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Giovedì, 16 Agosto 2018

Terrorismo: guerra o non guerra, cosa fare

E' stato un mese di luglio di fuoco, non tanto per il caldo, ma per i continui attacchi terroristici di matrice fondamentalista islamica. I più clamorosi, proprio perchè hanno attaccato l'Europa, sono a Dacca in Bangladesh (il luogo era frequentato da europei), Nizza, Monaco di Baviera, Rouen in Francia. Non solo questi, poi ci sono gli attacchi quasi ogni giorno in Siria, Iraq, in Nigeria, in Pakistan, ovunque operano le organizzazioni fondamentaliste islamiche. E' chiaro che poi esistono altri focolai di guerra, più o meno caldi. Di fronte a questo scenario, talvolta apocalittico, che cosa si può dire e scrivere. Sicuramente, siamo coinvolti in una guerra, lo ammettono perfino gli ultrapacifisti, è la terza guerra mondiale a pezzi, come l'ha chiamata Papa Francesco? Veramente per altri studiosi sarebbe la quarta, mentre la terza era la cosiddetta Guerra Fredda. Comunque sia, siamo immersi tutti dentro, cristiani, musulmani, atei devoti o meno.

 

Una guerra di religione?

In questi giorni si sta discutendo anche animosamente sulle parole del Papa che più di una volta, ha categoricamente escluso che questa però non è una guerra di religione. “Assolutamente comprensibile da un punto di vista strategico. Avvallare l’idea jihād. ista che sia in corso un conflitto fra l’islam e il Cristianesimo-Occidente (per la maggior parte dei musulmani i due concetti continuano a viaggiare in simbiosi) sarebbe un gravissimo errore. Da un lato darebbe agli ultra-fondamentalisti islamici un appoggio importante e rafforzerebbe la loro posizione rischiando di spostare sul fronte jihadista molta popolazione al momento estranea alle dinamiche in corso, e dall’altra dichiarerebbe un’identità cristiana dell’Occidente completamente falsa. (Silvia Introvigne, profilo facebook))

Infatti è un dato di fatto che l'Europa, il cosiddetto Occidente, da molto tempo non è più cristiano. Lo ha scritto e detto più volte san Giovanni Paolo II che non per nulla ha lanciato la Nuova Evangelizzazione. Questo significa che L'Europa ha bisogno di essere nuovamente evangelizzata. Poi se i cristiani non operano perchè l'Europa ridiventi cristiana è un altro discorso.

Una guerra asimmetrica, diversa dal passato.

“Possiamo dire che l’attuale attacco che stiamo subendo non ha nulla a vedere con la religione? Mi pare difficile”. Scrive la Introvigne. “Allo stesso tempo, si può dire che gli attentatori attivi in Europa sono membri di un esercito? Certamente no, non sono soggetti organici ma questa è una delle componenti della guerra asimmetrica in corso oggi”. Dobbiamo cancellare“l’immagine della mappa appesa al muro con i carri armati e truppe in avanzamento, con bandierine puntate ad indicare un nuovo territorio occupato, deve andare in soffitta fra le cose vecchie”.

Tuttavia la nuova guerra non è più quella del passato, è quella del terrorista suicida, “del drone che colpisce senza essere avvistato, del vicino di casa che parte armato solo di coltello, dell’agente segreto che sembra un bonaccione, dell’analista finanziario che brucia o fa guadagnare milioni di euro con un click sul computer”.
Un conflitto tra l'islam e un mondo che non crede in nulla.

Un'altra riflessione, offre Silvia Introvigne, ed è la più importante; esperta di islam e autrice di un libro “Jihad”, scrive che stiamo“assistendo non a un conflitto fra religioni ma fra fedeli di una religione animati da una forte convinzione da una parte e un mondo senza alcuna fede dall’altro”.

 In pratica troviamo“da una parte una Ragione razionalista, puramente sperimentale e quindi relativista, senza Religione, e dall'altra una Religione senza Ragione come sottolineava Benedetto XVI nel famoso discorso di Ratisbona”.

L'Occidente laicizzato non sa più comprendersi, soprattutto non sa rispondere all'invadenza di una religione “muscolosa” come quella islamica. Il nostro mondo, in particolare, quello francese, risponde con l'abolizione della religione, educando alla laicité i musulmani che arrivano nelle nostre città. Non si comprende che“proprio la totale mancanza di senso della vita, l’esistenza votata al nulla proposta dal nostro mondo nichilista genera il terrorismo”.

Del resto, scrive la Introvigne,“La natura aborre il vuoto e questo vale anche per la mente e il cuore dell’uomo. Dove cuore e mente restano vuoti di significati per cui vale la pena vivere, lavorare, piangere ma anche sorridere, si insinua la disperazione. E’ noto che i gruppi ultra fondamentalisti islamici spendono soldi ed energie per organizzare reti di contatti, di stimoli per giovani e meno giovani soli, demotivati, annoiati. A questi propongono compagnia, anche nelle ore notturne, propongono la scoperta del brivido, la speranza che ci sia una vita più bella, più gratificante per cui vale la pena di sacrificare la propria e morire per Allah.
Alla violenza che grida il nome di Dio, non si può rispondere con “Dio è morto” ma solo con “Dio è vivo ed è Gesù Cristo” il quale non ha scelto una via pacifica per salvare l’umanità ma la morte, vinta con la resurrezione”
.

Dovere di proteggere la comunità. Documento di Alleanza Cattolica.

Pertanto in questo grave momento storico che stiamo vivendo sono ragionevoli le quattro riflessioni proposte dall'associazione Alleanza Cattolica, in un documento pubblicato su comunitambrosiana.org subito dopo il barbaro assassinio di padre Jacques Hamel. L'associazione si unisce alla preghiera del S. Padre e di tutti i cristiani, ma ricorda anche i tanti sacerdoti e religiosi e fedeli in Cristo che ogni anno vengono uccisi selvaggiamente solo perché cristiani in tante parti del mondo.

“Non è possibile accorgersi della persecuzione quando avviene a casa nostra o nelle immediate vicinanze. Si legge nel documento, “Se oggi essa è arrivata senza ostacoli nel cuore dell’Europa con modalità così simbolicamente crudeli è anche perché ha potuto agire nella quasi totale indifferenza dell’Europa e dell’Occidente quando si è scatenata in Siria, in Iraq, in Nigeria, in Pakistan, in Cina”. Pertanto per Alleanza Cattolica,“il primo serio antidoto all’aggressione terroristica che raggiunge gli altari delle Chiese, dopo aver colpito innocenti nelle strade e sulle piazze, è dedicare a ogni cristiano privato della casa e dei beni, ferito o ucciso nel più remoto angolo del mondo la medesima attenzione giustamente avuta verso p. Jacques”.

Nella seconda riflessione, Alleanza Cattolica condivide le tesi di papa Francesco: è fuorviante usare la categoria di guerra fra religioni. Parlare di guerra di religione si fa solo un favore all'Isis, al “Califfato”, che fa di tutto per contrapporre l'Islam ai cosiddetti “crociati”, cioè tutti gli occidentali. Infatti per Alleanza Cattolica,“l’ultimo errore da compiere è assecondare una propaganda che invece attrae e aggrega proprio fondandosi su questa divaricazione, spingendo poi a compiere attentati chi condivide questa contrapposizione”.

Inoltre l'associazione è consapevole che per il cristiano esiste la possibilità di un eventuale martirio personale, che non si sceglie e non si programma, ma esiste anche“la doverosa difesa di sé stessi e della propria comunità di fronte all’aggressione ingiusta, soprattutto quando si manifesta in modo così deciso, mirato e coordinato. Doverosa, come ricorda – col costante Magistero pontificio – il Catechismo della Chiesa cattolica allorché, a proposito della legittima difesa, parla del “grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri, del bene comune della famiglia o della comunità civile“, e della esigenza che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere, anche attraverso il legittimo uso delle armi (§§ 2265-2266). Garantire condizioni di sicurezza e di ordine pubblico è parte del lavoro per il bene comune, al quale esorta da sempre la Dottrina sociale cristiana”.

Nell'ultima riflessione Alleanza Cattolica chiama in causa le comunità musulmane in Italia e in Europa, esigendo da loro lealtà e trasparenza e una fattiva collaborazione. “Perché se va rifiutata la categoria della guerra fra religioni, è impossibile negare che gli attacchi terroristici muovono da richiami e proclami dell’ultra fondamentalismo islamico: è interesse di tutti – in primis delle comunità musulmaneisolarli e renderli marginali. Ed è dovere dello Stato fare in modo che sia così”.Va in questa direzione la partecipazione di alcuni gruppi di musulmani alle Messe di domenica? Per monsignor Antonio Livi, è un atto insensato.

Infine, per l'ultimo dei fedeli, cioè noi, non rimane che accettare l'invito del papa a pregare “e questa è la cosa più importante, più urgente perché solo la preghiera può muovere i nostri cuori e le nostre forze per vincere una guerra che è tanto più grande di noi. Alla forza jihadista islamica si deve rispondere con la forza del cristianesimo, solo la Verità può combattere l’errore. Ma non pensiamo che tutto avvenga per via miracolistica, la preghiera genera salvezza perché da all’uomo la forza di agire secondo verità e solo la verità può salvarci, anche dal dilagare del terrorismo. Pregare e agire, con la disponibilità a soffrire per salvare il mondo”.

“Cum Petro e sub Petro”.

 In conclusione una precisazione in merito all'articolo di Massimo Franco su Il Corriere della Sera del 29 luglio scorso, dove coinvolge Alleanza Cattolica in una ipotetica “guerra dei tradizionalisti contro papa Francesco”, riguardo alla questione “guerra di religione”. Il giornalista probabilmente non ha letto il documento che ho sintetizzato sopra, e molto probabilmente non ha letto Cristianità e non sa nulla di Alleanza Cattolica. Per fortuna c'è internet e si riesce a rispondere subito. Così il reggente nazionale, Marco Invernizzi, ha risposto prontamente con un comunicato:“Alleanza Cattolica sta con il Papa, sempre. Non con un Pontefice, ma con quello che siede sul soglio di Pietro in questo momento storico, erede di una tradizione ininterrotta da San Pietro a Francesco. L’idea di contrapporre un Papa a un altro le è estranea perché tipica di una mentalità che privilegia la rottura rispetto alla riforma nella continuità”, che è esattamente quanto Benedetto XVI ha insegnato nel 2005 a proposito del Concilio Vaticano II, ma che vale ancor di più per l’insegnamento dei Pontefici. Che questa rottura avvenga nel segno del progressismo o di un supposto tradizionalismo poco importa, rottura rimane”.

Peraltro Invernizzi ha ricordato che ha scritto un libro proprio su san Giovanni Paolo II e nelle presentazioni non si è mai sognato di contrapporre un Papa contro un altro.

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