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Domenica, 05 Dicembre 2021

I piccoli comuni: una risorsa per il Paese

Spesso definiti come “Italia minore”, i comuni con meno di 5.000 abitanti rappresentano in realtà oltre il 70% dei municipi italiani. Per questa ragione, e in virtù dell’importanza dei provvedimenti che in questi giorni stanno investendo tali realtà del territorio nazionale, l’Associazione Borghi Autentici d’Italia ha preso posizione ufficialmente e ha indicato le proprie ragioni e quelle dei propri membri, partendo dall’assunto che si tratta di “un patrimonio ‘in via di estinzione’ che deve essere difeso dall'erosione identitaria insita in ogni riforma che vuole modificare il delicato equilibrio presente”. Dichiara nel dettaglio l’Associazione: “Ci riferiamo in particolare a quell'insieme di saper fare creativo costituito da Amministratori e comunità, in grado il più delle volte, di dare risposte concrete alle esigenze reali del territorio, inventando soluzioni innovative che spesso la dimensione nazionale non riesce a far emergere con iniziative politiche dalla “P” maiuscola. Si tratta delle realtà che spesso sono le più marginali e in difficoltà, che non vogliono cedere alla deriva del degrado e della desolazione; che tentano anch’essi caparbiamente, giorno dopo giorno, di mantenere condizioni di vita dignitose e di alimentare le speranze di un futuro migliore, soprattutto per le giovani generazioni.

Sono quei Comuni che stanno vedendo anno dopo anno lentamente svanire le risorse economiche a loro disposizione, ma che tuttavia si danno da fare per rappresentare in maniera efficiente quel che resta dell'idea di Stato, mantenendo in vita servizi e funzioni necessarie per far sentire i cittadini meno soli e la “cosa pubblica” degna di tale nome.

Essi rappresentano una garanzia di tutela del nostro territorio, mantenendo viva la piccola agricoltura e dando ossigeno agli antichi mestieri, valorizzando prodotti straordinari, agevolando il recupero delle vecchie abitazioni e favorendo lo sviluppo di iniziative innovative per la riduzione delle emissioni e la produzione di energie rinnovabili. Sperimentando forme nuove ed efficaci di integrazione, basata sulla conoscenza reciproca e sul lavoro fianco a fianco, con la volontà di superare i localismi, questi piccoli Comuni combattono lo spopolamento del territorio facendo scelte difficili ma orientate dalla qualità, una qualità che vogliono condividere anche con i cittadini delle aree urbane.

Sono loro che, costretti ad uscire dalla logica produttiva che ha sempre visto la ruralità come sede delle produzioni primarie, stanno reinventando la soft economy, affiancando modernità e tradizione, differenziando le attività umane in maniera creativa per contrastare la perdita di reddito portata dalle grandi produzioni. La natura fortemente qualitativa delle economie di questi piccoli Comuni, che fa leva sulla ricchezza delle risorse e delle materie prime, rappresenta il naturale punto di equilibrio tra contesto umano e territorio; è sede di una naturale sostenibilità che ha ancora molto da insegnare ai governi centrali di molti stati.

Tutto questo grazie ad un patrimonio fatto di Sindaci, Amministratori e cittadini straordinariamente impegnati, che ogni giorno sono al servizio della comunità; amministrando le loro piccole città con passione e pazienza, facendo tesoro di quelle relazioni umane che rappresentano la base legittima del loro ruolo che oggi rischia di perdere senso se scavalcata dall'autoritarismo di una riforma che viene solo dall'alto”.

La conclusione, che traccia un orizzonte futuro, possibile e immediato, è molto chiara:

“I piccoli Comuni sono stati e sono ancora disponibili, secondo le loro condizioni e possibilità, a partecipare al risanamento, al riequilibrio finanziario e all'efficienza dello Stato italiano, a patto che le scelte siano fatte e le strategie tracciate attraverso filiere istituzionali che valorizzino la partecipazione e che siano propense ad ascoltarle.

I piccoli Comuni, dunque, vogliono fare la loro parte per l'efficienza delle istituzioni, per ridurre gli sprechi e per aumentare la qualità dei servizi ai cittadini e, in questo contesto, sono pronti a discutere di aggregazioni efficienti di servizi e di funzioni, nell'ottica di preservare e migliorare la gestione del territorio.

I piccoli Comuni ‘non sono uffici decentrati di qualche Ministero’ (che si chiudono o si aprono con un banale atto amministrativo), essi sono ‘comunità di donne e di uomini con un patrimonio identitario e di risorse straordinario, che desiderano mettere a disposizione di tutti gli italiani’ ”.

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