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Sabato, 19 Gennaio 2019

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L'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la notizia dello sbarco sicuro a Malta dei 49 rifugiati e migranti che si trovavano a bordo delle navi Sea Watch 3 e Albrecht Penck. L’UNHCR elogia le autorità maltesi per aver fornito un porto sicuro e gli otto Stati europei che hanno deciso di accoglierli. L’agenzia ONU per i rifugiati esprime inoltre apprezzamento per gli sforzi della Commissione europea nel coordinare la risposta degli Stati membri.
L'UNHCR esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che una soluzione alla difficile situazione delle persone soccorse in mare sia arrivata dopo così tanto tempo - più di 18 giorni nel caso del Sea Watch 3, nonostante a bordo ci fossero anche donne e bambini. Questo è inaccettabile.
"Il salvataggio in mare non termina quando si recupera qualcuno dall'acqua, le persone soccorse devono essere portate a terra e in un luogo sicuro il più rapidamente possibile", ha affermato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. "L'imperativo di salvare vite umane viene prima della politica e non può rappresentare una responsabilità che viene negoziata caso per caso".
I tentativi di costituire un sistema condiviso e prevedibile per lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo hanno fatto progressi molto lenti, nonostante le proposte avanzate congiuntamente da UNHCR ed OIM. 

Continua pertanto a prevalere un approccio ad hoc e le persone salvate nel Mediterraneo aspettano giorni o settimane prima di poter sbarcare a terra.
Nel 2018, 116.674 persone hanno raggiunto l'Europa attraversando il Mediterraneo, una riduzione significativa rispetto agli anni precedenti ed un ritorno ai livelli pre-2014. Tuttavia, il viaggio è diventato più pericoloso. Una vita ogni 50 persone che hanno tentato la traversata è andata perduta.
Intanto le autorità tailandesi hanno concesso all’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, di incontrare la cittadina saudita Rahaf Mohammed Al-qunun all’aeroporto di Bangkok per valutare il suo bisogno di protezione internazionale e trovare una soluzione immediata alla sua situazione.
L’UNHCR ha seguito con attenzione la vicenda e ha chiesto subito l’autorizazione alle autorità tailandesi per poter incontrare Rahaf Mohammed Al-qunun, 18 anni, al fine di valutarne il bisogno di protezione internazionale.
La donna saudita ha riferito a organizzazioni per i diritti umani e ai media di essere stata fermata all’aeroporto di Bangkok mentre era in transito dal Kuwait e di essersi vista togliere il passaporto. Ha detto di essere fuggita alla sua famiglia per garantire la propria incolumità, e che era diretta in Australia dove sperava di chiedere asilo.
L’UNHCR ha sempre sostenuto che i rifugiati e i richiedenti asilo – sia quelli riconosciuti che coloro che hanno sostenuto di aver bisogno di protezione internazionale – non possono essere riportati nei loro paesi di origine in base al principio di non-refoulement.
Quello del non-refoulement è un principio internazionale che impedisce agli stati di espellere o riportare le persone in un territorio dove la loro vita o la loro libertà sarebbero a rischio.
Questo principio è riconosciuto come un elemento di diritto internazionale consuetudinario, e rientra anche negli obblighi che la Tailandia deve rispettare in base ai trattati internazionali.
Per motivi di riservatezza e di protezione l’UNHCR non potrà commentare i particolari dell’incontro.

È stato recentemente pubblicato,dal Governo finlandese, un rapporto denominato Processo di verità e riconciliazione riguardante le questioni Sámi”.

Redattrice del rapporto è Anni-Kristiina Juuso, una nota esponente Sámi della provincia di Inari, attrice e giornalista e qui nella veste di consigliere speciale del Primo Ministro.

Il rapporto contiene una sintesi dei risultati delle audizioni svolte nell'ambito dei preparativi per il processo di verità e riconciliazione riguardante il popolo Sámi. La serie di audizioni, rivolte in particolare ai membri della comunità indigena Sámi, si è svolta dal 2 maggio al 29 giugno 2018. Il processo di verità e riconciliazione attualmente in preparazione in Finlandia si basa sull'istituzione internazionale di commissioni di verità e riconciliazione emerse negli anni '70. Commissioni per la verità o commissioni per la verità e la riconciliazione si riferiscono a processi di investigazione delle ingiustizie che hanno avuto luogo nel corso della storia e alla scoperta della verità (cioè cosa è successo) al fine di evitare che tali ingiustizie si ripetano. Una caratteristica centrale delle commissioni che indagano le ingiustizie contro le popolazioni indigene è quella di mirare principalmente a mettere in evidenza le ingiustizie collettive piuttosto che a indagare sulle ingiustizie affrontate dagli individui. Queste ingiustizie collettive hanno avuto e continuano ad avere vari effetti sulle singole persone. Il rapporto discute di argomenti che includono le riflessioni del popolo Sámi riguardo al processo di riconciliazione in preparazione in Finlandia, che decide quali tematiche la commissione, se stabilita, debba indagare e quali tipi di commissari o direttori di commissioni potrebbero godere della fiducia degli indigeni Sámi. Il rapporto elabora inoltre particolari caratteristiche emerse nelle audizioni in diverse aree e / o con diversi gruppi. Il  popolo indigeno Sámi ritiene che la verità e il processo di riconciliazione siano generalmente una buona idea. Tuttavia è stata espressa una certa sfiducia riguardo all'idea che la Finlandia stia indagando sulle ingiustizie affrontate dal popolo indigeno Sámi in buona fede.

La fase successiva del processo - se davvero ci sarà anche un'altra fase – dovrebbe dipendere da una decisione congiunta del Ministero della Giustizia, del Parlamento Sámi e dell'ufficio del Primo Ministro. Non vi è scadenza per il processo anche se sembra che ci sia volontà da tutte le parti di progredire.

Le rivendicazioni del popolo lappone o Sámi, probabilmente l’unico popolo autoctono d’Europa, sono di lunga data. Sparsi in poche migliaia tra Svezia, Finlandia, Norvegia con tracce in Russia, i Sámi han subito nel corso dei secoli vessazioni e tentativi di assimilazione forzata che ne hanno messo in pericolo cultura, lingua e tradizioni. Ma negli ultimi trenta anni si è fatta strada un significativa consapevolezza delle proprie caratteristiche etniche, culturali e sociali, che ne hanno promosso il risveglio ed un rinnovato desiderio di valorizzazione di usanze, tradizioni e diritti, con particolare riguardo alla proprietà delle terre ed all’allevamento delle renne. Da qui l’esigenza di conformare le legislazioni degli Stati ove i Sámi sono distribuiti per meglio tutelare tali diritti ed anche sostenere insegnamento ed uso delle tre lingue Sámi.

La Compagnia di Babbo Natale è una Onlus che oggi conta circa 150 associati che si impegnano a raccogliere fondi per sovvenzionare il Programma annuale, spinti dalla voglia di aiutare quanto più possibile i bambini in difficoltà.
A Natale, tutti gli associati, con la barba bianca ed il vestito rosso, contribuiscono a sostenere la credenza che Babbo Natale esista quando si muovono in gruppo per raccogliere i fondi.
Per sollecitare la raccolta di fondi, quest’anno la Compagnia ha pubblicato il volume “La storia di Babbo Natale”, una sintesi curiosa della storia che ha contraddistinto nei secoli questa figura che può essere visionato, come i precedenti da collezione, sul nostro sito.
Si deve al Prof Massimo Ruffilli (Presidente dell’ACI Firenze), aver arricchito l’originale pubblicazione con originali tavole a colori che illustrano la storia di Babbo Natale nei secoli.
Il racconto inizia dai festeggiamenti dell’antica Persia, poi quelli dell’antica Roma pagana dove le feste d’inverno che si celebravano due o tre secoli prima della nascita di Cristo erano note con il nome di Saturnali o feste di Saturno: avevano inizio il 19 dicembre e si prolungavano fino al successivo 25.
Poi le tradizioni religiose del cristianesimo, la comparsa della figura di Papà Natale e/o di San Nicola, aiutanti di Gesù Bambino; si racconta in proposito della leggenda dei doni consegnati attraverso i camini, ad opera di San Nicola il 6 dicembre, festa estromessa dal calendario liturgico che però ha continuato a sopravvivere tra le usanze popolari.
Nato come Santa Claus, Père Noël, Father Christmas, Weihhnachtsmann, seguiamo le sue tracce in Germania, in Russia e finalmente vestito con i colori che conosciamo nelle vignette disegnate per la Coca Cola nel 1931, quando la sua fisionomia integra perfettamente la festività natalizia sia nell’infanzia dei bambini sia nella vita degli adulti di tutto il mondo.
Rallegrano il testo le filastrocche originali del professor Renato Conti, che fin dal primo volume del 2007, crea rime che ricordano la nostra fanciullezza e la festività.
La Compagnia sostiene direttamente i giovani e le loro Famiglie senza transitare da altri soggetti se non eccezionalmente, le somme che saranno raccolte nei prossimi giorni saranno destinate a portare i bambini in pausa chemio dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze a Gardaland: due giorni di gioia pura lontano dalla malattia.

Natale, per chi non se ne accorto, è arrivato ! La festa è tutta per i bambini che attendono i regali, è tempo di panettoni e cenoni in famiglia e, fra un augurio ai parenti e a quell’amico che non vedevamo da tempo, la festa è già finita. E allora come recuperare quell’atmosfera che ricorda la nostra infanzia che manca nelle nostre città, vuoi per l’assenza delle luci d’artista e non o per l’alta pressione che ci fa sentire vicini alla primavera invece che al Natale ? Ma è semplice, occorre fare un salto per visitare dove in questo periodo tutto, ma proprio tutto, richiama la festa  religiosa più sentita dell’anno. In Polonia, a Cracovia, basta passeggiare per le strade per ritrovarsi in un ambiente unico, dove la magia del Natale è tangibile.  La seconda città della Polonia non solo è straordinariamente bella, ma è anche unica. La città sul fiume Vistola  dei re polacchi, dei santi e degli eroi nazionali.

Dall’aeroporto di Napoli-Capodichino  le compagnie  low coast  Easyjet e Ryanair effettuano voli diretti e in meno di due ore si è già immersi nel pieno di un mondo così diverso.

I Mercatini di Natale nella piazza più grande d’Europa

Fino al 6 gennaio rimarranno aperti i Mercatini di Natale, fra i più belli della Polonia,  con tanti spazi e sorprese per i bambini, ma anche specialità gastronomiche regionali e possibilità di fare acquisti per doni con tanti oggetti realizzati da artisti e giovani artigiani. Cracovia e la sua Piazza del Mercato, Rynek Glówny,  sono un luogo tradizionale di scambi commerciali sin dal Medioevo: le prime notizie dei mercatini organizzati in questa piazza risalgono alle cronache del 1310. I mercatini di Natale sono fra le ricorrenze annuali più amate sia dagli abitanti che dai turisti, perché grazie alla presenza di graziose casette di legno, nelle quali vengono organizzati gli stand, alle luci che conferiscono un’atmosfera unica e al profumo di dolciumi, di vin brûlé e di pietanze tradizionali, la piazza medievale più grande d’Europa diventa un luogo accogliente e magico. Vengono organizzate tante iniziative e spettacoli di teatro e animazioni per bambini, concerti e cori di Natale.

Per riscaldarsi zuppe calde e vino brûlé

Nel 2019 Cracovia diventerà Capitale Europea della Cultura Gastronomica, girando per i mercatini si può avere un’idea dei piatti tipici. Per pochi Zloty, la moneta locale,  si può gustare una tradizionale zuppa Zurek, preparata facendo cuocere una salsiccia bianca nel brodo vegetale e tanti aromi, oppure  una baguette di pane con formaggio fuso, funghi e quant’altro la fantasia suggerisce. Da non dimenticare  il formaggio pecorino affumicato oscypek da gustare caldo. Bona Sforza d’Aragona, la seconda moglie del re Sigismondo I, arrivando in Polonia portò con sé non solamente i suoi cuochi di corte,  ma anche tutta una serie di verdure quali: il prezzemolo, il sedano e i porri. Le frittelle di patate servite con lo zucchero e panna si trovano ovunque. La kremowka, nota come il dolce preferito di San Giovanni Paolo II è da provare, essendo una specialità della regione. I piatti tipici sono molti e spesso più buoni di quanto possano sembrare. Ad accompagnare questi piatti un bicchiere di vino caldo brûlé non può mancare: il negozietto che lo prepara è nella piazza Mercato, situato in una grande botte di legno dove a volte si forma una lunga fila.

 

Monumenti e opere d’arte da visitare

Cracovia è dal ’78 è inserita nel Patrimonio UNESCO ed è ricca di chiese e palazzi storici. Tra i monumenti più famosi: il Castello Reale di Wawel; il Mercato dei Tessuti; l’Università Jagellonica, l’ateneo più longevo della Polonia e la Basilica di Santa Maria.

Dalla torre più alta della Basilica di Santa Maria ogni ora un vigile del fuoco suona con la tromba la melodia più riconoscibile della Polonia: il hejnal,  in ricordo del trombettista che fu trafitto da una freccia cercando di salvare gli abitanti della città di Cracovia dell'attacco dei Tatari.

A Cracovia ci sono tanti musei e gallerie d’arte, nel Museo Nazionale di Cracovia si può vedere il quadro “La dama con l’ermellino” di Leonardo Da Vinci.

Le mostre d’arte contemporanea, sono ospitate nel Museo MOCAK, ubicato negli edifici della ex fabbrica di Schindler, dove sono state girare alcune scene del film  “Schindler's List” di Spielberg, nel quartiere Zablocie, vicino l’ex ghetto di Podgorze.

Vicino si può visitare la mostra interattiva che ci guida in questo capitolo doloroso della storia quando settantacinquemila ebrei furono uccisi dai nazisti.

 

La cappella della regina Santa Kinga scavata nel sale

Le miniere di sale di Wieliczka, a pochi chilometri da Cracovia, sono inserite nella lista del Patrimonio dell’UNESCO. Gli itinerari turistici percorrono corridoi sotterranei, grandi caverne e addirittura cappelle scolpite direttamente nel sale, come quella maestosa dedicata a Santa  Kinga, dove ogni scultura, altare e lampadario sono fatti di sale. Le cave di salgemma con tortuose gallerie e stranissime formazioni di sale, sono dotate di spazi adatti allo svolgimento di conferenze ed eventi. Bellissime camere scolpite direttamente nel sale nel corso dei secoli scorsi, fantastici laghi sotterranei, maestose costruzioni di carpenteria e affascinanti sculture in sale. Tre chilometri di corridoi nei tre livelli aperti ai turisti, 800 scalini da percorrere in discesa per giungere a 135 metri di profondità. Fino ad oggi la Miniera di Sale è stata visitata da oltre 43 milioni di turisti provenienti da tutti il mondo.

 

 


 

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime crescente preoccupazione per le continue violenze perpetrate nelle zone del Niger al confine con il Mali e il Burkina Faso, che solo quest’anno hanno costretto 52.000 nigerini a lasciare le proprie case.

Le incursioni transfrontaliere e gli attacchi da parte di gruppi militanti nelle regioni di confine di Tillaberi e Tahoua, in Niger, hanno costretto molte persone a cercare salvezza in altre città e nei villaggi limitrofi.

Le persone in fuga riferiscono di essere fuggite da atroci violenze. I rapporti parlano di attacchi ai villaggi da parte di gruppi armati, che uccidono e sequestrano civili, tra cui i leader delle comunità, bruciano scuole e saccheggiano case, imprese e bestiame.

Mentre nelle regioni di confine di Tahoua e Tillaberi resta in vigore lo stato di emergenza dichiarato dal governo, e mentre sono in corso operazioni militari su vasta scala delle forze G5 del Sahel, la violenza e l’insicurezza ostacolano anche gli sforzi umanitari.
Dall’inizio di ottobre, il governo, in coordinamento con gli attori umanitari, ha tentato di mettere al sicuro alcune zone del paese per garantire la distribuzione degli aiuti, ma le continue minacce alla sicurezza hanno impedito agli operatori umanitari di raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno.

La situazione è al contempo allarmante ed estremamente instabile. Oltre a causare nuovi esodi, le violenze stanno colpendo anche 53.000 rifugiati maliani che vivono nelle regioni di Tillaberi e Tahoua. Alcuni hanno riferito al personale dell’UNHCR di considerare la possibilità di una fuga verso nord, in altri paesi.

L’UNHCR è alla guida della risposta interagenzia ai bisogni di protezione, volta ad aiutare le persone in fuga anche attraverso il monitoraggio della protezione, che consente agli attori umanitari di fornire assistenza tempestiva alle persone identificate come particolarmente vulnerabili e bisognose.

L’UNHCR collabora inoltre con le ONG locali partner dell’Agenzia e con una vasta rete di referenti  per la protezione a livello locale, dislocati in tutto il paese, che forniscono informazioni aggiornate sui bisogni dei nigerini sfollati. Da gennaio di quest’anno, l’UNHCR e i suoi partner hanno risposto agli oltre 375 casi di violenza segnalati attraverso questo meccanismo fornendo protezione concreta.

“Pur essendo alle prese con la violenza e l’insicurezza lungo i confini, il Niger rimane un  generoso paese di accoglienza per i rifugiati ed ora è il primo paese africano ad aver integrato nel diritto nazionale la Convenzione di Kampala, la Convenzione dell’Unione africana per la protezione e l’assistenza degli sfollati interni in Africa, grazie all’adozione di una legge nazionale all’inizio di questo mese”, ha dichiarato la rappresentante dell’UNHCR in Niger, Alessandra Morelli.

Attualmente in Niger si contano oltre 156.000 sfollati interni, persone costrette a fuggire principalmente dalle regioni occidentali di confine vicino al Mali e al Burkina Faso (33%) e da Diffa, nalla zona sud orientale del Paese, vicino alla Nigeria (67% ). Nel paese vivono anche oltre 175.000 rifugiati provenienti principalmente dalla Nigeria (67%) e dal Mali (32%).
Nonostante il crescente numero di persone costrette alla fuga e l’aumento dei bisogni umanitari, la risposta umanitaria dell’UNHCR in Niger ha fino ad ora goduto di un sostegno limitato.
L’UNHCR ha ricevuto poco più della metà di quanto richiesto per rispondere ai bisogni dei nigerini in fuga, così come dei rifugiati maliani e nigeriani ospitati in Niger. Quest’anno l’UNHCR ha ricevuto solo il 58% (54 milioni di dollari americani) della cifra necessaria per garantire la risposta umanitaria in Niger.
Oltre ad invitare ad un maggiore sostegno, l’UNHCR chiede alla comunità internazionale di affrontare le cause profonde degli esodi in Niger e nella regione e di lavorare per stabilire la pace. L’UNHCR ribadisce inoltre che la protezione dei civili dovrebbe essere al centro di tutti gli interventi militari internazionali.

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