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Mercoledì, 20 Marzo 2019

Il prossimo 31 marzo 2019 scadono i termini per  partecipare alla VII edizione del Premio Nazionale di Poesia “Il Cipressino d’oro”, organizzato e promosso dal "Kiwanis club
di Follonica", nella persona di Loriano Lotti, responsabile della nota iniziativa culturale ed il patrocinio del Comune di Follonica.
Per l'invio delle opere farà fede, come di consueto, la data del timbro postale.
Anche quest'anno sono pervenute molte opere alla segrereria del Club follonichese; gli appassionati di poesia hanno dato spazio alla loro
fantasia e la Giuria di qualità, composta da Daniela Cecchini, Giornalista ed Operatrice Culturale di Roma, già Madrina d’onore dell’evento lo scorso anno, incarico peraltro confermato; Gordiano Lupi, Scrittore, Poeta ed
Editore di Piombino; Patrice Avella, Scrittore e Poeta di origine
francese ma residente in Italia, è già al lavoro per selezionare le migliori opere del 2019.
Come negli anni precedenti, hanno preso parte al Concorso anche  poeti stranieri.
Alla premiazione parteciperà come Ospite d’onore il Professore albanese Arjan Kallço, al quale verrà consegnato un "Premio di Eccellenza" per il costante impegno letterario nell’ambito sociale ed umanitario.
  La sua presenza rappresenta simbolicamente lo spirito cosmopolita de “Il Cipressino
d’oro”, oramai conosciuto anche fuori dai nostri confini.
Il tema scelto dal Club follonichese per il 2019 è l’integrazione, declinato al mondo dell’infanzia, con particolare riferimento ai valori che gli adulti devono impegnarsi a trasmettere alle nuove generazioni.
Il concorso di poesia vede il supporto dell’artista Gian Paolo Bonesini, che ogni anno dona al Club alcune sue opere destinate ai
vincitori.
La Cerimonia di Premiazione si svolgerà sabato 11 maggio 2019 alle ore 17 presso la Sala
Tirreno di via Bicocchi 53A e presenzieranno le principali cariche nazionali del Kiwanis International – Distretto Italia/San Marino e
l’attore napoletano Angelo Jannelli, noto come “Ambasciatore del sorriso”, con le sue classiche ed apprezzate performance.
Partecipare è gratuito e semplice: il testo inviato dovrà essere inedito e non premiato in altri concorsi letterari.
Oltre al componimento poetico, i partecipanti dovranno inviare alla segreteria del “Cipressino d’oro” la scheda d’adesione, compilata con i
dati richiesti e sottoscritta.
  L’iscrizione potrà avvenire tramite la seguente  email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a
mezzo posta: Premio Cipressino d’oro – Kiwanis Club Follonica, via Lamarmora 62, Loriano Lotti, 58022 Follonica, Grosseto.
Gli autori, se daranno il loro consenso, potranno vedere la propria opera pubblicata in un’antologia edita dalla casa editrice Il Foglio Letterario di Piombino.
Per tutte le informazioni è possibile scrivere all’indirizzo mail:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure chiamare il numero:  347 6754324.

In questa intervista incontriamo la scrittrice Fatemeh Sara Gaboardi Maleki Minoo. Nata a Teheran il 10 Agosto del 1977, è cresciuta in Italia, poiché nel 1978 è stata adottata da una famiglia lodigiana. Dopo una prima laurea in Lettere Moderne all’Università degli studi di Pavia, ha conseguito una seconda laurea in Lingue Orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzandosi in Storia del Medio Oriente. In seguito ha conseguito una prima specializzazione in Storia del Medio Oriente Islamico e una seconda in Storia Armena, in particolare sulle cause del Genocidio. Dal 2009 risiede tra Italia e Turchia dove svolge l’attività di docente e ricercatore universitario.

Sin dall’adolescenza ha risieduto per periodi più o meno lunghi in vari paesi del Medio Oriente e del Caucaso, approfondendo lo studio della storia e delle lingue orientali. Al 2008 risale la sua prima pubblicazione, Le verità nascoste dell’Islam, un breve testo storico-politico riguardante le problematiche e i fraintendimenti tra Medio Oriente e Occidente. Nel 2012 esce il suo secondo volume intitolato Con gli occhi del cuore. Storia di una famiglia iraniana nella Persia dello Shah, che racconta le vicende della sua famiglia d’origine, intercalate agli avvenimenti che hanno condotto alla caduta dell’ultimo Shah di Persia, Mohammad Reza Pahlavi.

 Nell’ottobre 2018 esce il suo terzo volume intitolato Il viaggio di una promessa. Attraverso la storia di un popolo dimenticato: gli Armeni Nascosti dell’Anatolia (2018, Edizioni Divinafollia), un libro documentario che parte dal Genocidio Armeno del 1915 per descrivere le vicende di alcune famiglie armene intervistate dall’autrice. Essi sono i discendenti islamizzati del Genocidio del 1915 che nel privato delle proprie abitazioni portano avanti la propria lingua e cultura, ma pubblicamente si dichiarano musulmani, turchi e curdi per sfuggire alle vessazioni del Governo.

Come è nato il suo interesse per il Genocidio e le tragiche vicende del popolo armeno?

L’interesse per il Genocidio del popolo armeno è nato dal fatto che sin da piccola, mio padre, come ho raccontato anche nell’introduzione del libro, pur non avendo mai conosciuto un armeno in vita sua, mi parlava del Martirio di questo popolo, perciò dal periodo dall’adolescenza ho iniziato a studiare quel poco che fosse reperibile riguardo questo triste argomento.

Il suo avvincente libro “IL VIAGGIO DI UNA PROMESSA” (2018, Edizioni Divinafollia) è composto da toccanti racconti, che consentono al lettore di entrare in una tematica verso la quale solo in questi ultimi anni è stata posta una certa attenzione. Quali sono, a suo avviso, le motivazioni della disattenzione politica e sociale verso tale argomento?

In verità non si è mai parlato degli Armeni Nascosti dell’Anatolia, se non brevemente in qualche articolo specialistico; si tende a parlare principalmente del Genocidio, peraltro solo negli ultimi quindici anni più o meno, ma si tratta di due argomenti diversi. Tant’è che, nel momento in cui ho deciso di portare avanti questo mio progetto, mi sono trovata davanti al fatto che non esisteva nessun riferimento documentario riguardo ad esempio ai luoghi in cui si trovano. Pertanto, come un investigatore, ho dovuto cercare informazioni sulle famiglie e questo non è stato un ostacolo di poco conto. Non se ne parla perché, innanzitutto, è un problema scottante della Turchia contemporanea, che ancora non riconosce il Genocidio e quindi evita di parlare di coloro che sono i discendenti del popolo armeno, ma soprattutto perché gli stessi armeni della diaspora hanno teso fino a questo momento a parlare soltanto delle vittime del Genocidio, non considerando il fatto che ci sono più di tre milioni di persone che ancora vivono e ogni giorno cercano faticosamente di mantenere viva la propria cultura. Si tratta di un Genocidio Culturale, forse ancor più grave e deprecabile di quanto avvenuto nel 1915, poiché è certamente giusto ricordare le vittime, ma trovo sia ancor più doveroso ricordare coloro che ancora vivono e subiscono quotidianamente la privazione di potersi esprimere liberamente, essendo loro imposta la cancellazione della propria cultura e di conseguenza la negazione della loro stessa esistenza in terra turca.

Il suo percorso accademico in Lettere moderne e Lingue orientali, materie di chiara matrice umanistica, nasce da una naturale attitudine, che si unisce all’esigenza di conoscere ed approfondire le radici socio-culturali dei popoli?

Dopo le prime due lauree ho conseguito due specializzazioni, la prima in Storia del Medio Oriente e la seconda sulle cause del Genocidio Armeno, proprio perché il mio interesse è sempre stato lo studio della storia dei popoli, a cui, in seguito ai miei lunghi soggiorni in Medio Oriente e Caucaso, negli anni si è aggiunto anche l’interesse per i diritti delle minoranze etniche.

Quali sono le maggiori difficoltà incontrate nel creare le condizioni emotive ideali al fine di raccogliere le testimonianze di persone armene, che hanno vissuto direttamente, oppure hanno conosciuto attraverso i racconti di loro familiari, gli orrori del Genocidio?

La difficoltà maggiore è stata quella di rintracciare le famiglie, le quali essendo appunto nascoste e fingendosi nella vita pubblica turche o curde, sono spesso timorose nel parlare della loro storia e della loro esperienza. Nonostante ciò, sono riuscita a conoscere numerose famiglie che non solo mi hanno resa partecipe delle loro vicende, ma mi hanno trattato come una persona di famiglia,  aprendomi le porte delle loro case; un atteggiamento di un’umanità che non ho mai incontrato e che sin dall’inizio mi ha colpito e legata a loro.

Le sue pubblicazioni editoriali rappresentano forse un  ostacolo nei rapporti con un Paese come la Turchia, dove lei ha svolto, o tuttora svolge la professione di docente universitaria?

Sicuramente quello che ho fatto non raccoglierà i consensi di coloro che ancora cercano con ogni mezzo di cancellare dalla memoria collettiva la presenza armena e la sua storia in terra turca, al punto da portare avanti tutt’ora un Genocidio Culturale, ma ho agito al fine di far conoscere all’occidente una verità sconosciuta, che riguarda più di tre milioni di anime che ogni giorno rivendicano il proprio diritto all’autodeterminazione.

Fra le pagine, fa riferimento ad una legge, per la quale, fra l’altro, l’Unione Europea vorrebbe effettuare una revisione, che in buona sostanza non consente di parlare troppo liberamente della Turchia. Vorrebbe spiegare ai nostri lettori tale concetto?

Si tratta dell’art. 301 del Codice penale, il quale vieta di parlare di certi argomenti che possono ledere l’identità turca. Questo articolo è stato sfruttato per limitare la libertà di stampa e di espressione nel paese, e per portare avanti procedimenti contro gli intellettuali che contestavano la tesi ufficiale sulla questione armena.

Qual è stato l’impatto con il pubblico durante le presentazioni del libro?

Durante le presentazioni ho notato che il pubblico è rimasto sorpreso poiché più volte mi è stato detto che non era a conoscenza dell’esistenza dei discendenti, forzatamente islamizzati, del Genocidio Armeno. Sono contenta di essere riuscita attraverso il mio libro a raccontare e a trasmettere la storia di queste persone, che altrimenti sarebbe rimasta nascosta.

Progetti professionali ed artistici per il futuro?

Al momento sono molto impegnata con le presentazioni del libro, che mi sta dando numerose soddisfazioni, ma al contempo sto revisionando una serie di appunti raccolti negli ultimi anni e che costituiscono la base di partenza per il prossimo lavoro.

Ancora una volta presentando un libro sui crimini del socialcomunismo devo ripetermi: perché si continuano a ricordare soltanto i crimini nazisti, mentre quelli comunisti sono totalmente ignorati? La stessa domanda l'ho posta recentemente a proposito del libro di M. dell'Asta e L. Scaraffia, «La vita in uno sguardo. Le vittime del Grande Terrore staliniano», Lindau (2012).

La stessa cosa dovrò fare per il saggio «Le catacombe della Romania. Testimonianze dalle carceri comuniste. 1945-1964», Rediviva Edizioni (2014), curato da Violeta P. Popescu, con tre saggi di Lorena Curiman, Claudia Bolboceanu e Mirela Tingere, giovani giornaliste rumene.

Il comunismo in Romania ha tentato con ogni mezzo di cancellare la memoria storica del popolo romeno, il regime ha puntato a creare un “uomo nuovo”, una persona legata al partito comunista, una persona senza radici. Questo passato non può, non deve essere dimenticato, per questo è stato pubblicato questo libro di testimonianze. Si tratta di un breve lavoro per gettare uno sguardo su un periodo tragico e buio, che ha visto lo sterminio del popolo rumeno, ad opera di un regime sanguinario. E' stato scritto soprattutto per salvare dall'oblio centinaia, migliaia di uomini e donne che hanno lottato per la libertà e per la patria.

L'avvento del regime comunista in Romania ha comportato subito l'eliminazione dell'élite rumena. Allontanati da tutte le istituzioni e segregati in carcere i maggiori rappresentanti del mondo culturale, scientifico, tecnico e artistico. Tutti crudelmente perseguitati, trucidati, torturati dal punto di vista fisico e psicologico nelle carceri e nei campi di concentramento. E' capitato ovunque il socialcomunismo è andato al potere.

«Il processo di sovietizzazione della Romania ha incontrato la fiera opposizione del popolo romeno che ha cercato di contrastarlo con il rifiuto del comunismo, un cancro che ha attanagliato il paese per più di mezzo secolo, e con una strenua resistenza dimostrata da importanti personalità in tutti i campi della società civile». Peraltro il libro dà conto anche della resistenza armata, forse il più importante di tutti i paesi sotto l'Unione Sovietica, di tanti combattenti che si sono rifugiati sui monti Carpazi.

A distanza di vent'anni dalla caduta di Ceausescu e del regime comunista, abbiamo l'obbligo di ricordare la vita di chi è morto e di onorarne la memoria di questi veri e propri martiri che non si sono piegati all'ideologia atea e criminale. Anche se può sembrare inutile di fronte al ritmo frenetico della storia.

Il libro fa riferimento alle fondazioni, alle associazioni con lo scopo dichiarato di recuperare il passato. Tra le tante il libro fa menzione della Fondazione Culturale Memoria, con la rivista «Memoria. Revista gandirii arestate», (Memoria. La rivista del pensiero imprigionato). Il Memoriale Sighet- Il “Memoriale delle Vittime del Comunismo e della resistenza”. Il Memoriale Jilava - “Il carcere dell'inferno comunista”. Il Memoriale Sarat - “La prigione del silenzio – La lezione del comunismo”. Il Memoriale Aiud - “Il calvario di Aiud”. Il Memoriale di Pitesti - “Il genocidio delle anime”. Infine l'Istituto per l'Investigazione dei Crimini del Comunismo e la Memoria dell'Esilio Romeno (IICCMER), un ente governativo di ricerca, documentazione che mira a divulgare la storia del comunismo in Romania, con progetti educativi, editoriali e museali. Ma c'è anche un Rapporto della Commissione Presidenziale per l'Analisi della Dittatura Comunista in Romania, pubblicato nel 2006, un atto considerato tardivo da parte di molti.

«Scoprire il periodo delle carceri comuniste dopo gli anni '90 è stato come scoprire la storia di un altro popolo, la storia spezzata di un paese che doveva riannodare un filo rotto». Due trasmissioni della televisione romena subito dopo il 1989, con interviste ai sopravvissuti, hanno contribuito a conoscere quanto è accaduto in Romania. Soprattutto in alcuni luoghi del genocidio rosso, vicino alle carceri, sono stati eretti monumenti, carceri trasformati in musei, con l'obiettivo di ricordare le sofferenze vissute e dimostrare riconoscenza verso chi ha versato lacrime e sangue per difendere la libertà, la democrazia e la fede.

Secondo i dati forniti dal governo romeno, durante il regime comunista nel paese esistevano 44 carceri e 72 campi di lavoro forzato in cui sono passati oltre 3 milioni di romeni, 800.000 dei quali sono morti.

«Dal 1948 al 1964, la Romania si è trasformata in una specie di catacomba. I valori tradizionali che avevano accompagnato i romeni per intere generazioni erano considerate dal regime comunista una minaccia da contrastare, perciò andavano cancellati insieme al legame con il passato e al prestigio dell'elite intellettuale [...]».  Inoltre, «le carceri comuniste, dove vengono rinchiusi i cosiddetti 'nemici del popolo' nel periodo 1948-1964, sono trasformate in veri e propri centri di sterminio per le personalità di spicco del mondo intellettuale e spirituale della Romania». Molti di questi prigionieri subiscono torture fisiche, psicologiche fino alla morte, si sacrificano in nome dei loro ideali, delle loro convinzioni e della loro fede come veri martiri. Il testo sottolinea ampiamente la dimensione spirituale che ha caratterizzato la maggior parte di questi uomini e donne imprigionate nelle carceri comuniste. «I martiri delle carceri, come una volta i martiri delle catacombe, rappresentano oggi modelli, punti di riferimento, che mostrano la vera libertà, quella vissuta nell'autentico spirito cristiano». I racconti, le testimonianze di questo libro, dimostrano che il martirio non è qualcosa che appartiene ai primi secoli del cristianesimo, è un esercizio di fede che accompagna il cammino della vita di ogni cristiano.

Gli autori del testo non esagerano se ascrivono al martirio questi uomini che hanno preferito morire anziché rinnegare la propria fede. «Le testimonianze presenti in questo libro danno l'immagine di una fede capace di resistere a ogni attacco di odio, senza rinunciare né alla verità, né all'amore, né alla carità, nonostante i momenti di scoraggiamento».

Il testo riporta alcuni frammenti delle testimonianze di questi uomini, dove si può verificare la profondità della loro fede, il valore della loro sofferenza e il messaggio di speranza che riescono a trasmettere, nonostante gli indicibili prove che hanno dovuto affrontare. Questi martiri hanno sempre mantenuto la fiducia in Dio, nella certezza assoluta che le loro anime si sarebbero salvate. «L'anima, infatti, rappresenta quella parte di loro che è sempre rimasta libera». A questo proposito, Violeta Popescu, può scrivere: «Quello che è accaduto nelle carceri di Pitesti, Aiud, Jilava, Sighet, Vacaresti e in molte altre può essere definito come un tentativo di distruggere le anime, dato che l'uomo nuovo' a cui mirava il regime non doveva appartenere a nulla se non al partito comunista».

Pertanto per il regime la fede in Dio, era il male assoluto da estirpare come una malattia. «Le pratiche rieducative concepite dai persecutori erano applicate con una coerenza diabolica e una perfidia sistematica allo scopo di sradicare dal cuore e dalla mente dei prigionieri ogni residuo di anima, di fede». Padre Papacioc, che ha scontato 14 anni di carcere, affermava che «il comunismo ha riempito il cielo di santi».

Il testo mette in luce alcuni di questi personaggi che hanno patito la crudele persecuzione comunista e di cui il mondo occidentale, non sa nulla. Non solo, probabilmente neanche le giovani generazioni romene non sanno nulla. Il primo personaggio che viene presentato è Valeriu Gafencu (1921-1952), il più emblematico, quello che è riuscito a influenzare tutti i compagni di cella in modo autentico a vivere la fede cristiana. Molti atei, attraverso il suo esempio hanno scoperto la fede religiosa. In una lettera dal carcere, scriveva: «Ringrazio di tutto cuore il buon Dio per la sofferenza che mi ha mandato, perchè attraverso la sofferenza mi ha portato la luce dello spirito e ho trovato la strada della Vita».

Un altro eroe, un uomo che ha conosciuto l'inferno delle carceri comuniste è Ioan Ianolide (1911-1986), sulla sua tomba, si trova una croce, che spinge alla riflessione: «Tutto in Cristo!». Condannato a 23 anni di carcere e a una sofferenza inimmaginabile, Ianolide scrive Intoarcerea la Hristos (il ritorno di Cristo). Nel testo si può leggere, tra l'altro: «Cerchiamo di annunciare Gesù crocifisso nel XX secolo. Qui sono accaduti miracoli, qui sono rinati la santità e il martirio, qui dei martiri hanno donato la loro vita per la fede». Sempre nello stesso libro si può leggere: «Abbiamo visto in mezzo a noi persone che hanno realizzato la pienezza dell'uomo, la santità, il martirio, ma attraverso una selezione terribile».

Un uomo, un poeta, un drammaturgo, una personalità rappresentativa del popolo romeno è stato Radu (Demetrescu) Gyr (1905-1975), insieme a tanti altri esponenti dell'élite politica e culturale del suo paese aderisce al Movimento legionario dell'Arcangelo Michele di Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro. In quel momento era l'unico movimento che difendeva l'unità della Patria romena.

Un altro personaggio significativo del volume è padre Gheorghe Calciu Dumitreasa (1925-2006), ha passato ventuno anni nelle diverse prigioni comuniste. «In cella senza Dio, senza preghiera e senza perdono, non si sopravvive», afferma padre Dumitreasa. «In cella parlavo di più con Dio, sentivo la presenza di Dio più di ora [...]Là, dove c'erano una grande solidarietà fra di noi, una fede profonda e la preghiera ho resistito; nasceva un'atmosfera sacra in prigione». L'esperienza vissuta nelle carceri comuniste lo spinge a dichiarare: «Non sono mai stato vicino a Dio di quanto lo sia stato in prigione».

Un'altra figura importante del libro è il sacerdote romano-cattolico, monsignor Vladimir Ghika (1873-1954). Di origini nobiliari, fu principe ma lasciò tutto in eredità al fratello. Definito l'apostolo del XX secolo da Jean Daujat, ha fondato l'ordine delle monache vicentine, creando le basi per la fondazione dell'ospedale “San Vincenzo de Paoli”.

Il suo martirio per la fede è stato riconosciuto da Papa Francesco, il 27 marzo 2013, è stato beatificato con una messa solenne a Bucarest. La sua beatificazione è molto importante anche per la nazione romena, perchè monsignor Ghika è divenuto secondo l'arcivescovo di Bucarest, «un faro non solo per la gente del suo tempo ma anche per le generazioni future».

La storia della resistenza anticomunista in Romania è legata ad una figura femminile straordinaria: la contadina Elisabeta Rizea 1912-2003). Una vera eroina che ha mantenuto la propria integrità e i propri principi, un simbolo della lotta e della resistenza contro il regime comunista. La sua testimonianza di libertà, di fede di fronte alle sofferenze causate da atroci torture è veramente preziosa. I comunisti ci hanno preso tutto, l'unica cosa che non sono riusciti a toccare è stata l'anima, diceva sempre.

Rizea, semplice donna, fa parte di quel gruppo di resistenza di Nucsoara, un piccolo centro, dove le donne hanno avuto un grande ruolo importante per sostenere la resistenza partigiana degli uomini fuggiti in montagna, diventati bersaglio di una caccia spietata ad opera della Securitate, la polizia segreta comunista. Elisabeta, nazionalista e monarchica, diventa guerrigliera e fa la staffetta e la vivandiera degli anticomunisti rifugiatesi sui monti.

«La Resistenza - racconta Lorena Curiman – non sarebbe stat possibile senza le donne. La loro partecipazione è nata dall'iniziativa spontanea di molte che hanno assunto il ruolo di corrieri e informatori, portando ai comandi dei partigiani aiuti (viveri e indumenti), notizie da casa e informazioni sui movimenti del nemico».

Nei racconti della Rizea, che è stata appesa per i capelli ad un gancio del soffitto per farla parlare, ci sono tutti gli elementi tipici delle guerriglie, che si può benissimo parlare di una vera e propria guerra partigiana anticomunista. Un'epopea durata ben 12 anni, tra i boschi delle montagne romene. In questa guerra, purtroppo sconosciuta, emergono alcuni leader dotati di qualità organizzative e militari, come il colonnello Gheorghe Arsenescu e il luogotenente Toma Arnautoiu e poi ex militari che formano il gruppo Haiducii Muscelului (gli aiducchi di Muscel). A quando un film su questi avvenimenti?

Avviandomi alla conclusione segnalo altri personaggi importanti presenti nel volume. Nicolae Steinhardt (1912-1989). Fu un monaco, per le caratteristiche delle sue prediche, viene definito un po' “esotico”. Il rapporto con Dio e in particolare con Gesù è molto particolare, veniva visto come un gentleman, un cavaliere. Celebre un suo manoscritto, Jurnalul fericirii (il diario della felicità) Un testo che rappresenta un documento d'accusa, una testimonianza delle condizioni terribili delle carceri politiche comuniste. Pare che sia stato conosciuto e apprezzato da Papa san Giovanni Paolo II.

Infine altri personaggi presi inconsiderazione dalle studiose romene troviamo Petre Tutea (1901-1991), il Socrate della Romania. Mircea Vulcanescu 81904-1952) e Vasile Voiculescu (1884-1963). Peraltro le studiose ci tengono a precisare che «i personaggi ricordati in questo libro rappresentano solo una piccola parte della folta schiera di esponenti dell'èlite romena segregata nel buio delle carceri comuniste nel vano tentativo di annientare qualsiasi resistenza di carattere politico, culturale e religioso». Ricordo che per ogni personaggio, il libro offre una approfondita bibliografia con una serie di documenti fotografici.

Sabato 16 marzo 2019 alle ore 17.30 presso l'Hotel San Francesco di Rende (Cosenza) avrá luogo la
presentazione del libro “Screaming. Come riconoscere un opportunista e tenersi alla larga” (Kimerik) della scrittrice rendese Anna Laura Cittadino.
Insieme all’autrice, interverranno: Diletta Aurora Della Rocca ( giornalista), Domenico Frammartino (Dir. Editoriale IdM Magazine), Antonello Marino ( Rossozero), che ha realizzato il progetto fotografico della copertina del volume e Nicoletta Toselli ( addetta marketing e comunicazione).
L'evento sarà moderato dalla Presidente dell’Associazione Brutia Libera Anna Canè.
La lettura di alcuni pagine del libro saranno a cura di Amalia Gordano.
L'opera, la cui prefazione è del Criminologo Fabio Delicato, tratta una storia drammatica, ma narrata con una semplicità tale da renderla a tratti grottesca - come riportato in quarta di copertina -
Una  donna in carriera, insicura sul piano  personale, quanto temeraria ed ambiziosa su quello lavorativo. Una storia di violenza psicologica  ad altissimi livelli.
La  narrazione segue cronologicamente gli eventi e racconta una storia malata, all'interno della quale cresce un sentimento non autentico, ma impostato  solo su meccanismi legati alla convenienza.
Un romanzo concepito come un vero e proprio diario, in cui la protagonista Francesca si svela, si rimprovera e si mette a nudo, rivelando una incapacità di reagire a un uomo che palesemente abusava della sua onestà e dei suoi sentimenti, al fine di trarne  benefici a livello economico e di immagine.
Ma la protagonista ad un certo punto si oppone a tutto ciò e, come d’incanto, si sveglia da quel coma in cui era sprofondata, sostenuta da un repentino scatto di orgoglio, ribellandosi alla sua condizione di vittima e riuscendo, quindi, a riscattarsi del tanto male subito.
Uno stile di scrittura intimista, fluido ed estremamente descrittivo accompagna e coinvolge  il lettore nel  dramma, dimostrando che ci si può opporre a un  tale sopruso.
L'autrice Anna Laura Cittadino, attraverso questa nuova opera editoriale, ci propone una storia senz'altro interessante, poichè può essere da supporto per tutte le persone che quotidianamente  subiscono violenze psicologiche da individui manipolatori e opportunisti. 

Grande partecipazione al Premio di poesia “Cipressino d’oro” organizzato e promosso dal Kiwanis Club di Follonica e giunto con successo alla VII edizione.
Il concorso ha preso il via a fine anno e già tantissimi autori hanno inviato i loro versi all’organizzazione della rassegna.
Il termine ultimo per inviare gli elaborati è stato  fissato a domenica 31 marzo 2019, salvo propoghe, che saranno decise dai responsabili del Premio.
Il tema scelto dal club follonichese per questa edizione tocca un argomento quanto mai attuale ed interessante: l’integrazione, intesa nella più ampia accezione.
Anche questa volta si chiede ai poeti di declinare la traccia al mondo dell’infanzia, all’insegnamento che deve essere dato alle nuove generazioni, al passaggio di modelli etici, che devono far sentire chiunque membro di una comunità.
La difficoltà del tema non ha certo scoraggiato gli autori. Infatti - come ha spiegato in una nota l'organizzatore dell'evento culturale Loriano Lotti -  stanno arrivando elaborati da tutta Italia, alcuni anche dall’estero. L’argomento non è dei più semplici e all’inizio avevamo qualche timore circa la riuscita di questa edizione 2019; invece, come sempre, i poeti ci hanno stupito, inviandoci componimenti di altissimo livello, carichi di pathos. Il “Cipressiono d’oro” sta crescendo sempre di più, regalandoci grandi soddisfazioni.
La giuria di qualità, che si occuperà delle valutazioni dei testi, è composta dallo scrittore e poeta Patrice Avella, dalla giornalista e operatrice culturale romana Daniela Cecchini – anche Madrina d’Onore dell’evento per il secondo anno consecutivo– e dallo scrittore,  poeta e editore Gordiano Lupi.
Il premio vede il supporto dell’artista Gian Paolo Bonesini, che ogni anno dona al Club alcune sue opere destinate ai vincitori.
Partecipare è gratuito e semplice: il testo inviato dovrà essere inedito e non premiato in altri concorsi letterari.
Oltre al componimento poetico, i partecipanti dovranno inviare alla segreteria del “Cipressino d’oro” la scheda d’adesione, compilata con i dati richiesti e sottoscritta.
La premiazione è fissata nella prima metà di Maggio, precisamente sabato 11. L’iscrizione potrà avvenire sia tramite email (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) che a mezzo posta (Premio Cipressino d’oro – Kiwanis Club Follonica, via Lamarmora 62, Loriano Lotti, 58022 Follonica, Grosseto).
Gli autori, se daranno il loro consenso, potranno vedere la propria opera pubblicata in un’antologia edita dalla casa editrice Il Foglio Letterario di Piombino.
Per tutte le informazioni è possibile scrivere all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure  chiamare il numero 347 6754324.

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