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Mercoledì, 25 Novembre 2020

Nuovo sfregio alla lapide di Moro

Imbrattato per la seconda volta il monumento che ricorda le vittime dell’agguato di via Fani, dove quarant’anni fa fu rapito dalle Brigate rosse il presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro. Sulla stele che riporta i nomi dei cinque uomini della scorta dello statista uccisi dai terroristi è stata dipinta la sigla «Br» con il colore rosso. Il monumento era stato inaugurato il 16 marzo, nell’anniversario della strage, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E in un modo ancora più vile del solito. Sono state scritte due lettere, una B e una R, di colore rosso, molto probabilmente con vernice spray. Uno sfregio che purtroppo non è nuovo. Lo scorso mese la base di cemento della lapide era stata sfregiata con un altra scritta vergognosa  "A morte le guardie".

Questi i nomi degli agenti di polizia uccisi dai terroristi quella tragica mattina di 40 anni fa. Francesco Zizzi, 30 anni; Raffaele Iozzino, 24 anni; Giulio Rivera, 24 anni; Domenico Ricci, 44 anni; Oreste Leonardi, 52 anni.

Le forze dell'ordine hanno disposto accertamenti scientifici sulla vernice utilizzata per la scritta. Al vaglio anche eventuali testimonianze e registrazioni di telecamere presenti in zona che possano aver ripreso elementi utili per scoprire l'autore o gli autori del gesto.

Molto duro il commento del ministro della Giustizia Andrea Orlando: "La stessa viltà, la stessa offesa, lo stesso oltraggio - scrive su Twitter -. A distanza di poche settimane la lapide di Aldo Moro viene sfregiata. Non offuscherete la memoria. Ogni volta troverete lì la parte sana dell Italia a ricordare l'esempio di un grande italiano e di eroici servitori dello Stato".

"La scritta sulla lapide in via Fani in memoria di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta è un gesto vile e vergognoso", scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Disgustoso. Solidarietà alle famiglie delle vittime, nessun passo indietro di fronte alla violenza".

"Il ripetuto oltraggio ai martiri di via Fani - dice Giuseppe Fioroni, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro - non è solo gravissimo ma assai inquietante. Non si può derubricare come qualcosa di poco conto, non si può sottovalutare. Tanti fermenti - prosegue - scuotono il nostro Paese, aggravati da una complessa situazione internazionale. L'Italia, come più del passato, deve rispondere con forza ed efficacia ad ogni tentativo di riaprire una stagione definitivamente archiviata''.

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, affida a Twitter il proprio commento: "Ancora un oltraggio alle vittime di Via Fani. La scritta Br sul nuovo monumento inaugurato nei giorni scorsi nel quarantennale della strage è un insulto a tutti i romani e a tutti gli italiani. Un insulto alla nostra memoria".

"Nel Paese in cui i brigatisti sono regolarmente ospitati nei salotti televisivi - osserva Stefano Maullu (Forza Italia) - dove dissertano con grande vivacità, come se fossero opinionisti qualunque, non possiamo certo stupirci se un manipolo di delinquenti abbia imbrattato la lapide di Aldo Moro in via Fani. È un gesto esecrabile, su questo non vi è alcun dubbio, ma il problema principale è sempre lo stesso: una società che non si dimostra in grado di punire adeguatamente dei vili terroristi, degli assassini, è una società destinata a fallire".

"Al di là delle diversità delle idee politiche - commenta Daniela Santanchè (FdI) - chi si permette di imbrattare la lapide di uno statista morto ammazzato dalle Brigate Rosse rievocandone le iniziali o è un cretino o è un criminale. Le istituzioni devono rispondere con assoluta fermezza perché evidentemente gli atti vandalici e le violenze non sono finite con la campagna elettorale".

Dopo qualche ora il sindaco Raggi torna a scrivere su Twitter: "Ripulita la scritta oltraggiosa che ha imbrattato nella notte il monumento dedicato alle vittime di Via Fani. Immediato l'intervento della polizia locale di Roma Capitale reparto Pics con una squadra Ama e sotto la direzione della Sovrintendenza Capitolina. Le istituzioni non si piegano".

 

 

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