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Martedì, 21 Maggio 2019

STAGIONI MENTE

 

E’ in distribuzione LE STAGIONI DELLA MENTE, nuova raccolta di poesie di Silvana Palazzo, edito dal Centro Jazz Calabria di Cosenza, che va così ad aggiungere un nuovo titolo agli altri delle collane poetiche CJC all’interno delle quali sono ospitati scritti, fra gli altri, di Francesco Leonetti, Piero Bellanova, Cristiana Lauri, Massimo Morrone.

Le 150 pagine circa del libro sono impreziosite in copertina dall’acquerello dipinto apposta per l’occasione dall’artista romana Gioia Battaglia. Anche romano è il prefatore, il filosofo medico e poeta Maurizio Soldini il quale osserva sulla poesia contenuta nel testo che “ sembra tutta rapprendersi in un romanticismo nostalgico, oggi ri-attato e ri-attualizzato, dell’assoluta bellezza dell’essere, che, da una parte, abita nella Natura, quale esistenza, nelle stanze neuronali della mente, dall’altra trova, invece, quale essenza il suo radicamento nell’Ideale, nell’anima della poesia”.

Una poesia straniante, quella dell’Autrice, nota anche come saggista, una poesia nel contempo esistenzial-poetica, tra natura e cultura, tra reale e ideale, tra corpo e anima.

borghello_saper_di_amore

 

Sulla scia di Liberare l’Amore, molto apprezzato da tanti lettori, esce Saper di Amore. Distinguere nel cristianesimo la fede dalla religione. Si rivolge ad un pubblico più vasto, nonostante che sia di considerevole mole. Si consiglia di non fermarsi davanti a tale mole, perché di fatto si scompone in 5 libretti, ciascuno di notevole importanza per una vibrante vita cristiana e di lettura sufficientemente scorrevole. Non si potevano pubblicare separatamente, perché insieme si sostengono e si armonizzano.

Tra l’altro sarebbero costati molto di più al lettore.

I cinque capitoli si intitolano:

Distinguere carità da opere di carità (in realtà capitolo 1°e 2°). Distinguere nel cristianesimo la fede dalla religione.

I tre “convincimenti” dello Spirito Santo. Per una efficace lotta ascetica.

Educarsi all’amore.

 

Il primo è di grande importanza per una feconda educazione all’amore, Se si confonde la carità con le opere di bene si finisce per misurare l’amore con le opere, favorendo l’azione del demonio che ama i paragoni, le lotte di potere, il giudizio della persona attraverso le sue opere, le invidie per le opere altrui, la presunzione per le proprie opere di bene, le accuse, gli scoraggiamenti per i limiti delle nostre opere, o le false sicurezze umane e via dicendo. Non c’è agenzia di male superiore a quella dei cristiani praticanti che confondono la carità con le opere di carità, perché solo loro possono corrompere il Vangelo. L’inganno è facile, visto che nella vita terrena non si dà carità senza opere di carità. Il cristiano deve essere molto sensibile per i bisogni degli altri, però si danno molte opere di carità senza carità. Si può trascorrere la vita ad aiutare poveri e bisognosi senza saperne amare veramente neppure uno. Con queste poche parole posso suscitare molte perplessità e qualche protesta, ma confido che al leggere il primo capitolo del libro molti si illumineranno su di un tema di estrema importanza per poter mettere a fuoco l’amore.

 

Il secondo capitolo è il tema centrale ed è fondamentale per inquadrare bene l’anno della fede e il suo futuro. Benedetto XVI, ma già prima Giovanni Paolo II e ora Papa Francesco, ma anche molti teologi e pastori, ci hanno lasciato pagine memorabili sulla fede cristiana. Ma se non si distingue nel cristianesimo ciò che è di religione, comune a tutti gli uomini, anche atei o agnostici, pur in forme diversissime e spesso aberranti, per purificata che sia la religione nel cristianesimo, da ciò che è dono di una nuova creazione, mondo di fede teologale, che è fede nell’Amore, si finisce per irretire la fede in pratiche e comportamenti di matrice religiosa, vanificandone il dono inaudito e santificante. La religione cerca Dio, che rimane esterno e lontano, attraverso le mediazioni sacrali (sacerdoti, sacramenti, luoghi sacri, tempi sacri, morale, rito, culto…); la fede riconosce Gesù risorto, presente, in un incontro di amore procurato dallo Spirito Santo, che mi fa vivere in intimità divina. La fede si snoda a partire dalla Rivelazione, dalla Parola, dove il Dio creatore, esterno alla creatura, rivela il suo disegno di incontro, di innalzamento alla filiazione divina, di comunione reale, con il frutto del comandamento nuovo, che ci unisce nel Regno, con un amore che è carità, dono dello Spirito Santo. Nel libro si esemplificano molti aspetti di vita spirituale, come la preghiera, la fraternità, la mortificazione, ecc., per come si vivono con la fede, diversamente che nella religione.

Insieme alla fede e alla religione si esamina la presenza del peccato che si innesta in un bisogno radicale di amore che tutti vivono in “gruppi primari”, dove si decide il nostro modo di vivere e di pensare. A questo tema sono dedicate parecchie pagine, soprattutto nel paragrafo sul peccato e sulla nuova evangelizzazione, quanto mai suggestive.

 

Il terzo capitolo riprende brevemente il contenuto di Liberare l’Amore, riproponendo lo studio dei tre “convincimenti” dello Spirito Santo, con nuove considerazioni maturate dopo la pubblicazione di quel libro. Gesù promette lo Spirito, lo chiama Spirito consolatore e Spirito di verità, ma non indica i contenuti della verità che lo Spirito solo può rivelarci. Però nel capitolo XVI del Vangelo di Giovanni dice proprio di che cosa lo Spirito deve convincerci: di peccato, giustizia e giudizio. È un testo così criptico che in tutta la storia della Chiesa ha avuto pochissime parole di commento. Eppure in questi “convincimenti” si concentra il contenuto del Vangelo, quello di cui solo lo Spirito Santo può “convincerci”. Oggi si sente parlare spesso di un Dio che ci ama appassionatamente ma non fa molta presa; si può pensare che ciò è dovuto alla mancanza del convincimento di peccato. Infatti nella misura


in cui lo Spirito Santo riesce a “convincerci” di peccato, di un mal d’amore impressionante che riguarda tutti, nella sua radice originale, fino a portarci a fare sacrifici incredibili per i nostri idoli, si apre il cuore a ricevere i doni dell’amore infinito. Ma è solo un piccolo accenno ai contenuti fondamentali di questo capitolo. Del resto di “Liberare l’Amore”, che qui riassumo, è stato scritto da Vittoria Patti, in risposta alla domanda di un blog di Rai-Vaticano sul libro cristiano che più ha influito sulla propria vita: “Senza alcun dubbio Liberare l’Amore, di Ugo Borghello. Ha davvero cambiato il mio modo di vedere tutta la realtà, in modo estremamente concreto. E mi ha fatto capire, anzi “afferrare”, aspetti cruciali del cristianesimo che prima erano per la mia ragione sfuggenti e vaghi i modo imbarazzante: un esempio? La faccenda del peccato originale”. Su 150 risposte, tra Agostino, sant’Alfonso o san Josemaria Escrivà, sei hanno risposto indicando Liberare l’Amore.

 

Il quarto capitolo aiuta ad impostare la nostra risposta al dono gratuito della fede. È facile cadere in una specie di “pendolo”: Dio ci dona gratuitamente ma noi dobbiamo meritarlo. Ma questo in definitiva fa dipendere la salvezza dalle nostre opere, e ci riempie di piccole o grandi inquietudini. Più che sui nostri propositi operativi la lotta ascetica deve farci desiderare sempre più, e sempre più chiedere, il dono dello Spirito Santo, la conversione del cuore a Cristo, il dono della vita di fede e della santità: “Chiedete e vi sarà dato” insiste Gesù, accoratamente. La nostra collaborazione non è nelle opere, che devono essere frutto della grazia, ma nella libertà usata per scegliere Gesù come Signore della nostra vita, del nostro cuore, come calamita che orienta tutto il nostro pensare e agire. Dato che siamo peccatori, il desiderio di conversione deve rinnovarsi sempre più frequente, sempre più fiducioso, sempre più desiderato. Da uno sforzo più umano in gioventù si cresce verso un desiderio profondo di santità, passando tra luci e ombre, necessarie per crescere nell’amore. Un passaggio cruciale può essere la notte oscura dei sensi alla quale occorre arrivare preparati, altrimenti deprime e porta molti a lasciare o ad accontentarsi di un po’ di religione, mentre è la porta migliore per passare da una appartenenza primaria più sociale o religiosa che di fede ad un modo nuovo di stare nella Chiesa con legame carismatico.

 

L’ultimo capitolo “Educarsi all’amore” vuole accompagnare dal sentimento dell’innamoramento o dallo statu nascenti di una appartenenza cristiana ad un amore maturo. L’amore supera la ragione e le nostre virtù. Chi ama sul serio non ha bisogno di studiare l’amore, ma quando tutto è confuso e incerto, con sofferenze inaudite di amore rifiutato, solo lo studio può orientare il cuore a desiderare il dono dell’amore vero. L’amore è sotteso ad ogni nostro rapporto, di amicizia, di coppia, di famiglia, di società vitale, di Chiesa. E deve allora crescere la capacità di amare, dall’”io-tu” al “noi”, alla condivisione aperta, ai beni relazionali e, nella fede, alla spiritualità di comunione, al comandamento nuovo. Il tutto all’insegna di un amore che passa dal narcisismo adolescenziale, reattivo, all’amore maturo, pronto a tutto e capace di trasfigurare ogni situazione.

La riuscita di una vita dipende dalla pienezza dell’amore che la persona sperimenta e dalla

capacità di amare che sviluppa. In definitiva un libro che vuole aiutare ad essere persone che sanno amare, che è la prima e più grande ambizione che gli uomini devono coltivare nella loro vita sulla terra.

 

cop l'oscuro signore.

 

Scrivere un libro sul diavolo per consolare chi lo legge, sembra una contraddizione, ma non lo è per don Pietro Cantoni, docente di filosofia e teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore (LU). Il libro è L'Oscuro Signore. Introduzione alla demonologia, pubblicato recentemente dalla SugarcoEdizioni (www.sugarcoedizioni.it) di Milano, 137 pagine per consolare il lettore. Qualcuno potrebbe pensare “che abbiamo sbagliato argomento: come si fa ad essere consolati nella contemplazione del regno delle tenebre e dei suoi abitanti?” Tra l'altro don Cantoni sostiene che si può essere consolati anche leggendo la fantastica opera del “Signore degli Anelli”, o leggendo il sublime viaggio della “Divina Commedia”, nonostante queste opere siano popolate da oscuri personaggi.

Del resto oggi viviamo in un mondo pieno di tribolazioni e per questo c'è un forte bisogno di essere consolati, a questo scopo possono aiutarci le esortazioni, le predicazioni, ma anche facendo teologia. Presentando il libro nel mese scorso presso la sala affollatissima“don Albertario” della parrocchia di San Gottardo a Milano, don Pietro, per gli amici “don Piero”, ha precisato che il diavolo non bisogna prenderlo troppo sul serio, sopravvalutarlo, ma neanche sottovalutarlo, parlandone poco o addirittura negandone l'esistenza come si è fatto per troppo tempo all'interno della Chiesa. Infatti, Cantoni nella prefazione, fa proprio l'ammonimento dell'elfo Elrond a proposito del mago Saruman: “E' pericoloso studiare troppo minuziosamente le arti del Nemico, con buone o cattive intenzioni”. (J.R.R., Tolkien, Il Signore degli Anelli, p. 303) Tuttavia don Pietro precisa che non lo farà perché oltre che“pericoloso è anche inutile, l'essenziale sta infatti nella contemplazione del Vittorioso e della sua vittoria e da essa trarre tutte le conclusioni veramente utili”.

Del resto il demonio, L'Oscuro Signore, in fondo è sconfitto e anche noi lo possiamo sconfiggere nella misura in cui, con la fede, ci affidiamo interamente all'Uomo più forte di lui che è Gesù nostro Signore.

Il testo del professor Cantoni si apre con una lunga introduzione dove affronta l'annosa questione del Male e del Bene, quindi del “primo peccato”, il peccato dell'Angelo che don Pietro definisce “la più colossale catastrofe della Storia, anzi della metastoria”. Al suo confronto quella di Hiroshima e Nagasaki, sono ben poca cosa. Quello dell'Angelo ribelle è un peccato irrimediabile, è un “inferno eterno”, di questa ribellione Dio non ha nessuna colpa. Peraltro indagare su questa catastrofe non è ozioso perché ha anche delle conseguenze attuali.

L'Angelo ribelle pecca non tanto perché vuole diventare come Dio, ma per il rifiuto del “gratis di Dio”. Un odio a Dio perché ha deciso l'incarnazione come un dono verso l'uomo, e quindi un odio a Gesù Cristo: “certamente le bestemmie, le profanazioni, i dileggi che si appuntano con insistenza morbosa sulla persona del Redentore non sono facilmente spiegabili con le leggi ordinarie della psicologia e sociologia umane”.

A questo punto si comprende anche perché il dogma dell'incarnazione abbia giocato un ruolo decisivo nella Storia delle eresie,“è l'eresia capitale che soggiace a tutte le altre”.Il peccato dell'Angelo secondo Tertulliano, S. Cipriano e Sant'Agostino é un peccato di invidia per l'uomo. Leggendolo così si possono capire gli orrori della Storia, in particolare, quelli recenti, “le guerre totali dei Lager, dei Gulag e dell'abbrutimento morale e fisico di masse sterminate di uomini, non possono che risultare più comprensibili. Nella loro umana irrazionalità evocano un sinistro odio per l'uomo in quanto tale e per l'uomo nella sua carne. Anche la cronaca -scrive Cantoni - riceve una luce nuova, dove l'odio che oggi si sta sempre più manifestando nei confronti della differenza sessuale in quanto tale si svela per quello che è: un rigetto irrazionale e ultimamente diabolico dell'uomo nella sua carne”. Certo il peccato del diavolo è radicale molto più grave rispetto a quello dell'uomo che può avvicinarsi per malvagità si pensi al satanismo, al magismo. Pertanto per don Pietro possiamo assistere ad una imitatio Christi così come consapevolmente ci potrà essere una imitatio Diaboli.

All'introduzione seguono i quattro capitoli del libro: il I°, Gli Angeli tra teologia e filosofia. Il II° capitolo, La negazione del demonio e della sua azione nella teologia contemporanea. Il III° capitolo, Il regno di satana: l'inferno eterno. Nel IV° e V° capitolo Cantoni affronta lo spinoso problema della possessione diabolica e dell'azione demoniaca in generale, e poi I criteri diagnostici per uscirne. Il testo di Cantoni è teologicamente ricco, anche se l'argomento non è facile e penso al credente “di base”, al “cattolico medio”, al “semplice praticante” che poco o nulla sa di teologia. Ritornando al II° capitolo, è opportuno fare qualche riflessione in merito alla negazione dell'esistenza del Demonio all'interno della Chiesa Cattolica. Nel 1969, con la pubblicazione del libretto di Herbert Haag, intitolato Abschied vom Teufel, cioè “Commiato dal diavolo”, tradotto in Italia dalle edizioni Queriniana di Brescia. All'edizione italiana è stato aggiunto al titolo un punto interrogativo, che non è un dettaglio, per don Pietro, per cui diventa: “Liquidazione del diavolo?”. La tesi di Haag è semplice: “il demonio non esiste, è soltanto un simbolo, il simbolo della malvagità nel mondo”.

Al libro dell'esegeta tedesco risponde il Papa in persona, il venerabile Paolo VI nel novembre del 1972, il professor Cantoni lo trascrive completamente, perché è troppo importante,“è uno schema che possiamo definire tipico del magistero pontificio, una sintesi di quello che il magistero ordinario ed universale della Chiesa ha sempre fermamente insegnato”.

“Uno dei bisogni maggiori (della Chiesa) è la difesa da quel male, che chiamiamo il demonio. Il Papa dopo aver indicato i diversi passi evangelici che indicano la presenza del demonio, scrive che il principale è “Satana, che vuol dire l'avversario, il nemico(...) E' il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.

E ricordando la parabola evangelica del buon grano e della zizzania, Paolo VI descrive il demonio in maniera mirabile: “E' lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare(...)L'influsso del Demonio,“ch'egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è”. Il Papa in conclusione dopo aver ribadito che lo stato di grazia ci preserva dal peccato e dall'invisibile nemico, ci esorta a riprendere la virtù del soldato. “Il cristiano dev'essere militante; dev'essere vigilante e forte; e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio nella preghiera e nel digiuno”.

Ancora oggi la figura di John F. Kennedy viene associata a quella di un grande uomo di stato, o almeno a quella di qualcuno che avrebbe potuto esserlo, se non fosse stato ucciso. Tutti i temi e le vicende legate in qualche modo al Presidente sono stati trattati esaurientemente. Sulla sua vita o sulla carriera, così come sul suo assassinio a Dallas, il 22 novembre del 1963, c’è davvero poco o nulla da aggiungere. Tuttavia, di anno in anno, appaiono sempre nuove biografie o trattati specifici con dettagli sulla sua carica pubblica o sulla ricostruzione del suo attentato. Gli ultimi, in particolare, riprendono sempre le stesse congetture e illazioni: il suo assassino Lee Harvey Oswald non può aver agito da solo, presumibilmente era coinvolta anche la CIA, la mafia o Fidel Castro, forse ognuno ha agito per conto proprio o magari è stata una cospirazione comune; Lyndon B. Johnson, poiché successore, rientra perfettamente nel cerchio dei possibili complici, così come l’FBI e il KGB.

I ‘forse’ e i ‘magari’ tanto quanto i ‘se’ e i ‘ma’ fanno da contorno ad una storia piena di congiuntivi perpetui raccontata e ricostruita con miriadi di ipotesi differenti. La sua vita bruscamente interrotta rientra perfettamente tra gli eventi storici che in qualche modo affascinano il mondo; un mondo che spesso cerca di dare una spiegazione a vicende irrisolte, decorandole con fantasie e racconti.

Totalmente differente è, invece, l’approccio di Alan Posener, giornalista anglo-tedesco, che nella sua biografia sul Presidente non si lascia né accecare dal fenomeno J.F. Kennedy, né tantomeno lo smantella. Anche se la biografia di Posener non aggiunge nulla di nuovo alle informazioni già conosciute sulla vita del Presidente, risalta tra le altre per il suo racconto disilluso. ll giornalista anglo-tedesco presenta l’immagine del leggendario Presidente degli Stati Uniti d’America come quella di un uomo pieno di controsensi e racconta i momenti più salienti della sua vita, senza lasciarsi condizionare dagli enigmi, dalle coincidenze, dalle mille ipotesi e dal mistero che si è creato attorno alla sua figura. Posener trova il giusto equilibrio, riuscendo a fornire una visione più reale, finalmente non contornata da miti e leggende, raggiungendo un obiettivo che molti altri critici hanno mancato: sgretolare il mito Kennedy conservando il rispetto per la persona e per il Presidente. Con le sue 200 pagine di biografia, lo scritto di Posener è un ritratto brillante, che racconta la storia di un uomo, di un Presidente, alla luce di una nuova prospettiva disincantata.

legrottaglie il mio amico Gesù

 

L'altra sera in diretta streaming da Torino, dopo la interessantissima relazione sulla beata Maria Cristina di Savoia, regina del Regno delle due Sicilie, condotta da Marco Albera mi hanno colpito le brevi riflessioni di Massimo Introvigne sui vari stati di santità nella bimillenaria storia della Chiesa. Introvigne cita qualche caso di santità come quello di San Nuno Alvares Pererira (1360-1431) grande condottiero e generale portoghese che si batté per l'indipendenza del Portogallo contro la Spagna. Una figura straordinaria, canonizzata di recente da papa Benedetto XVI, un miles Christi che ha dovuto combattere vere e proprie guerre e nello stesso tempo è riuscito a santificarsi. “La canonizzazione di San Nuno, ha affermato Benedetto XVI, vuole mostrare alla Chiesa come “la vita di fede e di preghiera è presente anche in contesti apparentemente poco favorevoli alla stessa, ed è la prova che in qualunque situazione, anche in quelle di carattere militare e di guerra, è possibile mettere in atto e realizzare i valori e i principi della vita cristiana, soprattutto se questa è posta al servizio del bene comune e della gloria di Dio”.

Un altro personaggio straordinario citato da Introvigne è San Antonio Primaldo Pezzulla, il leader degli otrantini che resistettero all'aggressione turca del 1480 e poi trucidato insieme ad altri 800 difensori, tutti canonizzati recentemente. Primaldo era un semplice sarto che dovette diventare un capo militare suo malgrado.

Che cosa voleva dire il vicario reggente di Alleanza Cattolica? Si può amare Cristo e magari santificarsi svolgendo le più svariate professioni, come quella che propongo raccontare con questo intervento. Andremo alla scoperta della fede nell'ambiente calcistico. Ricordate qualche anno fa i calciatori della nazionale brasiliana che inginocchiati ringraziavano Dio per la vittoria. Avrete notato le magliette di certi calciatori, recentemente quella di di Lionel Messi, il fuoriclasse argentino del Barcellona, raffigurante la madonna di Medjugorje, o il capitano dell'Inter Xavier Zanetti che offre la sua maglietta a Papa Bergoglio suo compatriota. Dunque le vie del Signore sono infinite.

Recentemente mi è capitato di leggere un volumetto di un noto calciatore, Nicola Legrottaglie, “Il mio amico Gesù”: “Perché il Vangelo ha cambiato la mia vita”, pubblicato da Piemme (2013), è il 4° che scrive dopo la sua conversione. In pratica Legrottaglie racconta la sua esperienza di conversione, iniziata sette anni fa, proprio quando è iniziata la mia nuova esperienza lavorativa a Milano (2006). Certo vivere il cristianesimo per un ragazzo che vive in un mondo non facile per certi valori è una testimonianza da apprezzare e sottolineare. Nicola come tanti altri ragazzi del suo mondo, poteva fare altre scelte più semplici; scegliendo Cristo ha fatto la scelta di andare controcorrente, tra l'altro è l'esortazione più frequente di Papa Francesco. Prima di addentrarmi nel testo occorre precisare che Legrottaglie non fa mai riferimento alla Chiesa in senso cattolico, del Papa, della Madonna o dei Santi che hanno veramente imitato Gesù in tutto, e certamente questo aspetto limita e rende debole purtroppo la sua nuova esperienza di fede raccontata nel libro. Tuttavia, tenendo conto di queste gravi defezioni, la sua testimonianza di fede in un mondo come quello del calcio qualche utilità può averla.

“Non si può essere nipoti di Dio, ma figli”, scrive Legrottaglie nell'introduzione.“Oggi mi rendo conto che il cristianesimo vero è anche uno stile di vita. La mattina mi sveglio e ho questa relazione bellissima con Gesù, il Signore della mia vita, il Padrone della mia vita”. Nei libri scritti dal calciatore si parla proprio della sua esperienza con “Lui”. Infatti il calciatore che attualmente milita nel Catania calcio si confessa: “Posso dire che da quando ho incontrato Gesù è iniziata la mia vita, tutto il resto non ha nessun valore. Ed è proprio questo che voglio mettere in evidenza con questa nuova testimonianza”.

Nel 1 capitolo si interroga: “Chi è Gesù per me?” Risponde: Tutto e confessa: “Sto imparando veramente a vivere, grazie a Gesù. E' lui il modello, è il punto di riferimento in ogni cosa che faccio, in ogni cosa che dico”. Legrottaglie ci invita a metterci in discussione e soprattutto a non pensare secondo i nostri desideri, ma chiedersi sempre cosa pensa Gesù su un determinato argomento, in pratica,“che cosa farebbe Gesù al posto mio?”

Nel libro del calciatore catanese ci sono tratti di velata polemica come quello dove riflette sulla donna sorpresa in adulterio: Gesù la perdona, ma gli ordina di non peccare più. “Gesù non ha avuto un atteggiamento buonista. Di fronte al peccato non si piegava di certo”. Legrottaglie non è morbido nel giudicare le altre religioni, lui che spesso si ritrova magari a confrontarsi con altri colleghi calciatori di altre fedi.”Gesù dimostra di essere Dio con la sua affermazione 'Io Sono', quindi. E' l'unico che afferma di essere Dio e che poi ha dimostrato il suo Amore dando la propria vita per le sue creature”.

Con la Grazia, che è un tesoro, si diventa creature “nuove”, che superano quell'appartenenza riduttiva, stagnante e sterile esteriorità di certi falsi cristiani che vivono in certe chiese. Nicola Legrottaglie nel suo libro dà lezione di conoscenza della Bibbia, il suo libro preferito, che legge meditandolo con attenzione e che sta sempre vicino al suo letto. Il mio amico Gesù è scritto con uno stile semplice e colloquiale, alla scoperta della figura di Gesù di Nazareth. “Leggendo il Vangelo si trova la verità”, scrive Legrottaglie e per cambiare vita bisogna ravvedersi: il ravvedimento è l'inizio. Per uscire dal peccato bisogna innanzitutto cambiare la propria mente e mettere in discussione il vecchio modo di pensare. Occorre saper pregare, non tante con le formule, ma con un atteggiamento del cuore, bisogna iniziare la giornata pensando a Colui che amo. “Un pensiero che può esserci tutto il giorno, anzi deve esserci tutto il giorno perché l'amore di Dio per me non viene mai meno...”

Alla fine del testo Legrottaglie cerca di ipotizzare il proprio futuro dopo che smetterà di giocare. Auspica chiaramente di rimanere nel suo mondo, auspica un futuro di ambasciatore di Cristo nel mondo del calcio, per promuovere certi valori come la lealtà, il rispetto, la tolleranza, il sacrificio, l'impegno.

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