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Martedì, 21 Maggio 2019

Le insorgenze.olschki

 

Massimo Viglione, ricercatore dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche e docente all’Università Europea di Roma, studioso dell’Insorgenza, cioè delle resistenze in Italia alla Rivoluzione francese e all’invasione napoleonica, ha pubblicato Le insorgenze controrivoluzionarie nella storiografia italiana. Dibattito scientifico e scontro ideologico (1799-2012) (Leo Olschki, Firenze 2013, pp. 132, € 13,60), con cui intende «fornire una presentazione generale dell’intero sviluppo bisecolare della storiografia» (p. V) su questo tema.

La considerazione di fondo di Viglione è che, a distanza di duecento anni dalle ultime insorgenze, il fenomeno comincia a essere più conosciuto, sia a livello storiografico sia presso il grande pubblico, anche se la maggior parte degli italiani non «immagina minimamente ciò che avvenne» (p. VIII).

Per comprendere come sia stato possibile ignorare avvenimenti qualitativamente e quantitativamente significativi della storia della Penisola, Viglione analizza le cause remote e prossime di questo occultamento, l’atteggiamento della storiografia dominante, le principali correnti interpretative e gli argomenti più rilevanti.

Nel primo capitolo, su La storiografia anteriore al bicentenario (pp. 1-56), sono prese in considerazione quattro fasi storiografiche fondamentali — il periodo risorgimentale, quello nazionalistico fino al fascismo, la storiografia filogiacobina del secondo dopoguerra e il grande dibattito per il bicentenario — e tre differenti interpretazioni, legate ad altrettante visioni di fondo: quella nazionalista, quella socioeconomica, o «classista», e quella definita «religiosa e “identitaria”» (p. 2).

A quest’ultima è dedicato il secondo capitolo, L’importante rinascita degli studi in occasione del bicentenario (pp. 57-112) del cosiddetto Triennio Giacobino (1796-1799) e dei connessi moti popolari antirepubblicani e antifrancesi. La nuova corrente storiografica, cui ha dato un apporto fondamentale l’ISIN, l’Istituto Storico dell’Insorgenza, fondato a Milano nel 1995, ha visto negli insorgenti dei combattenti «in difesa della fede cattolica, dei sovrani e della loro civiltà (oltre che dei loro averi, delle loro donne, opere d’arte e terre depredate dai francesi» (p. 58). Ciò ha prodotto da un lato una reazione irritata, e talvolta scomposta, di quanti — nel mondo accademico e in quello dell’informazione — sono legati alla storiografia egemone; dall’altro lato un approfondimento della ricerca sulle insorgenze da parte di molti studiosi, che si sta rivelando ricca di riflessioni e spunti di grande interesse, mostrando che è possibile un nuovo approccio al tema, più sereno e intellettualmente onesto.

Nel capitolo terzo, contenente Cenni conclusivi (pp. 113-122), Viglione riassume la storia della storiografia italiana sulle insorgenze controrivoluzionarie: «al silenzio generale dei decenni risorgimentali ha fatto seguito l’interpretazione nazionalista prima e nazionalista e sociale poi, i cui autori hanno avuto il demerito di adattare gli insorgenti alle esigenze politiche culturali dei loro giorni, ma anche il merito di aver iniziato a raccontare e interpretare gli eventi» (p. 113). Il silenzio e la mistificazione sono tornati nel secondo dopoguerra per motivi ideologici, ma il bicentenario prima della Rivoluzione francese e poi dell’Insorgenza ha stimolato una rinnovata, e più consistente, produzione storiografica. L’auspicio è che nel tempo «si possa costruire, nell’arricchimento vicendevole, una mai omogenea ma comunque generalmente condivisa presentazione della più grande e coinvolgente vicenda della storia degli italiani degli ultimi secoli» (p. 122).

 

È stato presentato ieri , nella sua sede di via Zebedia 2 a Milano, il programma 2013-2014 del CMC - Centro Culturale di Milano.

Alla conferenza stampa erano presenti il senatore Mario Mauro, ministro della difesa, Salvatore Carrubba e Camillo Fornasieri, direttore del CMC.

Sono più di 40 gli eventi, tra cicli di conferenze, mostre, letture teatrali, corsi che spaziano dalla letteratura all’arte, dalla scienza all’economia che caratterizzeranno la stagione 2013-2014 del CMC - Centro Culturale di Milano, la cui proposta non si abbassa d’intensità, anche quantitativa, nonostante la difficile situazione economica dei soggetti culturali.

Il filo rosso che lega tra loro le iniziative è rappresentato da una frase di Czeslaw Milosz, poeta e saggista polacco, premio Nobel per la letteratura nel 1980, di cui ricorre l’anniversario dei 10 anni dalla scomparsa, che recita “Desta dunque un uomo”.

L’uomo, la persona con il suo desiderio di comunità, convivenza, speranza nel nuovo contesto di una crisi, sono i temi che verranno approfonditi dal programma del CMC. Di questi si esaminerà il lato culturale, educativo e sociale, riscoprendo esempi, fatti storici, riflessioni che rilancino la valenza politica dell’Io.

Il potere dei senza potere”, testo scritto da Vaclav Havel nel 1978, quando ancora l’impero sovietico faceva sentire il proprio peso opprimente sulla Cecoslovacchia, sarà un argomento di riflessione dell’incontro che si terrà mercoledì 2 ottobre alla Sala di via Sant’Antonio 5, e che vedrà protagonisti Sergio Belardinelli, Mauro Magatti e Wael Farouk docente del Cairo e protagonista delle esigenze non violente di libertà dell’Egitto.

A chiusura dell’anno Costantiniano, in novembre, il filosofo Massimo Borghesi rileggerà la dialettica tra Potere e Presenza nella storia dell’Occidente, col suo libro “Contro la teologia politica”.

Il 23 gennaio 2014, l’autorevole voce del vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca guiderà una riflessione sul Concilio Vaticano II, considerato come una delle principali intuizioni di 50 anni fa e che il magistero di papa Francesco oggi riaccende.

La Lumen Fidei, la prima enciclica di papa Francesco, vedrà Guzman Carryquiri, intellettuale latino americano amico del Santo Padre e alcuni laici intervenire su Fede e mondo contemporaneo.

Dal 20 novembre 2013 al 2 febbraio 2014 il Centro Culturale di Milano e Admira presentano la mostra Lewis Hine. Costruire una nazione. Geografia umana e ideale.

La rassegna, che fa parte dell’iniziativa Autunno Americano, riunisce, per la prima volta a Milano, sessanta fotografie originali provenienti dalla Collezione Rosenblum di New York, ricevute e raccolte da Walter Rosenblum il grande fotografo americano, allievo prediletto di Hine e protagonista della stagione della Photo League americana.

L’esposizione, curata da Enrica Viganò e ideata insieme a Camillo Fornasieri, in collaborazione e col patrocinio del Consolato Americano di Milano, dell’American Chamber e il patrocinio della Regione Lombardia, porta al grande pubblico l’arte, la maestria e l’umanità del padre della fotografia sociale.

In occasione del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, il CMC dedica una serie di Letture teatrali e Dialoghi sui Poeti e Scrittori che hanno visto la Grande Guerra.

A tal proposito, Franco Loi, uno dei protagonisti del ciclo, afferma: “La città è cambiata enormemente, è sparita la civis. Come fa a esserci una società senza fiducia, con la diffidenza?

Cerchiamo di costruire la comunità sociale che diventa fattiva, reale quando si dà il senso all'uomo della conoscenza di sé e quindi dell'attenzione all'altro perché si è attenti a se stessi.

A Milano c’è un detto che è significativo positivamente e negativamente: “Fa e disfà l’è tutt un lavurà”. Una delle cose che piace al potere è cambiare sempre; allora come fai a prendere consapevolezza se non hai ancora imparato dove vivi, che subito devi vivere in modo diverso, devi cambiare i tuoi rapporti, il tuo modo di vivere per le strade…”.

I temi del potere, della persona e della convivenza saranno al centro del ciclo dedicato a Che cos’è la democrazia? - Lettura pubblica di Alexis De Toqueville, che si terrà tra gennaio e marzo 2014 in collaborazione con l’Istituto Bruno Leoni e la Rivista Critica Sociale, dove si riscoprirà la verginità della democrazia sorpresa nella sua esigenza profonda, discutendone con Francesco Forte, Angelo Panebianco, Marta Cartabaia, Paolo Carozza, Luciano Violante, il ministro Mario Mauro.

Salvatore Carrubba che condurrà questa officina di pensiero afferma che “I nuovi canali di comunicazione e partecipazione stanno rimettendo in discussione i fondamenti stessi della democrazia rappresentativa: alla luce di questa trasformazione, una riflessione sulla democrazia è particolarmente attuale. Soprattutto se condotta alla luce degli scritti di Alexis de Tocqueville, che aveva previsto con impressionante lungimiranza le trappole dell’uomo democratico; e aveva indicato l’esigenza di mantenere aperti e vivi spazi di libertà e autonomia alla società civile.

Un’esigenza quest’ultima tanto più importante per una città come Milano che ha visto negli ultimi anni isterilirsi il dibattito pubblico e che necessita di nuove opportunità per ripensare ai fondamenti del vivere collettivo”.

Se dall’esperienza dell’Est Europa sotto l’ideologia viene il suggerimento positivo e attualissimo della Storia di un ortolano di Havel, all’Europa ormai allargata, sorta sulle ceneri dell’odio dell’«Altro», si guarderà per rispondere ai limiti da correggere dell’attuale Unione e per muoversi sulla possibilità che essa divenga un Europa in 3D, economica, politica e delle società (delle persone).

Un tema centrale per il ministro Mario Mauro, protagonista di alcuni dibattiti, sarà la mostraDall’Atlantico agli Urali – Ciò che unisce è più forte di ciò che divide”, evento che fornirà l’alveo di dibattiti e dialoghi a partire da febbraio 2014.

Il ciclo “L’altra musica” si aprirà mercoledì 16 ottobre al Cinema Palestrina (via Palestrina 7), con un Incontro Concerto Show per ricordare di Johnny Cash a 10 anni dalla scomparsa.

Nella Milano in cammino verso Expo 2015, Luca Doninelli ne riscoprirà l’anima più vera. A Book City, lo scrittore presenterà gli esiti del suo progetto di narrazione della città, col concorso degli studenti delle scuole.

“A 50 anni di distanza da quel drammatico 9 Ottobre del 1963 quando la tragedia che colpì, Erto, Casso , Longarone, spezzò la vita di migliaia di persone, la Fondazione Centro Studi del CNG e lo stesso Consiglio Nazionale dei Geologi pubblicano un libro che andando al di là della verità processuale riscrive la storia di una delle più grandi tragedie italiane”. Lo ha affermato oggi ,al Corriere del Sud Gian Vito Graziano , Presidente del CNG , intervenendo a Geoitalia 2013 iniziata oggi a Pisa e dove fino al 18 Settembre resterà esposta una mostra fotografica inedita sul Vajont . Il libro – dossier sarà pubblicato dalla Fondazione Centro Studi del CNG . “Sappiamo bene che il libro solleverà polemiche. E’ la prima cosa a cui abbiamo pensato – ha affermato Vittorio D'Oriano Presidente della Fondazione Centro Studi del CNG -  dopo la prima lettura del testo.

Ma abbiamo pensato anche alle 2000 vite spezzate. A quelle che da allora non sono state più le stesse e che, ancora oggi, certamente si portano dentro un carico di dolore per noi inimmaginabile. E siamo tornati a Longarone, a camminare sui luoghi della tragedia e abbiamo avuto la consapevolezza della sacralità del luogo. La tragedia del Vajont, comunque la si metta, è figlia dell’uomo. Per onorare la memoria dei quasi duemila abitanti che persero la vita e di quanti ebbero, da quel momento, la vita stravolta, a cinquanta anni di distanza riteniamo si possa e si debba poter affermare che quella fu una tragedia figlia della troppa sicurezza di chi pensava di essere in grado di dominare gli eventi, della superficialità di coloro che magari intuirono lo sviluppo e la progressione della frana e fecero poco o nulla per arrestare i lavori, del fatalismo di coloro che pur avendo la consapevolezza della tragedia imminente poco o nulla fecero per allertare le popolazioni”.

Memoria storica di una catastrofe prevedibile” questo e' il titolo del dossier di Alvaro Valdinucci e Riccardo Massimiliano Menotti, mai pubblicato in 50 anni.“Pubblicare questo dattiloscritto, che solo ora è giunto al Consiglio Nazionale dei Geologi grazie alla pervicacia del dott. Riccardo Menotti, ricercatore del CNR che con Alvaro Valdinucci ha collaborato alla stesura del testo – ha proseguito Graziano -  dopo che per tanti anni esso è stato deliberatamente rimandato al mittente da chi avrebbe invece potuto e dovuto diffonderlo, è stato prima di tutto un obbligo morale nei confronti della ricerca della verità, non solo di quella del Vajont, ma delle tante verità che in questo Paese non sono ancora emerse, legate a fatti tragici, ma sottaciute o rese segrete per presunti motivi di interesse generale e di sicurezza. Le verità possono far male, ma alleviano il dolore di chi ha pagato il prezzo altissimo di aver perso i propri cari, le proprie cose e, come nel caso del Vajont, la propria identità e le proprie sicurezze.Sono tanti i figli di Longarone, di Erto e di Casso che hanno vista modificata la loro vita da quella terribile onda, che hanno deciso di andare via o di rimanere a vivere in un altra Longarone, perché questa non è quella Longarone, che hanno dovuto affrontare un'infanzia e poi una vita adulta molto diversa. Ma lo hanno fatto sulle loro spalle, pagandone interamente il prezzo, perché nessuno di questo li potrà mai risarcire. A loro il Consiglio Nazionale dei Geologi dedica la pubblicazione di questo inedito dossier, a loro va tutto l'affetto della comunità geologica italiana, che gli è debitrice”.L’intero Consiglio Nazionale dei Geologi , presenterà alla stampa il libro - dossier sul Vajont con una conferenza stampa che si svolgerà, il 5 Ottobre, proprio sui luoghi della tragedia , pochi giorni prima del cinquantesimo anniversario di quella terribile notte .

“Sono passati 50 anni e non deve restare nascosto più nulla – ha concluso Graziano -neanche quelle zone grigie che non configurano più responsabilità giudiziarie, a tanti anni ormai dai processi e dalle sentenze che seguirono, ma entro le quali si individuano errori di valutazione e conseguenti decisioni sbagliate di funzionari dello Stato e di noti uomini di scienza”.

 

CARNEA M F Concetto di Giustizia in S. Tommaso d'Aquino

Carnea Maria Francesca

Concetto di giustizia in S. Tommaso d’Aquino

VivereIn

pp. 154 € 15,00

Il testo consente un ripensamento fattivo, circa Giustizia e Intelligenza, non solo da un punto di vista teorico ma capace, piuttosto, di protendere verso un sano sviluppo della società e un più consapevole bonum per la persona.

La giustizia ha essenzialmente a che fare con l’altro, ed ognuno di noi è l’altro del suo vicino. Si resta affascinati frequentando il pensiero di Tommaso d’Aquino, in esso traspare acutezza speculativa, modernità, applicazione pratica, che sovrasta ogni tempo, che mai esaurisce il suo servizio d’ausilio per ogni epoca, ancor più per questa nostra, anelante senso compiuto di giustizia. L’Aquinate vive il suo tempo ma illumina anche il nostro, richiama alla comprensione della virtù della Giustizia, evidenzia come il compito primario di essa sia ordinare l’uomo nei rapporti verso gli altri, edificando se stesso per edificare il prossimo, al fine di costruire un sano bene comune, un rigenerato umanesimo.

Sopra la lex umana vi è, per s. Tommaso, la lex naturalis, e sopra questa la lex aeterna o legge divina. Lungi dall’oscurare la grandezza e la libertà dell’uomo, questa dipendenza dalla legge di Dio ne è, al contrario, la garanzia e il fondamento: libera da ogni altra schiavitù. Tutto ciò che mette l’uomo in contatto con l’assoluta perfezione che è Dio, gli accresce dignità e grandezza. Lo abbassa, al contrario, tutto ciò che lo subordina interamente a forze impersonali a lui inferiori, quali la materia, i vizi mondani di cui si rende oggetto. Sia mai l’occhio umano cieco alla verità, alla bellezza della propria vita, permanga in continua ricerca di lungimirante luce il suo agire, al fine di avere sana consapevolezza che nulla est caritas sine iustitia, sine intelligentia humilitate, capace di farci sperimentare come tutto ciò che viviamo, ciò che siamo, ciò che esiste, è buono di una perfezione limitata, raccolta in modo perfetto, eterno e infinito soltanto in Dio.

 

Maria Francesca Carnea, nata a Cirò (KR) nel 1968. Filosofa, poetessa, consulente di strategie di comunicazione. Laureata in Filosofia presso l’Università L.U.M.S.A., Roma, consegue i Corsi: Scuola di Liberalismo-Formazione Politica, Fond. Einaudi; Verità e libertà nella Teologia Morale, Pontificia Università Lateranense; La virtù di Giustizia secondo S. Tommaso, Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino; Master di Giornalismo FirstMaster. Pubblicazioni: Libertà e Politica in S. Caterina da Siena. Privilegio e conquista per un pensiero volitivo e attuale, Ed. VivereIn, 2011; Cirò. Storia, Cultura, Tradizione. Tracce di Noi, Ed. VivereIn, 2011.

OLIVERIO BEHA, LUISELLA COSTAMAGNA, MICHELE AFFIDATO, ROBERTO NAPOLETANO, ADOLFO BARONE (2)

 

Grandi nomi del giornalismo italiano hanno preso parte, gli scorsi 9 e 10 agosto, alla terza edizione del Premio letterario Caccuri, svoltosi nel suggestivo sagrato della Chiesa della Riforma, ed impreziosito dalle opere del maestro orafo crotonese Michele Affidato. E’ sua, infatti, la “Torre d’Argento”, ispirata alla torre del Castello di Caccuri, con cui sono stati premiati i vincitori.

Vincitore assoluto del premio Caccuri è stato proclamato Roberto Napoletano, direttore del Sole24Ore per il suo “Promemoria italiano”, edito da Rizzoli. A pari merito si sono piazzati gli altri due finalisti Luisella Costamagna, con “Noi che costruiamo gli uomini” (Mondadori), e Oliviero Beha, con “Il culo e lo stivale” (Chiarelettere).

Grandi nomi del panorama giornalistico e culturale italiano hanno preso parte all’evento voluto fortemente dagli organizzatori Adolfo Barone, Roberto De Candia e Olimpio Tallarico.La prima serata è stata aperta dal professor Antonio Ereditato, direttore del Dipartimento di fisica dell’Albert Einstein Center di Berna. Subito  è stata la volta di Carmine Abate, autore de “La collina del vento” e Premio Campiello ancora in carica, a cui è andato il riconoscimento di Affidato "Premio Caccuri per la narrativa". Altrettanto accattivante il dialogo tra l’economista Gianfranco Viesti, ed il giornalista Pino Aprile in veste di intervistatore.

Il Premio è entrato nel vivo nella serata del 10 agosto, con un serrato dialogo dei finalisti con Carmen Lasorella, presidente Rainet. Nel corso della serata è stato inoltre conferito un premio speciale per il giornalismo a memoria di Alessandro Salem.

La “Torre d’Argento” per la musica e la letteratura è stata infine assegnata a Mogol, personaggio che ha scritto le pagine più belle della musica italiana e che ha presentato a Caccuri il suo libro “Ciliegie e amarene”.E’ stata poi la volta di un altro volto notissimo del giornalismo: Paolo Guzzanti, premiato con un bassorilievo in argento, opera di Affidato.

“Il Premio letterario Caccuri, giunto alla terza edizione, rappresenta uno degli appuntamenti culturali più prestigiosi dell’estate calabrese e merita grande attenzione – commenta Affidato – per questo sono orgoglioso di prendervi parte con la mia arte. Ringrazio – prosegue l’orafo crotonese - gli organizzatori Adolfo Barone, Roberto De Candia e Olimpio Tallarico nei quali, pur vivendo ormai fuori dal nostro territorio, è rimasto forte il legame con questa terra: con grandi sforzi hanno deciso di sostenerla regalandole questo prestigioso premio che in questi anni ha visto arrivare a Caccurieccellenti personaggi della letteratura italiana”.

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