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Sono iniziate le audizioni dei testimoni che venerdì sera hanno assistito al blitz degli agenti delle dogane francesi nei locali della ong di Bardonecchia. Gli investigatori della questura di Torino hanno raccolto i primi racconti di volontari e migranti informati sui fatti su delega della procura di Torino, che nei giorni scorsi ha aperto una indagine. Il fascicolo, al momento ancora a carico di ignoti, ipotizza i reati di abuso in atti d'ufficio, violenza privata e violazione di domicilio.

Come si sa : Cinque agenti delle dogane francesi hanno fatto irruzione armati in una sala della stazione di Bardonecchia, al confine tra Italia e Francia, e hanno costretto un migrante nigeriano sospettato di essere uno spacciatore a sottoporsi al test delle urine

A denunciare lo sconfinamento è la Rainbow4Africa, Ong che assiste i migranti che tentano di varcare la frontiera delle Alpi per raggiungere la Francia. È stata una "grave ingerenza nell'operato delle Ong e delle istituzioni italiane", si legge in una nota diffusa a tarda sera, in cui Rainbow4Africa ha ricordato che "un presidio sanitario è un luogo neutro, rispettato anche nei luoghi di guerra".

"Ignobili provocazioni", ha le ha definite il presidente della Ong torinese, Paolo Narcisi, "abbiamo fiducia nell'operato delle istituzioni e della giustizia italiana". Poco dopo le 19 di venerdì, i 'douaniers' sono entrati nella saletta gestita dal Comune di Bardonecchia dove dall'inizio dell'inverno operano i volontari della Ong torinese e hanno prelevato un migrante giunto da un treno appena arrivato in stazione. Poi hanno intimato ai volontari di fargli usare il bagno per costringere il migrante a sottoporsi alle analisi delle urine. I volontari presenti hanno provato a chiedere spiegazioni, ma inutilmente.

Di "atto di forza" ha parlato il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato, che si è detto "arrabbiato e amareggiato": "Non contesto che gli agenti francesi possano svolgere attività di controllo in territorio italiano in base al diritto internazionale ma non in un luogo deputato alla mediazione culturale, questo denota un pò di confusione".

Al vaglio degli inquirenti anche il reato di perquisizione illegale. Il procedimento è stato aperto dal procuratore Armando Spataro dopo l'invio di una prima annotazione sulla vicenda da parte del commissariato di polizia di Bardonecchia. In procura si attende ora una informativa più approfondita. Gli autori del blitz non sono stati identificati.

A quanto pare gli agenti d'Oltralpe tutti i giorni scaricano dalla parte del confine italiano i migranti che provano a passare la frontiera. Con un furgone bianco li prelevano sul territorio francese e li "scaricano" su quello italiano, proprio dalle parte di Bardonecchia. Respingimenti giornalieri che di fatto violerebbero i diritti umani. E proprio su questi respingimenti, come sottolinea il Messaggero, si era già espressa Amnesty Internetional che nel 2017 segnalava la "mancanza di garanzie e di rispetto dei diritti dei migranti".

Sempre Amnesty affermava: "I respingimenti sono organizzati senza nessuna formalità, fatti in modo che le persone non riescano ad esercitare i loro diritti". Un tema dunque conosciuto dal governo francese che però, anche nel caso di Bardonecchia, ha affermato di seguire le regole senza violare le norme. Eppure solo ieri Nice Premium, sito che ha seguito i fatti di Bardonecchia, ha definito "Rambo" i gendarmi francesi ponendo un interrogativo forte alle autorità francesi: "Non sarebbe meglio agire cum grano salis invece di prendersi per dei Rambo?". In questo momento l'accordo sui controlli al confine tra Italia e Francia è stato sospeso. E probabilmente l'approccio della polizia francese in queste operazioni dovrà cambiare per non rischiare un nuovo incidente diplomatico. I francesi ribadiscono che tutto avviene in modo regolare, ma di fatto le cronache degli ultimi giorni parlano anche di donne incinte fermate al confine senza alcuna assistenza e rimandate indietro. Una di loro è morta dopo aver partorito all'ospedale Sant'Anna di Torino. E chi le aiuta rischia il carcere

L'operazione potrà essere espletata se le autorità francesi saranno collaborative. Altrimenti potrebbe essere necessario avviare una rogatoria.A Torino la procura ha aperto un'inchiesta con delle ipotesi di reato che sembrano indicare una direzione ben precisa: abuso in atti di ufficio, concorso in violenza privata, concorso in violazione di domicilio. Il procedimento per ora è a carico di ignoti perché gli agenti francesi non sono stati identificati. Si valuterà anche l'eventuale sussistenza della "perquisizione illegale". Il procuratore capo Armando Spataro, il magistrato del caso Abu Omar, ha preso l'iniziativa dopo una primo rapporto del Commissariato di Bardonecchia della Polizia di Stato, cui seguirà in tempi rapidi una dettagliata informativa della Questura torinese. 

Nel frattempo ha già ordinato di acquisire documenti e di ascoltare i testimoni. L'Asgi associazione studi giuridici sull'immigrazione ribadisce che con l'azione delle Dogane "sono state palesemente violate" le procedure e i limiti specifici fissati per gli interventi francesi in territorio italiano. Le norme di riferimento - spiegano i giuristi - sono l'accordo di Chambery del 1997, il trattato di Prum del 2005 (ratificato dall'Italia nel 2009) e l'accordo italo-francese del 2012 (esecutivo dal 2015) sulla cooperazione bilaterale per l'esecuzione di operazioni congiunte di polizia. 

Secondo l'associazione, inoltre, il prelievo delle urine sul migrante è stato eseguito violando il codice di procedura italiano. Sul caso è intervenuto il senatore Maurizio Gasparri (Fi). "Alla Francia - dice - facciamo tutte le rimostranze dovute. Ma poi ripristiniamo legge e ordine in casa nostra: Bardonecchia è un punto di transito per i clandestini e, di fatto, Ong e altre realtà supportano questo transito illegale".

La Francia ha sospeso i controlli alla frontiera di Bardonecchia in attesa che si faccia chiarezza sull'incidente della sera del 30 marzo, quando un gruppo di agenti delle Dogane hanno fatto irruzione in un locale in uso a una Ong per sottoporre un nigeriano a un prelievo di urine. "I doganieri non hanno fatto nulla di illegale" assicura il ministro francese dei conti pubblici, Gérald Darmanin, il quale però aggiunge di aver chiesto di "sospendere il funzionamento" dell'accordo transnazionale fra i due Paesi in vista "di una mia visita al governo di Roma" ..."L'Italia - ha poi sottolineato - è una nazione sorella".

Non c'è stata nessuna violazione della sovranità italiana, soltanto un stretta applicazione dell'accordo del 1990 che consente di effettuare da una parte e dell'altra delle frontiera dei controlli": lo ha ribadito all'ansa il gabinetto del ministro dell'Azione e dei Conti pubblici, Gerald Darmanin, interpellato sulla vicenda di Bardonecchia. In settimana, si è appreso, il direttore generale delle Dogane francesi, Rodolphe Gintz, sarà in Italia per incontrare il suo omologo italiano e "ripristinare l'accordo, ora sospeso".

"Ho voluto ringraziare gli operatori e i volontari del centro di Bardonecchia per l'ottimo lavoro che stanno facendo in un progetto che nasce dalle Istituzioni ed è gestito dal comune di Bardonecchia". Il prefetto di Torino Renato Saccone, ha visitato i locali della stazione dell'Alta Val Susa, al confine tra Italia e Francia, teatro venerdì sera dell'irruzione di alcuni agenti della dogana francese.

In un'intervista al Journal de Dimanche, il premio Nobel, Jean Marie Le Clézio punta il dito contro l'Eliseo: "Sono scandalizzato dal modo in cui vengono applicate le direttive del ministero degli Interni. Il governo annuncia fermezza, ma chi opera sul campo va ben oltre la fermezza, continuando a infliggere un brutto trattamento a persone indifese. Aprire o chiudere le frontiere resta un problema, ma una volta che i migranti sono entrati in Francia maltrattarli è inaccettabile".

Poi, come sottolinea il Messaggero, a mettere con le spalle al muro Marcon è stato anche Yann Moix, scrittore e opinionista per la tv di Stato. Dalle colonne di Liberation aveva già messo nel mirino la politica anti-migranti mettendo in risalto i "metodi disumani" usati dalle Forze dell'Ordine a Calais. Adesso rincara la dose contro Macron: "Ogni giorno, umiliando gli esiliati, voi umiliate la Francia. Io non sono un commentatore del verbo come dite voi, sono un testimone dei vostri atti. 

Quanto al vostro di verbo, è vuoto, come falsa è la vostra parola e doppio il vostro discorso (). Io non so di cosa voi siate responsabile; so solo di cosa voi siete irresponsabile. L' unico merito della vostra politica, è che la si può vedere a occhio nudo (). Non siete più voi a essere in marcia, signor Presidente, è la verità. Potete anche denunciarmi per diffamazione; ma i posteri denunceranno voi per infamia". Insomma a quanto pare la popolarità di Macron è in picchiata e di certo il suo pugno di ferro sul fronte immigrazione e gli incidenti diplomatici come quello con l'Italia per il blitz a Bardonecchia non hanno di certo portato consensi e serenità dalle parti dell'Eliseo...

 

 

Addio a un protagonista della televisione italiana:Fabrizio Frizzi è morto la scorsa notte a Roma. A dare l'annuncio è la famiglia del conduttore :

"Grazie Fabrizio per tutto l'amore che ci hai donato". Così la moglie Carlotta, il fratello Fabio ed i familiari. Frizzi, 60 anni, si è spento nella notte all'ospedale sant'Andrea di Roma, in seguito ad una emorragia cerebrale. 

Il 23 ottobre scorso Fabrizio Frizzi venne colto da un malore, una ischemia, durante la registrazione di una puntata del programma "L'Eredità". Venne ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dove fu dimesso alcuni giorni dopo. Il conduttore tornò in tv a dicembre, sempre alla guida del programma di RaiUno. 

L’Eredità è una gioia, fa bene anche al fisico - scherzò con Vincenzo Mollica annunciando il suo ritorno sugli schermi - L’adrenalina sento che mi aiuta a stare meglio».Lo scorso 5 febbraio aveva compiouto 60 anni. Prlando della malattia disse : «Non è ancora finita. Se guarirò, racconterò tutto nei dettagli, perché diventerò testimone della ricerca. Ora è la ricerca che mi sta aiutando».

La camera ardente sarà allestita domani, martedì 27 marzo, nella sede Rai di Viale Mazzini 14 dalle ore 10 alle ore 18. I funerali si terranno invece mercoledì 28 marzo alle ore 12 nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato ai familiari di Frizzi un messaggio di cordoglio nel quale ricorda "il garbo, la professionalità , la simpatia" del presentatore scomparso

Lui un autentico gentiluomo, lei una signora della tv. Nella vita sono stati una coppia, per anni, ma "la verità è che siamo sempre rimasti in ottimi rapporti con rispetto e amicizia". Gli ex coniugi Fabrizio Frizzi e Rita dalla Chiesa (sposati dal 1992 al 1998) erano tornati fianco a fianco nel 2015 ma solo in in tv per condurre un programma insieme, 'La posta del cuore' su RaiUno. Alla fine del loro matrimonio Fabrizio e Rita si erano entrambi rifatti una vita, trovando nuovi amori: Frizzi sposò nel 2014 la giornalista di Sky Tg24 Carlotta Mantovan, madre di sua figlia.

Anche Rita Dalla Chiesa è andata all'opedale Sant'Andrea di Roma, dopo la notizia della morte di Frizzi. "Mancherà a tutti", con questa unica frase Dalla Chiesa ha risposto ai giornalisti che l'attendevano all'uscita dell'ospedale.

Dalla Tv dei ragazzi all'Eredità, passando per Scommettiamo che e Miss Italia, Frizzi è stato sicuramente uno dei volti più noti e amati della televisione italiana. Sempre educato, elegante e cordiale, ha segnato, a partire dal Barattolo nel 1980, una pagina indelebile della storia del piccolo schermo. 

"Non scompare solo un grande artista e uomo di spettacolo, con Fabrizio se ne va un caro amico, una persona che ci ha insegnato l'amore per il lavoro e per l'essere squadra, sempre attento e rispettoso verso il pubblico - si legge in una nota della Rai - se ne va l'uomo dei sorrisi e degli abbracci per tutti. L'interprete straordinario del coraggio e della voglia di vivere. 

È impossibile in questo momento esprimere tutto quello che la scomparsa di Fabrizio suscita in ognuno di noi". Il suo modello di conduttore televisivo era Corrado. E a lui si è ispirato in tutti questi anni, tanti anni, da protagonista della televisione, pubblica e privata e infine nuovamente pubblica, quella Rai che è stata la sua "casa".

Gran Bretagna, Usa, Francia e Germania hanno sottoscritto una dichiarazione a quattro che punta il dito contro Mosca per l'attacco chimico di Salisbury contro l'ex spia russa. Lo riporta Downing Street, notando che i leader alleati, aggiornati da Londra, condividono il punto di vista secondo cui "la mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno ne sottolinea la responsabilità". I 4 condannano poi quello che definiscono "il primo attacco con agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale".

Nuovo colloquio telefonico questa mattina tra Theresa May e Emmanuel Macron, per fare il punto sul caso Skripal. La premier britannica, si legge in una nota diffusa dall'Eliseo, ha informato il presidente francese "dei progressi dell'inchiesta e dettagliato le misure annunciate ieri", con l'espulsione di 23 diplomatici russi, mentre Macron ha condiviso l'osservazione del Regno Unito secondo cui le responsabilità della Russia nell'attacco sono l'unica "spiegazione plausibile".

Sul caso dell'ex spia russa avvelenata, gli Usa sono "solidali" con Londra, ne "condividono" il giudizio sulla responsabilità di Mosca e ne "sostengono la decisione di espellere i diplomatici russi come giusta risposta". Lo riferisce la Casa Bianca, secondo cui questa ultima azione "rientra in un quadro di comportamento in cui la Russia disprezza l'ordine internazionale, mina la sovranità e la sicurezza di altri Paesi e tenta di sovvertire e screditare le istituzioni e il processo democratico occidentale".

Tra Londra e Mosca continuano così a rullare i tamburi di guerra sulla vicenda del tentato avvelenamento con un micidiale agente nervino, domenica 4 marzo a Salisbury, dell'ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia Yulia. Una vicenda che si colora di nuovi misteri, fra accuse incrociate, sospetti sempre più tenebrosi, minacce ormai incombenti di sanzioni e contro-sanzioni, ombre di rappresaglie diplomatiche e forse non solo. Mentre l'Occidente si ricompatta al fianco del Regno a colpi di dichiarazioni. 

La cittadina russa di Šichany, fondata nel 1928, ospita il centro di ricerca scientifica e chimica su cui ha acceso i riflettori Hamish de Bretton-Gordon, esperto di armi chimiche consultato dal quotidiano inglese. L'impianto è anche citato in un report che, diversi anni fa, la Russia ha sottoposto all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac).

Sarebbe questo, secondo il The Guardian, il luogo dove è stato creato l'agente nervino Novichok usato a Salisbury, in Inghilterra, per l'avvelenare l'ex spia russa Sergei Skripal e a sua figlia Yulia.

Il governo britannico ha sollecitato l'ente a indagare sull'uso dell'agente nervino. Gli esperti stanno conducendo alcune ricerche sul luogo dell'avvelenamento a Salisbury e a breve dovrebbe tenersi un viaggio in Russia per appurare se siano presenti ancora scorte della sostanza.

"Noi riteniamo la Russia colpevole di questo spregevole atto": lo ha ribadito oggi la premier britannica Theresa May a proposito del caso Skripal parlando per le strade di Salisbury, la città in cui 11 giorni fa è avvenuto l'attacco chimico contro l'ex spia russa e sua figlia. May, a margine di una visita nella cittadina, ha poi assicurato che le indagini proseguono per far sì che "gli esecutori siano chiamati a rispondere", mentre ha rinnovato gli elogi ai servizi di soccorso e alla fortezza della gente di Salisbury.

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov espellerà presto diplomatici britannici in risposta all'espulsione di 23 diplomatici russi da parte del Regno Unito. "La risposta arriverà molto presto, ve lo assicuro", ha detto Lavrov, citato dalla Tass. Il ministro degli Esteri russo ha poi precisato che Mosca annuncerà le proprie misure di risposta all'espulsione dei diplomatici russi da parte di Londra per il caso Skripal dopo averne informato il governo britannico.

La "decisione finale" sulle misure di risposta a Londra nell'ambito del caso Skripal "sarà ovviamente presa dal presidente della Federazione Russa" Vladimir Putin, ha poi precisato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. "Non c'è dubbio - ha proseguito Peskov - che" Putin "sceglierà l'opzione che meglio di tutte corrisponde agli interessi della Federazione Russa"

"E' totalmente inaccettabile lanciare accuse ingiustificate come quelle contenute nella lettera di Theresa May al segretario generale". Lo ha detto l'ambasciatore di Mosca all'Onu, Vassily Nebenzia, nella riunione del Consiglio di sicurezza sull'ex spia russa avvelenata. "Ci è stato dato l'ultimatum di ammettere che abbiamo commesso un crimine. Noi non parliamo il linguaggio dell'ultimatum, e non lasciamo che ci si parli con questo linguaggio", ha aggiunto, chiedendo "prove materiali" di quanto afferma Londra.

"L'attacco brutale" con l'agente nervino "ispirato, molto probabilmente da Mosca" sarà "in agenda del vertice Ue della prossima settimana". Lo annuncia su Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che ha espresso la sua "piena solidarietà" alla premier britannica Theresa May per l'accaduto.

"L'uso" sul suolo europeo "di un agente nervino militare è scioccante" in quanto "minaccia i civili e mette in pericolo il pubblico". Così un portavoce della Commissione Ue sul tentativo di avvelenamento di una spia russa in Gran Bretagna. "Stiamo seguendo la situazione da vicino" e "siamo al fianco della Gran Bretagna per ottenere giustizia, e siamo pronti ad offrire il nostro sostegno se richiesto", ha aggiunto il portavoce.

"La Nato considera" l'avvelenamento con un agente nervino di un'ex spia russa in Gran Bretagna "una minaccia alla sicurezza internazionale e alla pace", in quanto costituisce una "violazione delle norme e accordi internazionali" che è "inaccettabile e non ha posto nel mondo civilizzato". Così il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

 

Imbrattato per la seconda volta il monumento che ricorda le vittime dell’agguato di via Fani, dove quarant’anni fa fu rapito dalle Brigate rosse il presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro. Sulla stele che riporta i nomi dei cinque uomini della scorta dello statista uccisi dai terroristi è stata dipinta la sigla «Br» con il colore rosso. Il monumento era stato inaugurato il 16 marzo, nell’anniversario della strage, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E in un modo ancora più vile del solito. Sono state scritte due lettere, una B e una R, di colore rosso, molto probabilmente con vernice spray. Uno sfregio che purtroppo non è nuovo. Lo scorso mese la base di cemento della lapide era stata sfregiata con un altra scritta vergognosa  "A morte le guardie".

Questi i nomi degli agenti di polizia uccisi dai terroristi quella tragica mattina di 40 anni fa. Francesco Zizzi, 30 anni; Raffaele Iozzino, 24 anni; Giulio Rivera, 24 anni; Domenico Ricci, 44 anni; Oreste Leonardi, 52 anni.

Le forze dell'ordine hanno disposto accertamenti scientifici sulla vernice utilizzata per la scritta. Al vaglio anche eventuali testimonianze e registrazioni di telecamere presenti in zona che possano aver ripreso elementi utili per scoprire l'autore o gli autori del gesto.

Molto duro il commento del ministro della Giustizia Andrea Orlando: "La stessa viltà, la stessa offesa, lo stesso oltraggio - scrive su Twitter -. A distanza di poche settimane la lapide di Aldo Moro viene sfregiata. Non offuscherete la memoria. Ogni volta troverete lì la parte sana dell Italia a ricordare l'esempio di un grande italiano e di eroici servitori dello Stato".

"La scritta sulla lapide in via Fani in memoria di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta è un gesto vile e vergognoso", scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Disgustoso. Solidarietà alle famiglie delle vittime, nessun passo indietro di fronte alla violenza".

"Il ripetuto oltraggio ai martiri di via Fani - dice Giuseppe Fioroni, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro - non è solo gravissimo ma assai inquietante. Non si può derubricare come qualcosa di poco conto, non si può sottovalutare. Tanti fermenti - prosegue - scuotono il nostro Paese, aggravati da una complessa situazione internazionale. L'Italia, come più del passato, deve rispondere con forza ed efficacia ad ogni tentativo di riaprire una stagione definitivamente archiviata''.

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, affida a Twitter il proprio commento: "Ancora un oltraggio alle vittime di Via Fani. La scritta Br sul nuovo monumento inaugurato nei giorni scorsi nel quarantennale della strage è un insulto a tutti i romani e a tutti gli italiani. Un insulto alla nostra memoria".

"Nel Paese in cui i brigatisti sono regolarmente ospitati nei salotti televisivi - osserva Stefano Maullu (Forza Italia) - dove dissertano con grande vivacità, come se fossero opinionisti qualunque, non possiamo certo stupirci se un manipolo di delinquenti abbia imbrattato la lapide di Aldo Moro in via Fani. È un gesto esecrabile, su questo non vi è alcun dubbio, ma il problema principale è sempre lo stesso: una società che non si dimostra in grado di punire adeguatamente dei vili terroristi, degli assassini, è una società destinata a fallire".

"Al di là delle diversità delle idee politiche - commenta Daniela Santanchè (FdI) - chi si permette di imbrattare la lapide di uno statista morto ammazzato dalle Brigate Rosse rievocandone le iniziali o è un cretino o è un criminale. Le istituzioni devono rispondere con assoluta fermezza perché evidentemente gli atti vandalici e le violenze non sono finite con la campagna elettorale".

Dopo qualche ora il sindaco Raggi torna a scrivere su Twitter: "Ripulita la scritta oltraggiosa che ha imbrattato nella notte il monumento dedicato alle vittime di Via Fani. Immediato l'intervento della polizia locale di Roma Capitale reparto Pics con una squadra Ama e sotto la direzione della Sovrintendenza Capitolina. Le istituzioni non si piegano".

 

 

In questi giorni sui social gira un'immagine della regina Maria Antonietta con la scritta: «mia signora il popolo muore di fame...dategli l'antifascismo». Una foto che da sola rappresenta il momento attuale della politica della sinistra italiana. Infatti le ultime settimane prima del voto abbiamo assistito alla cagnara della sinistra che punta il dito sul pericolo fascista. Il momento più elevato si è registrato dopo la libera sparatoria dell'energumeno e solitario pistolero maceratese, che intendeva protestare per l'assassinio della povera Pamela.

Ha ragione Marco Invernizzi a sconcertarsi di fronte alle parole della «seconda e la terza carica dello Stato», che riprendono «i toni dell’antifascismo militante degli anni 1970». E poi come meravigliarsi se i centri dissociali, gli antagonisti, i liberi picchiatori, si sentano in diritto di bloccare le piazze, impedire comizi e lanciare oggetti contundenti contro i politici a loro sgraditi, come Salvini, la Meloni, o i gruppi estremisti di Casapound e Forza Nuova. In questi raid si è visto di tutto, sui social si susseguono le immagini del carabiniere pestato a sangue, le scritte oltraggiose a sfondo sessuale contro il maschio fascista, gli insulti incontrollati di quella povera donna (una insegnante, non poteva che appartenere al mondo della scuola) contro le forze dell'ordine.

I centri sociali, «sono il braccio armato di un'ideologia che si esprime ufficialmente in forma più presentabile, ma ugualmente autoritaria. Il picchiatore del centro sociale svolge tranquillo la sua professione, perché tanto Laura Boldrini, Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi e mille altri chiedono lo scioglimento dei partiti 'neofascisti'». (F. Borgonovo, Danno lezioni di democrazia terrorizzando gli elettori, 25.2.18, La Verità).

Nonostante tutto il pericolo per la sinistra rimane il Fascismo, lo hanno manifestato a  Macerata e l'altro sabato a Roma, in una «bella insalatona mista in salsa 'antifascismo'», che ha visto sfilare insieme Partito democratico, (con Renzi dietro le quinte per evitare contestazioni), Liberi e Uguali, il Partito comunista, le Acli e anche gente dei 5 Stelle. A Roma addirittura Amnesty International,  invece di controllare i violenti dei centri sociali, si è permessa di inviare suoi emissari per sorvegliare la polizia.

Certamente il pericolo fascista non esiste, anche se i politici di sinistra, in preda alla disperazione, continuano ad attaccarsi al feticcio antifascista. Sostanzialmente, «la cultura di sinistra, sempre più egemone nel tessuto sociale italiano, non ha mai smesso di gridare al “fascista”, soprattutto negli anni della contestazione. È una operazione culturale spiegata dal filosofo cattolico Augusto Del Noce (1910-1989) e descritta attraverso l’uso criminalizzante di quell’espressione, usata fuori contesto, messa in atto dall’allora Partito Comunista Italiano per colpire tutti coloro che – pur non avendo alcun legame né ideologico né storico con il fascismo – non si sono voluti e non si vogliono omologare al verbo marxista. Il termine “fascista” viene così esagerato rispetto al suo significato storico e arruolato dalla neolingua rivoluzionaria come marchio infamante». (Daniele Fazio, Il «Fascista che non c'è», 28.2.18, alleanzacattolica.org).

Piuttosto esiste il pericolo «comunista», di quei partiti, movimenti, politici, intellettuali, che ancora insistono a usare strumentalmente il termine“fascista” per insinuare la solita presunta superiorità morale del comunismo e ostracizzare chi non si allinea al pensiero unico.

Notoriamente sul piano storico, ancora persiste il silenzio vergognoso su molti crimini del socialcomunismo; potremmo fare l'elenco completo, da quelli del maoismo cinese a quelli sovietici, a tutti quelli della cosiddetta “Cortina di ferro”, fino a quelli delle Foibe al «Triangolo rosso» in Italia.

Comunque sia ha ragione anche chi si è lamentato che in queste dispute elettorali si parla solo di passato e non di futuro, qualcuno addirittura ha scritto ironicamente che era, «meglio accapigliarsi sulle guerre puniche». Effettivamente non mancherebbero i temi di stretta attualità, come la disoccupazione giovanile, i giovani che fuggono all'estero, le aziende che delocalizzano in altri paesi, la questione delle pensioni, l'immigrazione selvaggia, ma soprattutto l'inverno demografico.

Quest'ultimo tema è quello più grave, dovrebbe essere nell'agenda politica di ciascun uomo politico, invece finora si è quasi sempre evitato di parlarne. Alleanza Cattolica che da sempre ha evidenziato il problema, insieme al Comitato «Difendiamo i nostri figli» di Massimo Gandolfini, il 27 gennaio scorso ha organizzato un convegno a Roma per richiamare la grave emergenza demografica del nostro Paese. Sono stati invitate tutte le forze politiche a presentare i loro progetti per affrontare il problema, qualora dovessero essere chiamati a governare l’Italia. Alla chiamata hanno risposto soltanto quelle del centrodestra.

In una Lettera agli amici dei giorni scorsi, il reggente nazionale di Alleanza Cattolica aveva fatto il punto sulle prossime elezioni. Stiamo vivendo la fine di una civiltà, contrassegnata dallo sgretolarsi delle relazioni fra gli uomini, in particolare quelli matrimoniali. Litigare sembra un obbligo. E la politica si presta facilmente alla divisione. Certo bisogna lavorare per l'unità, almeno nel mondo cattolico, ma non è facile, lo abbiamo visto dopo i due Family Day, gli eventi politici più importanti degli ultimi anni, centinaia e migliaia di persone e famiglie sono scese in piazza a Roma per affermare la bellezza della famiglia e per difenderla dalla legge iniqua sulle unioni civili, oltre che dalla diffusione dell’ideologia gender.

Purtroppo anche all'interno di questa organizzazione è nata la divisione, alcuni hanno preferito fondare un partito (il Pdf) pretendendo di rappresentare il Family Day. Gandolfini e gli altri si sono dissociati dal progetto, ritenendolo inutile e sterile. Il Family Day, non può mai essere percepito come un partito. «Siamo convinti che i cattolici sono una minoranza nel Paese e che di conseguenza devono cercare di penetrare in tutti gli ambienti, poi dobbiamo tirarne le conseguenze anche nel campo della politica».(M. Invernizzi, “Di fronte alle elezioni del 4 marzo”, 15.2.18 in alleanzacattolica.org)

Anche perché siamo convinti che la Dottrina sociale della Chiesa insegna «ad animare cristianamente l’ordine temporale (Concilio Vaticano II, Apostolicam actuositatem) favorendo la penetrazione dei principi dentro il corpo sociale, nel rispetto della sussidiarietà, e soltanto poi, se e quando ci saranno le condizioni, a tentare la conquista delle istituzioni». Pertanto,  è sbagliato costituire un partito estremamente minoritario, compatto sui principi ma insignificante, quando invece si tratterebbe, in una situazione di estremo relativismo come l’attuale, di contaminare le forze politiche esistenti con i valori della dottrina sociale della Chiesa.

Dalla società alla politica, dalla cultura alle istituzioni, non viceversa come invece avvenne negli Anni Trenta e Quaranta, quando la società peraltro era assai più omogenea dell’attuale». (M. Invernizzi, “La politica e la salvezza delle nazioni”, 16.1.18, in alleanzacattolica.org)

Pertanto è stato costituito il “Comitato Difendiamo i nostri figli” (Cdnf) per svolgere quel compito di animazione socio-culturale per poter parlare a tutti. «Questo compito continua adesso di fronte alle elezioni politiche. Esse non sono decisive per la salvezza del mondo, ma potranno portare in Parlamento un certo numero di candidati che si sono dimostrati difensori della famiglia nella passata legislatura o che hanno condiviso le battaglie del Cdnf durante gli anni scorsi. Saranno chiamati ad agire in Parlamento come sentinelle che ci avviseranno dei possibili attentati legislativi alla famiglia e alla vita. Saranno pochi purtroppo, ma questa è la realtà del nostro Paese. Per migliorarla bisogna prima conoscerla».

Queste sentinelle, amici della famiglia, si possono trovare nella coalizione di centrodestra, in particolare nella Lega. «Al contrario, le altre due forze politiche che hanno la concreta possibilità di governare l’Italia, ossia il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle, hanno sempre pubblicamente dimostrato la loro avversione ai principi che hanno animato i Family day».

Questa è la realtà che stiamo vivendo in queste settimane, poi dopo il 4 marzo, si riprenderà il solito lavoro che abbiamo sempre fatto, sia in Alleanza cattolica che nel Comitato, andare «verso una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio».

Insomma dobbiamo tentare di portare il family day nei comuni e nelle regioni, nel Parlamento potendo, perché la scritta family day che si accese sul Pirellone di Milano si accenda anche nei cuori dei governanti e di chi aspira a governare, di chi ha una vocazione politica ma spesso non ha nessuno che lo aiuti a discernere, che gli suggerisca i temi da affrontare, che lo conforti e lo ammonisca, insomma non ha un ambiente di riferimento che lo aiuti e lo accolga.

Non so quanti uomini politici capiranno, ma questa è la strada. Altrimenti vincerà l’indifferenza, e il partito dell’astensione potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta.

 

 

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