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La rivoluzione Ellenica porta verso la Cina

La rivoluzione ellenica trasforma, dunque, politica e prospettive della Grecia sia in campo nazionale che nel panorama internazionale. Ma come cambia il rapporto di Atene con l’Unione Europa? E quello con la Cina? Due domande a cui vale la pena rispondere.  

La Grecia vuole investimenti ma guai a far arrabbiare la nuova leadership dell’Unione Europa: Ursula von Leyen sarà a capo della Commissione Europea e la tedesca ha speso parole al vetriolo per la Cina di Xi Jinping. Restare in equilibrio è complicato ma per Atene è questione di vita o di morte.  

Il South China Morning Post, fa notare come riporta il Giornale, che fu un governo di Nuova Democrazia, nel 2004, a lanciare per primo il rafforzamento delle relazioni greco-cinesi, le stesse che hanno portato recentemente la Cina a mettere le mani su diversi asset statali ellenici, fra cui il porto del Pireo. Pechino ha in mente per la Grecia un ruolo ben preciso; Atene è perfetta per ricoprire le vesti di hub strategico per il commercio e l’energia. La sensazione, visti i conti del Paese, è che Mitsotakis continui a mantenere attive le relazioni con il Dragone. 

La Grecia si appresta a entrare in una delicata fase di equilibrismo. Da una parte Atene deve ricostruire la sua economia dopo il quasi crack del 2015, e quindi il governo greco è pronto ad accogliere con piacere gli investimenti provenienti da Pechino. Dall’altro il Paese non ha intenzione di fare uno sgarbo all’Unione Europa, che è sempre più scettica nei confronti della Cina. Ogni azione genererà una reazione: il problema, per la nuova leadership ellenica, sarà capire se questa reazione sarà o meno dannosa per il fragile sistema economico greco. Certo, Misotakis potrebbe anche scegliere di utilizzare la Cina per spaventare l’Unione Europea, per costringere Bruxelles a essere più flessibile in fase decisionale; impresa ardua ma coraggiosa.

Se la relazione della Grecia con Bruxelles rischia di subire degli scossoni, il futuro legame con la Cina è ancora avvolto nella nebbia. Se gli uscenti di Syriza erano entrati in orbita cinese aderendo fin da subito alla Nuova Via della Seta di Xi Jinping, il leader di Nuova Democrazia deve adesso scegliere quale strada imboccare. Giusto per fare un esempio, all’inizio dell’anno Mitsotakis si era reso protagonista di una gaffe dichiarando di non aver ricevuto offerte da nessuno riguardo un’ipotetica adesione di Atene al progetto di Pechino e di non comprendere cosa significasse aderire alla Belt and Road. In questi giorni Kyriakos Mitsotakis ha di fronte a sé due opzioni: continuare ad accogliere in Grecia fiumi di investimenti cinesi o limitarli socchiudendo la porta.

Kyriakos Mitsotakis. Con quasi il 40% dei voti ottenuti (precisamente il 39,85%), Nuova Democrazia ha staccato la sinistra radicale Syriza di circa l’8% dei consensi. Alexis Tsipras, primo ministro uscente in quota Syriza, lascia dunque la staffetta a Mitsotakis, la cui fazione ha ottenuto la possibilità di governare il Paese in solitaria avendo ottenuto 158 seggi sui 300 complessivi a causa di un bonus di 50 seggi insito nella legge elettorale greca. 

 

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