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Lunedì, 01 Marzo 2021

Lampedusa al collasso

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Il numero più alto di arrivi da quando sono ripresi gli sbarchi: a Lampedusa nelle ultime 24 ore sono giunti 1.933migranti, e mentre 7 miglia al largo dell'isola viene soccorsoun barcone che starebbe imbarcando acqua con a bordo altri 300 -fra loro donne e bambini - gli ultimi tre giorni raccontanoarrivi di oltre 3.700 persone. Allarme per un gommone partitodalla Libia. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, invita ad evitare reazioni 'un po' sbrigative a livello di opinionepubblicà, dice, e a ricordare il nostro passato di Paese diemigranti, per 'governare' la nuova situazione, 'anche se non e'semplicé. Dal Corriere della Sera, il ministro dell'Interno Roberto Maroni chiede alla Tunisia un segnale concreto: fermi le partenze, altrimenti si procederà con i rimpatri forzosi. Ealle Regioni, il titolare del Viminale chiede di accogliere iprofughi che dovessero giungere dalla Libia, perché senzascelte condivise il governo sarà costretto ad agire d'imperio.

Un gruppo di lampedusani, tra cui alcune donne, ha rivoltato tre cassonetti davanti il varco militare al porto, bloccando il transito e chiedendo al governo soluzioni per mettere fine all'emergenza immigrazione nell'isola. In strada sono stati gettati anche due grossi recipienti usati per contenere acqua, vasi e pietre. Alcuni dei manifestanti si sono seduti davanti al cumulo di macerie, alzando due bandiere: quella della Trinacria, simbolo della Sicilia, e quella a scacchi di Lampedusa. La polizia osserva. "Non vogliamo entrare in quarantena", urla un ragazzo. Altri invocano "lo sciopero generale". "Noi siamo il popolo di Lampedusa, lo sappiano i leghisti che ci costringono a vivere in questa situazione - dice uno dei manifestanti - Rivogliamo indietro la nostra libertà, solo questo chiediamo. Difendiamo la nostra dignità, siamo stanchi".

Alcuni pescatori stanno trainando quattro barconi usati dai migranti e sequestrati per posizionarli all'ingresso del porto di Lampedusa. Lo scopo è impedire il transito delle motovedette che soccorrono gli immigrati. Dal molo una cinquantina di donne sta incitando l'azione, invitando altri uomini alla partecipare alla protesta. Sulla banchina la tensione è altissima.

"Non riteniamo che ci sia un rischio di epidemie, ma un problema igienico-sanitario importante e che potrebbe in futuro continuare. Anche per questo i nostri ispettori arriveranno sull'isola oggi". Così il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha commentato la situazione dei migranti che in questi giorni si stanno accumulando sull'isola di Lampedusa a causa dei conflitti in Libia.

"Non vi sono al momento rischi specifici di epidemie a Lampedusa, né ci sono state segnalate particolari infezioni". A confermarlo è Santino Severoni, rappresentante speciale del direttore regionale dell'Oms Europa in Italia per l'emergenza migranti a Lampedusa. Severoni è al momento in partenza per Palermo con gli altri ispettori, di cui 2 dell'Oms e tre del ministero della Salute, che dovranno valutare la situazione igienico-sanitaria dell'isola. "Si tratta di una missione di ricognizione - precisa - da cui dovremo tornare con consigli di attuazione pratica. I nostri interventi come Oms saranno concentrati sull'innalzamento della sorveglianza sulle malattie infettive e il controllo della sicurezza dell'acqua".

Mercoledì pomeriggio sei navi, con una capienza complessiva di 10 mila posti, saranno a Lampedusa per trasferire tutti i migranti presenti ancora sull'isola. Lo ha annunciato il commissario straordinario per l'emergenza umanitaria, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso. Il piano messo a punto dall'unità di crisi, d'intesa con il governo, prevede l'impiego di cinque navi passeggeri di diverse compagnie di navigazione e dell'unità militar San Marco che in questi giorni è già stata utilizzata per il trasferimento degli immigrati ad Augusta e Taranto. Nello stesso tempo il governo sta predisponendo in tutto il territorio nazionale la realizzazione di alcune tendopoli e la ristrutturazione di alcune caserme per ospitare i migranti.

Una coppia di coniugi e' stata aggredita e derubata nella propria abitazione, a Lampedusa, da un gruppo di immigrati che ha fatto irruzione nell'appartamento ieri sera. Luigi Salina, 58 anni, e' stato colpito con un pugno alla zigomo da uno dei cinque o sei extracomunitari che stavano rubando diversi oggetti in casa, da dove sono stati asportati preziosi e orologi.

Sarà a Trapani la seconda tendopoli per accogliere gli immigrati che in migliaia stanno sbarcando a Lampedusa. Lo si apprende da fonti qualificate secondo le quali sono già in corso i lavori per l'allestimento del campo nell'ex aeroporto militare di Kinisia, a poca distanza da Birgi.

Sono 1.933 i migranti arrivati nelle ultime 24 ore a Lampedusa. E' il numero più alto di arrivi da quando sono ripresi gli sbarchi. Impressionante anche il dato degli ultimi tre giorni: da venerdì sull'isola sono arrivati 3.721 migranti.

E' allarme per un gommone partito dalla Libia con 68 migranti a bordo, tra i quali numerose donne e bambini, che ieri sera aveva lanciato l'Sos perché si trovava in difficoltà e di cui non si hanno più notizie. La richiesta di aiuto, attraverso un telefono satellitare, era stata raccolta da Don Mosé Zerai, il presidente dell'agenzia Habeshia che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo. L'ultimo contatto con l'imbarcazione risale a ieri sera: gli immigrati avevano raccontato di trovarsi a circa 60 miglia dalle coste libiche, con poco carburante e senza viveri. Un altro barcone partito sempre dalla Libia sabato sera, con circa 180 profughi a bordo, è stato invece segnalato da un peschereccio in navigazione verso le coste siciliane.

Di fronte alle nuove ondate di immigrati, In Italia "ci sono ogni tanto delle posizioni, delle reazioni un po' sbrigative a livello di opinione pubblica" alle quali non bisogna indulgere. Piuttosto bisogna ricordare il nostro passato di paese numero uno in Europa per numero di emigranti e "governare" la nuova situazione che si è creata, anche se "non è semplice". ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda a margine della inaugurazione dello spazio espositivo "Industria Gallery" a New York. "Proprio perché c'é stata un'accelerazione, che - ha aggiunto Napolitano - nel giro di vent'anni ci ha fatto passare da una quota minima di immigrati ad una presenza pari al 7 per cento della popolazione, e quindi ci sono state delle scosse dal punto di vista sociale e psicologico, bisogna governarle". Quali sono gli elementi in comune fra quella emigrazione storica italiana e questa oggi in arrivo in Italia? "C'é la stessa ricerca talvolta disperata di lavoro e di vita decente" ha risposto Napolitano invitando a considerare che "nel frattempo è cambiato il contesto mondiale". "Oggi - ha spiegato - c'é un incrocio fra l'Italia e l'Africa che prima non c'era. E l'Italia è in Europa uno degli ultimi paesi che dopo essere stati paese di emigrazione, e l'Italia in passato è stato il numero uno, sono diventati luogo di immigrazione". "E' importante - ha aggiunto - che in Italia non si dimentichi di essere stati un paese di emigranti. Il modo di considerare chi arriva non può prescindere dall'esperienza dolorosa che abbiamo fatto, che alla fine si è rivelata gratificante, perché in un paese come gli Stati Uniti, ad esempio, gli italiani siano riusciti a farsi strada". Ci sono tanti problEmi, ma non sono più i tempi durissimi di una volta. Qualcosa è migliorato. "Adesso, tutto sommato, - ricorda il capo dello Stato - ci sono dei meccanismi di accoglienza soprattutto in sede europea. Una volta non c'erano e chi partiva dall'Italia e sbarcava in Australia viveva un periodo iniziale durissimo, più duro di quello riservato oggi gli immigrati che arrivano in Europa e in Italia".
"La Tunisia aveva promesso un impegno immediato per fermare i flussi migratori, ma le barche continuano ad arrivare. Se non ci sarà un segnale concreto entro i prossimi giorni, procederemo con i rimpatri forzosi". Lo afferma il ministro dell'Interno Roberto Maroni in un' intervista al Corriere della Sera. Quella dei rimpatri forzosi "potrebbe trasformarsi nell' unica strada possibile se gli sforzi diplomatici del governo italiano dovessero fallire", spiega Maroni. "I somali e gli eritrei non possono essere rimpatriati perché scappano dalla guerra e hanno diritto alla protezione internazionale. Ma questo non può valere per i tunisini". Con la Tunisia, aggiunge, "non siamo sotto ricatto come con la Libia per il petrolio. Sono loro a dipendere da noi, soprattutto nel settore turistico". Il ministro invita le Regioni ad accogliere l'ondata di profughi che potrebbe venire dalla Libia. Se ci saranno rifiuti, dice, "allora saremo noi a individuare le aree". "Io sono un fautore della condivisione di queste scelte impegnative, ma se questo non è possibile saremo costretti ad agire d'imperio". Maroni ribadisce che è stato "un errore partecipare alla guerra in Libia". Ora l'unica soluzione, sostiene, "é quella diplomatica proposta da Franco Frattini in accordo con la Germania, se si vuole uscire da un pantano che può rivelarsi molto pericoloso".
Yeabsera, che significa dono di Dio, e' stato partorito sul barcone di profughi partiti dalla Libia dopo una traversata di tre giorni in mare nel Canale di Sicilia. Bimbo e genitori - lei etiope di 26 anni, lui eritreo, due paesi in guerra da anni - sono arrivati a Lampedusa e poi trasportati all'ospedale Vincenzo Cervello di Palermo.

Un ricovero prudenziale, visto che mamma e neonato stanno bene e sono stati accolti, oltre che dai sanitari, da un gruppo di donne lampedusane, arrivate con vestitini e biberon, a conferma della grande umanita' della popolazione isolana, messa a dura prova da settimane di continui sbarchi che hanno portato nel piccolo scoglio delle Pelagie migliaia di migranti.

E' accaduto anche questo a Lampedusa, una specie di miracolo che ha il volto di Yeabsera, giunto al poliambulatorio dell'isola avvolto in una coperta, in braccio a un medico.

Dietro la madre, stremata e in barella, ma con la forza di sorridere quando ha guardato il viso del figlio, mentre alcune donne tentavano di dare una mano e chiedevano se fosse un maschio o una femmina, giusto per adueguare i corredini che avevano in borsa.

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