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Giovedì, 18 Luglio 2019

Un’altra Europa è possibile

Europa delle élites, Europa dei popoli. Ascesa e declino del “politicamente corretto”. Questo il titolo di un convegno tenutosi a Napoli nella Sala gotica del Complesso Monumentale Donnaregina, il 1° marzo, organizzato da Alleanza Cattolica.

Chi – come chi scrive – ha avuto la fortuna di parteciparvi, ha potuto cogliere molti piccioni, come si dice, con una sola fava.

Per prima cosa, infatti, il pubblico ha potuto constatare l’esistenza in vita, in giro per l’Europa, di una resistenza non solo umorale ma intellettualmente fondata al pensiero unico relativista imposto dall’Unione Europea («sovietica», come l’ha provocatoriamente definita Domenico Airoma, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli Nord che, insieme all’avvocato Alberto De Cristofaro, ha fatto gli onori di casa). Sono infatti intervenuti il prof. Eugenio Capozzi, professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Napoli «Suor Orsola Benincasa»; Dalma Agota Jànosi, giornalista della stampa cattolica ungherese; e infine Vladimiro (in realtà Wlodzimierz, ma chi lo ha presentato ha gradito l’italianizzazione del nome) Redzioch, vaticanista polacco, corrispondente da Roma del settimanale cattolico polacco Niedziela.

Ci si è potuti rendere conto, inoltre, che tale resistenza consapevole ai diktat culturali ed economici imposti da un’aristocrazia di stanza a Bruxelles, che muove i fili senza doversi confrontare con eventuali bocciature elettorali,  gode di ottima salute soprattutto a Est, dove – per esempio in Ungheria e in Polonia – è esercitata anche dalle coalizioni che detengono i poteri esecutivo e legislativo con un ampio margine di consenso popolare.

Infine, il pubblico ha potuto apprezzare, quantomeno en passant, i tesori gotici e barocchi mozzafiato contenuti nel Complesso monumentale. Il Museo diocesano annesso ospita infatti sculture, monumenti funerari e dipinti sacri di prim’ordine. Per raggiungere la sala del convegno, i convenuti hanno seguito un itinerario obbligato che li ha esposti a un vero e proprio tripudio di «bellezza cattolica». Dai relatori alla location, tutto ha cooperato perché le radici cristiane dell’Europa quasi si materializzassero in tutto il loro fulgore.

Il prof. Capozzi, autore del volume Politicamente corretto: Breve storia di un'ideologia, ha ricostruito come e perché dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, ma i prodromi vanno fatti risalire al Sessantotto come fenomeno culturale – anzi ai Sixties, gli «anni Sessanta», perché, spiega Capozzi, lo scoppio della Rivoluzione sessuale, pacifista e anti-occidentale, è avvenuta negli Stati Uniti prima del ’68 –, si sia intronizzata in Occidente un’ideologia, quella del «relativismo obbligatorio», che in nome del «politicamente corretto» impone censure del linguaggio e condanna senza appello l’intera storia occidentale, negando patenti di presentabilità a tutti i movimenti  che non si riconoscono del «nomadismo cosmopolita, multiculturale e gender fluid» promosso dalle élite globaliste.

Dal canto suo, Dalma Agota Jànosi ha cercato di sfatare la leggenda nera che aleggia dalle nostre parti sul partito cristiano conservatore e anti-statalista Fidesz, di cui è espressione Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria dal 2010. La giornalista ungherese ha strappato applausi a scena aperta quando ha riportato, dati alla mano, le misure economiche intraprese dal governo ungherese per frenare la crisi demografica favorendo la natalità e i matrimoni (quelli veri, cioè fra un uomo e una donna). Il pubblico sembra avere molto apprezzato anche la lettura alcuni passaggi della Legge Fondamentale dell’Ungheria, approvata il 25 aprile 2011, che esordisce così: «Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano mille anni fa abbia dotato lo Stato ungherese di stabili fondamenta ed abbia inserito la nostra Patria nell’Europa cristiana. Siamo orgogliosi dei nostri antenati che combatterono per la conservazione, per la libertà e per l’indipendenza del nostro Paese. […] Siamo orgogliosi che, nel corso dei secoli, il nostro popolo abbia difeso l’Europa combattendo e, con il suo talento e la sua diligenza, abbia contribuito alla crescita del suo patrimonio comune. Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nella preservazione della nazione. Promettiamo di mantenere l’unità intellettuale e spirituale della nostra nazione lacerata dalle tempeste del secolo scorso».

Pure toccante è stato l’intervento di Vladimiro Redzioch che ha proposto una via di fuga dalle sabbie mobili del politicamente corretto: riscoprire l’antropologia cristiana come elaborata e insegnata da san Giovanni Paolo II. «Il Muro di Berlino non sarebbe caduto senza Giovanni Paolo II» ha ricordato con una certa commozione Redzioch citando l’opinione di Michail Gorbacev. Quando, nel 1979, il Papa si recò nella sua Polonia, il popolo si rese conto di essere numeroso quanto bastava per demolire i due pilastri che reggevano la dittatura comunista: la paura e la menzogna.

Ha concluso i lavori il prof. Capozzi che ha evocato un ulteriore effetto nefasto del dilagare del relativismo nichilista: quello di privare l’Occidente degli anticorpi necessari per resistere alla pressione dei vari «pensieri forti» non cristiani che sembrano destinati a colonizzarlo, se non altro per ragioni demografiche.

 

 

 

 

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