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Domenica, 24 Ottobre 2021

Atene, salvataggio o defalut?

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A poco più di dieci anni dalla nascita dell'euro i leader dei 17 Paesi dell'eurozona si riuniscono oggi a Bruxelles per un summit difficile e determinante non solo per la Grecia, ma anche per bloccare il rischio di contagio ad altri Paesi e per il futuro della moneta unica europea. Nella notte la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo sette ore di colloqui che hanno visto l'intervento anche del presidente della Bce Jean-Claude Trichet, hanno definito una 'posizione comune' con cui presentarsi al summit. Oggi la Merkel incontrerà il premier greco, George Papandreou proprio prima dell'inizio del vertice. Nulla è finora trapelato sui contenuti dell'intesa franco-tedesca e tra gli addetti ai lavori è opinione diffusa che dietro a tanta riservatezza si nascondano le difficoltà che devono ancora essere superate dall'insieme dei partner prima di poter parlare di un vero e proprio accordo. Sui problemi ancora aperti stanno lavorando gli 'sherpa' dei leader in attesa che i capi di Stato e di governo dei Paesi dell'eurozona arrivino, intorno alle 13, al Justus Lipsius, il palazzo dove ha sede il Consiglio Europeo. Alla riunione partecipano anche il nuovo direttore generale dell'Fmi Christine Lagarde e il presidente della Bce. "E' necessario trovare una soluzione oggi", ha sottolineato al suo arrivo il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, il quale ha gettato acqua sui fuoco osservando che "non è in pericolo l'euro", perché "é un problema greco". Per Juncker occorre comunque fare tutto il possibile per evitare un default selettivo. Uno dei principali nodi da sciogliere è la definizione delle modalità di partecipazione dei privati, ovvero delle banche, al secondo piano di salvataggio della Grecia. Fonti franco-tedesche e lo stesso Juncker hanno al momento escluso che ciò possa avvenire attraverso l'imposizione di una tassa 'ad hoc' sugli istituti di credito.
E' in corso a Bruxelles il vertice europeo straordinario per il salvataggio della Grecia, per bloccare il rischio di contagio ad altri Paesi e per il futuro della moneta unica europea. Nella notte la cancelliera Merkel e il presidente francese Sarkozy, hanno definito una 'posizione comune' ma nulla è finora trapelato sui contenuti.

Il presidente stabile della Ue Herman van Rompuy ha aperto con un mezz'ora di ritardo i lavori del vertice straordinario dei leader della zona dell'euro dal quale è attesa una decisione sul secondo piano di aiuti per la Grecia, per evitare il rischio di contagio ad altri paesi. Il vertice si è aperto prima dell'arrivo del premier Silvio Berlusconi. Sul tavolo dei leader ci sono tre diverse opzioni per il salvataggio di Atene che puntano tutte ad alleggerire il volume del debito greco, che ha superato i 350 miliardi di euro. I negoziati delle ultime ore - ripresi stamattina sulla base dei risultati dei colloqui di ieri sera tra la Francia e la Germania, ai quali ha partecipato anche il presidente della Bce Jean-Claude Trichet - hanno permesso di giungere ad un piano che considera anche la possibilità di un "default selettivo temporale". Un'ipotesi che finora è stata contrastata con forza dalla Banca centrale europea. Nel piano franco-tedesco, gli Stati della zona dell'euro si impegnano a fornire alla Bce le garanzie necessarie, al posto della Grecia, qualora le agenzie di rating dovessero classificare una parte del debito greco in default selettivo e parziale.

Borse europee in calo avvicinandosi a metà seduta, con gli operatori che guardano al vertice Ue di Bruxelles sulla crisi greca con dirette ripercussioni sullo stato dell'euro. Attesa anche per i dati macroeconomici Usa, con le nuove richieste di disoccupazione che usciranno nel primo pomeriggio. L'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cede lo 0,70%, ma molti mercati fanno peggio, come Milano appesantito dalle banche e Stoccolma che paga il nuovo scivolone di Ericsson (-8,96%). Sulla parità la piazza azionaria di Atene (+0,15%). Deboli i titoli hi tech, quelli delle materie prime, dell'auto e gli industriali. In diverse direzioni i bancari: male gli italiani (Unicredit -2,79%, Banco popolare -2,73%), generalmente bene i gruppi greci, in leggera crescita Commerzbank e Barclays, che salgono dello 0,68% e dello 0,65%. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,87% - Parigi -0,93% - Francoforte -0,88% - Madrid -0,51% - Amsterdam -0,65% - Stoccolma -2,19% - Zurigo -0,65%.

Rimangono nervose le Borse europee (ora tutte attorno alla parità tranne Stoccolma ancora debole), e così si muove anche Piazza Affari, dove la corrente di vendite della tarda mattinata è quasi completamente scomparsa: l'indice Ftse Mib segna una perdita dello 0,12%, l'Ftse All Share un ribasso dello 0,18%. Sono sempre i titoli bancari a indirizzare la seduta: Monte dei Paschi cresce del 2,08%, Intesa SanPaolo dell'1,64% e anche Unicredit si muove sopra la parità (+0,24%). In negativo Generali (-0,82%) mentre Fondiaria Sai cede il 2,13% ed è il peggior titolo del listino principale nel giorno della riunione del suo consiglio di amministrazione. Debole Fiat, in perdita dell'1,73% in scia al calo degli automobilistici in Europa.
Le difficolta in Grecia provvocano anche questa questione :
“Le arroganti dichiarazioni di Erdogan rivelano le vere intenzioni della Turchia. Fino a ieri la propaganda turca sosteneva che voleva risolvere la questione di Cipro il più presto possibile. Ora il premier turco si è concesso queste dichiarazioni provocatorie che danno la misura dei problemi
che l’atteggiamento turco crea nei nostri sforzi per risolvere la questione di Cipro”.
Con queste parole il Presidente della Repubblica di Cipro Demetris Christofias ha commentato le dichiarazioni del premier turco Recep Tayyip Erdogan durante la sua visita non autorizzata nei territori di Cipro sotto occupazione militare turca. La visita di Erdogan avveniva nell’ambito
dei “festeggiamenti” organizzati dal regime di occupazione in occasione dell’anniversario Nel suo discorso, Erdogan si è permesso di rivolgere esplicite minacce verso l’Unione Europea.
Ha avvertito infatti che bloccherà i negoziati per l’adesione durante la presidenza di turno della Repubblica di Cipro, nel secondo semestre del 2012. E questo perchè egli ritiene “degradante sedere sullo stesso tavolo non loro”.
Erdogan ha riproposto con forza la nota teoria turca dei “due stati” a Cipro: “Non esiste un paese chiamato Cipro”, ha sostenuto, ma solo quella che i turchi chiamano ’”amministrazione greco-cipriota” e lo stato fantoccio creato e promosso dalle baionette turche nei territori occupati.
Proprio in base a questa teoria dei “due stati”, Erdogan ha rivelato di non ritenere più valida la base concordata tra le due comunità per la riunificazione, cioè una federazione bizonale e bicomunitaria: “Per noi risolvere la questione di Cipro significa una partnership tra due stati”, ha
detto. Ma anche in questo caso, “non ci sarà alcun ritorno alla comunità greco-cipriota delle città di Si ricorda che la risoluzione 550/84 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esige il ritorno immediato della città di Famagosta agli abitanti legittimi cacciati dagli invasori turchi nel 1974.
Erdogan ha anche abbandonato la precedente retorica riguardante la presunta “protezione” fornita dall’esercito turco ai turco-ciprioti. La presenza della Turchia a Cipro è stata ora evocata nel nome dell’eredità ottomana e degli interessi geopolitici ed economici di Ankara sulle riserve energetiche nei fondali dell’isola: “Chi ritiene di poter fare anche un solo passo sulla questione del gas naturale nel Mediterraneo orientale ignorando la Turchia, può anche scordarselo”, ha tuonato. Durante i cosiddetti “festeggiamenti” si sono svolte manifestazioni di forze politiche e sindacali turco-cipriote che chiedevano la fine dell’occupazione militare e della massiccia importazione di coloni turchi nei territori occupati. I manifestanti innalzavano cartelli che accusavano Ankara di “fascismo” e di “imperialismo” e sono stati duramente repressi dalle forze speciali dell’esercito turco e dagli agenti del regime di occupazione. Tra i tanti manifestanti malmenati e feriti, c’era anche Il presidente del sindacato degli impiegati civili Ahmet Kaptan.
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