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Hillary Clinton a Roma

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Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton è arrivata a Roma. L'aereo speciale, un Boeing 757 è atterrato all'aeroporto militare di Ciampino a
mezzanotte e tre minuti. Ad accoglierla sotto le scalette dell'aereo, l'ambasciatore Usa in Italia, David Hoadley Thorne, e il vicecapo del
cerimoniale diplomatico della Repubblica, ministro Plenipotenziario Placido Vigo. Dopo essere stata accolta dalle personalità presenti alla scaletta
dell'aereo, Hillary Clinton, soprabito nero sotto cui spiccava una camicetta rossa, ha preso posto subito dopo su di una vettura blindata. Scortata da altre 9 automobili con a bordo agenti speciali Usa, ha lasciato a mezzanotte e venti lo scalo di Ciampino diretta in un hotel del centro della Capitale. Oggi il Segretario di stato prenderà parte alla Farnesina, alla riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia che sarà presieduta dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dal Primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Al termine della sessione, Hillary Clinton si recherà al Quirinale per l'incontro con il presidente Giorgio Napolitano e alle 17.30 a palazzo Chigi per il colloquio con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
La Camera ha dato il via libera alla mozione di maggioranza sulla Libia con 309 si' e 294 no. Via libera anche alle mozioni di Pd e terzo Polo
rispettivamente con con 260 si', 21 no e 316 astenuti e con 265 si', 45 no E 291 astenuti. Respinta quella dell'Idv con 381 no. I voti favorevoli sono stati 20, mentre 196 sono state le astensioni. ''Abbiamo approvato la mozione e abbiamo dimostrato ancora una volta che la maggioranza e il governo sono solidi', ha detto Silvio Berlusconi al termine del voto sulla Libia.  "La Lega ha vinto. Ce l'ha sempre duro". Così il leader del Carroccio, Umberto Bossi, nel recarsi in Aula alla Camera per votare la mozione sulla Libia, risponde ai cronisti che gli chiedono se la Lega abbia vinto il braccio di ferro nella maggioranza. "Con Berlusconi siamo sempre amici. Abbiamo trovato la quadra".
Così il leader della Lega risponde a chi gli chiede se dopo le tensioni sulla Libia, i rapporti con Berlusconi sono tornati buoni.
Al via alle 10.30 alla Farnesina la seconda riunione, dopo quella di Doha, del Gruppo di Contatto per la Libia, presieduta dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dal Primo Ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani. A cercare una soluzione politica alla crisi libica sono 22 paesi e sei organizzazioni internazionali - Ue, Onu, Nato Lega Araba, Oci (Organizzazione conferenza islamica), Consiglio Cooperazione Golfo. I lavori sono preceduti da un bilaterale tra Frattini e il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, cui seguira' una conferenza stampa congiunta. Il responsabile della politica estera americana ha in agenda nel pomeriggio colloqui al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano e a Palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi. Terminata la sessione di lavori alle 14.30 i protagonisti del gruppo di contatto incontreranno i giornalisti per esporre l'esito della riunione.
L'Italia non assumera' ''nessuna decisione unilaterale'' sui tempi della missione in Libia. Lo ha sottolineato il portavoce della Farnesina Maurizio
Massari in briefing con i giornalisti. ''E' evidente - ha aggiunto - che la durata della missione e' subordinata al raggiungimento degli obiettivi''
fissati dalla Nato e dalla comunita' internazionale.''Una volta che passa una mozione del genere, va all'attenzione di tutti, tutti devono riflettere e tenerne conto''. Cosi' il leader della Lega, Umberto Bossi, risponde a chi gli domanda delle resistenze opposte dalla Nato alla fissazione di limiti temporali alla missione in Libia , cosi' come chiede invece la mozione di maggioranza approvata oggi alla Camera 'Non sono in grado di fissare una data in cui la missione potra' essere considerata compiuta'': lo ha detto il segretario generale dellaNato, Anders Fogh Rasmussen sottolineando come ci sia un accordo tra i Paesi impegnati su tre obiettivi ''che definiscono la durata e lo scopo della misione stessa'': la fine di tutti gli attacchi alla popolazione civile, il ritiro delle forze di Gheddafi e dei mercenari, il libero accesso agli aiuti umanitari. ''Da oggi cambiera' che la soluzione politica verra' lanciata certamente domani, sappiamo che il Consiglio nazionale di Bengasi ci preparera' una road
map politica che io ho letto e che mi sembra un contributo importante su cui noi ragioneremo anche perche' viene dai libici, non da altri''. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, conversando con i cronisti a Montecitorio a proposito dell'incontro di domani del cosiddetto gruppo di
contatto sulla Libia.

Accordo raggiunto dentro la maggioranza. Una mozione a firma Pdl-Lega-Responsabili rappresenterà alla Camera la posizione del governo sulla Libia. Archiviato dunque il testo presentato in solitaria dal Carroccio, che resta la base del documento di maggioranza, vengono fissati sette impegni (tra cui la fissazione di un termine temporale) rispetto all'intervento italiano.
L'opposizione conferma invece le sue tre mozioni: due 'si'' da parte di Pd e Terzo polo alle azioni mirate dei nostri aerei su obiettivi militari, il 'no'
dell'Idv.

Erano sei i 'paletti' fissati per il governo dal Carroccio, da subito contrario ai bombardamenti italiani. Al termine di tre giorni di trattative
dentro la maggioranza, il testo finale, a firma congiunta, mantiene invariati quattro di quei punti, altri due li modifica, aggiungendone uno nuovo. La prima modifica è stata apportata all'impegno chiesto dalla Lega, di fissare "un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro specifici obiettivi militari". Quel termine, si precisa nel testo finale, deve essere determinato "in accordo con le Organizzazioni internazionali e i Paesi alleati". La seconda modifica riguarda le spese: si dice no, come chiesto dal Carroccio, ad "aumenti della pressione tributaria finalizzati al finanziamento della missione". Ma si aggiunge che, per evitare gli aumenti, si varerà "un piano di razionalizzazione delle missioni già in corso, da attuarsi in accordo con le Organizzazioni internazionali e i Paesi alleati, attraverso una graduale e concordata riduzione degli impegni del nostro Paese". Per il resto, la mozione di maggioranza chiede al governo di "intraprendere immediatamente una decisa e forte azione politica" per una soluzione diplomatica internazionale della crisi libica ed "escludere per il
futuro qualunque nostra partecipazione ad azioni di terra". Inoltre, sul fronte dell'immigrazione proveniente dal Nord Africa, l'impegno è quello di promuovere "il reale concorso di tutti i Paesi alleati rispetto alle ondate migratorie".
Ma anche di "superare le criticità" conseguenti alla bocciatura del reato di clandestinità da parte della Corte di Giustizia dell'Ue.

"Considerato il drammatico aggravarsi della situazione umanitaria in Libia" e gli "indiscriminati bombardamenti" di Gheddafi, la mozione del Pd è favorevole ad azioni mirate contro obiettivi militari. E impegna il governo a "continuare nell'adottare ogni iniziativa necessaria ad assicurare una concreta protezione dei civili", in coerenza con la risoluzione Onu.

Anche la mozione che porta le firme di Udc, Fli, Api e Mpa, ritiene l'uso delle armi "necessario". Perciò il Terzo polo dà il via libera al governo per
"aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari, partecipando così su di un piano di parità
alle operazioni alleate, per assicurare la protezione della popolazione civile della regione, nello scrupoloso rispetto delle Risoluzione 1.973" dell'Onu.

Netto invece il 'no' dell'Idv, che chiede al governo di "circoscrivere la natura e l'estensione della presenza italiana" in Libia, "escludendo
esplicitamente la partecipazione attiva del nostro Paese ai bombardamenti contro obiettivi sul suolo libico". I dipietristi nella loro mozione
puntualizzano che "un voto parlamentare si rende necessario anche per verificare se il Governo disponga ancora di una propria maggioranza in politica estera".

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