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Giovedì, 09 Luglio 2020

Le letture "risorgimentaliste" di Avvenire

Su Avvenire del 7 dicembre, nell'inserto culturale "Agorà" (p. V), con il titolo Abbuffata di Risorgimento, è apparso un articolo che, a firma di Edoardo Castagna, da' conto dei libri sull'argomento usciti quest'anno. L'ottica dello scritto, come è accaduto più volte nella pagina culturale del "quotidiano dei cattolici" in questo 150° anno anniversario dell'Unità d'Italia, non appare equilibrata sia perché si liquidano sprezzantemente le voci "non-risorgimentaliste", sia perché, fra i 10 libri citati, ben 3 sono pubblicati da una casa editrice politicamente ed ideologicamente orientata come Il Mulino. Se si tiene tanto al "pluralismo dei cattolici" non andavano scelte e menzionate pubblicazioni "orientate" di diverso segno? Tanto più se uscite per editori che, per il fatto di essere "minori", avrebbero forse meritato più attenzione da parte di un quotidiano che, ormai (forse anche per precise sue responsabilità), rappresenta una "minoranza" culturale. Fra le tante piccole case editrici cattoliche che nel 2010 hanno pubblicato saggi "revisionisti" sul Risorgimento, si possono ad es. segnalare la D'Ettoris editori , che ha appena dato alle stampe "L’Unità d’Italia e il Risorgimento" di Francesco Pappalardo o la Piemme di Casale Monferrato (Al) che ha pubblicato "Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali" di Pino Aprile. L'articolista di Avvenire svaluta poi posizioni civili e storiografiche che, oltre ad avere una loro legittimità hanno anche una fondatezza, come dimostrano tra l'altro molti lavori non assoldati alla vulgata risorgimentalista usciti negli utlimi anni. Mi riferisco, in particolare: al discredito messo in prossimità alla citazione del volume di Gigi Di Fiore citato ("Gli ultimi giorni di Gaeta", Rizzoli 2010) in riferimento al risarcimento dei danni subiti dai Savoia da richiedersi da parte della città di Gaeta (almeno perché lo stesso Stato della Città del Vaticano nasce da un risarcimento, quello avvenuto con i Trattati del 1929); al giudizio sbrigativo dato in riferimento al libro di un accademico di lunga carriera, Francesco C. Casula ("L'Italia. Il grande inganno, Carlo Delfino 2010"), definito "variante in salsa sarda delle lamentele neoborboniche"; alla "dirittura morale" di cui si parla con riferimento a due personaggi moralmente molto discutibili come Giuseppe Mazzini e Bettino Ricasoli. Dispiace la distorta rappresentazione della cultura e storiografia italiana riflessa nell'articolo soprattutto alla luce del fatto che, dopo molti anni, la storiografia "non conformista" sul Risorgimento sta progressivamente uscendo dalla subalternità nella quale l'egemonia liberal-massonica prima, e quella marxista dopo, l'hanno confinata. Naturalmente prima di scrivere questa polemica nota ho inviato una "collaborativa" lettera al direttore di Avvenire, tramite posta elettronica ma, come mi è accaduto anche altre volte, non sono non è stata pubblicata, ma non ho ricevuto al proposito alcun riscontro. Dialogo sempre e comunque, ma sempre a senso unico?

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