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Domenica, 24 Ottobre 2021

Libia, la Nato avanti fino alla cessazione delle violenze

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La Nato continuerà le operazioni militari in Libia fino a quando "tutte le violenze contro la popolazione civile saranno cessate". E' l'impegno assunto
dai 28 alleati al Consiglio Esteri di Berlino, secondo quanto riferito dal segretario generale Anders Fogh Rasmussen. Stamani gli insorti avevano rivolto un disperato appello, chiedendo ai Paesi Nato di intensificare gli attacchi contro le forze di Gheddafi, altrimenti a Misurata sarà "un massacro": nella città oggi almeno 23 i morti sotto i bombardamenti. Intanto un raid aereo è in corso su Tripoli. E' stata udita una forte esplosione in particolare nel settore di Bab Al Aziziya, residenza del colonnello Muammar Gheddafi.

La Nato continuerà le operazioni militari in Libia fino a quando "tutte le violenze contro la popolazione civile saranno cessate". E' l'impegno assunto
dai 28 alleati al Consiglio Esteri di Berlino, secondo quanto riferito dal segretario generale Anders Fogh Rasmussen.
"Non staremo fermi a guardare un regime screditato che attacca brutalmente la propria gente", ha assicurato Rasmussen. I 28 alleati hanno concordato - ha detto il segretario generale - di proseguire gli attacchi in Libia finché non saranno raggiunte tre condizioni: la cessazione totale delle violenze contro i civili, il ritiro di tutte le forze militari e paramilitari del regime di Gheddafi e la garanzia di consentire "accesso pieno e libero" agli aiuti umanitari alle popolazioni che ne hanno bisogno. "Faremo tutto il necessario per proteggere i civili, così come prevede il mandato delle Nazioni Unite", ha detto Rasmussen. "Abbiamo la responsabilità di difendere la popolazione da un regime brutale e siamo determinati a farlo".

Un raid aereo è in corso su Tripoli. E' stata udita una forte esplosione in particolare nel settore di Bab Al Aziziya, residenza del colonnello Muammar Gheddafi.Degli aerei sono stati visti sorvolare la capitale libica dalla mattina. Poi, verso le 15:00, alcuni giornalisti hanno riferito di aver udito dal loro albergo almeno un jet militare sorvolare a bassa quota e subito dopo una forte esplosione provenire dalla zona dove sorge la caserma che ospita Gheddafi. La detonazione è stata seguita da raffiche dell'antiaerea.

E' salito a 23 civili uccisi il bilancio degli attacchi del regime a Misurata per mezzo di missili Grad. Lo riferiscono fonti degli insorti libici,
specificando che tra le vittime ci sono anche donne e bambini.
Dopo la decisione di aiutare finanziariamente i ribelli anti-Gheddafi, presa ieri a Doha, i ministri degli Esteri della Nato, riuniti oggi e domani a
Berlino, cercano di superare le divisioni sul ritmo da imprimire alle operazioni militari. Poco prima dell'avvio dei lavori, gli insorti libici hanno
rivolto un disperato appello alla Nato, chiedendo ai Paesi dell'Alleanza di intensificare gli attacchi contro le forze di Gheddafi, altrimenti a Misurata
sarà "un massacro". Sulla città libica, sotto assedio da settimane, almeno 80 missili Grad sono stati sparati stamani dalle forze di Gheddafi uccidendo ecine di civili. "Ci sarà un massacro se la Nato non interviene con forza", ha detto un portavoce degli antigovernativi, identificatosi come Abdelsalam, in una telefonata alla Reuters. "Le nostre operazioni termineranno quando non ci saranno più minacce per la popolazione civile", ha dichiarato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, negando l'immagine di una "Nato lenta". Ma la Francia e la Gran Bretagna insistono da giorni sulla necessità che l'Alleanza imprima una svolta ad 'Unified Protector'', per accelerarne il ritmo e l'intensità. "Non facciamo abbastanza per proteggere la popolazione civile", ha dichiarato Juppé. Parigi e Londra si stanno accollando la metà degli attacchi a terra, mettendo a disposizione della missione rispettivamente 29 e 10 aerei. Solo sei paesi dell'Alleanza su 28 partecipano alle operazioni
di attacco di target al suolo (Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Belgio, Canada e Usa). L'Italia, la Spagna, l'Olanda e la Svezia agiscono con regole (caveat) più strette e non partecipano agli strikes. I 28 sono disivi anche sulla necessità di rifornire di armi gli insorti che fanno riferimento al Consiglio di transizione libico.

Ieri il Cnt di Bengasi aveva annunciato che Italia, Francia e Qatar avevano accettato di fornire armi agli insorti "per autodifesa". Ma stamattina, il
ministro degli esteri francese Alain Juppé ha gelato le aspettative. "La Francia non é in questa disposizione di spirito", ha detto parlando in un
incontro stampa con il collega tedesco Guido Westerwelle, che fa gli onori di casa. Ironia della sorte, è toccato proprio alla Germania, che si è tirata fuori - prima astenendosi al consiglio di sicurezza dell'Onu e poi dichiarando che non avrebbe partecipato alle operazioni militari in Libia - ospitare questo gran consulto sulla missione libica. Su 'Unified Protector' è giunta una doccia fredda dai cinque Paesi emergenti del Brics - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - che si sono dichiarati contrari all'uso della forza in Libia. Il presidente russo Dimitri Medvedev ha detto che l'operazione militare Nato è contraria alla risoluzione del consiglio di sicurezza Onu. La questione sarà discussa domani a Berlino al Consiglio Nato-Russia (con il segretario di Stato Usa Hillary Clinton e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov), che concluderà la due giorni berlinese. In contemporanea con il meeting dell'Alleanza, al Cairo si tengono i lavori della conferenza sulla Libia organizzata presso la Lega Araba con Onu, Unione africana e Ue. Davanti alla sede della Lega Araba manifestanti espongono cartelli con la scritta in inglese "salvate Misurata", mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha espresso "grave preoccupazione per l'escalation della violenza e per le violazioni dei diritti umani" in Libia.

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