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Venerdì, 24 Novembre 2017

Libia, eisliare Gheddafi o armare i ribelli?

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Esiliare Gheddafi o armare i ribelli. Sono queste le opzioni su cui le forze internazionali si stanno confrontando per risolvere il conflitto in Libia. L'opzione dell'esilio, "ma senza salvacondotto" è emersa ieri durante la Conferenza di Londra, anche se era stata già proposta nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. All'Italia si sono uniti Spagna e Qatar, mentre Gran Bretagna, Francia e ribelli libici sembrano scettici. Prematuro parlarne per Barack Obama, sicuro che Muammar Gheddafi "ha ormai i giorni contati", il cappio si sta stringendo e lascerà il potere", ma è "troppo presto per negoziare" l’esilio con il leader libico.

Il 47% degli statunitensi intervistati dall’Università di Quinnipiac si dice contrario all’intervento militare in Libia, che riscuote un 41% di pareri favorevoli. Consensi maggiori per i raid aerei (53%) mentre il 48% si dice d’accordo con il presidente Barack Obama sul fatto che Muammar Gheddafi non debba essere deposto con la forza. Il sondaggio, condotto tra il 22 e il 28 marzo, è stato realizzato su un campione di 2.069 persone. 

Per lavorare sull’ipotesi di un esilio per Gheddafi serve "la collaborazione dell’Unione Africana che purtroppo, e questa è stata una mancanza molto importante, non era presente alla conferenza di Londra". Lo ha detto il portavoce della Farnesina Maurizio Massari, intervenendo a Radioanch’io.  Proprio a Londra, ha sottolineato, sull’ipotesi esilio c’è stato "un comune consenso" e quella che Gheddafi possa lasciare il paese è apparsa come "l’opzione più auspicabile per porre fine alle violenze contro i civili". Esilio però, ha precisato «non significa impunità, non è un salvacondotto internazionale ma significa solo far si che Gheddafi possa lasciare la Libia per far sì che possa riprendere, attraverso il cessate il fuoco, il processo politico". 

A Londra è stato costituito inoltre un Gruppo di Contatto sulla Libia di una ventina di paesi che si riunirà al più presto in Qatar, ma si è cominciato anche a parlare di armare i ribelli, come aveva proposto l’ambasciatore americano all’Onu Susan Rice trovando il sostegno nel ministro degli esteri francese Alain Juppé. "La risoluzione Onu - ha detto il segretario di Stato Hillary Clinton - permetterebbe di farlo". Scettico il sottosegretario agli esteri britannico Alistair Burt, secondo il quale l'operazione potrebbe essere "illegale". Un'ipotesi rifiutata anche dalla Nato, che domani prenderà operativamente il comando delle opeazioni. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen parla chiaro e ribadisce che la risoluzione Onu "chiede l’imposizione di un embargo sulle armi, e noi dunque siamo là per proteggere le popolazioni e non per armarle", ha affermato. Juppè ha riconosciuto che la risoluzione 1973 non lo prevede. "Detto ciò, siamo disposti a discuterne con i nostri alleati", ha aggiunto. In serata, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha sottolineato che quella di fornire armamenti ai ribelli resta un'ipotesi. "Le sanzioni internazionali e la pressione militare, ha detto, hanno fortemente indebolito il colonnello Ghaddafi, che oggi non ha più il controllo di grand parte del Paese. Gli Usa stanno esaminando tutte le possibilità in campo per fornire supporto al popolo libico in modo da avere una transizione verso un Paese più stabile e pacifico".

Non si ferma la controffensiva delle forze proGheddafi. Fonti vicine ai ribelli ad Ajdabiya riferiscono che le forze di Muammar Gheddafi hanno ripreso la citta' di Brega, nell'est della Libia. La notizia arriva dopo che l'artiglieria delle forze pro-Gheddafi ha dato il via ad un attacco contro Misurata con razzi e cannoni dei carri armati. Gli insorti affermano invece di aver riconquistato il sito petrolifero di Ras Lanuf. Il governo libico ha annunciato che farà causa a qualsiasi azienda internazionale che concluderà affari con i ribelli nel settore dell'energia. Dura la posizione del presidente cinese Hu che al presidente Sarkozy, in visita in Cina, ha detto 'se le azioni militari colpiscono popolazioni innocenti e provocano gravi crisi umanitarie, allora violano il mandato originale del Consiglio di sicurezza dell' Onu.

L'Uganda accoglierebbe un'eventuale richiesta di asilo da parte di Muammar Gheddafi. Lo ha riferito l'emittente Al Arabiya

E' stata posta fine al blocco del porto di Misurata imposto dalle forze pro-Gheddafi, consentendo così l'arrivo di aiuti via mare e l'evacuazione di feriti. Lo ha annunciato un portavoce dei ribelli. il portavoce, contattato per telefono, ha precisato che la fine del blocco da parte delle forze di Gheddafi - oltre all'evacuazione di feriti - consente l'arrivo di due navi di aiuti umanitari. Nel confermare che ieri i lealisti hanno ucciso 18 civili, il portavoce ha riferito che le truppe pro-Gheddafi continuano a sparare colpi di artiglieria e ad ingaggiare scaramucce con i ribelli .
Il governo libico farà causa a qualsiasi azienda internazionale che concluderà affari con i ribelli nel settore dell'energia. Lo riferisce l'agenzia Jana. "La società nazionale per il petrolio... è l'entità autorizzata dalla legge per trattare con gli esterni. Per via dell'importanza strategica di questi beni - petrolio e gas - a livello globale, nessun paese può lasciare la sua gestione a delle bande armate", si legge in un comunicato diffuso dall'agenzia Jana. "Lo stato libico farà causa a chiunque concluda accordi sul petrolio con altri fuori dalla Società nazionale", si precisa.

Gli attacchi aerei della coalizione in Libia potrebbero violare il mandato dell'Onu, secondo il presidente cinese Hu Jintao, che oggi ha ricevuto quello francese Nicolas Sarkozy. "Se le azioni militari colpiscono popolazioni innocenti e provocano gravi crisi umanitarie, allora violano il mandato originale del Consiglio di sicurezza dell' Onu, ha affermato Hu citato dalla Cctv, la tv di Stato cinese. "La storia ha dimostrato che l' uso della forza non risolve i problemi, ma che anzi non fa che complicarli", ha aggiunto Hu. Ricevendo il presidente francese, uno dei promotori della risoluzione che ha autorizzato gli attacchi aerei contro le forze di Muammar Gheddafi, Hu ha sottolineato che "sono il dialogo e gli altri mezzi pacifici a fornire la risoluzione ultima dei problemi". Il presidente cinese ha aggiunto che Pechino "appoggia gli sforzi politici per il miglioramento della situazione in Libia". Sarkozy è in Cina per partecipare ad un seminario informale dei ministri economici e dei banchieri centrali del G20 sul sistema monetario internazionale che si terrà a Nanchino, nel sud del Paese.

La Gran Bretagna ha espulso cinque diplomatici libici dal Regno Unito. Lo ha reso noto il ministro degli esteri William Hague alla Camera dei Comuni. Hague ha detto che ieri una missione diplomatica britannica si è recata a Bengasi: era guidata da Christopher Prentice, l'ambasciatore a Roma. Tra i diplomatici esplusi c'é l'addetto militare. I cinque - ha detto Hague - potevano porre "un pericolo per la nostra sicurezza".

Il sipario sulla Conferenza tenuta ieri a Londra sulla Libia è calato con lo scenario di un possibile esilio del rais di Tripoli. Ma si è cominciato anche a parlare di armare i ribelli ("La risoluzione Onu - ha detto il segretario di Stato Hillary Clinton - permetterebbe di farlo").

'Armare i ribelli libici sarebbe una misura controversa, una misura estrema' e 'dividerebbe la comunità internazionale' spiega a Radio anch'io il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, e ribadisce che la posizione italiana sulla è la no fly zone e i corridoi umanitari.

Il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov si e' detto contrario all'ipotesi che la Nato armi le forze dell'opposizione libica.

''Poco fa il ministro degli esteri francesi ha detto che Parigi e' disposta a discutere con i partner della coalizione le forniture di armi per l'opposizione libica. Il segretario generale della Nato Rasmussen ha dichiarato che l'operazione in Libia si svolge per proteggere la popolazione e non per armarla e noi su questo siamo pienamente d'accordo con il segretario della Nato'', ha dichiarato il capo della diplomazia russa, citato dall'agenzia Interfax.

E mentre il presidente Usa Barack Obama dice che Gheddafi ha i giorni contati, il capo dello Stato Napolitano giudica negativo che i paesi dell'Ue si siano divisi e parla di errore non creare una difesa comune.

Intanto le forze fedeli al leader libico hanno riconquistato il sito petrolifero di Ras Lanuf, costringendo gli insorti ad abbandonare le postazioni e fuggire ad est.

Secondo la France Presse le forze fedeli al regime hanno ripreso il controllo della citta' a fine mattinata e gli insorti, presi dal panico, hanno cercato ora di ripiegare verso Brega, da loro ancora controllata.

Il 27 marzo il terminal petrolifero di Ras Lanuf era stato conquistato dai ribelli libici, rimasti poi bloccati per due giorni senza poter procedere verso Sirte.

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