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Giovedì, 04 Marzo 2021

Cir, Fininvest ha pagato

Cir ha ricevuto da Fininvest il pagamento dell'importo di 564,2 milioni di euro, liquidato dalla Corte d'Appello di Milano con sentenza depositata in data 9 luglio 2011, quale risarcimento del danno causato a Cir dalla vicenda del Lodo Mondadori. Lo ha reso noto la stessa Cir in una nota nella quale la società precisa anche che l'importo è comprensivo di spese legali e interessi dal 3 ottobre 2009.

Cir e i propri legali, Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, "preso atto - si legge nella nota - dell'intenzione di Fininvest di presentare ricorso in Cassazione, sono pienamente fiduciosi che le buone ragioni della società, già riconosciute da una sentenza penale passata in giudicato e da due gradi di giudizio civile, troveranno in tale sede ulteriore e definitivo riconoscimento".

Poche ripercussioni in Piazza Affari: il titolo Cir, sul quale comunque si è registrata una discreta corrente di acquisti in concomitanza con l’annuncio dell’avvenuto pagamento, ondeggia attorno alla parità (+0,12% a 1,659 euro) mentre Mediaset, debole fin dal mattino, cede il 2,88% a quota 3,036 . Senza grandi spunti anche gli scambi: al momento sono passate di mano circa un milione di azioni Cir contro una media quotidiana dell’ultimo mese di Borsa di 1,6 milioni di pezzi e circa 4 milioni di azioni Mediaset contro 8,3 milioni di media per seduta.

La sentenza relativa al cosiddetto Lodo Mondadori, dopo la quale Fininvest ha pagato proprio oggi oltre 560 milioni di euro alla Cir, rappresenta un "esproprio" con cui vengono attaccate "le aziende per attaccare mio padre". Lo ha ribadito in un’intervista al settimanale Oggi, la presidente di Fininvest, Marina Berlusconi. "Di fronte a un esproprio come questo non si tratta più di pensare se ci siano o meno pericoli concreti per le aziende del gruppo. Perché non stiamo più parlando di pericoli o rischi, purtroppo. Stiamo parlando di fatti, di danni sicuri e di certezze: si attaccano le aziende per attaccare mio padre", ha spiegato, rimarcando come le sembri "vergognoso fingere di non vedere questo". Per la figlia del manager, la sentenza ha una gravità "incredibile" e condanna la Fininvest a finanziare "proprio l’editore del gruppo che si è dato la missione quotidiana di cancellare mio padre dalla scena politica di questo Paese". Nonostante questo, ha aggiunto la primogenita del Cavaliere, che ha ribadito la propria fiducia nella magistratura e la convinzione che alla fine "ci verrà resa giustizia", «le nostre aziende sono ben gestite e possono contare su una situazione economica e finanziaria solida. Faremo fronte anche a questo ultimo attacco, sia pure a caro, carissimo prezzo

il giudice Raimondo Mesiano aveva condannato Fininvest in primo grado a versare a Cir un risarcimento di 750 milioni di euro per "danno patrimoniale da perdita di chance di un giudizio imparziale". Oggi i giudici hanno invece stabilito che Cir "subì un danno immediato e diretto" dalla sentenza con cui i giudici della Corte d'Appello di Roma, presieduta da Metta, stabilirono che il 'lodo Mondadori' era nullo.

La consulenza tecnica d'ufficio sulle variazioni del valore delle azioni, la mancata valutazione da parte del giudice di primo grado del pacchetto azionario dell'Espresso acquistato da Cir ai tempi della 'guerra di Segrate' e il mancato riconoscimento del danno di immagine alla holding di De Benedetti: sono questi alcuni dei punti che hanno determinato lo 'sconto' di 190 milioni.

"Soddisfazione" è stata espressa da Cir a commento della sentenza, un dispositivo che "riguarda una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all'attualità politica" e che "conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori ci fu sottratta mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell'interesse di Fininvest". La nota della holding di De Benedetti sottlinea il passaggio in cui "si riconosce che, corrompendo il giudice Metta, Fininvest tolse a Cir non la semplice chance di vincere nel 1991 la causa sul controllo del gruppo Mondadori-Espresso, ma la privò senz'altro di una vittoria che, senza la corruzione giudiziaria, sarebbe stata certa".

La sentenza di secondo grado "sgomenta e lascia senza parole", secondo il presidente Fininvest, Marina Berlusconi, e rappresenta "l'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico". Il numero uno del colosso di Milano ha fatto sapere che "già in queste ore i legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione". Il risarcimento per 560 milioni di euro è "una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori", ha aggiunto.

I termini per il ricorso in Cassazione scattano dal giorno della notifica da parte di Cir a Fininvest del provvedimento dei giudici milanesi. Per depositarlo c'è tempo almeno due mesi, a causa dell'interruzione estiva dell'attività giudiziaria. Ma il semplice deposito, recita il codice di procedura civile, "non sospende l'esecuzione della sentenza". Contestualmente al ricorso in Cassazione, però, Fininvest può ancora fare istanza ai giudici di secondo grado per chiedere di sospendere l'esecuzione, qualora ritenesse che da essa "possa derivare un grave e irreparabile danno".
L'inchiesta avviata dalla procura di Milano aveva preso spunto nel pieno di Tangentopoli: un testimone aveva parlato di 'mazzette' pagate dalla Fininvest ai giudici romani che nel 1991 avevano emesso sentenza d'appello sfavorevole a Carlo De Benedetti nella cosiddetta 'battaglia di Segrate'. Era quello l'anno in cui Silvio Berlusconi sembrava aver ripreso il controllo della Mondadori, perso 12 mesi prima, quando De Benedetti aveva ottenuto un 'lodo' arbitrale (da qui, appunto, il nome di 'lodo Mondadori' alla vicenda) che gli dava il 50,3 per cento del capitale ordinario Mondadori. Gli arbitri decidevano così sulla controversia nata dopo che l'altro azionista di riferimento della casa editrice, la famiglia Formenton, nonostante la precedente 'promessa' di vendere le proprie quote a Cir, si era poi accordato con Berlusconi.

Nell'aprile 2001 Fininvest e Cir-De Benedetti raggiungono un accordo che, nella sostanza, attribuisce la proprietà della 'vecchia' Mondadori e di Panorama a Berlusconi, e quella dello scorporato gruppo Repubblica-Espresso a Cir-De Benedetti. Le indagini ipotizzavano che la sentenza d'appello del 1991 fosse stato 'comprata', corrompendo il giudice Metta con almeno 400 milioni di lire provenienti dai conti esteri di Fininvest.

Nel 2001 era arrivata l'assoluzione per tutti, perché "il fatto non sussiste", ma non era mancata l'impugnazione da parte della procura. Mentre nel novembre dello stesso anno Silvio Berlusconi veniva prosciolto per prescrizione in modo irrevocabile, sei anni dopo sarebbe arrivato il bilancio finale per gli altri: le condanne definitive. Nell'aprile del 2004 si avvia la causa civile che il 3 ottobre del 2009 è arrivata al giudizio di primo grado. Cir "ha diritto", ha stabilito il giudice Mesiano, al risarcimento da parte di Fininvest "del danno patrimoniale da perdita di 'chance' di un giudizio imparziale". La cifra quantificata: 749 milioni 995 mila euro circa, da cui sono escluse le spese del giudizio e gli onorari, due milioni di euro circa.

Dopo il ricorso di Fininvest, la sentenza è rimasta 'congelata' fino all'appello con una fideiussione bancaria da 806 milioni di euro. Nel settembre 2010 intanto sono arrivate le conclusioni di un pool di esperti che i magistrati avevano nominato per valutare "se e quali variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le parti siano intervenuti tra il giugno del 1990 e l'aprile del 1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e di evoluzione dei mercati dei settori di riferimento". Pur stabilendo che il danno alla holding della famiglia De Benedetti esisteva, la quantificazione era minore a quella del tribunale. Per questa sentenza Silvio Berlusconi non aveva nascosto preoccupazione.

Infine la polemica sulla norma salva Finivest che è stata introdotta nell'ultima manovra finanziaria, per congelare l'effetto delle sentenze di questo tipo (superiori ai 20 milioni di euro) fino alla pronuncia della Cassazione. Dopo la sua eliminazione in seguito alle fortissime polemiche sorte, Berlusconi non ha escluso che questa norma possa essere reintrodotta durante l'iter parlamentare.
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