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Domenica, 29 Novembre 2020

Napolitano incontra la Stampa Estera

Quirinale 002Napolitano con il nostro giornalista Giorgio Lambrinopulos


Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrando la stampa estera,- presente il Corriere del Sud - ha detto oggi che in Italia c'è un «eccesso di partigianeria politica». Una hyperpartisanship, ha detto il capo dello Stato, che attraversa istituzioni e forze politiche, quando invece i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità si sono dimostrati «al di sopra delle attese», perchè le celebrazioni hanno coinvolto tutti, al di là di convinzioni e schieramenti politici. Le critiche fatte da Napolitano hanno trovato in giornata una eco nelle parole del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che oggi ha parlato di una politica inguardabile, noiosa e ridotta a litigio perenne di cui la gente, stanca di vivere nella rissa, si sta disamorando.

Il presidente della stampa estera Tobias Piller aveva poi sottolineato come nel nostro paese ogni tanto soffi un vento antieuropeista. Non è una questione solo italiana, ha risposto Napolitano, aggiungendo come «ripiegarsi su se stessi è una cosa grave, come grave è l'assenza di impegno per l'Europa. L'Ue deve saper giocare a tutto campo, deve essere un global player». Quanto ai rapporti tra il potere politico e l'informazione, il capo dello Stato avrebbe sottolineato come l'Italia sia un paese «complicato» da un punto di vista istituzionale e politico.

«Penso che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi, perché viaggiamo su pianeti diversi, non ci sono comparazioni possibili, che non siano invece arbitrarie - ha detto ancora Napolitano -Il compito del capo dello Stato è quello di rappresentare l'unità nazionale ed è completamente diverso da quello dei leader politici».
«IL MIO RUOLO E' DIVERSO» - Si è poi parlato del ruolo del Capo dello Stato nell'ordinamento costituzionale italiano. «Penso che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi, perchè viaggiamo su pianeti diversi - ha sottolineato Napolitano - , non ci sono comparazioni possibili, che non siano invece arbitrarie». Il presidente ha poi insistito sul fatto che il compito del capo dello Stato è quello di «rappresentare l'unità nazionale» ed è «completamente diverso da quello dei leader politici».
 

L'INDIRIZZO DI SALUTO INTEGRALE DEL PRESIDENTE NAPOLITANO
ALLA STAMPA ESTERA :
 

Caro dottor Piller, la ringrazio per le sue parole e attraverso lei ringrazio voi tutti che in numero così cospicuo rappresentate la
stampa estera in Italia. È una presenza importante per il nostro Paese.
Sappiamo che voi siete in qualche modo interpreti, testimoni, portavoce della realtà italiana presso un vastissimo
uditorio, presso tantissimi lettori di giornali spesso anche così autorevoli e importanti.
Vorrei innanzitutto ringraziare il dottor Piller per le espressioni che ha usato – ha interpretato, credo, il vostro pensiero, i vostri
sentimenti – parlando di rispetto e amore per l’Italia. Questa per noi è la cosa essenziale. Naturalmente non scambiamo le espressioni di opinioni critiche, che sono del tutto legittime e che spesso trovano anche obbiettivo fondamento, con manifestazioni di malanimo verso l’Italia. Una valutazione non acritica, una valutazione approfondita – come lei ha detto – non solo in bianco e nero, ma una rappresentazione articolata dei problemi, dei punti di forza e dei punti deboli dell’Italia, è qualcosa che ci arricchisce e che facilita anche – come lei diceva – lo sforzo per gettare dei ponti tra il nostro Paese e la comunità internazionale.
La ringrazio anche per gli apprezzamenti che lei ha voluto esprimere nei miei confronti. Voi sapete in quale spirito io porto
avanti il mio impegno, assolvo il mio mandato. Francamente, penso proprio che non ci sia per i politici italiani motivo di ingelosirsi per l’indice dei consensi a me rivolti, perché viaggiamo su pianeti diversi. E questo bisogna sempre averlo presente: non ci sono comparazioni possibili, comparazioni che non risultino arbitrarie.
Non si deve mai dimenticare quel che è scritto con assoluta chiarezza nel primo rigo dell’Articolo della Costituzione che regola le funzioni e il mandato del Presidente della Repubblica – l’Articolo 87 – e cioè: «il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale».
La funzione del Presidente della Repubblica è completamente diversa da quella dei leader politici, dei rappresentanti o dei dirigenti dei partiti. Lo posso dire come politico ritiratosi da tempo da ogni posizione di parte. Quindi, è normale che
si guardi al Presidente della Repubblica per questa fondamentale funzione segnata in Costituzione: egli rappresenta l’unità nazionale e cerca di mettere sempre l’accento, di porre sempre in evidenza quel che unisce gli italiani rispetto a quel che li divide. Poi, potrei augurarmi che anche i politici italiani diano un contributo nello stesso senso, mentre c’è, ed è molto forte,
l’elemento dello spirito partigiano. Ho detto qualche volta di aver trovato molto efficace il termine coniato negli Stati Uniti negli anni scorsi : hyperpartisanship. C’è veramente in Italia molto spesso un eccesso di spirito di parte, un eccesso di partigianeria, se vogliamo usare questa espressione.
Ritengo, in modo particolare, che certi livelli di consenso espressi per il Presidente della Repubblica, nella fase attuale,
vadano messi in rapporto allo sforzo in cui mi sono personalmente impegnato per le celebrazioni del 150° Anniversario. Debbo dire che queste celebrazioni hanno raggiunto una profondità e un livello di partecipazione che sono andati oltre tutte le aspettative, oltre tutte le mie stesse speranze: io avevo speranze, e convinzioni a questo proposito, mentre per la verità c’erano molte zone di reticenza o di scetticismo. Ma anche rispetto alle speranze e alla convinzioni che io avevo, la risposta è stata molto più ampia, molto più forte in tutta Italia, dovunque al Nord e al Sud, e comunque si voti. Abbiamo
visto una eccezionale adesione e sensibilità rispetto al tema dell’unità nazionale, al tema del Risorgimento e del risultato storico del Risorgimento! Ho detto anche dinanzi al Parlamento: il Risorgimento è stata una impresa storica straordinaria, per le
condizioni in cui si è svolta, per le difficoltà che ha dovuto superare e per il risultato che ha raggiunto grazie a moltissimi contributi di personalità protagoniste del moto risorgimentale che si sono caratterizzate tra loro anche molto diversamente e si sono perfino scontrate. Allora, ci fu l’esigenza, molto profondamente avvertita, di mettere l’accento su quel che univa, proprio come condizione per realizzare l’unificazione, la nascita dello Stato nazionale. Abbiamo avuto in modo particolare un grande artefice politico che è stato il Conte di Cavour, che ha saputo far confluire personalità diverse, anche portatrici di visioni diverse dell’Unità nazionale, verso l’obbiettivo comune che era quello di realizzare l’unificazione, nel 1860- ’61.
Abbiamo pensato e abbiamo messo in luce il fatto che l’unificazione non è stata decisiva soltanto per la storia d’Italia, ma è
stato un grande fatto nella storia dell’Europa moderna, dove, a metà del secolo XIX, c’erano diversi Paesi nei quali si lottava per
l’indipendenza nazionale, per conseguire risultati analoghi a quelli per cui si lottava in Italia. In effetti, l’epopea del Risorgimento e il successo che l’ha conclusa hanno ispirato la lotta per la libertà e l’indipendenza anche in altri Paesi: abbiamo avuto anche per questo stranieri che hanno partecipato all’impresa garibaldina e in generale ai moti unitari italiani, e hanno partecipato a lotte per la libertà altrove, come ad esempio in Polonia. Sarò a Varsavia in autunno in visita di Stato e mi ci recherò fra qualche giorno per il vertice dei Capi di Stato dell’Europa centrale, orientale e balcanica.
E lì vedrò il monumento dedicato a Francesco Nullo, garibaldino di Bergamo che organizzò la partecipazione così elevata di suoi
concittadini alla Spedizione dei Mille: non erano mica dei “terroni” i 180 bergamaschi sui Mille di quella spedizione … Nullo li reclutò, andò a combattere in Sicilia, fu ferito a Calatafimi, tornò a Bergamo e organizzò un’altra partenza di bergamaschi che raggiungessero le truppe di Garibaldi. Quando fu finito il Risorgimento, evidentemente non soddisfatto di come si era speso per la causa della libertà italiana, andò in Polonia a combattere per la libertà della Polonia, e lì fu ucciso in combattimento: ed è così diventato un eroe anche per i polacchi.
Partendo da questa visione dell’importantissimo peso europeo e internazionale del Risorgimento, abbiamo pensato di invitare
numerosi Capi di Stato per una cerimonia che si svolgerà il 2 giugno. Tra l’altro, voi avete letto il testo della Proclamazione del
Presidente Obama dedicata precisamente al nostro 150° Anniversario, in cui si dice come il mito garibaldino influenzò anche
l’opinione americana nel momento in cui si lottava duramente, in condizioni di guerra civile, per consolidare la Unione nata dalla rivolta delle colonie. È un bellissimo messaggio che ci fa pensare quanto sia profonda l’impronta che in modo particolare questo grande personaggio ha lasciato in diversi continenti. Come in Cile, dove ho trovato la compagnia dei Vigili del Fuoco “Giuseppe Garibaldi”, che è ancora lì con la sua bandiera, col suo nome.
Abbiamo invitato i Capi di Stato dei Paesi membri dell’Unione Europea, di quelli membri del G20, abbiamo invitato anche i Capi di
Stato dei Paesi nei quali c’è stata una forte emigrazione italiana, come naturalmente gli Stati Uniti, ma anche il Canada e, in America Latina, l’Argentina e il Brasile; e abbiamo invitato alcuni altri Paesi con i quali abbiamo rapporti particolarmente intensi di amicizia e di collaborazione. Hanno confermato la loro presenza a Roma il 2 giugno, fino a questo momento, 42 Capi di Stato: non c’è mai stato un raduno simile in Italia. Purtroppo, alcuni Capi di Stato del G20, essendo stati convocati a Parigi dal Presidente Sarkozy il 26 maggio, avranno difficoltà a tornare a New York o a Pechino per poi precipitosamente ripartire per venire a Roma; quindi, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal Vice Presidente Biden, la Cina sarà rappresentata dal nuovo Presidente designato Ping (e anche questa presenza, novità assoluta sulla scena internazionale, è una
manifestazione di particolare interesse e simpatia). Avremo molti Presidenti di Stati membri dell’Unione Europea, a cominciare dal Presidente tedesco e tutti i Presidenti dell’Europa centrale e orientale. Avremo il Presidente russo, il Presidente turco, la
Presidente argentina, il Presidente d’Israele – Stato per il quale abbiamo una radicata amicizia – e, insieme, avremo il Presidente dell’Autorità Palestinese.
Abbiamo scelto il 2 giugno, che è anche la Festa della Repubblica, perché, in definitiva, è nella Repubblica che si è
incarnata e si è radicata l’eredità del Risorgimento attraverso la ricostruzione della democrazia nel nostro Paese dopo la terribile avventura e tragedia del fascismo e sulla base della Costituzione repubblicana.
I Capi di Stato parteciperanno al mattino alla parata militare tradizionale, che quest’anno sarà strutturata diversamente: ci sarà
una forte componente di rievocazione storica nella Parata stessa. Il pomeriggio saranno qui al Quirinale per un breve concerto e un pranzo, occasione in a cui ci auguriamo di poter ricevere il contributo di un breve saluto di rappresentanti della comunità
internazionale. Vorrei citare come, tra i tanti Capi di Stato che verranno, ci sia anche il decano dei Capi di Stato, il Re di Spagna,
di formazione italiana e storico amico dell’Italia. Siamo molto contenti che il Re Juan Carlos possa essere con noi.
Non voglio evitare, dottor Piller, la questione che lei ha posto: naturalmente io non mi preoccupo molto di chi mi tira la giacca, mi pare che abbia mantenuto la linea che deve mantenere. Non ho sentito alcuna “tirata” da parte vostra…
E’ vero, c’è un problema di maggiore disponibilità, di maggiore impegno delle istituzioni italiane per facilitare il lavoro dei
corrispondenti esteri.
Certo, siamo un Paese complicato, dal punto di vista istituzionale, dal punto di vista politico. Io qualche volta cito quello
che vari decenni fa sentii dire da un ambasciatore accreditato qui: «In Italia capire la politica è molto difficile, però non ci si annoia mai».
Non so se voi facciate ancora la “dolce vita” (naturalmente niente in contrario: qualcuno dice che in Italia c’è una ondata di
eccessivo puritanesimo, e non solo in Italia, ma in Europa…).
Comunque, indipendentemente dalle vostre scelte personali e dal modo anche abbastanza sacrificato in cui dovete svolgere il vostro ruolo, bisogna mettervi nelle condizioni di farlo al meglio.
Naturalmente posso parlare solo per una istituzione: noi siamo sempre con le porte aperte e siamo pronti anche a darvi ogni
sussidio di informazione e di approfondimento che possa esservi utile.
Lei ha fatto, dottor Piller, anche una osservazione sul fatto che forse in Italia ci si sta occupando troppo di noi stessi al punto da
non sentire magari un certo vento anti-europeo. Io non credo che sia soltanto italiana questa sindrome dello inward-looking: mi pare molto presente anche in altri Paesi europei. In Francia in proposito si usa una bellissima parola, repli, per indicare il ripiegarsi su se stessi. Io temo che questa sia effettivamente una sindrome grave di classi dirigenti – non soltanto di talune nuove formazioni politiche – perché questo significa talvolta perdere il senso di un impegno comune, di un impegno condiviso come quello che deve caratterizzare la grande impresa della costruzione europea. E penso che prima ci liberiamo di illusioni e prima ci decidiamo a fare l’opera di chiarificazione necessaria per evitare che attecchiscano illusioni di autosufficienza o illusioni di ritorno a non si sa quale mitico passato, meglio è. Queste illusioni, poi, alimentano il vento anti-europeo: quasi che, essendo l’Europa certamente di fronte a sfide molto complesse nella nuova competizione mondiale e dinanzi a equilibri così radicalmente cambiati, di fronte allo spostarsi del baricentro delle relazioni economiche e anche delle relazioni
politiche e diplomatiche dall’Europa o dall’Atlantico verso il Pacifico, verso l’Asia, in un’Europa sottoposta a queste prove possa esservi l’illusione che, ripiegandosi su se stessi i Paesi europei, si possa sfuggire alle prove che ci attendono. Questo è molto pericoloso.
Comunque: io colgo questo suo riferimento come incoraggiamento per me ad insistere molto sulla necessità di una
visione non anacronistica, non illusoria, anche del ruolo degli Stati nazionali, il quale rimane importante ma deve essere in Italia concepito sempre di più anche in quei termini sanciti dalla nostra Costituzione: di volontaria limitazione della sovranità nazionale, per concorrere a fare dell’Europa unita un forte soggetto – un global player – sulla scena internazionale.

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