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Mercoledì, 20 Gennaio 2021

Il partito antitaliano diventa patriottico

bandiere italiane sabaude

 

Fa un certo effetto vedere oggi in occasione del 150 anniversario dell'Unità d'Italia gli eredi del PCI sventolare la bandiera tricolore, loro che fino a qualche anno fa amavano sventolare un altro vessillo, tutti ricordano, credo, qual'era il simbolo del Pci, una bandiera rossa con la falce e martello che sovrastava quella italiana, che si vedeva appena, i comunisti che per una parte della propria vita politica, avevano ritenuto che la loro “grande patria” fosse altrove.

Il professore Mauro Ronco, avvocato penalista di Torino, nonché esponente nazionale di Alleanza Cattolica, sabato scorso nel suo interessante intervento per il Convegno su Unità e Risorgimento tenutosi a Milano nei locali dello Spazio Oberdan, ha con forza sottolineato questo aspetto; i comunisti, esponenti di quel partito antitaliano, erano quelli che denigravano e consideravano dei reietti chi senza vergogna sventolava la bandiera italiana come strumento di identità e Ronco fa esplicito riferimento a quei giovani nazionali, appartenenti alla Destra, forse gli unici, che negli anni settanta sventolavano  il tricolore nelle piazze italiane, ora gli ex comunisti senza vergogna fanno a gara a chi lo sventola di più.

A questo proposito non posso dimenticare il mio attivismo passato (sempre gratuito), di giovane cattolico di destra con la bandiera italiana in sella alla ducati 125 per le strade del barcellonese per pubblicizzare nel 1974, il comizio in occasione del referendum contro il divorzio, che tra l'altro doveva fare mio fratello.

Sull'argomento, rincara la dose nella chiacchierata domenicale con Andrea Tornielli, su La Bussolaquotidina.it, il noto scrittore cattolico, Vittorio Messori che stigmatizza il comportamento degli ex comunisti: “Sai non mi scandalizza, il dirigente leghista che esce dall’aula, pagando il suo tributo ai vecchi fedeli, mi fa specie quel Giorgio Napolitano che dei suoi 85 anni ne ha passati almeno 60 prima come militante e poi come dirigente del Partito Comunista Italiano. Ti ricordi il loro stemma? La bandiera rossa sovrapposta al tricolore, di cui si vedeva solo l’orlo. Ti ricordi la loro propaganda contro il patriottismo, malattia mortifera della borghesia e il loro appello all’internazionalismo, visto che il proletariato non è diviso da frontiere ma è unito nel mondo intero dalla solidarietà di classe? Beh, vedere questo vecchio signore farsi sacerdote austero e, almeno apparentemente, convinto della religione della Patria, sentirlo che ci esorta ad avvolgerci nel tricolore, questo mi fa un certo effetto.

napolitano e vittorio emanuele

Così come mi faceva effetto vedere Indro Montanelli, anche lui quasi novantenne, finire i suoi giorni acclamato come beniamino alle Feste dell’Unità. O, adesso, vedere Fini, corteggiato dalle sinistre e parlare come un liberal progressista. Proprio lui che, da prediletto di Almirante, era bersaglio del grido ossessivo degli anni Settanta: «Fascisti, carogne, tornate nelle fogne». Naturalmente, mica sono così ingenuo da dimenticare l’avvertimento del luciferino Talleyrand, colui che fu sempre al governo, quale che fosse e che diceva: «In politica, la coerenza è la virtù degli imbecilli». Sono cultore, lo sai, della Realpolitik, dunque non mi scandalizzo di certo, eppure faccio una certa fatica a orizzontarmi con il compagno Napolitano, per una vita membro del Comitato Centrale del PCI, che fa discorsi patriottici che Edmondo De Amicis stesso avrebbe trovato un poco eccessivi, magari un pizzico retorici…

Anche su l'Occidentale, quotidiano online, Roberto Pertici, dopo aver parlato degli inediti “nuovi patrioti”, che ti offrono sorridenti la coccarda tricolore, giovani barbuti con la kefiah che fremono amor di patria, belle ragazze che invece della consueta bandiera arcobaleno, si ammantano di quella bianca, rossa e verde, riferendosi a questi, parla di figliol prodigo che ritorna alla casa comune e quindi bisogna rallegrarsene e magari brindare e ammazzare il fatidico vitello grasso. Però bisogna fare qualche precisazione:“siccome il lupo perde il pelo, ma non il vizio, e costui è caratterialmente propenso ad “allargarsi” e a occuparla tutta, quella casa, a contenderla ai figli maggiori che vi sono sempre rimasti, anche quando erano oggetto di derisione e di compatimento, proporrei di presentargli una serie di punti da sottoscrivere. Perché una questione preliminare dev’essere subito chiarita: non si può essere “patrioti” per l’oggi e continuare ad avere le idee di sempre sulla storia nazionale e sul cosiddetto “carattere degli italiani”, presentando la storia d’Italia solo come una serie di fallimenti e di vergogne e insistendo su una qualche inferiorità antropologica del popolo italiano”. (R. Pertici, Storia d'Italia in quindici punti da far sottoscrivere ai nuovi patrioti, 20.3.2011. l'Occidentale).

 

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