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Sabato, 30 Maggio 2020

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Sono passati 100 anni dalla nascita del grande favolista, nonché unico scrittore italiano vincitore del prestigioso Premio Hans Christian Andersen - il Nobel per la letteratura dell’infanzia -, e ormai 40 anni dalla sua scomparsa.  

Grande maestro della parola e della fantasia, Gianni Rodari ha contribuito ad appassionare adulti e bambini, stimolando la creatività con storie semplici e immediate.

Il Parco archeologico del Colosseo – partecipando ai festeggiamenti ufficiali per il centenario della nascita (www.100giannirodari.it) - omaggia lo scrittore che, nella raccolta “Favole al telefono”, ha inserito, tra i tanti valori, quello universale del patrimonio culturale. 

È questa la morale della favola “L’uomo che rubava il Colosseo”, dedicata al monumento iconico per antonomasia, “patrimonio dell’umanità”. 

Di chi è il Colosseo ce lo insegna la favola di Rodari che, per l’occasione, il PArCo ha deciso di regalare ai più piccoli, invitati in questi giorni a conoscere ed esplorare i suoi monumenti da casa attraverso gli account social e il sito web.

A consegnare il dono nelle loro mani sarà, idealmente, l’attore Vinicio Marchioni, che ha raccolto l’invito a prestare la sua voce per leggere il testo della favola, liberamente illustrata dalla matita di Silvio Costa, già autore per il PArCo del fumetto “Semplicemente Mitico!”.

Protagonista del racconto è un uomo che non ammetteva di dover condividere con altri la bellezza del Colosseo; sarà proprio un bambino, dopo una vita spesa nel tentativo di rubarlo, a fargli riscoprire il significato universale della parola “nostro”.

“È soprattutto in questo momento in cui il patrimonio culturale si trova dietro ad alti cancelli, necessari per fronteggiare i pericoli di una emergenza sanitaria che ha imposto il distanziamento sociale, che si fa più forte e potente il valore della parolanostro’” – afferma con convinzione Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. “La favola di Gianni Rodari insegna il significato della condivisione, ristabilisce il ruolo del Bene culturale come patrimonio di tutti e per tutti, a partire dai bambini. Sono loro i protagonisti del futuro, la nostra eredità, ed è a loro, ancora di più in questi giorni, che dobbiamo trasmetterne il valore universale”.

E ai bambini è dedicato il fumetto che il PArCo pubblicherà venerdì 15 maggio sul proprio sito web e sui canali social @parcocolosseo in due appuntamenti: alle ore 17.00 sarà disponibile sul sito web il link https://parcocolosseo.it/education/ da cui scaricare il fumetto, sia nella versione in bianco e nero, sia nella versione a colori; alle ore 21.00 sui profili social @parcocolosseo sarà possibile guardare il video e ascoltare la lettura della favola con la voce di Vinicio Marchioni.

La versione a colori del fumetto è un dono del Colosseo per ogni bambino; quella in bianco e nero è un dono che ogni bambino farà a un proprio coetaneo.  Tutti i bambini sono infatti invitati a riscrivere alcuni passaggi mancanti della favola, integrandone il testo in base alla loro fantasia, colorando la versione in bianco e nero.

Entro il 30 giugno le copie in bianco e nero, colorate e integrate, ognuna corredata dal nome di ogni bambino e dal recapito e-mail dei genitori, e opportunamente scansionate, potranno essere inviate alla casella di posta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Quando l’emergenza sanitaria lo consentirà, chi lo preferisse, potrà spedire la copia originale del fumetto colorato da ogni bambino entro una busta chiusa all’indirizzo Parco archeologico del Colosseo, Piazza Santa Maria Nova 53, 00186 Roma, o, in alternativa, consegnarlo direttamente agli uffici del Colosseo (tutti i giorni, in orario 9.00 – 18.00) dove, al cancello riservato ubicato accanto al normale ingresso del pubblico, sarà collocata una speciale scatola per la raccolta (per info, si prega nel caso di contattare il numero 06 774 0091).

Tutti i bambini che avranno inviato i loro elaborati, accompagnati da un genitore, saranno invitati a vedere i loro fumetti “reinterpretati” esposti in mostra, non appena il Colosseo avrà di nuovo riaperto le porte e le condizioni di sicurezza lo consentiranno; con la ripresa delle attività educative, infine, in occasione del prossimo anno scolastico, copie del fumetto colorato dai bambini saranno distribuite in omaggio a tutti quei bambini che prenderanno parte alle attività didattiche del PArCo.

 

A questa domanda risponde il documentato saggio del sociologo americano Rodney Stark, «Il Trionfo del cristianesimo. Come la religione di Gesù ha cambiato la storia dell'uomo ed è diventata la più diffusa al mondo», Lindau (Torino, 2012). Una domanda ancora più precisa si pone nel libro: «Come ha fatto un'oscura setta ebraica a diventare la più diffusa religione nel mondo?». E' sorprendente ci tiene a precisare Stark: «Gesù svolse quasi tutto il suo ministero in Galilea e quando fu crocifisso aveva solo qualche centinaio di seguaci».

Al testo di Stark è stato conferito il premio“World Magazine”, come miglior libro 2012. Il sociologo americano fornisce in 643 pagine, risposte a vecchie domande, proponendo inedite interpretazioni, documentandoli, di eventi storici molto discussi.

L'opera è divisa in sei parti. Nella I (la vigilia di Natale) indaga sul contesto religioso, in cui si è sviluppato il cristianesimo. Si descrive il mondo pagano all'interno dell'impero romano che deve confrontarsi con i vari conflitti generati dai molti giudaismi, dagli esseni ai zeloti. La fonte più importante per questo periodo è lo storico e avventuriero ebreo del I secolo, Flavio Giuseppe (37-100 ca.).

La società ebraica quella in cui è vissuto Gesù, era monoteista e dava molta importanza alla scrittura. C'erano studiosi, maestri, profeti, ma anche terroristi. «Questa minuscola società di ebrei ai margini dell'impero procurò a Roma più difficoltà di qualunque altra provincia. Si potrebbe persino dire che alla fine fu Gerusalemme (benchè distrutta da Tito nel 70 d. C.) a conquistare Roma».

Nella II parte (Cristianizzare l'Impero) si comincia a descrivere la vita terrena di Gesù con riferimenti ai vangeli, poi si passa al movimento di Gesù, alla missione presso gli ebrei e i gentili. Il gruppo principale risiedeva a Gerusalemme, nel giro di un anno si era formata una congregazione a Damasco e poi forse a Roma.

«A differenza del paganesimo, - scrive Stark – il cristianesimo offrì agli ebrei della diaspora una chance di conservare potenzialmente intatto il loro capitale religioso [...]».

In queste pagine Stark demolisce la credenza tradizionale che la Chiesa degli inizi fosse composta di persone reclutate fra gli strati sociali più bassi. Invece come capita spesso ai vari movimenti religiosi, «il primo cristianesimo esercitava un forte richiamo sulle persone privilegiate». Lo stesso Gesù probabilmente proveniva da un ambiente ricco. Interessanti gli aspetti sociali presenti nel 6° capitolo del libro, qui Stark si occupa delle miserie della vita quotidiana delle città greche-romane. Il capitolo sottolinea la mentalità cristiana, fondata sulla misericordia, sulla compassione, capace di alleviare la sofferenza del mondo e per questo i cristiani imitando Cristo, riuscivano a vivere più a lungo dei pagani.

Un altro fattore importante è che il cristianesimo ha conquistato maggiormente le donne.

«In un mondo romano, con una maggioranza di maschi, fra i primi cristiani le donne erano molto più numerose degli uomini. Questo perchè i cristiani non 'scartavano' i neonati femmine e le donne cristiane non avevano un elevato tasso di mortalità dovuto ad aborti praticati in un mondo privo di conoscenze scientifiche e di cure mediche adeguate». Tuttavia secondo Stark, si registra una maggiore presenza femminile nel cristianesimo proprio perchè le donne erano più inclini degli uomini a convertirsi.

Negli ultimi due capitoli della II parte il testo affronta le persecuzioni dei cristiani sotto l'imperatore Nerone, Diocleziano. E qui Stark offre le sue originali tesi in merito al numero totale delle vittime causate dalle persecuzioni e interessanti riflessioni sul martirio, il culto dei santi. Sostanzialmente l'autorità di Roma fu sconfitta dai martiri.

La III parte del libro (Consolidare l'Europa cristiana) parte dalle implicazioni sociali sul mondo romano in seguito alla conversione di Flavio Valerio Aurelio Costantino, anche se qualche storico come Burckhardt l'ha messa in dubbio. Per questi storici c'era solo ambizione e sete di potere, poca religiosità.

Tuttavia alcuni storici recenti hanno considerato Costantino, un imperatore che scelse il cristianesimo anche perchè a quei tempi era la religione della maggioranza dei residenti a Roma. Certamente ha influito molto anche il ruolo di sua mamma Elena, profondamente cristiana. Un curioso particolare viene accuratamente descritto da Stark, si tratta del funerale di Costantino, ben “preparato” e poi soprattutto la costruzione del santuario a lui dedicato.

Certo Costantino costruì tante chiese, non solo a Roma, ma anche in Terrasanta, donò tante proprietà e tanto oro alla Chiesa. Costantino rese le Chiese con i loro vescovi più autorevoli e più ricche. Non perseguitò il paganesimo, per molti anni i due credi vissero insieme. Infatti scrive Stark, «La Chiesa non sfruttò il suo prestigio ufficiale per reprimere il paganesimo, né lo fecero gli imperatori a nome della nuova religione. Il paganesimo riuscì a sopravvivere relativamente indisturbato per secoli dopo la conversione di Costantino, e solo lentamente entrò nell'oscurità, mentre nel frattempo riusciva a creare delle nicchie per conservare alcune sue tradizioni all'interno del cristianesimo e vivere ancora fra le masse solo debolmente cristianizzate d'Europa».

A partire dal VII secolo, il cristianesimo si diffuse molto di più nel Nord Africa e in Asia che in Europa. Ma poi arrivò l'assalto dell'islam e così rapidamente scomparve da questi territori. Stark fa riferimento oltre alle persecuzioni e repressione, all'aspetto della cosiddetta “tolleranza” musulmana, rispetto alla brutalità cristiana contro gli ebrei e gli eretici. Una tesi sostenuta da Voltaire e Gibbon nel Settecento. Per Philippe Jenkins, il cristianesimo divenne una religione europea perchè l'Europa era il solo “continente in cui non era stato distrutto”.

Il 13° capitolo è dedicato alle Crociate, sostanzialmente si tratta della risposta dell'Europa alla impossibilità di poter visitare i Luoghi Santi dove era vissuto il Signore. In sintesi per il sociologo statunitense, «i crociati non erano avidi colonialisti, ma marciarono verso Oriente per motivi religiosi e correndo gravi rischi e con un costo personale enorme. Molti finirono in bancarotta consapevolmente e pochi di loro fecero ritorno».

L'idea negativa sulle crociate è nata con il cosiddetto Illuminismo, sempre ad opera di Edward Gibbon e poi soprattutto alla fine dell'800, si sviluppò il mito della cristianità espansionista, imperialista che brutalizzò e saccheggiò colonizzando un islam tollerante e pacifico. Prima i musulmani non avevano mostrato grande interesse per le Crociate. Nel 1999, addirittura il “New York Times”affermava solennemente che le Crociate erano paragonabili alle atrocità compiute da Hitler o alla pulizia etnica consumatasi nel Kosovo. Sempre in quell'anno, centinaia di protestanti devoti con la scritta “chiedo scusa” in arabo, presero parte a una “marcia di riconciliazione”, dalla Germania alla Terrasanta.

Comunque sia per Stark, le Crociate furono fondamentalmente difensive, una risposta armata alle continue provocazioni dei musulmani. Un aspetto su cui si è insistito spesso, è quello economico. Si andava alla crociata per arricchirsi, totalmente falso. «Partecipare a una crociata era costoso e i costi erano sostenuti dagli stessi crociati, dalle loro famiglie, dai loro signori e, in modo crescente dopo la fine del XII secolo, da tasse imposte alla Chiesa in Occidente». Anche i numerosi castelli e fortificazioni costruiti dai crociati per controllare il territorio nelle vaste aree della Terrasanta erano il frutto di tasse locali provenienti dall'Europa.

Era evidente che i costi delle Crociate erano enormi: i re, i principi, i duchi, i baroni e i conti che si arruolarono per le spedizioni, molti di loro vendettero in tutto o in parte i loro patrimoni. Potremmo continuare a raccontare le motivazioni morali, religiose e sociali che spinsero tutto un popolo a partecipare a questi veri e propri pellegrinaggi armati per liberare il Santo Sepolcro.

La IV parte del libro (Correnti Medievali) indaga sui vari giudizi negativi di certi storici che sostengono che l'ascesa del cristianesimo abbia aperto a molti secoli di ignoranza dopo la caduta dell'Impero Romano. «Il lavoro di alcuni storici recenti mostra non solo che il cristianesimo non ha causato i “Secoli bui”, ma che niente lo ha fatto, perché i “Secoli bui” non sono mai esistiti, e quest'epoca fu invece un periodo di rapido e notevole progresso».

Quelli che hanno denigrato l'età di mezzo (Medioevo), sono stati sempre i soliti, Voltaire, ma anche Rousseau. Sostanzialmente hanno fatto una narrazione dei dieci secoli, in maniera distorta. Per loro sono stati un tempo di barbarie, di ignoranza e di superstizione. Tuttavia per parlare di questi secoli bisogna abbandonare i pregiudizi, occorre liberarsi dallo schema interpretativo che troviamo in ogni testo scolastico dedicato alla storia occidentale. Le quattro ere principali sono: 1 l'antichità classica; 2 i Secoli bui dominati dalla Chiesa; 3 il Rinascimento-Illuminismo, che aprì la strada ai 4 tempi moderni. Peraltro secondo Stark questo schema interpretativo è stato riconosciuto da molti storici seri come un inganno.

Stark contesta la nozione di progresso insita nel Rinascimento, che sostanzialmente si ritorna indietro, al passato greco-romano, e si rigetta lo stile gotico e tutta l'arte medievale.

«In realtà, fu durante i “Secoli bui” che l'Europa fece il grande balzo in avanti, sul piano tecnologico e intellettuale, che la mise alla guida del resto del mondo».

Anche qui non possiamo soffermarci sui vari aspetti di progresso che hanno contraddistinto il cosiddetto Medioevo, ricordo qualche invenzione: i mulini ad acqua, a vento, la rotazione dei terreni, i camini, l'innovazione rivoluzionaria degli occhiali. L'invenzione del capitalismo, le banche e poi il progresso morale, con l'abolizione della schiavitù. Per non parlare del progresso nella cultura: i musicisti medievali hanno sviluppato la polifonia. L'arte, con le maestose cattedrali gotiche. La letteratura, un nome solo: Dante Alighieri. L'educazione, con la nascita dell'Università, infine la rivoluzione scientifica.

Continuando con le sorprese Stark sostiene che l'epoca medievale non è stata l'”età della Fede”, «nella grande maggioranza dei casi le credenze “religiose” degli europei del Medioevo erano un guazzabuglio di elementi pagani, cristiani e superstiziosi; il popolo all'epoca andava raramente in chiesa; e riponeva maggiore fiducia nella magia delle sagge che nei servizi dei membri del clero».

Altre affermazioni sciocche vengono smascherate: la tesi che la scienza occidentale sia riuscita a sorgere nonostante la Chiesa. Invece «la verità è che la scienza è sorta in Occidente solo perchè il cristianesimo è stato essenziale alla sua nascita».

La V parte (Il Cristianesimo diviso) qui in pratica si mette a confronto le due “chiese”: quella del potere e quella della pietà. La prima era caratterizzata dalla corruzione, la seconda dalla religiosità per la riforma. Stark elenca i nomi che hanno portato avanti la necessaria riforma nella Chiesa a partire da San Francesco a San Domenico, passando per martin Lutero. In questo contesto non si possono dimenticare le persecuzioni dei gruppi religiosi eretici come i Catari, i Valdesi.

Stark fa rilevare come all'interno del cristianesimo europeo, le varie Riforme hanno reintrodotto una robusta diversità religiosa. In gran parte dell'Europa del Nord, il cattolicesimo romano diventa illegale, ma accade la stessa cosa anche a tutte le varietà del protestantesimo. Ognuno diventa Chiesa monopolista e non permette ad altri di professare la propria religiosità.

«Di conseguenza, l'ascesa del protestantesimo non potè migliorare il basso livello di impegno cristiano nella popolazione». Questo accade anche con la Riforma cattolica. Per Stark nonostante tutto, le magnifiche cattedrali continuavano a rimanere abbastanza vuote.

Il capitolo (19) finale di questa parte dedicato all'inquisizione spagnola, definita dai  protestanti soprattutto inglesi come una istituzione mostruosamente sanguinaria e brutale. «Nuove straordinarie ricerche basate sull'accesso agli archivi completi, e altamente dettagliati, dell'Inquisizione spagnola rivelano che l'Inquisizione causò pochissime morti e fu soprattutto una forza a sostegno della moderazione e della misura». Fu proprio l'Inquisizione che mise fine alle varie ondate di caccia alle streghe. E comunque per capire il fenomeno è fondamentale collocarsi in quel periodo storico e soprattutto non interpretarlo con i parametri odierni.

Infine nella VI parte (Nuovi mondi e crescita cristiana) analizza il pluralismo religioso negli Stati Uniti, caratterizzato dalla competizione tra le varie “aziende” religiose. Qui Stark esamina le differenze tra i vari movimenti religiosi, quelli di successo e no. In queste pagine viene smontata la tesi, portata avanti da accademici atei, che la religione deve presto scomparire quando il mondo diventa sempre più moderno.

E nonostante i bassi livelli di partecipazione religiosa in Europa, la religione prospera, forse come mai ha fatto prima.

 

 

“Dovevo essere un pessimo maestro ma preparato nel suo lavoro e avevo in mente di tutto dalla linguistica indoeuropea al marxismo (...); avevo in mente di tutto fuorché la scuola. Forse, però, non sono stato un maestro noioso. Raccontavo ai bambini, un po' per simpatia un po' per voglia di giocare, storie senza il minimo riferimento alla realtà né al buon senso, che inventavo servendomi delle "tecniche" promosse e insieme deprecate da Breton”. Questo è quanto dice di se stesso Gianni Rodari nato cent'anni fa, nel 1920, autore famoso di filastrocche ben note a molti ragazzi che sono cresciuti negli anni 60, 70, 80, ma anche ai giorni nostri i suoi libri sono consigliati e presenti nelle librerie e nelle nostre case. Scritti spesso caratterizzati da rovesciamenti di prospettiva come quando parlando della cicala e della formica quest’ultima è descritta come un essere avaro, mentre la cicala è quella generosa che regala il suo canto. Ribaltando la morale di Esopo. Di formazione cattolica, Gianni Rodari, dal 1935 al 1937 milita nell’Azione Cattolica a Gavirate, un un paese del Varesotto dove comincia scrivere i primi racconti. Brillante, intelligente, si diploma a soli 17 anni e diventa un appassionato lettore che si avvicina a Nietzsche, Schopenhauer, Lenin, Stalin, Trotsky e si incuriosisce “sul marxismo come concezione del mondo". Nel 1939 si iscrive all'Università Cattolica di Milano, facoltà di lingue, senza laurearsi. Nel 1941 è iscritto al partito fascista e dopo la fine del regime, nel 1944, si scrive a quello comunista e qui inizia la sua carriera di giornalista prima a "Ordine Nuovo" e poi a "l'Unità". Nel 1950 il partito lo chiama Roma a dirigere il "Pioniere". Dal 1952 cominciano i suoi viaggi in Unione sovietica, l'ultimo sarà nel 1979, un anno prima della sua morte. Dal 1956 al 1958 torna all'Unità per poi passare a Paese Sera. Scrittore per l'infanzia, pluripremiato, il suo primo lavoro è del 1959 e dal 1960 pubblica con Einaudi poi Mursia e Interlinea. Nel 1970 lascia Paese Sera e ricomincia lavorare e pubblicare per Einaudi ed Editori Riuniti. Lo scopo del suo lavoro è sempre stato quello di tendere a immaginare un mondo diverso in tutto: la scuola, la famiglia, la democrazia, tenendo presente che il suo committente è "il movimento operaio e democratico più che il mio editore" diceva nel 1974. Era molto critico verso la scuola, nel 1968 la definirà "un riformatorio ad ore". Nel suo Manuale del pioniere, scritto nel 1951, forse proprio per migliorare la scuola come la intendeva lui arriva a "sollecitare le organizzazioni democratiche (Partiti, Udi, associazione Italia-Urss, ecc.) perché organizzino spettacoli cinematografici per ragazzi, procurandosi anche qualcuna delle molto belle pellicole per ragazzi prodotte nell'Unione Sovietica e nelle democrazie popolari" (pag. 80). In molte sue filastrocche traspare sempre il suo sfondo ideologico. Intellettuale comunista dall'inizio alla fine non ha mai nascosto questa sua militanza, vediamone una: 

Bandiere.

Bella la bandiera tricolore 

sboccia al sole come sboccia un fiore. 

Ma le bandiere sono tutte belle,

fatte per sventolare insieme come sorelle… L'italiana, l'inglese, la francese, 

la russa, la cinese 

e quella di Maometto: 

mille più mille bandiere a braccetto!!

Credere che sia stata scritta da dei bambini è abbastanza improbabile. Erano anni in cui la bandiera russa e cinese grondavano il sangue di milioni di prigionieri e di dissidenti. I suoi viaggi in Unione sovietica erano i viaggi di un militante del PCI e al ritorno le sue testimonianze non davano resoconti di quella che era la situazione in quel martoriato paese. Dopo trent'anni dalla caduta del muro di Berlino, dopo che il comunismo ha rivelato, a tutti, anche a chi non voleva vedere, il suo vero volto, celebrare questi personaggi è connivenza con chi volutamente per decenni ha spacciato moneta falsa sapendo cosa stava facendo. L'epidemia del Covid-19, la conseguente chiusura delle scuole, hanno impedito una commemorazione che sarebbe stata quantomeno inopportuna e piena di falsità. 

Maria Chiara Petrone figlia dell'artista Andrea Petrone, nipote della poetessa Chiara Luciani, pronipote di Alfredo Luciani poeta dialettale abruzzese. Artista poliedrica, ceo and founder mcp consulting and management.

Maria Chiara Petrone ha nel sangue l arte disegna scrive recita l anima umana e fonte di ispirazione per lei, scrive poesie racconti testi, ma e anche manager della comunicazione, CEO and Founder MCP CONSULTING AND MANAGEMENT.
Ci siamo sentiti due giorrni fa per telefono, è una donna simpatica sorridente e mi ha rilasciato per il Corriere del Sud questa intervista:  

Buongiorno Maria, so che sei nata a Bergamo, hai vissuto a Benevento e ti sei laureata a Roma come ti sei trovata con queste tre realtà e dove vivi ora come sede del tuo lavoro?

Sono nata a Lovere un bellissimo borgo in provincia di Bergamo ho vissuto li' per circa tredici anni, poi mi sono trasferita a Benevento dove ho conseguito la maturità classica e successivamente mi sono spostata a Roma, la città eterna per intraprendere i miei studi universitari. Qui, ho iniziato la mia carriera artistica e professionale. Spaziando da: spettacolo, recitazione, arte, poesia, management e comunicazione.
Di grande rilievo è stata la mia collaborazione esterna con l'ufficio stampa di Vittorio Sgarbi, esperienza decisiva per la mia vita perché conclusa la stessa, ho deciso di mettermi in proprio e aprire la mia agenzia di comunicazione e marketing MCP CONSULTING AND MANAGEMENT ed offrire servizi di consulenza alle aziende e personalità pubbliche.
Grazie al mio lavoro che mi permette sempre di viaggiare e non avere così una sede fissa riesco a gestire il mio business su più fronti dall'internalizazzione e export delle aziende al management delle stesse. Credo fortemente nel made in italy:

Il marchio Made in Italy è sinonimo di perfezione nei dettagli, ricerca, raffinatezza, eleganza e stile, bontà e eccellenza delle materie prime. L’artigianato italiano e l’eccellenza Made in Italy sono frutto di un lavoro costante e fatto di tanti sacrifici.


Come hai iniziato a scrivere poesie? Forse perché sei figlia d'arte?  

Per me la poesia è più una passione che un vero e proprio lavoro, penso sia una "dote" esistente nel mio DNA, provengo da una famiglia d'arte: Mio padre è artista Andrea Petrone, mia nonna era una poetessa Chiara Luciani, il mio bisnonno Alfredo Luciani poeta dialettale abruzzese, note sono state le sue amicizie e scambi epistolari con: Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Padre Pio.

Come ti sei trovata ad essere nel mondo della Comunicazione?  

La comunicazione mi ha affascinato sempre, quando infatti si parla di comunicazione ci riferiamo a un mondo affascinante, sfaccettato e allo stesso tempo complesso; il mercato si caratterizza per un costante cambiamento ed è proprio questa elevata dinamicità a enfatizzare il ruolo cruciale e imprescindibile delle professioni della comunicazione.
Sempre di più emerge la necessità per le aziende di comunicare con il proprio pubblico, valorizzare il prodotto e la sua unicità, distinguersi in un mercato sempre più ampio e concorrenziale.
Il mio lavoro nel campo della comunicazione è nato seguendo mio padre Andrea Petrone come ufficio stampa e management, di rilievo successivamente sono le collaborazioni con il prof.re Vittorio Sgarbi, l'organizzazione con l'azienda IF ROME degli eventi: One Night Giorgio Armani e mirabilia romae valentino.
Al momento, il fulcro della mia attività è: export e internalizzazione delle aziende che seguo da anni e ufficio stampa, la mia parte artistica l'ho un po' accantonata per il momento, la sento molto presente dentro di me, ma sto impegnando tutte le mie energie nel mio business che voglio che cresca sempre più questa è la mia ambizione primaria.


Poche pagine, ma densissime di storia, riflessioni, informazioni circa due avvenimenti storici che forse hanno cambiato un po' il mondo, ma sono estremamente banalizzati dai manuali in uso. Quelli imposti dal politicamente corrotto

“Difesero la fede, fermarono il comunismo – La Cristiada, Messico 1926-1929 – La Cruzada, Spagna 1936-1939 (ed. Cantagalli), è l'ultimo libro di Giovanni Formicola.

Il testo di Formicola è particolarmente prezioso, non solo perché di ottima compagnia in giorni come questi. Ma perché estremamente profetico ed evocativo: è capace di spiegare in qualche modo il presente attraverso una preziosa indagine del passato. Diviso in tre parti: la prima che spiega il comunismo come “ideologia globale della Rivoluzione”; la seconda che si concentra sui fatti messicani; la terza su quelli spagnoli. Gli avvenimenti non sono solo trattati, ma ne vengono esplorate origini remote e prossime. Mentre l’obiettivo è dichiarato subito dall’autore: “Mi sembra che gli episodi messicano e spagnolo di resistenza anche armata alla Rivoluzione anti-cristiana, per difendere la fede, la possibilità di viverla integralmente nella libertà, meritino di essere ripresi e ricordati sia per restituire onore e verità alla loro storia, troppo spesso vilipesa o dimenticata, sia per riconoscerne la valenza esemplare”.

Una valenza che s'impone sul momento storico di questo particolare inizio di 2020 e non può non apparire inquietante nella misura in cui dimostra come un attento e sano studio della storia aiuti a capire la contemporaneaità e a scegliere la politica. 

Oggi che la Chiesa Cattolica sembra sparita dall'orizzonte della storia, uscendo e sbarrando le porte dei tabernacoli e delle celebrazioni eucaristiche, Formicola ci ricorda come la proibizione del culto era già stata riproposta più volte nella storia. Eppure per la prima volta in 2000 anni il decreto di divieto al culto è stato firmato dalla Chiesa stessa. Il che offre una finestra sulla storia passata e su come il popolo cattolico e il clero abbiano reagito all'imposizione del potere rivoluzionario che non poteva non perseguitarlo. 

C'è stato un tempo in cui i sacerdoti rischiavano la vita per non privare i fedeli dei sacramenti. Un tempo che irrompe prepotente nella narrazione di Formicola quando più volte nel testo fa emergere comparazioni tra Cristiada e Cruzada. In Messico e in Spagna negli anni 1920 e 1930 l’odio comunista - che l'autore chiarisce come non sia mai stato semplice ateismo, ma meglio teofobia -  si è fin dal principio manifestato come odio implacabile nei confronti dei cristiani per la loro stessa esistenza. Gli episodi del Messico e della Spagna furono caratterizzati da una forte resistenza e reazione da parte del popolo cristiano che contribuì a dare un diverso corso alla storia, anche universale.

Ed è unica e rara la trattazione di un fatto storico misconosciuto e ignorato, l'Alzamiento spagnolo che grazie a Giovanni Formicola trova spazio e senso. La persecuzione anti-cattolica, viene sottolineato nel testo, "durava almeno dalla proclamazione della Repubblica nel 1931". E quindi divenne "evidente che non si potesse fare altro, anzi che l’Alzamiento fosse un preciso dovere morale". Il vero leader dei militari diventa Francisco Franco. E con i militari sta anche la Chiesa. Pio XI  si esprime chiaramente sia il 14 settembre 1936 a Castelgandolfo che nel Radiomessaggio del 24 dicembre 1936. La Chiesa di Spagna da parte sua "benedice nella sua sostanza l’Alzamiento nacional ed esorta i cattolici a sostenerlo". Ad aprile 1939, Pio XII è appena eletto e scrive in un telegramma al generale Franco: "Innalzando il Nostro cuore a Dio, Noi ci rallegriamo con l’Eccellenza Vostra della vittoria tanto desiderata della Spagna cattolica".

I tempi, oggi, sono decisamente cambiati e "il corpo sociale mostra di non avere più gli anticorpi per combattere il ricorrente morbo. Per tante ragioni, non ultima lo sbandamento pastorale che si manifesta dagli anni Sessanta nella Chiesa", scrive Formicola. Ma la chiosa finale del testo che recita, "ottant'anni dopo, complicato dall'"irreparabile fuga del tempo", il nodo rivoluzionario è ancora tutto da sciogliere, e continua a legare la religione, la cultura e la politica, costituisce una perfetta composizione ad anello che riporta al primo capitolo -  "il comunismo. Ideologia globale della rivoluzione". E indica, così, dove guardare per capire.

E' qua che Formicola spiega come, "negato un ordine delle cose da rispettare, la teoria dell'azione comunista può essere sintetizzata nel luogo comune detto machiavellico, inteso e applicato in modo estremo, quasi parossistico, secondo il quale "il fine giustifica i mezzi". Alla base del sistema - e scopo prioritario dell'azione - sta il rifiuto di Dio. E' per questo che senza sapere qualcosa di comunismo non si possono capire Cristiada e Cruzada, che trovano in queste pagine una dignità nuova e finalmente la luce della divulgazione. 

Tutto è raccontato nei minimi particolari, persino nel prima, che è fondamentale, in una cronologia che racconta cosa accadeva contemporaneamente in Italia, in Spagna e in Messico. 

E ogni cosa, soprattutto, serve come bussola per la realtà e lascia una domanda nel cuore di chi legge - che esso sia un cattolico o no: oggi chi è in grado di reagire "all’assalto al Cielo” e alle libertà elementari dell'uomo negate considerando anche lo sbandamento pastorale che si manifesta nella Chiesa?

Formicola merita di essere letto, ripetiamo, in questi giorni in particolare, anche perché magari si riesce pure a dare un senso a questa quarantena!

 

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