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Lunedì, 17 Giugno 2019

2100: l’Italia sott’acqua, allarme dei geomorfologi Italiani

Dopo anni di studi, i geomorfologi italiani si sono trovati a Taranto per lanciare l’allarme e offrire una via d’uscita... 

Sono note le cause , dal scioglimento dei ghiacci, al riscaldamento superficiale, o i movimenti tettonici e non ultime le attività umane, come l’estrazione di gas o il prelievo di acqua avviene sulla fascia emiliana-romagnola. 

Cosi i esperti accanto alla raccolta di dati e previsioni, hanno messo a punto anche uno strumento per capire in tempo cosa può accadere che si chiama «Start» — acronimo di Sistemi di rapid mapping e controllo del territorio costiero e marino — ed è stato sviluppato dalle università di Bari e del Salento, dal Centro mediterraneo per i cambiamenti climatici, con partner privati e il finanziamento della Regione Puglia. 

Un progetto che non ha eguali al mondo e che è stato presentato ufficialmente alla stampa ieri. «Grazie alle informazioni raccolte lungo la costa italiana — spiega al Corriere della sera il professor Mastronuzzi — è possibile adesso definire in tempo reale l’impatto di una mareggiata eccezionale e costruire scenari verosimili».

Sono decine le zone a rischio da tenere sotto controllo. Da sempre il livello del mare subisce variazioni, ma ora è scientificamente provato come nell’ultimo secolo abbia subito innalzamenti mai avvenuti prima. Le cause sono diverse, scioglimento dei ghiacci, riscaldamento superficiale, movimenti tettonici e non ultime le attività umane, come l’estrazione di gas o il prelievo di acqua avviene sulla fascia emiliana-romagnola. 

Ne abbiamo sempre consapevolezza, e iniziamo ad avere gli strumenti per prevederlo. Nessuno può più fare finta di niente.Per la laguna di Venezia o il Delta del Po, te lo aspetti. Nel 2100, nello scenario peggiore, il livello del mare si alzerà di oltre un metro e mezzo, in quello migliore di «appena» 30 centimetri. Ma c’è anche la Versilia, oppure la piana Pontina e quella di Fondi, Taranto o le coste di Catania e Cagliari. Le stime accanto alle località incutono timore: sono 33 aree «sensibili» alle mareggiate, zone già sotto il livello del mare che rischiano di sprofondare, 7.500 chilometri quadrati di coste che tra ottant’anni potremmo vedere sommerse.

«Proprio in questo golfo dove ci troviamo, una mareggiata con onde al largo di 6 metri di altezza, penetrerebbe sino a 15 metri dalla linea di costa»,  spiega al Corriere della sera Giuseppe Mastronuzzi, docente a Bari e coordinatore del gruppo di lavoro di morfodinamica costiera dell’Aigeo, l’Associazione italiana di geomorfologia. 

Non solo terremoti, vulcani, o fiumi che esondano. L’Italia è una penisola e deve guardare anche ai pericoli che vengono dal mare. «Ondazioni eccezionali sono sempre più frequenti non solo lungo le coste oceaniche ma anche nel Mediterraneo — avverte al Corriere della sera Gilberto Pambianchi, presidente nazionali dei geomorfologi —. Le precipitazioni intense sempre più concentrate amplificano l’effetto delle mareggiate, così sulle coste si scarica l’energia del sistema marino e di quello continentale. E ciò determina alluvioni e inondazioni».

L’esempio, per banalizzare ma non troppo, e quello del gestore di un lido che potrà spostare gli ombrelloni ed evitare troppi danni. Ma ovviamente l’ambizione è molto più alta. «Così come avviene per le norme antisismiche nelle costruzioni, si dovrà sempre più tenere conto dell’impatto di fenomeni eccezionali sulle fasce costiere». Sono decine le zone a rischio da tenere sotto controllo. 

Insomma, non bisogna temere solo gli tsunami, eventi possibili ma per fortuna piuttosto rari come quello di Messina del 1908, o in Puglia del 1743. Gli effetti delle ondate, con il progressivo innalzamento del livello delle acque, diventeranno sempre più minacciosi. 

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