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Martedì, 01 Dicembre 2020

La vergogna è di chi strumentalizza la disabilità

Alcuni giorni fa abbiamo, purtroppo, dovuto assistere all’ennesima strumentalizzazione della disabilità. E la cosa che può lasciare basiti è che il montaggio di quest’opera di disinformazione è avvenuta dagli organi di comunicazione e da esponenti politici di quella parte che fa dell’assistenza, del “care”, un valore imprescindibile della sua politica.

Senza aver mai pronunciato nessuna frase offensiva nel riguardi dell’On. Argentin (PD), diversamente abile, ma essendosi limitato a convenire con quanto il collega On. Napoli asseriva circa il comportamento scorretto dell’assistente dell’On. Argentin, che stava applaudendo in aula, l’On. Massimo Polledri - esponente di spicco dell’area cattolica leghista - è stato oggetto di una campagna diffamatoria, dai toni pesanti e offensivi, che partita da alcuni organi di stampa di matrice sinistrorsa e progressista, ha contaminato, non solo i social network – che hanno fatto, senza critica, cassa di risonanza a questa notizia infondata – ma anche quanti, in buona fede e non, si occupano a vario titolo di disabilità. Infatti, per diversi giorni all’On. Polledri è stata attribuita la paternità di una frase irripetibile nei riguardi dell’Argentin, che nessuno in realtà ha mai pronunciato, come mostrano sia i video, sia i resoconti stenografici della seduta, ma che ha suscitato critiche e obiezioni, che nella sostanza avrebbero potuto avere una legittimazione se il fatto fosse veramente accaduto.

Questa stampa ha fatto da “agente d’influenza”, cioè ha tentato di orientare l’opinione pubblica, veicolando una notizia artatamente falsa e già smentita anche da alcuni membri dell’opposizioni (Nino Lo Presti (Fli), Luisa Santolini e Roberto Rao (Udc), con l’unico scopo di immettere nella società elementi di divisione, attraverso il sospetto e l’esasperazione delle passioni umane. Il risultato è stato quello di creare artificialmente odio, discredito e disprezzo nei confronti di chi, invece, ha sempre avuto a cuore l’assistenza e la vita (e non la morte per eutanasia) delle persone in stato di debolezza fisica o mentale e per questo riceve apprezzamento e seguito. A smentire l’atteggiamento razzista imputato a Polledri ci sono anche le parole della scrittrice Rita Coruzzi, diversamente abile, la quale afferma che “l’On. Polledri per l’alto rispetto che nutre verso ogni suo prossimo, abile o disabile, non avrebbe mai potuto pronunciare le parole che gli vengono attribuite”.

In effetti, questo attacco non è casuale, ma ben mirato, perché Polledri è sempre stato in prima linea nella difesa di qualunque vita (abile o disabile) dal concepimento alla morte naturale e sono ben note le sue posizioni pro life sul caso di Eluana Englaro.  Si tratta quindi di uno dei tanti tentativi della regia progressista di screditare chi ha rispetto per l’ordine naturale delle cose. Un ordine totalmente diverso da quello che loro vorrebbero realizzare e la cui disumanità è mostrata anche dai mezzi fraudolenti posti esseri per giungervi. Nel caso di specie sono tragicamente tristi, perché oltre ad offendere una buona persona, strumentalizzano il dramma della disabilità che tanti uomini, tante donne e tante famiglie vivono sulla loro pelle, spesso - come qui – solo usati da chi promette di difenderli. Però questo non deve stupire perché è in linea con la loro concezione di progresso sociale, nel quale non esisterà più la differenza, la disabilità, perché tutti passeremo al vaglio della loro “follia eugenetica” e chi lo passerà sarà costretto non solo all’omologazione alla “razza perfetta”, ma anche a quella del pensiero.

Per amare la disabilità, per amare ciò che non ha un’utilità, ci vuole carità, pertanto attenzione ai farisei dei nostri giorni, che parlano, ma non fanno e che vedono nella disabilità un arma e non un dramma umano da alleviare, la cui vivibilità dipende appunto dalla nostra capacità relazionale di accoglierla e sostenerla.

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