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Domenica, 17 Febbraio 2019

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi interviene sul mancato completamento della ricostruzione dell’Aquila e sui problemi di salvaguardia del patrimonio artistico italiano:

«Sospendere per qualche anno i lavori per la realizzazione del Ponte di Messina e destinare le risorse per il completamento della ricostruzione dell’Aquila.

Con lo stesso spirito, ridurre le risorse destinate alle intercettazioni richieste da Pm “guardoni” e assegnarle alla salvaguardia di siti come Pompei, o di città come Roma, Firenze, Venezia. Non è che possiamo pagare 270 milioni di euro all’anno – questa è la somma che spende lo Stato italiano – per sapere come scopa Vittorio Emanuele o per spiare il premier sotto le lenzuola.

Lasciamo 10, 15, anche 20 milioni di euro per le intercettazioni della Bocassini, ma il resto diamolo alla nostra vera ricchezza, il patrimonio artistico italiano. E non preoccupiamoci di sapere chi scopa chi»

 

Dice il premio Nobel, Douglass C. North: "la cultura è la trasmissione da una generazione all’altra, attraverso l’insegnamento ed altri processi di imitazione di conoscenza, di valori ed altri fattori che influiscono sui comportamenti".

E’ davvero così!  Sfido ognuno di noi a dire, in tema di comportamenti, se siamo gli stessi di dieci anni fa.  Dobbiamo interrogarci sul perché di questo stravolgimento sociale che si sta realizzando nella nostra nazione. In molti si chiedono se esista un movimento culturale o una lobby, che abbia l’obiettivo di sovvertire il tradizionale modo di pensare. E molti si chiedono se questa lobby abbia scelto, quale strumento di persuasione principale, la televisione.

Francesco Cosseti docente dell’ Università di Trieste afferma che "il video, un po’ per la sua carica di fascinazione, un po’ per l’immobilità cui costringe, abbassa la soglia di reattività e vigilanza dei suoi fruitori". Uno studio scientifico dell’Università di  Lund (Svezia) addirittura ci dice che con 210 minuti al giorno passati davanti alla TV un adolescente viene "destrutturato" nel cervello.

Ecco la prima "nota dolens": poco più di tre ore al giorno di TV "destrutturano" i nostri bambini. Chi non ci crede chieda ad un insegnante elementare, con qualche anno  di esperienza, se gli alunni di venti anni fa erano come quelli di oggi. Vi risponderanno che i bambini di oggi mediamente non sanno mettere in linea un pensiero.

2^ nota dolens: a giudicare dai risultati, per mezzo della televisione, i valori crollano.

Anche la gente comune lo sa, come è dimostrato da uno studio di qualche anno fa dell’Unione Consumatori, in cui emerge che ben il 68% della popolazione definisce la nostra televisione, una "pattumiera". Solo il 24% la ritiene una valida fonte d’informazione però da usare con attenzione e, appena il 2,4% dei genitori si fida degli orientamenti educativi della televisione. Nel frattempo la "lobby della trasgressione" va avanti con faccia tosta nel processo di distruzione del nostro tessuto sociale. Il famoso Antonio Ricci, autore di molti programmi di successo televisivi, non avverte nessuna preoccupazione nell’ affermare che il cittadino e il bambino hanno bisogno di "impulsi trasgressivi". Lo stesso Ricci, assieme ad altri autori, dice ancora che "è l’audience che trascina il comportamento televisivo”, giustificando cosi le loro trovate.

L’ultima trasgressione in ordine di tempo è avvenuta qualche giorno fa con l’ennesima bestemmia fatta al Grande Fratello. Anche “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi italiani, è intervenuto affermando che  Il Grande Fratello è arrivato a fine corsa. “Mandateli tutti a casa, titolava il giornale dei vescovi, all’estero lo avevano già capito tempo fa e infatti l’hanno chiuso. In Italia, no”. Hanno controbattuto i dirigenti del programma: “Finchè fa ascolti, va tenuto”.

Nessuno però ricorda che i programmi televisivi con maggiore audience sono invece le fiction ad alto contenuto valoriale e le partite della nostra Nazionale di calcio.

3^ nota dolente: I casi appena esaminati non riguardano i vicini di casa mentre noi siamo immuni da questo problema. Il 75% delle famiglie italiane, per citare un altro dato, ha più di due televisori in famiglia. Ciò crea una sorta di "coriandolizzazione" familiare sconvolgente, perché nel momento stesso in cui si hanno in casa 3-4 televisori, praticamente si creano le condizioni perché ognuno resti isolato e non si integri nel ceppo familiare. Di fatto, ogni componente va per i fatti suoi, si chiude nella sua stanza e si isola rispetto al resto della famiglia, con la conseguenza che le protezioni morali e psicologiche reciproche sono fatalmente saltate.

Tempo fa il Primate della Chiesa del Brasile, Salvator De Baìa,  disse che l’Occidente ha bisogno di essere riempito di contenuti e di valori anche nel contesto dei programmi televisivi, perché la televisione non solo non educa ma addirittura sta generando un popolo di guardoni, di violenti,  di pornofili, oggi avrebbe aggiunto, e di blasfemi.

Reciproco rispetto, fedeltà e senso della famiglia, sono regolarmente ridicolizzati o sviliti a vantaggio di blasfemia, perversione, divorzio, adulterio. Penso che ci sia materia sufficiente per poter dibattere, ma soprattutto per creare le condizioni affinché ciascuno di noi, ognuno nel proprio piccolo, possa agire e intervenire.

 

 

2.Gianni Belleno batterista New Trolls

Gianni Belleno, leader storico dei New trolls, ha conosciuto la stagione del
successo, dei soldi e del divertimento sfrenato. Poi l’incontro con gesù che
cambia la vita e il pellegrinaggio recentissimo a Medjugorje con la moglie.
E due anni fa ha realizzato un disco con canzoni religiose insieme a suo
figli.

La prima volta a Medjugorje. Come è stato?
«Ero accompagnato da mia moglie ed è stata un’emozione che è difficile
descrivere con le parole. Tanto è vero che la considero un’esperienza
incredibile. Questa bella storia è iniziata due anni fa, quando ho
realizzato il disco con le canzoni religiose, assieme a mio figlio. Fino ad
allora non avevo mai scritto testi cristiani
...»

Chi sono i New Trolls?

«È un gruppo musicale composto da persone che hanno sempre avuto tanto nella
vita. Siamo stati molto fortunati e abbiamo avuto successo. Ci siamo
divertiti, abbiamo fatto i “bagordi” e abbiamo vissuto tante esperienze
».

Nel mondo della musica raggiungere il successo è davvero il massimo…

«Per tanti rappresenta l’arrivo. È sognare il benessere, il denaro. Il
“problema” è che quando incontri Gesù ti rendi conto che tutto questo non
serve a niente. Riuscire ad aprire il cuore alle persone, a chi ti vuole
bene. Questo è importante!
»

Insomma, ha sperimentato una nuova vita.

«È la vita che abbiamo sempre evitato, ma è la vera vita. I New Trolls hanno
sempre cercato di creare qualche cosa di diverso. Non ci siamo mai ripetuti.
Siamo sempre andati alla ricerca di una novità. Personalmente ho trovato la
strada che mi ha portato a Medjugorje e quando sono tornato ho sentito una
voce che mi ha detto “hai trovato la strada”, puoi aprire il tuo cuore. Poi
è vero: hai anche la sensazione che ti prendano per pazzo. Io lo racconto
alle poche persone che ho vicino. Tutti i martedì ci troviamo a pregare , ed
è cresciuto in me il desiderio di continuare su questa strada. Ho scoperto
il desiderio di parlare di me stesso e di aprirmi agli altri, mentre prima
avevo perso la forza e la speranza di vivere. Di dare amore. E di riceverlo.
Ero un po’ chiuso.
Ora ho scoperto nuove amicizie tra cui il grande artista cristiano Roberto
Bignoli.
»

Può succedere all’improvviso, oppure essere il risultato di una lunga
storia, fatta di episodi, avvenimenti o semplici incontri che a poco a poco
cambiano la persona. La conversione è un fatto imprevedibile – questo per
tutti – ma quando accade a personaggi noti, diciamo famosi, desta sempre un
certo clamore. Talvolta anche una punta maliziosa di sospetto, come se
dietro ci fosse chissà quale strategia di marketing. E invece… Gianni
Belleno è uno dei leader storici dei News Trolls, il famoso complesso rock
che in quarant’anni di attività ha scritto pagine storiche nel mondo della
musica leggera. Basti citare, solo per fare un esempio, l’indimenticabile
Quella carezza della sera, un melodico e magico refrain anni ’70. In questo
gruppo musicale, rimasto sempre espressione d’avanguardia elitaria, inquieto,
in continua trasformazione musicale, è accaduto qualche cosa di
imprevedibile. Non in tutti i componenti del complesso, ma in alcuni. E
precisamente nei due leader storici, Gianni Belleno e Vittorio De Scalzi, e
in due dei loro figli: Mamo, figlio di Gianni, e Armanda figlia di
Vittorio. Questo quartetto è ora protagonista di un disco, uscito da poche
settimane, che si intitola Canzoni per il cielo: nove brani, inediti, di
ispirazione prettamente religiosa, scritti e musicati dai due leader storici
dei New Trolls e interpretati dai loro figli. Entrambi, padri e figli,
hanno partecipato ad alcuni concerti, insieme al cantautore di ispirazione
cristiana tra i più conosciuti artisti cristiani all'estero Roberto Bignoli,
hanno vissuto e condiviso la spiritualità di Medjugorje insieme alle altre
migliaia di fedeli e hanno raccontato a C’over la loro esperienza


A cura di Angelo De Lorenzi

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Grande platea di nomi illustri all'Auditorium Conciliazione di Roma per la 18esima edizione del Premio internazionale 'La Calabria nel mondo'. Tra gli ospiti che hanno assistito alla consegna del riconoscimento, conferito ogni anno da C3 International, l'associazione che unisce i calabresi nel mondo, presieduta da Peppino Accrogliano', Corrado Calabro', Antonio Catricala', Fedele Confalonieri, Giuseppe Marra, il principe Sforza Ruspoli, Santo Versace, Paolo Portoghesi, Giovanni Malago', Paolo Gentiloni, Franco Marini, Rocco Crimi. Presente, tra gli altri, anche l'ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. La cerimonia all'Auditorium Conciliazione di Roma, è stata preceduta da un recital sulla raccolta di poesie del magistrato calabrese Corrado Calabro' 'Una vita per il suo verso', interpretato da Walter Maestosi, Daniela Barra e dal maestro Giovanni Monti. "Questo premio rappresenta l'altra Calabria - ha detto il magistrato alla guida dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni all Agenzia Giornalistica 'Adnkronos -, la Calabria che purtroppo è dovuta andare via ma che mantiene un legame affettivo profondo con la sua terra e con il suo mare". Una terra che, sottolinea il presidente dell'Antitrust Antonio Catricala' all'Adnkronos, "non deve continuare a chiedere aiuti, la Calabria deve trovare in se' la forza di risorgere e di costruire il proprio futuro".

Nel corso della cerimonia sono stati consegnati sei premi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. A ricevere il riconoscimento, una targa in argento dell'artista Gerardo Sacco raffigurante un antico manoscritto di un testo evangelico conservato a Rossano, Leon Panetta, presidente negli Stati Uniti del 'The Panetta Institute for public policy', Giuseppe Novelli, preside della facolta' di Medicina e chirurgia dell'universita' di Roma Tor Vergata, Francesco Guida, presidente Cassa di Risparmio di Bra, Rolando Manna, imprenditore e costruttore attivo a Roma, Rosario Marino, direttore generale Arsial, Sparano Vitelli, fondatore del 'Sistema Quatro'.

Premi speciali al Cavaliere del Lavoro Giuseppe Marra, direttore Adnkronos e presidente Gmc, a Santo Versace, presidente della fondazione Operation smile onlus Italia, e ad Arturo Tridico, direttore de 'La voce Montreal Canada'.

A Leon Panetta il premio è stato assegnato "per la sua levatura umana e professionale e la dedizione alla politica e alle problematiche sociali e civili". A Giuseppe Novelli "per il rilevante apporto che come medico e studioso ha offerto alla ricerca scientifica e medica". A Francesco Guida "per una florida carriera vissuta con totale abnegazione alla conquista di traguardi sempre più rilevanti", che dimostra, si legge nelle motivazioni del premio, "come dalla Calabria arrivino intelligenze e volonta' che riescono a conquistare traguardi ed incarichi di spessore contribuendo al miglioramento sociale e civile dei territori che li accolgono". A Rolando Manna il premio è andato "per essersi con estrema passione dedicato alla sua attività di imprenditore edile" e per aver contribuito con "il suo lavoro anche al di fuori della Calabria a proporre un'immagine dei calabresi in fermo contrasto con le accezioni negative che ancora faticano a lasciare il posto al riconoscimento di gente dotata di caparbietà, estro, creatività e intelligenza, come lui stesso dimostra". A Rosario Marino il premio è stato conferito "per aver dedicato tutta la sua vita alla medicina e all'impegno pubblico che l'ha portato a ricoprire cariche di prestigio nella Direzione sanitaria della Regione Lazio". A Sparano Vitelli invece "per avere individuato la direttrice di marcia attraverso la quale ha conseguito, in pochissimi anni, un posto di alto prestigio nel contesto operativo del Brasile".

Quanto ai premi speciali, quello della presidenza della Repubblica è stato conferito a Santo Versace "per l'impegno e il personale contributo a favore della fondazione Operation smile onlus di cui Santo è il presidente e per cui C3 International ha gia' dimostrato grande apprezzamento''. Premio speciale della presidenza del Senato invece ad Arturo Tridico "per avere mirato con decoroso senso del dovere e capacita' di sacrifici a rendere civile ed esemplare la sua presenza di 'emigrato' nel contesto di realta' straniere, dimostrando come sia possibile vivere, in tutta la sua integrita' etico sociale, il prodigio del successo". Infine, un premio speciale ''per quello che ha fatto a sostegno dell'editoria e del giornalismo e in genere della cultura'' e' stato assegnato al Cavaliere del Lavoro Giuseppe Marra, ''figlio della Calabria operosa'', spinto, si legge nelle motivazioni, dallo ''spirito di Ulisse'' ad ''attraversare in lungo e in largo i territori dell'informazione e dell'editoria, in questi anni scossi da novita' tecnologiche rivoluzionarie. Approdato da giovane, quasi quarant'anni fa, all'agenzia giornalistica Adnkronos, Marra ne e' diventato prima comproprietario e poi proprietario unico'', creando ''un grande Gruppo editoriale con ramificazioni in tutti i campi dell'informazione e comunicazione e con prestigiose collaborazioni internazionali''.

Durante la cerimonia c'è stato poi uno scambio di doni tra Corrado Calabro' e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il magistrato calabrese ha ricevuto una medaglia del Natale di Roma, rappresentante la città in chiave futurista. A sua volta poi ha ricambiato con un calice d'argento, opera dell'artista Gerardo Sacco, che si ispira a Pitagora. Alemanno, ricordando che Roma ospita "500 mila calabresi", ha sottolineato quanto sia "forte" l'animo calabrese e quanto sia "capace di mettere insieme sentimenti forti a grandi qualita'".

Bangkok

Bangkok

Cinquantasette giornalisti sono stati uccisi per motivi connessi al loro lavoro nel 2010, il 25% in meno rispetto al 2009, quando il totale era di 76. Il numero di giornalisti uccisi in zone di guerra è diminuito negli ultimi anni mentre sta diventando sempre più difficile individuare i responsabili dei giornalisti uccisi da bande criminali, gruppi armati, organizzazioni religiose o agenti statali.

«Meno giornalisti sono stati uccisi in zone di guerra rispetto agli anni precedenti – ha detto il segretario generale di Reporters sans frontières Jean-François Julliard –. Gli operatori dei media sono assassinati soprattutto da criminali e trafficanti di vario genere. I gruppi di criminalità organizzata e le milizie sono i principali assassini a livello mondiale. La sfida è quella di frenare questo fenomeno. Le autorità dei paesi interessati hanno il dovere di combattere l’impunità che circonda questi omicidi. Se i governi non fanno ogni sforzo per punire gli assassini dei giornalisti, diventano loro complici».

Un’altra caratteristica distintiva del 2010 è stata l’aumento dei rapimenti di giornalisti. Ci sono stati 29 casi nel 2008, 33 nel 2009 e 51 nel 2010. I giornalisti sono sempre meno percepiti come osservatori esterni. La loro neutralità e la natura del loro lavoro non sono più rispettate.

«I rapimenti di giornalisti stanno diventando sempre più frequenti e avvengono in un numero maggiore di paesi – ha dichiarato Reporters sans frontières –. Per la prima volta, nel 2010, nessun continente è sfuggito a questo male. I giornalisti si stanno trasformando in merce di scambio. I rapitori prendono ostaggi per finanziare le loro attività criminali, per fare accettare le loro richieste ai governi e per inviare messaggi alla pubblica opinione. I rapimenti forniscono loro pubblicità. Anche in questo caso, i governi devono fare di più per identificare i rapitori e assicurarli alla giustizia. Altrimenti i giornalisti – locali o stranieri – non si avventureranno più in alcune regioni e le popolazioni locali saranno abbandonate al loro triste destino».

Nel 2010 i giornalisti sono stati particolarmente esposti a questo tipo di rischio in Afghanistan e in Nigeria. È il caso de giornalisti della TV francese Hervé Ghesquière e Stéphane Taponier e i loro tre collaboratori afghani, in ostaggio in Afghanistan dal 29 dicembre 2009, è il più lungo rapimento nella storia dei media francesi dall’inizio degli anni ‘80.

Nel 2010 sono stati uccisi giornalisti in 25 paesi. Quasi il 30% degli omicidi sono avvenuti in sette paesi africani: Angola, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Ruanda, Somalia e Uganda. Ma il continente più pericoloso è stato di gran lunga l’Asia con 20 omicidi, e questo è dovuto soprattutto al pesante tributo in Pakistan, dove nel 2010 sono stati uccisi 11 giornalisti.

Dei 67 paesi dove si sono verificati omicidi di giornalisti negli ultimi 10 anni, otto sono ricorrenti: Afghanistan, Colombia, Iraq, Messico, Pakistan, Filippine, Russia e Somalia. Questi paesi non si sono evoluti, anzi la cultura della violenza contro la stampa è diventata profondamente radicata.

Il Pakistan, l’Iraq e il Messico sono stati i tre paesi più violenti per i giornalisti durante lo scorso decennio. Il passare degli anni non ha portato alcun cambiamento per il Pakistan, in cui i giornalisti continuano ad essere bersaglio di gruppi islamici o di essere vittime collaterali di attentati suicidi. Il totale quest’anno, 11 morti, è il più alto del decennio.

L’Iraq ha visto il ritorno ai precedenti livelli di violenza con un totale di sette giornalisti uccisi nel 2010 rispetto ai quattro del 2009. La maggior parte di loro sono stati uccisi dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato nel mese di agosto il ritiro di tutte le truppe da combattimento. I giornalisti sono presi in trappola tra diversi soggetti che si rifiutano di accettare l’indipendenza dei media, inclusi gli enti locali, coloro che sono coinvolti nella corruzione e i gruppi religiosi.

In Messico, l’estrema violenza dei trafficanti di droga colpisce l’intera popolazione compresi i reporter, particolarmente esposti. La necessità di correre meno rischi possibili sta avendo un forte impatto sull’attività giornalistica: si sta, infatti, riducendo al minimo la copertura delle storie della criminalità.

Il giornalista Fabio Polenghi

Ilgiornalista Fabio Polenghi

In America centrale, tre dei nove giornalisti assassinati in Honduras nel 2010 sono stati uccisi per motivi legati al loro lavoro. La violenza a sfondo politico del colpo di Stato del giugno 2008 ha aggravato la “violenza tradizionale” della criminalità organizzata, un fenomeno di grande importanza in questa parte del mondo.

In Thailandia, dove i giornali sono in grado di avere una relativa indipendenza, nonostante le violazioni ricorrenti della libertà di stampa, il 2010 è stato un anno molto duro. Due giornalisti stranieri, l’italiano Fabio Polenghi e il giapponese Hiroyuki Muramoto, sono stati uccisi a Bangkok nel mese di aprile e maggio in scontri tra forze governative e le Camicie rosse (i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra). I colpi che li hanno uccisi sono stati molto probabilmente sparati dai membri dell’esercito.

Due giornalisti sono stati assassinati nei paesi dell’Unione Europea, in Grecia e Lettonia, e gli omicidi non sono stati ancora risolti. In Grecia l’instabilità sociale e politica sta avendo un impatto sul lavoro dei media, Socratis Guiolias, responsabile della direzione di Radio Thema 98.9, è stato ucciso con un’arma automatica fuori della sua casa nel sud-est di Atene il 19 luglio. La polizia sospetta un gruppo di estrema sinistra che si fa chiamare Sehta Epanastaton (Setta Rivoluzionaria) che è emerso nel 2009.

In Lettonia, un paese con un ambiente più tranquillo per la stampa, Grigorijs Nemcovs, l’editore e direttore del giornale regionale Million e proprietario di una stazione televisiva locale con lo stesso nome, è stato colpito due volte alla testa nella città sudorientale di Daugavpils, durante una riunione tenutasi il 16 aprile.

Reporters sans frontières continua a indagare sulla morte, nel giugno 2010, del giovane netizen egiziano Khaled Mohammed Said, che è stato arrestato da due agenti in borghese della polizia in un Internet caffè, portato fuori e picchiato a morte in strada. La sua morte è stata ripresa in un video pubblicato online che incrimina la polizia per un affare di droga. I rapporti autoptici ufficiali attribuiscono la sua morte ad un’overdose di droga, ma questo è smentito dalle foto del suo corpo.

Il numero di arresti e le aggressioni contro cittadini della rete nel 2010 è stato simile a quello degli anni precedenti. Le vessazioni nei confronti dei blogger e la censura di Internet sono diventate pratiche comuni. Non ci sono più tabù sul filtraggio della comunicazione online. La censura sta assumendo nuove forme: propaganda online più aggressiva e uso sempre più frequente di cyber-attacchi per mettere il bavaglio agli utenti Internet fastidiosi. Significativamente, la censura online non è più necessariamente esclusiva dei regimi repressivi. Le democrazie del pianeta stanno esaminando e adottando nuove leggi che rappresentano una minaccia per la libertà di parola su Internet.

Molti giornalisti sono stati costretti all’esilio all’estero per sfuggire a violenza e oppressione. Il fenomeno ha riguardato nel 2010 un totale di 127 giornalisti appartenenti a 23 Paesi. L’esodo dall’Iran continua. Per il secondo anno consecutivo, l’Iran è stato la principale fonte di giornalisti fuggitivi, 30 casi registrati da Reporters sans frontières nel 2010. Nel Corno d’Africa, circa 15 giornalisti sono fuggiti dall’Eritrea e dalla Somalia nel 2010, anno che ha visto anche l’esilio forzato di 18 giornalisti cubani, incarcerati dal marzo 2003 e che sono stati rilasciati a condizione di lasciare immediatamente Cuba per la Spagna.

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