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Giovedì, 25 Aprile 2019

Speciale dell’UNHCR: Angelina Jolie ha ricordato la sofferenza Siriana

Milioni di siriani continuano a soffrire a causa di violenza e distruzione in Siria, ha ricordato ieri l’Inviata Speciale dell’UNHCR Angelina Jolie, a compimento dell’ottavo anniversario del conflitto. Metà della popolazione siriana è stata costretta alla fuga dall’inizio della crisi a marzo 2011. Oltre 5,6 milioni di siriani vivono da rifugiati in tutta la regione e molti altri milioni sono sfollati interni.

L’Inviata Speciale Angelina Jolie ha dichiarato:“I miei pensieri vanno al popolo siriano in questo giorno in cui purtroppo registriamo un altro anno di conflitto devastante. In particolare, penso ai milioni di siriani che affrontano inaudite difficoltà vivendo da rifugiati nella regione e altrove, a tutte le famiglie sfollate all’interno del Paese, e a tutti coloro che hanno sofferto lesioni, traumi, fame e perdita di familiari.

Milioni di siriani non hanno avuto alcun ruolo nel conflitto ma convivono con le sue conseguenze. È impossibile descrivere la resilienza e la dignità delle famiglie siriane che ho conosciuto. Ogni rifugiato siriano con cui ho passato del tempo negli ultimi otto anni, giovani e anziani, ha affermato di non desiderare altro che la pace in Siria così da poter fare ritorno a casa in condizioni sicure. Alcuni hanno già cominciato a tornare – famiglie sfollate interne e, in numeri inferiori, rifugiati. È significativo che tali ritorni siano gestiti dai rifugiati stessi, sulla base di decisioni consapevoli, e non da strategie politiche. Parlare coi rifugiati e mettere le loro prospettive e le loro preoccupazioni al centro dei loro progetti futuri di ritorno è fondamentale, è una questione di rispetto dei loro diritti.

Intanto, il divario fra quello di cui hanno bisogno i rifugiati e gli sfollati interni siriani per sopravvivere e l’assistenza umanitaria effettivamente disponibile cresce giorno dopo giorno. Vi sono siriani all’interno del Paese che stanno tentando di ricostruirsi una vita senza avere il supporto necessario. Milioni di famiglie rifugiate siriane vivono al di sotto della soglia di povertà e si svegliano ogni mattina senza sapere se troveranno cibo o medicine per i propri figli, alle prese con i debiti accumulati in otto anni di esilio.
Donne e ragazze sono esposte a rischi ulteriori, fra cui quelli derivanti da opportunità di lavoro seriamente limitate e da forme di violenza sessuale e di genere quali matrimoni forzati e precoci, sfruttamento e abusi sessuali, e violenza domestica. I Paesi di accoglienza – Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto – hanno fatto moltissimo per aiutare i rifugiati, ma necessitano urgentemente di finanziamenti che permettano loro di continuare a sostenere milioni di rifugiati e di assistere le popolazioni locali che li accolgono, per affrontare le pressioni economiche e sociali cui sono sottoposti.

Fino a quando il conflitto continuerà e i siriani non potranno fare ritorno nelle proprie terre, il minimo che potremo fare è cercare di soddisfare queste loro urgenti esigenze umanitarie: ridurre al minimo le sofferenze umane e cercare di attenuare alcuni dei danni causati da questi otto anni persi a causa di un conflitto insensato. Questo è davvero il minimo che possiamo fare per un popolo che merita molto di più: il diritto di vivere in pace, sicurezza e dignità nel proprio Paese”.

Intanto oltre 5.000 venezuelani sono stati ricollocati dallo Stato settentrionale di Roraima, in Brasile, in altri 17 Stati all’interno del Paese, grazie a un innovativo programma di ricollocamento interno sostenuto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oltre che dalla società civile e da altre agenzie delle Nazioni Unite, quali OIM, UNFPA e UNDP.

Secondo i dati ufficiali, il Brasile ha accolto oltre 200.000 venezuelani a partire dal 2017. Di questi, circa 85.000 hanno presentato domanda di asilo, mentre permessi di soggiorno temporaneo sono stati concessi a circa 40.000 persone.

I venezuelani sono fuggiti da iperinflazione, carenza di beni di sostentamento e instabilità politica cercando rifugio in Brasile, per la maggior parte attraversando il confine di terra. I voli mirano a ridurre il flusso di persone nelle regioni di frontiera, dove molti venezuelani hanno vissuto per strada e in ostelli, con opportunità limitate.

Mercoledì 13 marzo, un volo dell’Aeronautica Brasiliana (FAB) è decollato da Boa Vista (la capitale dello Stato di Roraima, a circa 200 km dal confine col Venezuela) con a bordo 225 venezuelani. Rifugiati e migranti hanno scelto di andare in 13 diverse città brasiliane e il trasporto aereo è stato organizzato di conseguenza. Altri voli sono in programma nelle prossime settimane.

Il programma di ricollocamento volontario è iniziato ad aprile 2018 e ora coinvolge 50 diverse città in tutto il Brasile: è stato ideato per ridurre la pressione sulle comunità di accoglienza nelle regioni settentrionali del Brasile, dove rifugiati e migranti hanno continuato ad arrivare dal Venezuela, costretti a fuggire dal proprio Paese a causa delle difficoltà socio-economiche, delle violazioni dei diritti umani e della situazione politica.

L’UNHCR gioca un ruolo chiave nell’implementazione e nel coordinamento del programma brasiliano di ricollocamento interno, in particolare individuando i beneficiari aventi diritto fra i soggiornanti dei campi temporanei di Boa Vista e assicurandosi che le persone posseggano i documenti necessari per viaggiare.

Il programma di ricollocamento, realizzato in coordinamento con governo, società civile, partner privati e altre agenzie delle Nazioni Unite conformemente a quanto previsto dal Global Compact sui rifugiati, sta contribuendo a creare nuove opportunità di integrazione a livello locale per rifugiati e migranti venezuelani in altre aree del Brasile. Altre modalità prevedono il ricongiungimento familiare e un programma di opportunità professionali grazie al quale rifugiati e migranti nello Stato di Roraima sono preselezionati da compagnie private per poi essere assunti in altri Stati. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta assicurando assistenza ai partecipanti sostenendoli nella copertura degli affitti e delle spese domestiche.

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