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Domenica, 19 Maggio 2019

Migranti, disgelo Francia-Italia

In mattinata il vicepremier Luigi Di Maio era tornato a chiedere le scuse di Parigi. "Finché non arriveranno le scuse" dal Presidente francese Macron, "noi non indietreggiamo", aveva detto a Rtl aggiungendo che "questo deve essere chiaro per questa vicenda e per il futuro" circa i prossimi tavoli che ci saranno in Europa. "E' finita l'epoca in cui si pensava che l'Italia la puoi sempre abbindolare", ha sottolineato.

"Tocca alla Francia vedere di riportare a toni più urbani le sue dichiarazioni sulla questione migranti", ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero a margine della cerimonia per l'anniversario della Commissione Fulbright alla Farnesina. "Per quanto riguarda invece le questioni di fondo - ha aggiunto Moavero - dobbiamo discuterne nelle sedi europee".

Intanto e arrivata una lunga e cordiale telefonata nella notte tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte che conferma che sarà domani a Parigi. Il presidente francese - si legge in una nota diffusa dall'Eliseo - nel corso del colloquio telefonico ha "sottolineato di non aver mai fatto alcuna dichiarazione con l'obiettivo di offendere l'Italia e il popolo italiano".  "Il Presidente francese - si legge in una nota - e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno confermato l'impegno della Francia e dell'Italia a prestare i soccorsi nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo".

Il presidente francese nel colloquio ha detto di "aver sempre difeso la necessità di una maggiore solidarietà europea con il popolo italiano": lo si legge in una nota dell'Eliseo. "L'Italia e la Francia - prosegue la nota - devono approfondire la loro cooperazione bilaterale ed europea per condurre una politica migratoria efficace con i Paesi d'origine e di transito, attraverso una migliore gestione europea delle frontiere e attraverso un meccanismo europeo di solidarietà e di assistenza dei rifugiati".

Poco dopo l'uscita della notizia che domani il presidente del Consiglio vedrà Macron a Parigi dopo una telefonata interlocutoria in cui, però, il francese non si sarebbe scusato, bisogna registrare ciò che ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

Il capo della Farnesina ha sottolineato che la questione migranti "va affrontata dall'Europa", aggiungendo che su questo problema "non può essere latitante". Parole estremamente chiare e perentorie, pronunciate a margine di un evento al ministero al quale prende parte anche l'ambasciatore Usa Lewis Eisenberg. Il ministro ha inoltre ribadito che i toni usati da Parigi nella recente polemica con l'Italia non sono stati adeguati.

Ieri il ministro degli Esteri ha ricevuto l' incaricata d' affari francese, Claire Anne Raulin, per renderle nota l'irritazione italiana dovuta alle parole dure arrivate da Oltralpe sulla decisione del governo di non far sbarcare sulle nostre coste la nave dell'ong Sos Méditerranée. Dichiarazioni che, secondo Moavero, "stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia". "I toni impiegati - ha aggiunto il ministro - sono ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l'insostenibilità dell'attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l'Italia non si è mai tirata indietro".

Un'onda di persone che, per ora, sono preda dei trafficanti di uomini che agiscono sulle coste settentrionali dell'Africa e che, se Roma non farà qualcosa, potrebbero presto riversarsi in mare.

Il fatto è che, cambiato il governo centrale, le milizie libiche sembrano voler avre conferme degli accordi fatti con Minniti. Tradotto: l'Italia deve confermare il sostegno economico e non solo per fermare l'afflusso di profughi.

Non è un caso se Salvini nei giorni scorsi ha annunciato che sta facendo di tutto per portare a termine i preparativi che nelle prossime settimane dovranno portarlo a Tripoli. Il ministro dell'Interno dovrebbe incontrare sia Haftar che Al Serraj per confermare, o migliorare se richiesto, gli accordi presi a suo tempo dall'ex capo del Viminale. "Come voi sapete - ha riferito, secondo quanto riporta il Quotidiano Nazionale, un intermediario libico ai nostri - nei campi della Libia ci sono 52.031 potenziali richiedenti asilo provenienti da Siria, Sudan, Palestina ed Eritrea. Se partono, dovreste prenderveli e tenerveli tutti. Meglio che non partano".

Sulla chiusura dei porti all'Aquarius, intanto, Salvini ha incassato il sostegno della Marina libica. "Grazie a Dio l'Italia s'é finalmente risvegliata. Siamo molto contenti di questa decisione - ha detto ieri all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem - Alla fine l'Italia ha preso una decisione, alla fine si è svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo".

Ecco perché nei giorni scorsi la nostra ambasciata a Tripoli ha incontrato il ministro degli Esteri, Mohammed Siyala. L'ambasciatore, Giuseppe Perrone, ha fatto sapere che il motivo della visita era quello di "sottolineare l' importanza del dossier libico per il nuovo governo italiano" e " fare il punto sul comune desiderio di rilanciare la cooperazione bilaterale a tutti i livelli compresa la lotta ai traffici illeciti". E domenica, sempre Perrone, si era visto anche con Al Serraj per parlare, tra le altre cose, anche di come fermare il flusso di immigrati "attesi per la stagione estiva".

 

 

 

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