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In fiamme lo slum di Accra in Ghana

Nei giorni scorsi nella baraccopoli di Accra, capitale della Repubblica del Ghana, un violento incendio ha distrutto circa duemila baracchette dove, in condizioni di estrema povertà, vivevano i nuclei familiari del luogo.
Nulla di più facile che possa svilupparsi un incendio in un luogo in cui il fuoco arde dappertutto; si cucina fuori delle  baracche, che per giunta sono tutte attaccate una all'altra.
La popolazione si è salvata, scappando con tutto quello che ha potuto, sostanzialmente poche cose, viste le condizioni di indigenza in cui versa.
Lo slum si trova nella zona in cui gli inglesi fondarono Accra, cioè nel centro antico, area  dell’immenso mercato alimentare di Agbogbloshie, che sorge a poca distanza dall’Atlantico. Il tessuto sociale è sostanzialmente omogeneo, al 90% musulmano, poverissimo e rasenta l’analfabetismo; le lingue parlate sono quelle tribali.
Le attività lavorative svolte, peraltro pesantissime, sono  miseramente retribuite (uno a due euro a giornata).
I più piccoli, per la stragrande maggioranza, non frequentano la scuola; le donne spesso sono senza marito, quindi devono cavarsela da sole.
La durata della vita media é molto bassa, a causa dei pochi mezzi di sussistenza, della scarsa nutrizione,  del lavoro pesante e, non ultima per importanza, dell'assenza, o quasi, di assistenza medica.
Le precarie condizioni igienico/sanitarie fanno il resto; nello slum non esiste l’acquedotto, ma nemmeno le fognature, la luce elettrica è abusiva e le baracchette non dispongono di servizi.
Questo posto, al limite della realtà,  possiamo immaginarlo come un deserto in corso di derelizione, un’enorme spianata ricoperta di rifiuti a mucchi, sparsi in ogni dove. Infatti, un’ulteriore aggravante è costituita dalle montagne di rifiuti tossici, che regolarmente vengono buttati lì. Le persone frugano fra essi per sopravvivere, alla ricerca di metalli pregiati, come rame, argento, oro da rivendere al mercato in cambio di qualcosa da mangiare.
Agli inizi del terzo millennio, esattamente il 15 luglio 2002 l'Associazione "Gocce d'amore universale" ha iniziato una missione nel cuore della baraccopoli di Accra, nella zona di Agbogbloshie, chiamata “Sodoma e Gomorra”,  portando avanti un importante progetto ecumenico ed umanitario, anche grazie alle donazioni.
L'Associazione è stata fondata dal missionario laico Claudio Turina, già missionario di Madre Teresa di Calcutta, (poi proclamata Santa), insieme a Padre Joel Makame ed altri amici, allo scopo di offrire un sostegno gli orfani della Tanzania e di altri parti del mondo, ma nel tempo l'attività ha trovato ulteriori declinazioni.
Claudio Turina, validissimo scrittore, è l’autore del libro “CITTA’ DI DIO”, lo stesso nome della baraccopoli di Accra, che definisce "il posto più tossico del mondo" e i proventi ottenuti dalla vendita dell'opera sono sempre devoluti alla missione.
All'esordio del nuovo anno l'incendio, ennesimo duro colpo per una popolazione già fortemente provata.
Gli indirizzi web ai quali è possibile rivolgersi per qualsiasi informazione sono i seguenti:

www.claudioturina.it - www.cityofgodaccra.com

Domenica 12 gennaio 2020 l'arcivescovo, John Bonaventurae Kwofie si è recato in visita nei luoghi del rogo.

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