - 1906), pioniere dell’apicultura, scoprì il fenomeno della partenogenesi nelle api divenendo famoso negli ambienti scientifici, fu riconosciuto come il padre della moderna apicoltura.

L’Abate Emile Warré (1867 - 1951), per 25 anni curato nella regione francese della Somme, mise a punto l'arnia del popolo, e il metodo di allevamento naturale delle api. Lʼarnia Warré venne poi riscoperta, rivalutata e giudicata da molti la più adatta a far prosperare le api e ad allevarle in maniera “biologica”.

Don Giacomo Angeleri (1877-1957) fece da collegamento tra l’apicoltura del passato e quella di oggi ed è da considerarsi uno dei padri dell’apicoltura nazionale.

Karl Kehle (noto come Padre Adam) (1898 – 1996), monaco tedesco appartenente all'ordine benedettino per più di 60 anni responsabile dell'apicoltura all'Abbazia di Buckfast, nel Devon (GB). Creò l'ibrido ape di Buckfast, col quale sconfisse l'epidemia di acariosi che aveva portato alla scomparsa pressoché totale dell'ape nera britannica.

A questo lungo elenco di sacerdoti bisogna aggiungere il nome di Giotto Ulivi (1820-1892) che durante gli anni in cui era parroco a S. Andrea a Gricigliano, vicino Firenze, si dedicò allo studio delle api e della loro vita sia teoricamente che praticamente. Aveva a cuore in particolar modo l’istruzione dei contadini e inventò un’arnia molto innovativa e particolarmente economica, l’Arnia Giotto, presentata al secondo congresso apistico di Firenze nel 1874. Presidente e socio di molte società fu ricordato per aver dato molto a questa industria risollevandone le sorti e facendo così ridurre notevolmente le importazioni di cera e miele.

L’editore Angelini di Imola ripropone, in copia anastatica, il compendio di don Ulivi dedicato all’apicoltura razionale (Compendio Teorico-Pratico, Apicoltura razionale, compilato dal sac. Giotto Ulivi, Parroco a Gricigliano in Mugello) e curato, nell’edizione uscita nel dicembre del 2013, da Pier Carlo Tagliaferri. Tagliaferri ha arricchito il volume con un’appendice antologica di brani che hanno le api e il miele come soggetto e che va dalle Sacre Scritture ad autori greci e latini fino ad autori del ‘900.

Questo per indicare la grande importanza che il prodotto del lavoro delle api ha ed ha avuto nei secoli e che l’Ulivi descrive al “campagnolo agricoltore” al quale dedica il suo lavoro. Con precisione scientifica, nella prima parte, teorica, si sofferma sull’anatomia e la fisiologia delle api, la loro vita, i prodotti dell’alveare e le varie malattie al fine di “formare un cultore razionale di questi interessantissimi insetti i quali, oltre a una piacevole occupazione potranno pure offrirgli dolce companatico e lucrosa remunerazione delle sue fatiche, qualora eseguisca alla lettera quanto sono per fargli conoscere nella successiva parte pratica”.

Nella parte pratica inizia spingendo il contadino ad innovare in modo semplice ed economico ma che sarà per lui molto redditizio. Arnie, affumicatoi, telai, tutto funzionale a migliorare la produzione e descritto passo passo in modo perfetto. Un vero e proprio manuale di istruzioni per la costruzione di un moderno alveare che si chiude con le attività mese per mese in modo da non dimenticare niente e avere la produzione sempre sotto controllo. Un manuale che non lascia niente al caso scritto da uno “scienziato in tonaca” per il contadino dell’ottocento, ma sicuramente interessante anche per il moderno apicoltore in un periodo di grande difficoltà dovuto all’ecatombe provocata da un acaro che si è diffuso dagli anni 60 in tutto il mondo anche se diffusa l’idea che la colpa si esclusivamente dei pesticidi. Idea accolta dalla pubblica opinione, ma che non trova riscontri oggettivi. Anche se non possiamo escludere comportamenti sconsiderati i trattamenti in agricoltura non costituiscono un reale pericolo per le api. Sono insetti abbastanza resistenti tanto da essere usati anche per misurare il grado di inquinamento di certe zone.(Studi della facoltà di agraria dell’Università di Pisa, Pinzauti e coll.). Non ce ne accorgiamo, ma la loro perdita potrebbe provocare grossi danni al mondo dell’agricoltura. Il lavoro di don Giotto ci fa conoscere il loro meraviglioso mondo.

 

 

Copertina Battelli 

Sul pluri-secolare rapporto tra Stato e Chiesa in Italia – storicamente – si possono osservare tante cose, anche contrapposte, una in particolare però, comunque la si pensi, resta centrale ed innegabile: il cattolicesimo rappresenta nonostante tutto una dimensione intrinseca dell'italianità e dell'“essere italiani”. E' questa la tesi di fondo da cui prende spunto l'ultimo saggio del professore Giuseppe Battelli – docente di Storia contemporanea all'Università di Trieste – pubblicato per l'editore Carocci in una collana divulgativa diretta al grande pubblico e in cui si tratteggiano le linee-principali dell'incontro/confronto/scontro avvenuto nel nostro Paese tra Stato e Chiesa dalla Rivoluzione francese a oggi (G. Battelli, Società, Stato e Chiesa in Italia. Dal tardo Settecento a oggi, Carocci, Roma 2013, Pp. 182, Euro 16,00). In otto agili capitoli l'Autore passa in rassegna praticamente tutte le tappe principali della vicenda soffermandosi – con una sintesi piuttosto ragionata – sugli snodi via via decisivi di questo rapporto: dalla lunga stagione conflittuale del cosiddetto 'Risorgimento' che porta all'unificazione della Penisola (1861), al Patto Gentiloni che segna l'ingresso dei cattolici in Parlamento (1913), ai Patti Lateranensi (1929) che chiudono l'annosa 'Questione Romana' fino al Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e ai pontificati di Giovanni Paolo II (1978-2005) e Benedetto XVI (2005-2013). Pur non nascondendo l'impostazione intellettuale che dà il tono all'opera (Battelli s'inserisce nella scuola storiografica del conterraneo Giovanni Miccoli e più in generale all’interno di quella cornice ermeneutica dell’ecclesiologia progressista di matrice dossettiana), l'Autore mostra di conoscere – piuttosto bene – anche le ragioni dell'altra parte: così, ad esempio, nel primo capitolo, dopo avere ammesso che “il 'risorgimento' italiano si sviluppò secondo canoni laici, quando non palesemente anticlericali” (p. 13) cita opportunamente pure i primi ispiratori del futuro intransigentismo come il padre gesuita svizzero Nikolaus von Diessbach (1732-1798), carismatico animatore delle Amicizie Cristiane nella Torino di fine Settecento, e la successiva Amicizia Cattolica del 1817 di Pio Brunone Lanteri (1759-1830) che nella battaglia culturale del tempo – particolarmente nel campo delle idee e della diffusione organizzata buona stampa – raccolse intorno a sé anche figure di primo piano del conservatorismo colto europeo come il conte savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821). Tuttavia, proprio nella descrizione di questo variegato mondo, Battelli non riesce a trattenere il suo malcelato scetticismo come quando scrive che “il dogma [dell'Immacolata] venne non a caso promulgato da Pio IX proprio in quegli anni” (p. 36) stabilendo così sorprendentemente una correlazione diretta tra una verità di fede sempre creduta dalla comunità cristiana (confermata peraltro dalle apparizioni di Lourdes del 1858) e la contingente politica difensiva anti-sabauda di Papa Pio IX che si opponeva in quel frangente alla capillare piemontesizzazione coatta che avrebbe avuto a lungo-termine effetti deleteri, ben oltre il campo ecclesiale e religioso, anche in vaste aree della Penisola (si pensi solo all’esplosione della ‘questione meridionale’ che da allora graverà enormemente sullo sviluppo socio-economico del Mezzogiorno). Più avanti, se appare notevole la dettagliata ricostruzione offerta della vita del movimento cattolico della seconda metà dell'800, dalla fondazione della Società della Gioventù Cattolica Italiana (1867) all'Opera dei Congressi (1872), il registro complessivo non cambia di tono: così, se è indubbiamente corretto rappresentare lo scontro elettorale del 18 aprile 1948 tra Fronte Popolare e Democrazia Cristiana a tutti gli effetti come uno 'scontro di civiltà' ante litteram, resta perlomeno discutibile attribuire sic et simpliciter seriamente ai primi la presentazione di istanze “fortemente solidaristiche” (p. 117) senza specificare il contesto ideologico in cui questi si muovevano. In particolare, dove l'analisi si fa più problematica è nei capitoli relativi alla storia ecclesiale degli ultimi decenni (cfr. il settimo e l’ottavo capitolo, pp. 147-181) che arrivano a teorizzare che l'intimistica 'scelta religiosa' di una parte del laicato cattolico tra gli anni Settanta e Ottanta sarebbe stata addirittura promossa dal Concilio (“tale primato era certo stato suggerito dal concilio”, p. 143) forzando qui disinvoltamente non solo i documenti dell'assise ma pure il reiterato magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nonché a esprimere una singolare vis polemica contro i nuovi movimenti ecclesiali (su tutti Comunione e Liberazione) descritti in modo tranchant come “espressione tipica di quell'integralismo cattolico che attaccava più o meno esplicitamente il concilio”, p. 157).

Da questa prospettiva, l'Autore spende parole severe contro chiunque abbia avversato - o perlomeno messo in questione - la problematica lettura del XXI concilio ecumenico come atto rivoluzionario (“un momento di svolta ineguagliato”, p. 175), politici inclusi, fino ad accusare persino il piccolo partito dei CDU di Rocco Buttiglione (che, come si ricorderà, ebbe peraltro ben pochi anni di vita, dal 1995 al 2002) di “manifeste connessioni con i settori anticonciliari del cattolicesimo nazionale” (p. 167). Dall'altra parte, per avere un metro di paragone significativo, Rifondazione comunista è descritta dall’accademico acriticamente senza valutazioni di merito come “il partito interprete della componente massimalista del disciolto PCI” (p. 168), sposando dunque in toto un linguaggio partigiano neanche troppo velatamente ideologico. La storia del movimento ecclesiale italiano (Chiesa gerarchica inclusa) viene quindi infine interpretata secondo canoni non primariamente spirituali o morali quanto piuttosto politico-sociologici che valutano così l'operato dei vari soggetti ecclesiali, anche i Pontefici, secondo la griglia democrazia/pluralismo/modernità: il risultato è un atto di fede indiscusso nelle leopardiane “magnifiche sorti e progressive” e, in ultima analisi, un'indebita equiparazione verso derive totalitarie d'altri tempi persino nei confronti di quegli esecutivi recenti premiati a stragrande maggioranza dalle urne – evidentemente tutt'altro che confessionali, ma non ancora abbastanza pluralisti dal punto di vista dei valori – rei di non avere affatto ostacolato, almeno in teoria, l'affermazione dei cosiddetti 'princìpi (controversi per molti, ma sicuramente problematici per l'Autore) non negoziabili' (come i più volte citati Governi Berlusconi del 2001 e del 2008).

catechesi giovanili 1

Ogni inizio d’anno scolastico puntualmente compaiono le solite riflessioni sul proprio operato, in particolare sull’opportunità o meno della “buona battaglia” del cristiano, in pratica si tratta delle solite tentazioni che periodicamente colpiscono ogni cristiano. Allora s’innesta lo scoraggiamento, l’ira, l’invidia, la pigrizia, la superbia. Il principe del male cerca di convincerti che è meglio rinchiuderti nel privato, disinteressandoti dei grandi interrogativi della vita, delle grandi questioni del mondo, della tua vita peccaminosa, della tua crescita spirituale. A conclusione di tutto questo ritorna alla mente la solita frase: “ma chi te lo fa fare?”.

Proprio sul tema delle tentazioni, in questi giorni ho iniziato a leggere qualche capitolo del libro di padre Livio Fanzaga, “Catechesi giovanile. Le tentazioni”, Sugarcoedizioni(2013), e per superare le sirene della tentazione, l’ho portato domenica scorsa, alla veglia delle Sentinelle in piedi contro il ddl sull’omofobia in piazza XXV Aprile a Milano.

Il testo pubblicato dalla casa editrice milanese raccoglie un ciclo di incontri che il direttore di Radio Maria, tiene ogni venerdì sera ai giovani nella sede della radio a Erba. Naturalmente, scrive Maria Luisa Cigada, nella presentazione: “la forma scritta, perde molto della vivacità con cui l’autore espone il tema: nel corso di ogni incontro, nelle parole di Padre Livio affiorano ricordi personali, aneddoti, battute, scintille d’ironia (…)”. Padre Livio magistralmente, rende attuale un argomento che potrebbe essere inattuale, se consideriamo il silenzio in cui è relegato dalla pastorale ordinaria e in particolare dalla formazione giovanile. Del resto l’argomento è ben presente nella Sacra Scrittura e nel Magistero della Chiesa. Possiamo dire che è centrale per ciascun singolo uomo e nella storia della propria salvezza. L’esperienza della tentazione, del peccato, tocca tutti, e soprattutto l’esperienza dell’infelicità che ne deriva e il pericolo mortale.

Padre Livio con i suoi giovani affronta tutti i temi classici della teologia cristiana, il mistero angoscioso del male, di satana, dell’impero delle tenebre. Dell’infinita e sconfinata misericordia di Dio, che Egli ci offre continuamente, “della positività che Dio conferisce persino alle nostre cadute, dell’accompagnamento di Maria nelle nostre perigliose vicende”.

L’esperienza della tentazione la fanno tutti, perfino Gesù che peraltro, inizia la sua vita pubblica proprio con la tentazione. Sono tante le tentazioni, la “più perniciosa è quella di non rispondere ai grandi interrogativi – perché sono al mondo? Qual è il senso della vita? -, di rimuoverli e di afferrare qua e là come dei cani gli ossi che il mondo getta alla rinfusa, vivendo alla giornata”.

Anche i santi furono continuamente tentati fino al momento della morte. Santa Caterina, mentre era in agonia, confidò al suo confessore, il beato Romualdo da Capua, che satana le insinuava il pensiero che tutto quello che aveva fatto, lo aveva fatto per la sua gloria e non per quella di Dio.“Satana - scrive padre Livio – studia le sue potenziali vittime ed è molto sottile: come il pescatore che prepara l’amo adatto per i pesci che vuole catturare, così satana personalizza il suo attacco”. Il demonio è anche un cacciatore che prepara le trappole con intelligenza e ingegno. Ma le tentazioni non vengono solo dal demonio, ma anche da noi stessi, dalla nostra fame di mondo, dal male che fermenta in noi. E’ importante che noi risvegliamo la vera visione della vita alla luce della fede. Quanti sono oggi i giovani che sprecano la loro vita, come se non avesse un senso e un fine, e molto spesso addirittura senza programmi e obiettivi immediati. Perché siamo stati creati da Dio? “Noi stiamo al mondo per cercare Dio, scoprirlo, conoscerlo, amarlo e servirlo, e infine per partecipare con Lui alla gioia eterna del Paradiso”. Non dobbiamo avere paura di parlare del Paradiso sostiene padre Livio nelle sue catechesi ai giovani e soprattutto lo dice ai suoi confratelli, ai preti. Del resto ciò che desidera l’uomo è essere pienamente felice. “In cielo c’è la gioia”, ha detto la Regina della pace a Medjugorje.

La nostra vita è il tempo della prova e noi dobbiamo decidere con chi stare. E’ il dramma della libertà: decidere di andare verso Dio o di allontanarsi. E’ la storia delle due bandiere di S. Agostino. E qui spunta la tentazione, molto sottile di satana. La tentazione più frequente di satana che ci rivolge è quella che senza Dio si vive meglio, “decidi tu quello che è bene e quello che è male”, “satana ti fa balenare l’inganno di false gioie, ti propone altri paradisi artificiali, e così ti rovina”, scrive padre Livio. Ti presenta il male come una via di autorealizzazione verso una vita più libera e più felice: in pratica come succede a Pinocchio nel Paese dei balocchi.

Per padre Livio il libro di Collodi, che ha studiato presso gli Scolopi, è fondamentale per farci capire la strada da non intraprendere, “il Paese dei balocchi, è la descrizione perfetta delle astuzie, delle promesse e delle lusinghe di cui si serve satana per tentarci. E’ il risultato dell’avere ceduto alla tentazione è che Pinocchio si trova in un paese di somari e diventa lui stesso somaro”. Sostanzialmente capita la stessa cosa ai giovani di oggi, a cui viene proposta una vita simile al Paese dei balocchi, dove non ci sono impegni, dove ci si diverte ininterrottamente, dove si è in una allegria e numerosa compagnia. “Dove si impara a ragliare”. Una vita da “notte bianca” continua.

Cosa dobbiamo invece proporre? Coltivare la nostra intelligenza e fare attenzione a ciò con cui la nutriamo. Attenzione, dunque, alle letture cattive, conversazioni cattive, spettacoli cattivi. Satana ci rende schiavi, solo Dio ci rende liberi. Satana ci deruba, vuole farci credere di essere il nostro benefattore, perché ci illude di liberarci dai vincoli opprimenti della religione e della morale, di farci vivere “senza complessi”. Contro il tentatore occorre vigilare, pregare e digiunare, scrive padre Livio, del resto è la ricetta della Madonna a Medjugorje. Certamente possiamo cadere nelle tentazioni, abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra, ma con la grazia del Signore possiamo risollevarci, basta volerlo. Dio non abbandona mai il peccatore, dà sempre una opportunità.

Le tentazioni si possono vincere, ci sono tanti mezzi, è la Madonna stessa che con tanta pazienza da oltre trent’anni a Medjugorje ci ripete le stesse cose, “ci raccomanda di convertirci, di pregare, di digiunare, di seguire suo Figlio, di confessarci”. Conosce la nostra fragilità, la nostra debolezza, sa che da soli non ce la facciamo.

Occorre superare la tentazione dell’incredulità. “E’ fondamentale scoprire con il discernimento l’inganno in cui satana vuole farci cadere: quando la tentazione è scoperta, è molto più facile resistere”. Ma per imparare ad esercitare il discernimento, occorre un lungo esercizio, allenamento.

Oltre all’incredulità nella fede, “L’altra grande tentazione di oggi - per padre Livio – è la delegittimazione della Chiesa e del Papa (…) Bisogna stare in guardia e non lasciarsi trascinare dall’ondata di calunnie che si riversa come fango su tutta la Chiesa”, e proprio in questi giorni è fortemente presente questo tipo di tentazione che sicuramente farà tanto male all’unità dei cattolici con Pietro e la sua Chiesa.

 

 

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