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Armenia-Azerbaigian: l'appello degli Usa e la richiesta di 'cessate il fuoco'

Sulla crisi nel Caucaso oggi alle 17 al Consiglio di Sicurezza dell'Onu è in programma una discussione d'emergenza a porte chiuse. L'Azerbaigian si sta preparando ad un attacco diretto contro l'Armenia. Lo ha detto il ministero degli Esteri armeno, citato dall'agenzia russa Interfax. "L'esercito azero sta assicurando e fornendo sicurezza e protezione alle nostre infrastrutture" petrolifere: lo ha dichiarato la Socar, la società petrolifera statale dell'Azerbaijan, precisando che "la produzione e l'esportazione di petrolio e gas dall'Azerbaigian continua come di consueto" nonostante i combattimenti tra armeni e azeri attorno al Nagorno-Karabakh.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha lanciato un appello all'Azerbaigian ed ai separatisti armeni in conflitto nel Nagorno Karabakh a "porre fine alla violenza" ed a "riprendere i negoziati il più rapidamente possibile". "Le due parti devono porre fine alle violenze e lavorare con il gruppo di Minsk per riprendere quanto prima trattative sostanziali", ha dichiarato il capo della diplomazia americana, nel secondo giorno della sua visita in Grecia.

Angela Merkel ha chiesto ai leader dell'Armenia e dell'Azerbaigian "un cessate il fuoco immediato" e un ritorno "al tavolo" delle trattative. Lo ha annunciato il portavoce Steffen Seibert in una nota, riferendo di due colloqui telefonici separati con il premier armeno Nikol Pashinjan e con il presidente azero Ilham Aliyev. lo riporta l'agenzia Interfax.

L'Armenia accusa le truppe dell'Azerbaigian di bombardare le cittadine armene nei pressi di Vardenis, quindi non nella zona del conteso Nagorno-Karabakh. Lo riporta la Tass. "Al momento, le cittadine nella zona di Vardenis sono sotto il fuoco dell'artiglieria", ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa armeno, Artsrun Hovhannisyan  

L'Azerbaigian riferisce che tra ieri notte e stamattina "intensi combattimenti" tra le forze azere e i separatisti armeni del Nagorno-Karabakh "sono proseguiti lungo l'intero fronte". Lo riporta la Tass.

Secondo l'Azerbaigian, le forze armene avrebbero tentato di "riprendere le posizioni perdute" con azioni militari nelle direzioni di Fizuli-Jabrailsky e Agder-Tertersky ma sarebbero state respinte dalle truppe azere, che ora riferiscono di portare avanti un'offensiva per conquistare la cittadina di Fizuli.

Condanno con forza l'operazione militare condotta dalle forze azere nella regione del Nagorno Karabakh. L'inaccettabile ricorso all'aggressione militare indiscriminata, che ha mietuto numerose vittime e feriti anche tra i civili, mina radicalmente le possibilità di un rilancio del processo di pace ed è una flagrante violazione del diritto internazionale e del dialogo finora condotto in sede Osce. Chiediamo a tutte le parti coinvolte di fare immediatamente un passo indietro: questa escalation militare ha le potenzialità per destabilizzare l'intera regione".

Lo scrive in una nota l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle e vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo. "Sono profondamente convinto che l'Ue debba levare la propria voce con forza, valutando anche la possibilità di ricorrere a sanzioni qualora vi fosse un rifiuto a interrompere le ostilità. Per questa ragione, insieme ad altri colleghi europarlamentari di varie nazionalità, ho firmato una lettera indirizzata all'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, nel quale chiediamo di profondere ogni sforzo per ottenere un immediato cessate il fuoco e il rilancio di meccanismi vincolanti per il monitoraggio delle eventuali violazioni, unico modo per ricostruire la fiducia necessaria a un processo di dialogo efficace. I valori europei del multilateralismo e della pace devono prevalere".

La Russia per ora mantiene una linea molto diplomatica. Il sostegno all’Armenia è stato sempre uno dei pilastri della politica estera del Cremlino. Nei mesi precedenti, come riportato anche da La Stampa, le forze russe hanno fornito approvvigionamenti militari all’esercito armeno con un ponte aereo che collegava Russia e Armenia passando per il Mar Caspio e l’Iran. La conferma è arrivata anche dalle recenti esercitazioni militari nella parte meridionale del territorio russo, in cui è stato coinvolto anche l’esercito armeno. Ma l’obiettivo di Vladimir Putin sembra essere quello della de-escalation. Non può permettersi una nuova guerra alle porte di casa quando la situazione in Ucraina non è risolta e in Bielorussia le fiamme di una nuova Euromaidan rischiano di vedere cadere un’altra provincia del vecchio impero sovietico. Meglio mediare: perché se l’Armenia è un alleato

il caso della Turchia, partner necessario quanto scomodo di una Mosca che cerca di gestire l'eredità del suo glorioso passato. La Turchia non solo ha con l’Azerbaijan rapporti considerati “fraterni” che ripercorrono il sogno di Ankara di unire i popoli turcofoni in un'unica grande area di influenza legata alla Repubblica turca, ma c'è di mezzo soprattutto l'Armenia, Paese con cui da sempre ha pessime relazioni. Recep Tayyip Erdogan ha fatto capire immediatamente che in questa nuova escalation l'appoggio turco alle forze azere sarà totale. Considerato anche l’accordo militare che lega le truppe di Ankara con quelle di Baku

 

 

 

 

 

 

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