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Mercoledì, 27 Gennaio 2021

Fiamme in Medio Oriente

Gruppi di deputati iraniani conservatori hanno chiesto a gran voce oggi di ''impiccare Mussavi e Karrubi'', i leader dell'opposizione, mentre la normalita' e' tornata nelle strade di Teheran e delle altre grandi citta' del Paese dopo gli scontri di ieri tra forze di sicurezza e migliaia di manifestanti anti-governativi, con un bilancio che secondo un affidabile sito di notizie e' salito a due morti, diversi feriti e decine di arresti.

''Morte a Mussavi'', ''Morte a Karrubi'' e ''Morte a Khatami'', l'ex presidente riformista, sono gli slogan che i parlamentari dello schieramento conservatore hanno gridato in aula, dopo che il presidente dell'assemblea, Ali Larijani, aveva tenuto un discorso in cui accusava i leader della protesta di essersi fatti ''strumento degli Usa e del regime sionista'', cioe' Israele. Il procuratore generale, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha detto che la magistratura punira' ''in tempi rapidi e con severita' chi e' dietro agli incidenti di ieri''.

Il capo della polizia, Ahmad Reza Radan, ha ammesso che negli incidenti una persona e' morta e nove agenti sono rimasti feriti, ma ha affermato che essi sono stati uccisi da manifestanti appartenenti ai Mujaheddin del Popolo (Mko), la principale organizzazione di opposizione armata. ''Ora le mani dei sediziosi sono sporche di sangue'', ha aggiunto il capo della polizia, riferendosi ai capi dell'opposizione. Secondo il sito di notizie Tabnak, il numero dei morti e' salito a due, con il decesso oggi in ospedale di uno dei feriti, di cui pubblica la fotografia.

Testimoni e siti dell'opposizione avevano detto ieri che migliaia di oppositori erano tornati a manifestare dopo quasi 14 mesi a Teheran, Isfahan, Shiraz e altre citta' iraniane, rispondendo ad un appello dei loro leader per esprimere solidarieta' alle rivolte in Egitto e Tunisia. Le stesse fonti hanno detto che le forze anti-sommossa sono intervenute per disperdere la folla, usando gas lacrimogeni e sparando in aria.
Sono due i manifestanti sciiti morti oggi in Bahrein negli scontri di piazza con la polizia.

Il primo manifestante è deceduto dopo essere rimasto ferito nel corso della carica della polizia per disperdere una manifestazione nel villaggio sciita di Diya, a est della capitale Manama. Il ministero dell'Interno ha confermato in un comunicato che il giovane è morto "a seguito delle sue ferite" e che sarà aperta un'inchiesta per scoprire se le forze di sicurezza hanno "fatto un ricorso ingiustificato alle armi". Se saranno accertati abusi, prosegue la nota, saranno prese "misure legali appropriate".

La polizia ha disperso ieri diverse manifestazioni anti-governative in villaggi sciiti intorno alla capitale Manama, organizzate via internet sull'onda delle sollevazioni popolari in Tunisia ed Egitto. I manifestanti chiedevano riforme e maggiore democrazia. In Bahrein la maggioranza della popolazione è sciita, ma la dinastia regnante è sunnita.

Il secondo è stato colpito quando le forze di sicurezza hanno disperso una manifestazione davanti a un ospedale del centro di Manama.

Hosni Mubarak, il rais egiziano deposto l'11 febbraio dopo 18 giorni dall'inizio della rivolta di piazza Tahrir, potrebbe essere molto malato, forse addirittura in coma. Ma altre voci parlano di rocambolesche partenze con la sua famiglia per gli Emirati Arabi Uniti (che smentiscono) o di un trasferimento in un ospedale in Germania. Mistero fitto sulle reali condizioni della salute dell'82enne ex presidente, che nessuno esclude possano essersi veramente aggravate, dopo che da tempo circolavano voci su un suo tumore al pancreas, curato da specialisti tedeschi ad Heidelberg.

L'anno scorso vi rimase alcune settimane, ma la ragione ufficiale fu l'asportazione della cistifellea. In realta' un primo brutto colpo alla salute malferma del piu' stabile dei presidenti arabi - cosi' si credeva allora - venne nel maggio 2009 dalla morte improvvisa del suo nipotino Mohamed, di 12 anni, figlio del piu' anziano dei due discendenti, Alaa, perla degli occhi del nonno, che se ne ando' in 48 ore per una malattia mai definita e per la quale a nulla valsero gli sforzi dei medici di Parigi dove era stato trasferito d'urgenza. Ma come in ogni storia di potenti che si rispetti, a contribuire alla malattia che si dice stia spegnendo il potente dignitario egiziano, hanno forse contribuito - a leggere giornali anche prestigiosi come Al Ahram - contrasti familiari delle ultime ore.

In particolare un litigio molto violento tra lo stesso Alaa e il figlio minore, Gamal, 47 anni, molto piu' noto perche' a lungo proposto da stampa e tv come possibile successore del padre. Pur non essendo neanche lui esente da coinvolgimenti affaristici, il primo avrebbe accusato il piu' giovane di aver provocato il crollo della presidenza paterna introducendo nel potere sempre piu' frequentemente uomini d'affari suoi amici, assetati di potere e di soldi. Inoltre Gamal sarebbe anche riuscito ad imporre la propria linea su un 'brain trust', creato nelle ore dell'emergenza dal rais con due suoi fedelissimi, il vicepresidente Omar Suleiman, ed il suo capo di gabinetto Zakaria Azmy: il giovane Mubarak, non rendendosi conto con precisione della portata degli eventi di piazza Tahrir, avrebbe orientato l'ultima dichiarazione del padre con toni che hanno fatto inferocire i manifestanti fino a farli marciare verso il palazzo. Che la corruzione di cui Alaa avrebbe accusato gli amici di Gamal sia credibile lo confermano ora le richieste delle attuali autorita' egiziane ai governi di Londra e di Berlino di congelare nelle loro banche i capitali di un imprecisato numero di uomini d'affari ed ex dirigenti politici del Cairo.

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