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Venerdì, 03 Luglio 2020

Benedetto XVI ricorda Giovanni Paolo II

Giovanni-Paolo-II

Dopo la preghiera dell'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato ieri la figura del suo predecessore Giovanni Paolo II, di cui ieri ricorreva il sesto anniversario della morte, definendolo "grande Pontefice e testimone di Cristo" e invitando tutti, in vista della prossima beatificazione, ad "affidarsi" alla sua "intercessione".

"A motivo della sua prossima beatificazione - ha detto il Papa ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro -, non ho celebrato la tradizionale Messa di suffragio per lui, ma l'ho ricordato con affetto nella preghiera, come penso tutti voi". "Mentre, attraverso il cammino quaresimale, ci prepariamo alla festa di Pasqua - ha aggiunto -, ci avviciniamo con gioia anche al giorno in cui potremo venerare come Beato questo grande Pontefice e testimone di Cristo, e affidarci ancora di più alla sua intercessione

''L'unica cosa non comunicabile della vita umana e' la falsita' ''. E ''i gesti di Wojtyla esprimevano sempre verita', non erano mai enigmatici. Non c'era nulla di posticcio, di preparato. Erano genuini. Autentici''.

A sei anni dalla morte di Giovanni Paolo II, e quando manca ormai un mese alla sua beatificazione, Joaquin Navarro-Valls, che fu il suo portavoce, traccia un profilo appassionato a E.Bosco ed e molto personale del papa grande comunicatore, del pontefice che bucava lo schermo. La Pontificia Universita' della Santa Croce lo ha invitato a una giornata di studio dedicata a Wojtyla insieme al cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, il quale ha ripercorso l'iter del processo di beatificazione, guardando anche al passaggio successivo, la canonizzazione.

La domanda inevitabile che in molti si fanno, infatti, e': quando Wojtyla sara' proclamato santo? ''Non chiedetemelo, non lo so - ha affermato il porporato -. La canonizzazione esige un altro miracolo'' oltre a quello riconosciuto con la beatificazione. E questo ''avra' bisogno di tempo. La santita' non e' un frutto d'estate, matura quando matura''. Il card. Amato ha rivelato anche un altro particolare, smentendo voci che erano circolate sulla stampa nei mesi scorsi: nella ''positio'', ossia la documentazione relativa alla causa di beatificazione, ci sono anche le testimonianze dei cardinali Sodano e Sandri, il primo segretario di Stato e il secondo sostituto alla Segreteria di Stato sotto Giovanni Paolo II. Ma prima del Wojtyla beato e, in futuro, santo, c'e' stato il Wojtyla papa e uomo. Il ritratto uscito dalle parole di Navarro e' carico di affetto.

''Chi lega la sua capacita' comunicativa alle sue esperienze giovanili di attore, secondo me confonde la causa con l'effetto. Io ho sempre pensato che la sua efficacia comunicativa dipendesse da cosa diceva, non dal come. Anche se in lui c'erano tutti e due gli elementi''. E il come era fatto da una ''qualita' umana, da una voce dal registro baritonale educata musicalmente, da un accento che era sempre in sintonia con l'idea, cosi' come il gesto''. Ci teneva, Wojtyla, a parlare sempre nella lingua del paese che visitava e non amava, rivela Navarro, l'egemonia forzata dell'inglese. ''Anche in Giappone si fece fare una trascrizione fonetica del testo. E i giapponesi lo capirono''.

''Non era necessario darli consigli'' e ''aveva una capacita' intuitiva nel comunicare'', ma ''chiedeva suggerimenti e era attento alle risposte'', racconta. Ma era la naturalezza, il vero segreto. Nel corso di uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti, il New York Times scrisse un articolo sul suo rapporto con lo schermo televisivo e sentenzio' che ''il Papa domina la televisione semplicemente ignorandola''. Perche' di fatto, Giovanni Paolo poteva anche ignorare o contraddire le regole del linguaggio televisivo. C'era qualcosa di piu' forte, in grado sempre di ''passare''. E inoltre aveva chiaro che ''i media non si utilizzano: se si vuole giocare coi media bisogna entrare nel loro linguaggio. E se l'obiettivo e' che la stampa parli il meno possibile di noi e ne parli solo bene, la battaglia e' persa in partenza. Con lui - ha sintetizzato in una frase Navarro - il tema non era: cosa ha detto ieri il giornale; ma: cosa voglio dire io oggi''.

Per la beatificazione di Giovanni Paolo II il prossimo Primo Maggio sono attesi a Roma "300 mila pellegrini", un numero però "suscettibile di cambiamenti". Grazie a una "organizzazione modulare", inoltre, la città "é pronta ad accogliere" fino a "qualunque numero" di fedeli dovesse raggiungere la Capitale per partecipare all'evento. E' quanto ha precisato padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi che in collaborazione con il Vicariato, la Regione Lazio, la Provincia di Roma e il Comune sta organizzando l'evento.

"La nostra missione é far sì che chiunque voglia venire a Roma per partecipare a questo grande evento trovi la città pronta e aperta", ha aggiunto padre Atuire nel corso della conferenza stampa di presentazione della cerimonia nella Sede dell'Orp in via della Pigna. Il numero di 300 mila persone, ha inoltre sottolineato, "non è di meno di quello che ci aspettavamo". Padre Atuire ha infatti spiegato che le previsioni di due milioni di pellegrini "erano state avanzate sulla base del conteggio delle persone che hanno raggiunto Roma nei giorni della morte e dei funerali di Wojtyla. Un periodo che è durato due settimane, dagli ultimi giorni della malattia fino all'elezione del nuovo Pontefice e che è quindi da intendersi come la somma complessiva dei pellegrini al giorno". "Se io sommo i 300 mila che parteciperanno sabato alla veglia al Circo Massimo, con i 300 mila che parteciperanno domenica alla messa in San Pietro e poi i 300 mila che seguiranno anche la messa di ringraziamento il lunedì successivo - ha osservato ancora -, allora ecco che la cifra sale di parecchio".

Il costo della cerimonia e degli eventi legati alla beatificazione di Giovanni Paolo II è di "3-4 euro a pellegrino". Un onere che verrà interamente ricoperto da privati: "sostenitori, istituti di credito, fondazioni". Lo ha precisato mons. Liberio Andreatta, presidente dell'Opera Romana Pellegrinaggi, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'evento nella sede dell'Orp di via della Pigna, a Roma. "In un momento di grave crisi economica per il Paese, che noi sperimentiamo ad esempio attraverso le Caritas che ci informano di molte situazioni anche di nuova povertà delle famiglie italiane - ha aggiunto mons. Andreatta -, non abbiamo voluto gravare sui bilanci dell'amministrazione pubblica. Abbiamo chiesto invece l'aiuto di fedeli e sostenitori e c'é stata una grande risposta da parte di istituti di credito, fondazioni e privati".

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