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Pedofilia: Social networks più sicuri, peggiora Facebook

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Benedetto XVI, ricevendo il 28 febbraio scorso i partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, ha avvertito come «le nuove tecnologie non solamente cambiano il modo di comunicare, ma stanno operando una vasta trasformazione culturale». Infatti, ha aggiunto il Papa, «il pensiero e la relazione avvengono sempre nella modalità del linguaggio, inteso naturalmente in senso lato, non solo verbale. Il linguaggio non è un semplice rivestimento intercambiabile e provvisorio di concetti, ma il contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole. L’uomo, dunque, non solo "usa" ma, in certo senso, "abita" il linguaggio».

Dallo scorso mese di febbraio, il linguaggio nel quale “abitano” quotidianamente decine di milioni di giovani, quello cioè veicolato dal più diffuso dei social networks, Facebook, si sta compromettendo associandosi ad una delle peggiori campagne omosessualiste in corso nel mondo. Dopo che una ventina di Paesi occidentali ha già legittimato nelle proprie legislazioni il c.d. “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, infatti, il management che gestisce Facebook ha ritenuto di “aggiornare” ideologicamente le opzioni del profilo-utenti riguardanti lo stato civile e “sentimentale” dei suoi utenti, che già adesso appaiono molto discutibili. Attualmente, chi si iscrive al social network può auto-definirsi anche “single”, impegnato in una “relazione complicata” oppure caratterizzato da una “relazione aperta”. Con la novità filo-omosessualista, tali opzioni annoverano anche il coinvolgimento e l’auto-rappresentazione dell’utente in una “unione civile” oppure in una “partnership domestica”. In Italia per fortuna bisognerà aspettare ancora prima che tali opzioni siano rese disponibili perché, la decisione dei gestori di Facebook riguarda per il momento “solo” gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Regno Unito e la Francia.

Ricordiamo che, grazie alla pluriennale campagna omosessualista condotta dai media internazionali, oltre ai 10 Paesi che hanno introdotto a pieno titolo il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso nel loro ordinamento (Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Canada, Africa del Sud, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda e Argentina), si sono aggiunti negli ultimi anni, buona parte degli Stati degli Stati Uniti e parte del Messico, che autorizzano appunto le “unioni gay” solo su una parte del loro territorio, e molti di quei Paesi che hanno adottato legislazioni sulle c.d. unioni civili con diritti più o meno estesi concessi agli omosessuali che convivono (Danimarca, Francia, Germania, Finlandia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svizzera, Uruguay e Colombia).

Con Facebook la legittimazione culturale delle unioni civili e delle coppie di ogni tipo arriva quindi a circa 600 milioni di utenti. L’aggiornamento delle opzioni introdotto dal social network è stato accolto con grande favore dalle organizzazioni omosessualiste come la “Gay & Lesbian Alliance Against Defamation” (Glaad). “Oggi – ha dichiarato infatti Jarrett Barrios, presidente della Glaad – Facebook ha lanciato un messaggio chiaro in favore delle coppie omosessuali rivolto agli utenti di tutto il mondo”. Le nuove due opzioni, ha spiegato dal canto suo Andrew Noyes, manager di Facebook, sarebbero state molto richieste dagli utenti, “e noi vogliamo offrire una possibilità a tutte le persone che desiderano comunicare in modo genuino e trasparente la loro relazione anche su Facebook”.

Nel suo Messaggio per la XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dedicato a Internet e in particolare al fenomeno dei social network, Benedetto XVI non ha proposto né un rifiuto né un giudizio aprioristicamente negativo nei confronti delle grandi trasformazioni indotte dalla “cultura digitale”. Il Papa del resto contesta quello che i sociologi chiamano determinismo tecnologico, l'idea cioè che gli aspetti negativi della società derivino necessariamente e obbligatoriamente dalla tecnologia. Notizie come quella della manipolazione, ad opera delle lobbies omosessualiste, del più grande social network del mondo, dovrebbero comunque mettere in guardia da certo ottimismo ingenuo, che si scorge talvolta anche in ambienti cattolici e nella pastorale giovanile.

Ecco un ulteriore esempio che a mio avviso conferma quanto appena esposto. Lo traggo dall’ultimo rapporto sulla pedofilia e pedopornografia online realizzato da “Meter Onlus”, presentato il 16 marzo scorso a Roma nella sede della Sala Stampa Vaticana, consultabile sul sito di tale benemerita associazione, fondata da don Fortunato Di Noto (cfr. www.associazionemeter.org; per ulteriori informazioni: v. il numero verde nazionale, 800.455.270). Nel suddetto ReportMeter” (nome che sta a significare grembo, fonte di vita e, in senso lato, accoglienza, protezione, accompagnamento) che presenta dati relativi a 13.766 i siti web, social network, servizi di scambio file foto/video ed indirizzi e mail segnalati con contenuto pedofilo (nel 2009 erano stati 7.240) risulta che, tra i network più “gettonati” dai pederasti, al terzo posto si posiziona Facebook, che nello scorso anno è giunto a raddoppiare le segnalazioni di contenuti pedopornografici (da quota 20 a 42), presenti nei suoi domini.

E’ pur vero che tale “maglia nera” può essere presentata “asetticamente” come il frutto della malattia psichica o della perversione morale che affligge i suoi utenti, che operano teoricamente in autonomia senza investire la responsabilità del social network. Che comunque si presenta perlomeno tollerante, se su altre questioni “politicamente scorrette”, come ad esempio la xenofobia, il razzismo o la c.d. “omofobia”, la sua vigilanza e, diciamolo pure, la repressione dimostrata dai suoi gestori nel passato è stata molto energica, con la cancellazione capillare e subitanea dei profili degli autori di questi post (o “inserimenti”) giudicati inammissibili.

Facebook è certamente utilizzato anche da persone per bene, si pensi ad esempio ai promotori della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), in programma ad agosto prossimo a Madrid che, a fronte dello scarso sostegno finora ricevuto da Governo, regione e comune di Madrid, i quali hanno messo a disposizione della manifestazione un budget limitatissimo, stanno compensando con le nuove tecnologie la mancanza di mezzi per diffondere contenuti ed agevolare adesioni (sono arrivati a 250.000 gli iscritti alla GMG su Facebook, che dialogano fra loro e cliccano sulle varie caselle per segnalare preferenze e fare proposte). Oppure all’utilità che sta avendo il social network per gli organizzatori della visita di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito, i quali hanno lanciato, attraverso la pagina Facebook creata sulla visita papale, una campagna video per esortare i giovani a rispondere all'invito del Pontefice a partecipare alla stessa GMG di Madrid (cfr. www.facebook.com/papalvisit).

Se però l’impegno maggiore del management di questo social network risulta sempre più orientato a negare, o comunque a non ostacolare, quelli che Benedetto XVI ha definito i “principi non negoziabili”, cioè «il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme» (Esortazione Apostolica Postsinodale“Sacramentum Caritatis, del 22 febbraio 2007, n. 83), non sarà il caso che i cattolici utilizzino altri tipi di social network per promuovere le iniziative ed il Magistero dello stesso Papa? Oppure si “accontentino” delle opportunità, comunque non irrilevanti, del semplice Web?

 

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