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Contro il golpe dei puritani robespierristi giacobini

Ferrara 12 febbraio milano

La manifestazione di sabato 12 febbraio al teatro Dal Verme di Milano, “in mutande ma vivi”, in stile fogliante, poteva organizzarla solo quel genio di Giuliano Ferrara con il suo Foglio quotidiano. Contro una minoranza etica di intransigenti robespierristi giacobini puritani che vuole guidare l'Italia per ripulirla dal berlusconismo. E siccome io non mi sento di essere antropologicamente minorato perché da una vita voto destra, allora non ho voluto mancare all'appuntamento milanese.

Con magnifica sprezzatura, e un certo coraggio, hanno partecipato Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera di puro ceppo liberale ed ex direttore di quel giornale, il tosto direttore del Giornale Alessandro Sallusti, la grandissima Iva Zanicchi a nome di tutti quelli che non prendono ordini da Berlusconi ma difendono l’Italia dal progetto di scardinare il berlusconismo con ogni mezzo per mettere al suo posto un civismo minacciosamente illiberale. E poi Pietrangelo Buttafuoco, un po’ il nostro Saviano; Assuntina Morresi, cattolica e beghina e per questo avulsa dal moralismo protestante; Camillo Langone a difesa di una erotomania intrisa di tradizione e senso del peccato; e molti, moltissimi altri.

La frase per presentare la mattinata era: Una repubblica puritana è illiberale e antidemocratica. Basta con il buco della serratura. In mutande ma vivi.

Ferrara con il libro di Kant.

Molti hanno visto la manifestazione del teatro Dal Verme come contraltare  a quella fatta, sabato scorso dagli azionisti e compagni del PalaSharp di Milano,  infatti Ferrara inizia proprio con un filmato riguardante quella manifestazione: il discorso del giovane tredicenne, definendo il gesto come un puro esempio di puritanesimo pedofobico, voluto da chi vuole una repubblica della virtù, del dispotismo etico, che ha un solo modo per realizzarlo, quello di inculcare l'odio politico fin dalla più tenera età. Tra l'altro quello che si fa spesso nella scuola pubblica italiana.  E' una vergogna, ha urlato Ferrarra.

Giulianone ha pensato a tutto anche alla coreografia un po' osé come le file di mutande, colorate e multiformi, stese sul palco del teatro Dal Verme di Milano. Alla vigilia qualcuno prevedeva un flop per la manifestazione, invece è stato un gran successo. “Faceva un certo effetto vedere il teatro da 1500 posti riempito come un uovo davanti a quel palco con centocinquanta mutande colorate stese su tre fili da bucato. Ma il vero spettacolo - scrive Camilla Conti su Il Tempo - è andato in scena fuori il Dal Verme, a due passi da Piazza Affari, dove si è ritrovata l'"altra Milano" che non è riuscita a entrare in sala e si è dovuta accontentare di sentire gli interventi dai due altoparlanti sistemati in strada. Gente normale, mamme con bambini, tante donne”.

Gente poco abituata a scendere in piazza, ma che ha voluto rispondere alla “crociata puritana e giacobina” degli Eco, dei Saviano e degli Zagrebelsky. “Lo scriva che siamo qui per salvare il Cavaliere e l'Italia tutta dal golpe morale orchestrato dal partito dei pm militanti”, dice un signore con i capelli imbiancati. Non se ne può più di essere visti dalla sinistra, come un popolo bue, antropologicamente minorato, una massa di ignoranti che non leggono i giornali e che si fa ammaliare dalle tv di Berlusconi. Era questo in sintesi il ragionamento della gente davanti al teatro, rimasta in piedi per oltre due ore ad ascoltare interessata gli interventi degli oratori, era lì per manifestare il proprio sdegno contro chi sa solo semplicemente odiare invece di fare politica. Io ero lì ed ho ascoltato con le mie orecchie, diverse interviste dei vari cronisti che cercavano magari di carpire qualcosa di contraddittorio per screditare i manifestanti. Tra questi non potevano mancare, quelli di Annozero, e di Ballarò, che per la loro consolidata faziosità, si sono buscati qualche invettiva.

Ferrara gli oratori al dalverme

E' tutto fuorché un raduno di intellettuali. Per molti è il giorno della riscossa, del ritrovato orgoglio, della gente comune, che non si vergogna di difendere Silvio Berlusconi, denunciando il falso moralismo dei robespierristi di turno.

Ferrara parte addirittura da Emanuele Kant per sbertucciare l'opposizione: “Vi leggo un brano del filosofo tedesco, quello che Umberto Eco legge ma non capisce, o forse legge Eva Kant”. Piero Ostellino se la prende con il direttore di Repubblica Ezio Mauro: “C'è una truffa sociologica in quello che scrive, l'eticizzazione della politica è la divisione dell'Italia in buoni e cattivi, con tutti i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Ma non è così, il mondo è pieno di grigi. Solo che a sinistra parlano come se fossero dei preti, dei Savonarola, non come intellettuali laici”. Assuntina Morresi denuncia un modo indecente di difendere la decenza, e la rivendicazione del diritto a rispondere dei comportamenti privati non davanti a un erede dell’Inquisizione spagnola ma alla propria coscienza, e semmai al confessore.

Lo scrittore Camillo Langone cita i re biblici poligami Davide e Salomone: “Se Dio ha fatto nascere suo figlio da una catena di re porci, adulteri e omicidi una ragione c’è e devo rispettarla”. Iva Zanicchi, anticomunista dalla nascita, rivela invece di aver approfittato del Pci: “Ho fatto 500 feste dell’Unità e con quei soldi mi sono costruita una bellissima villa in Brianza”.

Conclude Giuliano Ferrara, ( Gli interventi si possono ascoltare e vedere sul sito de Il Foglio quotidiano) e siamo al dunque: “Berlusconi ha commesso degli errori, d’altra parte noi non siamo perfettini, ma siamo uniti contro il modo disgustoso e illiberale di voler abbattere il premier con ogni mezzo. Fallita la spallata finiana, non resta che un intervento fuori dalla Costituzione, proposto proprio da chi eleva la Carta a totem intoccabile: azione svolta, afferma Ferrara, “dalla procura di Milano tramite un golpe morale, dove l’obbligatorietà dell’azione penale è usata per pedinare, origliare, incastrare. L’errore della telefonata folle e improvvida in questura viene trasformato in crociata puritana perché la debolezza festaiola del Cav può condurlo alla rovina”.(S. Filippi, Tutti in mutande con Ferrara, 13.2.2011 Il Giornale).

Come reagire a tutto questo? Non con “sbiaditi atti censori”, come quello proposto in Rai; Ferrara si rivolge al presidente in un crescendo di applausi: “Presidente Berlusconi, lei deve fare il capo dell’Italia, approvare le riforme, tagliare le tasse, rilanciare l’economia. Usi le sue tre tv in modo creativo, valorizzi i giovani liberi, favorisca tanti giornali come il Foglio. E vada di nuovo in televisione, si impegni nel contraddittorio, basta con queste cose ingessate in cui sembra Breznev. Lei è un uomo di fantasia, ricco, fuori protocollo, ha grinta, animo e coraggio. Deve tornare quello del ’94, libertario, capace, straordinario”. (Ibidem).

 

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