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Giovedì, 04 Marzo 2021

Crisi dell’identità europea: breve storia di un “suicidio” culturale

Negli ultimi decenni, soprattutto a partire da Papa Paolo VI (1963-1978), si sono intensificati gli interventi dei Sommi Pontefici miranti a denunciare la lunga crisi della coscienza cristiana nel continente europeo e, dunque, come corollario, dell’ intero occidente. Un’identità, quella cristiana, formatasi nell’arco di almeno 17 secoli di storia e che oggi vive una crisi, in primis  di natura culturale, senza precedenti.  Nel 1975 Papa Montini, nell’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi, pose all’attenzione della Chiesa Universale, il problema dell’“evangelizzazione della cultura”. L’essenza del suo pensiero fu espressa in quella che, probabilmente, è la locuzione - al par. 20 - più celebre di quel documento: «La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre». In realtà, non sono meno importanti le parole poste come incipit di quello stesso paragrafo: «occorre evangelizzare - non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici - la cultura e le culture dell'uomo, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella Costituzione «Gaudium et Spes» (50), partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio». San Giovanni Paolo II(1978-2005), raccogliendone l’eredità, fece proprio quell’insegnamento, sviluppandolo ulteriormente. In un discorso tenuto davanti all’Unesco il 2 Giugno 1980, disse: «L’avvenire dell’uomo dipende dalla cultura». Coerentemente, quasi due anni dopo, il 20 maggio 1982, istituì il Pontificio consiglio per la cultura , al quale assegnò il fine di evangelizzare nuovamente la cultura, visto che l’uomo vive una vita pienamente umana grazie alla cultura. Nonostante gli sforzi compiuti, tuttavia, la secolarizzazione avanzò. L’Europa, progressivamente, è divenuta sempre più ostile alla Rivelazione e credere in Dio, soprattutto nell’annuncio specificamente cristiano di un Dio dal volto umano, incarnatosi in Nostro Signore Gesù Cristo, è diventato sempre più difficile. Il mondo in cui viviamo e che ci siamo costruiti, come vedremo, è tutto incentrato su noi stessi e vuoto di Dio. Alla vigilia del grande Giubileo del 2000 si celebrò, in preparazione ad esso, la Seconda Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi ; successivamente, nel 2003, San Giovanni Paolo II pubblicò l’esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa, per condividerne i frutti con tutte le chiese europee. Il Santo Padre , in quel documento, delineò un quadro preoccupante della coscienza dell’uomo europeo/occidentale contemporaneo. Ecco alcuni suoi celebri passaggi: «Tanti uomini e donne sembrano disorientati, incerti, senza speranza […] molti europei danno l’impressione di vivere senza retroterra spirituale, come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia […]» Chiudiamo la riflessione su questo documento, su un’analisi impietosa, ma realistica, che il papa fece sulla “salute” spirituale dell’Europa: «Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un'antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l'uomo come “il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l'uomo”, per cui “non c'è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell'edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana”.(16) La cultura europea dà l'impressione di una “apostasia silenziosa” da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse». Purtroppo, da allora ad oggi, le cose non sono affatto migliorate; l’Europa non solo non riconobbe le sue radici cristiane nel preambolo del suo Trattato fondativo, ‒ spacciato inizialmente per Costituzione europea, poi bocciato dai no referendari di Francia e Belgio, infine sostituito da un più “modesto”Trattato di Lisbona, dal cui testo sono stati eliminati i connotati tipicamente costituzionali -, ma nella legislazione positiva, ha continuato ad allontanarsi da quei valori universali che il cristianesimo, con il concorso del giudaismo, aveva forgiato in larga parte, contribuendo in modo essenziale al disegno dell’identità europea. Nel 2007, infatti, in occasione del cinquantesimo anniversario della firma dei trattati di Roma, papa Benedetto XVI ( 2005-2013), in un discorso tenuto ai parlamentari convenuti a Roma per l’occasione, se possibile, nella sua analisi, fu ancora più impietoso di papa Wojtyla. Fra le altre cose, disse: «Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare che l’Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia». Parlando dei valori universali di cui l’Europa è stata la culla, aggiunse: «Tali valori, che costituiscono l’anima del continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà. Se infatti essi dovessero venir meno, come potrebbe il "vecchio" continente continuare a svolgere la funzione di “lievito” per il mondo intero? Se, in occasione del 50.mo dei Trattati di Roma, i governi dell’Unione desiderano "avvicinarsi" ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi? Non è motivo di sorpresa che l’Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di "apostasia" da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità?» Venendo ai nostri giorni, secondo la testimonianza del teologo padre Diego Fares, anche l’antropologia di Papa Francesco si ispira al testo della Evangelii nuntiandi. Giunti alla fine della prima tappa, domandiamoci:Come siamo arrivati a questo punto? Perché la cultura odierna ha bisogno di una nuova evangelizzazione? E quel che vedremo nel prossimo articolo.

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