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Mercoledì, 26 Giugno 2019

Il dossier Tav, che divide il governo Lega-Movimento 5 Stelle, adesso sbarca nelle aule di Palazzo Chigi. Contattato da Adnkronos, Matteo Salvini ha commentato: "Il testo non l'ho ancora letto, spero di poterlo fare oggi". Ieri, il rapporto sui costi-benefici della Tav gli è stato consegnato dal ministro Danilo Toninelli. Salvini è atteso in queste ore a Palazzo Chigi per un vertice della maggioranza.  

L'apertura di quei cantieri a regime determina 50.000 posti". Quei cantieri a cui Vincenzo Boccia si riferisce sono quelli della Tav. Così il presidente di Confindustria commenta l'analisi costi-benefici della Tratta ad alta velocità Torino-Lione, a margine del "Forum permanente sui valori dell'imprenditorialità illuminata dalla fede" dell'Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).

"Se per il governo questo basta a noi basta come analisi costo-opportunità in una fase delicata dell'economia in cui va messo al centro occupazione e lavoro. È una grande occasione per dare lavoro a 50.000 persone. Io l'analisi l'ho già fatta. Ho dato solo un dato e a noi basta", ha aggiunto, secco, il numero uno della Confederazione generale dell'industria italiana, dopo che l'analisi degli esperti del ministero dei Trasporti ha bocciato la grande opera, aprendo un nuovo fronte di scontro all'interno della maggioranza giallo-verde.

Boccia, infine, ha chiosato polemicamente: "Se il lavoro non è centrale in questo Paese evidentemente ci sono altri obiettivi, farebbero bene a spiegarlo a tutti gli italiani, non solo a noi".  

Tutto come da copione. È il commento di Sergio Chiamparino all’ analisi costi-benefici sulla Tav finalmente resa nota dal governo. «I numeri negativi dell’analisi costi-benefici non stupiscono - esordisce il presidente della Regione, che in più occasioni aveva sollecitato il ministro Toninelli a non perdere tempo -. Per fare una battuta, considerata la nota predilezione del professor Ponti per il trasporto su gomma rispetto a quello su rotaia, affidargli lo studio è stato un po’ come affidare a Dracula la guardiania della banca del sangue».

Sul sito del ministero delle Infrastrutture è stato pubblicato il testo. "L'analisi condotta - scrivono nelle conclusioni gli esperti del Mit - mostra come, assumendo come dati di input relativamente alla crescita dei flussi di merce e dei passeggeri e agli effetti di cambio modale quelli non verosimili contenuti nell'analisi costi-benefici redatta nell'anno 2011, il progetto presenta una redditività fortemente negativa  

In caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo tra penali e rimborsi potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. E' quanto è possibile determinare sommando i vari importi contenuti nella Relazione tecnico giuridica collegata all'analisi costi benefici della Tav. Molti sono importi massimi ''difficilmente raggiungibili". Tanto che nella relazione si spiega che "i molteplici profili evidenziati non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento". La variabile è dovuta a "più soggetti sovrani" che dovrebbero negoziare gli importi.

Le conclusioni della relazione tecnico giuridica indicano cinque diverse voci che tra penali, rimborsi e possibile richieste dei rivalse. La prima voce è quella relativa degli importi "a titolo di risarcimento per lo scioglimento dei contratti in corso per servizi d'ingegneria e lavori". "Si può ipotizzare - è scritto nelle conclusioni che non indicano alcun tipo di importo - fino ad un massimo del 30% dell'ammontare dell'importo della parte di utile ancora da conseguire al momento dello scioglimento dei contratti, comprensivi dell'alea naturale del contenzioso e tenuto conto dei profili di incertezza in ordine alla normativa di volta in volta applicabile". Nella relazione viene comunque indicato in 9,930 miliardi il costo dell'opera. Il 30 per cento può quindi valere 2,889 miliardi di euro.

Ma come si è detto è solo un calcolo presuntivo ed è l'importo massimo ipotizzabile. Una seconda voce a titolo di risarcimento o 'penalità" è esplicitamente prevista dal Grant Agreement che si verificano solo nell'ipotesi in cui lo scioglimento venisse giudicato alla stregua di una violazione dell'accordo per colpa grave. L'importo tra il 2% e il 10% varia - viene calcolato nel rapporto - tra un minimo di 16 milioni e un massimo di 81 milioni. Il terzo punto, considerato in uno "scenario peggiore", è relativo alla possibile rivalsa da parte dei costi sostenuti dalla Francia. La somma indicata ammonta a circa 400 milioni. Ma "è lecito ipotizzare che la pretesa risarcitoria legittima difficilmente raggiungerebbe l'intero ammontare". Ci sono poi i fondi versati dall'Unione Europea: 535 milioni che potrebbero essere richiesti come restituzione e altri 297 milioni di somme non ancora ricevute in base al 'Grant Agreement'.

«Mi riservo di vedere nel dettaglio i numeri, ma dalle prime indicazioni mi sembra che dalla farsa si è passati alla truffa». Il Commissario Straordinario per l'Asse Ferroviario Torino-Lione, Paolo Foietta, commenta così l'analisi costi benefici del governo sulla Tav. «È una analisi truffa realizzata per far quadrare i conti in base a quello che vuole il padrone», denuncia sostenendo che «i costi sono ampiamente gonfiati, mentre c'è una enorme sottovalutazione dei benefici ambientali e sociali».

«Dalla prima lettura rilevo anche una grave sottovalutazione dei traffici, sui quali l'analisi prende una cantonata colossale. C'è poi la questione delle accise e del mancato introito per lo spostamento dei traffici dalla gomma alla rotaia: è contro ogni logica e buon senso calcolare tutto questo come una negatività, va contro qualunque linea guida sulle analisi costi-benefici». I numeri «veri», secondo Foietta, sono quelli dei Quaderni dell'Osservatorio, dodici in tutto, «già pubblicati e messi a disposizione del governo».

I tecnici del ministero hanno utilizzato due scenari. Il primo si basa su stime di traffico di merci e passeggeri che sono stata stilate dall'Osservatorio sulla Tav di Palazzo Chigi, a partire dal 2011. Nel secondo scenario, invece, le stime, che risultano più ottimistiche, le stime sono riviste con scenari "più realistici". Ma comunque negativi. Anche partendo dal presupposto che servano 1,5 miliardi per il ripristino dei luoghi dei cantieri e per la modernizzazione della vecchia linea del Frejus, il risultato resta negativo per 5,7 miliardi.

"I molteplici profili non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento: su tale calcolo insiste principalmente la variabile costituita dall'esistenza di più soggetti sovrani che dovrebbero inevitabilmente considerare in sede negoziale le rispettive posizioni. Con tale riserva, le voci e gli importi oggetto di discussione possono essere indicati solo in via puramente ipotetica, tenendo presente che tutti andrebbero eventualmente fatti oggetto di dimostrazione alla luce di tutte le circostanze che hanno influenzato l'evoluzione dell'opera in questione. Pertanto, nell'enunciare tali voci deve essere tenuto presente che l'importo relativo potrebbe essere addebitato solo all'esito di un procedimento complesso il cui risultato è del tutto impredicibile". È questo che si legge nella relazione tecnico-giuridica sulla Tav. Per gli esperti, gli elementi di valutazione vanno intesi come "coordinate" in uno spazio di forte aleatorietà.  

Secondo quanto rivelato dalle analisi del ministero, i costi sono elevatissimi. Mentre i benefici ottenuti dalla realizzazione dell'opera sarebbero quasi inesistenti. Secondo Il Fatto Quotidiano, il documento degli esperti del ministero delle Infrastrutture spiega che i costi dell'opera sono pari a 12 miliardi. Mentre i benefici ottenuti dall'alta velocità Torino-Lione sarebbero praticamente fermi a 800 milioni di euro.

Sempre secondo il testo, nel migliore dei casi vi sarebbe un effetto negativo, cioè uno sbilancio fra costi e benefici, di 5,7 miliardi. Nella peggiore delle ipotesi, invece, lo sbilancio potrebbe anche arrivare a 8 miliardi. Nel mezzo, invece, vi sarebbe l'ipotesi più realizzabile, che comunque appare decisamente negativa, con un effetto negativo di 7 miliardi.

Per la Tav, si tratta evidentemente di una bocciatura. Gli esperti del ministero hanno sostanzialmente stroncato il progetto, non solo per i costi, ma anche perché non sembra esserci una reale domanda di traffico su quella tratta. Per gli esperti, per sostenere l'utilità dell'opera le merci dovrebbero essere 25 volte di più rispetto a quelle previste.

Come affermato da fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, "si precisa che il professor Pierluigi Coppola non ha partecipato, in specifico, alla stesura della relazione sulla analisi costi-benefici Torino-Lione".  

Pertanto, il documento del gruppo di lavoro è stato firmato da cinque membri su sei. A firmarlo sono stati Marco Ponti, Paolo Beria, Alfredo Drufuca, Riccardo Parolin e Francesco Ramella. Un fatto che ha già scatenato l'opposizione. Davide Gariglio, deputato Pd in Commissione Trasporti alla Camera ha dichiarato: "L'analisi costi benefici pubblicata oggi dal ministero dei Trasporti è palesemente un atto fazioso senza alcun valore giuridico, legale, tecnico ed amministrativo e non può essere quindi utilizzata per valutare l'opera. Il documento non è infatti stato sottoscritto da tutti i componenti dell'indagine: manca la firma di Pierluigi Coppola, l'unico esperto neutrale presente tra i commissari scelti da Toninelli".

E Raffaella Paita, capogruppo dem in commissione, riafferma: "Il professor Coppola deve essere audito in Commissione il prima possibile, per capire come e con quali criteri sia stata svolta un'analisi costi benefici che, da quel che si capisce, fa acqua da tutte le parti. A meno che il metodo seguito non sia stato in realtà quello dei costi e pregiudizi".

Intanto sono arrivate le critiche delle opposizioni. Mara Carfagna, su Twitter, ha espresso la posizione di Forza Italia: "Perdita di benessere a causa della Tav? Alle balle di Toninelli non ci crede più nessuno. Chi sta attentando al benessere degli italiani sono proprio i Cinquestelle, che hanno portato il Paese in recessione e falcidiato i posti di lavoro, colpiscono le famiglie con più tasse e hanno riempito di debiti le prossime generazioni".

L'Unione europea, per ora, evita di commentare i numeri espressi nell'analisi costi-benefici. Fonti della Commissione europea contattate da Agi hanno detto: "Stiamo ancora esaminando il documento che ci è stato inviato dal governo. Ci sono alcuni aspetti del documento che dovranno essere chiariti con le autorità italiane".

Il ministro Toninelli ha commentato così i dati degli esperti: "I numeri dell'analisi economica e trasportistica sono estremamente negativi, direi impietosi: stiamo parlando di costi che, su un trentennio di esercizio dell'opera, superano i benefici di quasi 8 miliardi, tenendo conto del solo esborso per il completamento. Una cifra che scende appena a 7 miliardi se si considera uno scenario più 'realistico' di crescita dell'economia, dei traffici e di cambio modale". Il titolare del Mit conferma: "La decisione finale, come è naturale che sia, spetta ora al Governo stesso nella sua piena collegialità". "È la prima analisi costi-benefici realmente indipendente, lo ribadisco, per cui abbiamo evitato finalmente di chiedere all'oste se il vino è buono", ha continuato il ministro.

Intanto un risultato disastroso che adesso agita i pentastellati dà fiato alla fronda che spinge per la rottura con Salvini. Sono tante le voci critiche all'interno del Movimento che criticano la linea di Di Maio troppo filogovernativa e sdraiata sulle posizioni della Lega e l'eccessiva esposizione mediatica di Di battista che da urlatore da opposizione non ha aumentato i consensi per i pentastellati. La tentazione del Movimento è quella di fare implodere il governo. 

Un incidente di percorso che blocchi l'attività dell'esecutivo per poi dare il via alla vera e propria rottura senza però restare col cerino in mano. Anzi, secondo quanto riporta ilCorriere, il piano dei Cinque Stelle è quello di portare la Lega sul baratro magari con un cambio di linea sull'autorizzazione a procedere su Matteo Salvini nel caso Diciotti. Un incidente su questo piano potrebbe di fatto segnare la fine dell'esperienza di governo.

Ma attenzione: dalle parti del Movimento si ragiona anche sui rischi di una operazione del genere. La rottura del governo potrebbe concedere ulteriore spazio alla Lega che avrebbe tutto il tempo per ricostruire un centrodestra vincente e indicare i 5 Stelle come forza "irresponsabile". E su questo punto è fitto il "carteggio" tra Grillo e Casaleggio. L'idea è quella di ricandidare tutti in blocco in caso di elezioni anticipate. Un'altra deroga a quel vincolo di due mandati che ormai, come tutte le regole grilline, è diventato solo una promessa da marinaio...

 

 

Quando le imbarcazioni umanitarie non sono in acque Sar libiche o, comunque, a zonzo nelle vicinanze e pronte a intervenire, praticamente nessun migrante viene messo in mare. E su questo, fanno sapere fonti vicine al Viminale, si sta indagando da tempo. Ciò che accadde il 6 novembre 2017, quando nel tentativo di raggiungere a nuoto la nave di Sea Watch, cinque migranti annegarono, descrive bene ciò che succede. 

In quel momento stava intervenendo, per recuperare gli immigrati che erano in navigazione su un barcone, una motovedetta libica, all'epoca già in servizio attivo dopo gli accordi con Tripoli del ministro Marco Minniti. L'equipaggio dell'imbarcazione Ong invitò gli extracomunitari a salire a bordo, nonostante la Guardia costiera stesse cercando di fare il suo lavoro. Da lì la tragedia. Insomma, gli immigrati non vogliono essere riportati indietro, ma sperano nel traghettamento sicuro di quelli che, ormai, sono veri e propri taxi del mare. Certo, i numeri non sono quelli di un tempo, proprio grazie alle azioni che si stanno mettendo in campo e al fatto che entrare in Italia è ora molto più difficile del passato. Ma i trafficanti di esseri umani sanno perfettamente che quando le navi delle Ong sono in mare basta segnalare la presenza del gommone affinché i volontari dei recuperi partano.

Laddove i dubbi insistano, resta la granitica certezza dei dati, che parlano chiaro. L'ultimo recupero in mare risale al 19 gennaio ed è quello a cura di Sea Watch 3, che ieri ha fatto scendere i 47 migranti che aveva a bordo, a Catania, dopo giorni di tira e molla tra Ong e governi europei. Una sola partenza, su due gommoni, è avvenuta dalla Libia in questi dodici giorni ed è quella del 22 gennaio, quando la Guardia costiera libica ha salvato un totale di 332 immigrati. Eppure, fatta eccezione del 23 e dei giorni successivi, in cui c'è stato maltempo, le condizioni meteo non erano così sfavorevoli da impedire le partenze. Da inizio anno sono sbarcati in Italia 155 migranti, ovvero il 96,29 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 96,53 per cento in meno rispetto al 2017. La maggior parte di questi è stata recuperata dalle Ong o grazie a una segnalazione delle stesse. Quasi tutte le chiamate di soccorso da parte dei migranti partono da un Alarm Phone gestito da Organizzazioni non governative.  

L'intelligence italiana starebbe indagando sugli affondamenti di alcuni gommoni. È vero che sono fatti di materiale fragile, ma non tutti devono necessariamente sgonfiarsi facendo naufragare gli occupanti. Perché i video realizzati dall'equipaggio delle navi del soccorso mostrano quasi tutti gommoni che stanno affondando?  

Guardando ai dati del passato i conti tornano tutti. Nel 2017, ad esempio, i recuperi avvenuti grazie alle Ong furono 6.609, contro i 3.485 delle navi dell'operazione Sophia.

Quando al fatto dei «poveri migranti che scappano dalla guerra», sono ancora i dati a smontare le fandonie di chi tenta di riempire l'Italia di clandestini. Su 155 sbarcati quest'anno, 57 vengono dal Bangladesh, 38 dall'Iraq, 31 dalla Tunisia, 13 dall'Iran, 9 dall'Egitto e le altre nazionalità a seguire. Di libici, invece, in Italia non ne è sbarcato neanche uno. 

I tecnici del Ministero sono già al lavoro e sarebbero partiti dalla Convenzione Onu sui diritti della navigazione e in particolare dall'articolo 19 secondo cui il passaggio di una nave in acque territoriali "pregiudizievole se la nave è impegnata in attività di minaccia o impiego della forza contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dello Stato costiero". E poi c'è l'articolo 17 che "vieta il passaggio in caso di carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero e ogni altra attività che non sia in rapporto diretto con il passaggio".

Una volta approvata la nuova normativa, per farla rispettare l'Italia potrà schierare i pattugliatori per bloccare le navi "vietate" che puntano verso le nostre coste già in acque internazionali. Se un'imbarcazione dovesse sfuggire ai controlli ed entrare in acque territoriali, le motovedette della Guardia costiera potranno scortarle fuori dai confini.

Non solo: l'idea è anche quella di inserire nel decreto una norma che preveda l'applicazione dell'articolo 650 del codice penale che punisce chi non rispetta il provvedimento. In questo modo gli equipaggi non potrebbero più farla franca e tornare in mare. Proprio come è accaduto con la Sea Watch.

Intanto la Guardia costiera, ha rilevato nella sua ispezione alcune criticità che impediscono all'imbarcazione di riprendere il mare per "pattugliare" le coste libiche in attesa di avvisitare gommoni e barconi in difficoltà. Sono state individuate una serie di "non conformità" relative sia alla sicurezza della navigazione sia al rispetto della normativa in materia di tutela dell'ambiente marino. E fino a che non saranno risolte "anche con l'intervento dell'amministrazione di bandiera, cioè l'Olanda, in cooperazione con gli ispettori specializzati" la nave "non potrà lasciare il porto di Catania".

Già ieri da Sea Watch si erano lamentati di non poter ripartire subito: "Costretti a rimanere a Catania per la notte, il cambio di equipaggio previsto ci è stato negato", spiegavano dalla ong, "A bordo continuano le richieste di informazioni da parte della polizia. Nel frattempo il Mediterraneo rimane senza navi civili di soccorso". E oggi torna ad attaccare:

"Le autorità, sotto chiara pressione politica, sono alla ricerca di ogni pretesto tecnico per fermare l'attività di soccorso in mare", scrivono sulla pagina Twitter italiana della Ong tedesca, confermando che la loro nave battente bandiera olandese - la Sea Watch 3 - è in stato di fermo.

Peccato che il "pretesto tecnico" sia ben altro. E a spiegarlo è Danilo Toninelli che in un post su Facebook spiega il perché del fermo amministrativo: "Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come pleasure yacht, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare", spiega il ministro dei Trasporti, "E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht. In Italia questo non è permesso. Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi. Voglio ringraziare le Capitanerie di Porto per il loro grande lavoro sul fronte della legalità. Ma soprattutto mi chiedo: il governo olandese non ha nulla da dire rispetto a una imbarcazione di una Ong tedesca che chiede e ottiene la bandiera dei Paesi Bassi per scorrazzare nel Mediterraneo agendo fuori dalle regole?".

 

Sulla scorta del successo ottenuto lo scorso anno è pronta a partire la II edizione della Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura Ellenica di Roma e del Lazio. L’8 febbraio 2019 presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia della “Sapienza”, un gruppo nutrito di studenti dei licei classici  di Roma e del Lazio si riunirà per celebrare la Giornata Mondiale e per mostrare il loro modo di interpretare “Le idee dei Greci”, che è il tema proposto per l’evento di quest’anno. Alle ore 9:00 l’Ambasciatore di Grecia, Dott.ssa Tasìa Athanasiu, insieme con le autorità Politiche e Accademiche inaugureranno la manifestazione con i saluti di rito. 

La giornata rinnoverà il copione dello scorso anno (così riuscito che qualche istituzione ha pensato in autonomia di clonare l’evento il giorno 9) con qualche presenza in più (si prevedono più di novecento ragazze e ragazzi rispetto ai settecento della scorsa edizione). In apertura avrà luogo la premiazione del concorso “Ve lo racconto io, il Mito!” con i ragazzi delle scuole elementari e medie che hanno partecipato. 

Il macrotema delle “Idee dei Greci” impegnerà nella prima parte della giornata i ragazzi liceali su specifici temi di estrema attualità nella rivisitazione delle figure di “Antigone”, di “Medea”, di luoghi come “Itaca”, di concetti come “Bellezza”, “Simposio”, “Xenia”, “Labirinto”, “Tempo”, “Straniero”, “Accoglienza”, “Diritto”, “Europa”. Nella parte pomeridiana (all’Odeion della Facoltà di Lettere della “Sapienza”) gli interventi di studiosi e specialisti arricchiranno il panorama culturale delle “idee” dei Greci con approfondimenti su: Grecia (M. Bettini), Bellezza (P. Boitani), Politica (G. Floris), Città (F. Castanò), Atena (L. Godart), Sport (G. Guidorizzi) e Salute (L. Perilli). 

Chiuderà l’evento una performance del Progetto Theatron-Teatro Antico alla Sapienza e un immancabile brindisi greco. Doveroso il ringraziamento alle numerose istituzioni che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento.

Oggi 30 gennaio 2019, alle ore 10:30, in Roma, presso l’Ambasciata d’Austria in Italia, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), ha restituito al Dirigente dell’Archivio di Casa, Corte e di Stato Direttore Mag. Thomas Just e all’Ambasciatore, S.E. dottor René Pollitzer, un manoscritto autografo del pittore Pietro Strudel (Cles 1660 – Vienna 1714), datato 1689, asportato dall’Archivio Statale di Vienna.

La restituzione è il frutto di un’indagine condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Udine nell’ambito dell’Operazione internazionale denominata Pandora II – Athena, finalizzata al contrasto del traffico illecito di beni culturali.

La Procura della Repubblica di Trento, concordando con le evidenze investigative dei militari del reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri, in ordine alla compravendita on-line di materiale archivistico disponeva una perquisizione domiciliare che permetteva, nel novembre 2017, di individuare in una abitazione privata di Cles (TN) uno storico cartiglio che, visto il rilevante pregio, induceva i Carabinieri del Nucleo TPC di Udine a procedere al sequestro d’iniziativa al fine di preservarlo da eventuali future alienazioni.

I successivi accertamenti tecnici effettuati in collaborazione con le Soprintendenze archivistiche provinciali di Trento e Bolzano nonché con le competenti Autorità  austriache, consentivano di determinarne l’originalità, l’attribuzione, nonché la provenienza dal Fondo dei Conti Paar dell’Österreichisches Staatsarchiv da dove il manoscritto, una lettera reversale che descrive l’attribuzione di privilegi postali all’autore che rientra nel patrimonio archivistico austriaco, era stato sottratto ed illecitamente esportato anni addietro.

La cerimonia odierna dimostra come la restituzione della preziosa opera garantisca la ricomposizione dei percorsi storici e culturali altrimenti leggibili solo parzialmente e costituisca ulteriore prova della fattiva collaborazione intercorsa tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, le Soprintendenze delle Province autonome di Trento e di Bolzano, le Autorità austriache e l’Archivio di Stato austriaco a Vienna.

 

 

 

"È da sei mesi che chiediamo il cambio delle regole della Missione Sophia perché prevede che tutti gli immigrati soccorsi dovessero sbarcare in Italia. In 6 mesi in Europa ci hanno detto sempre No. Se ora qualcuno, pensando di fare un danno all'Italia, si sfila per noi non è assolutamente un problema. Qual è il nostro interesse a pagare? Viene meno? Ce ne faremo una ragione". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini in conferenza stampa al Viminale. "Leggo tante parole al vento: deportazioni, nazismo. Si dovrebbero vergognare ad accostare uno dei più crudeli episodi della storia a una gestione dell'immigrazione basata sul rispetto". 

C'è una strana coincidenza nella scelta di Angela Merkel di far trapelare i propri dubbi sulla missione Sophia proprio nel giorno della firma del Trattato di Aquisgrana con cui si propone, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, di creare "un nuovo ordine internazionale" fondato sulla collaborazione franco-tedesca. Forse, nella testa dei due alleati, c'era l'intento di mettere in difficoltà l'Italia. Chiamarsi fuori dall'operazione Eunavfor Med Sophia, lanciata nel maggio del 2015 su impulso dell'allora premier Matteo Renzi, significa lasciare Roma ancor più sola se possibile nella gestione dell'emergenza immigrazione. 

Sebbene la missione sia stata pensata per fermare il traffico degli immigrati nel Mediterraneo centrale e, al tempo stesso, contribuire alla stabilizzazione della Libia, il punto debole dell'accordo sta nel fatto che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. "Non so in cambio di cosa Renzi abbia sottoscritto questo accordo tanto geniale...", commenta Salvini ricordando che la missione Sophia ha contibuito a portare nel nostro Paese ben 500 mila immigrati. Per questo, a detta del vicepremier leghista, "se qualcuno si fa da parte", per l'Italia "non è certo un problema".

Lo strappo della Germania ha aperto il vaso di Pandora. Perché se è vero che la missione Sophia è stata pensata e per risolvere l'emergenza immigrazione è anche vero che nel corso degli anni non ha fatto altro che portare in Italia tutti gli immigrati che venivano soccorsi nel Mar Mediterraneo. 

Ed è proprio al nostro paese che potrebbe essere rivolto il gesto dell’uscita della Germania dalla missione Sophia. Quest’ultima viene concepita in sede europea nel maggio 2015, in una delle fasi cruciali dell’emergenza immigrazione. Promotrice è l’Ue, con il rappresentante della politica estera Federica Mogherini: si cerca di dare, all’epoca, un segnale a Roma circa l’impegno comunitario nel contrasto all’immigrazione ed agli sbarchi lungo le coste italiane. Una missione che prevede per l’appunto l’impegno congiunto di diversi paesi europei, tra cui la Germania per l’appunto, nel pattugliare il Mediterraneo. 

Intanto Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno firmato il trattato di Aquisgrana, che rilancia l'amicizia e la collaborazione franco-tedesca. Prima dei due leader, il trattato è stato firmato dai ministri degli Esteri di Francia e Germania. Si tratta dell'intesa che rilancia il contratto dell'Eliseo, che nel 1963 fu firmato da Korad Adenauer e Charles de Gaulle. 

"Oggi è un giorno molto significativo per i rapporti franco-tedeschi", "significa che vogliamo andare avanti mano nella mano",  ha detto la cancelliera prima della firma del trattato franco-tedesco. Alla luce della storia del passato, e della inimicizia passata fra i due Paesi, "questo non è scontato", ha continuato. Dopo la seconda guerra mondiale, portata dalla Germania in Europa, c'è stata la riconciliazione, e poi l'amicizia, ha spiegato. "E questo non potrebbe renderci più felici", ha concluso Merkel.

Di fronte alle molte sfide che si presentano oggi in Europa, "Francia e Germania devono assumersi la responsabilità e parlare con una voce sola", ha affermato Macron, citando "i nazionalismi che minacciano l'Europa", la "scossa" che proviene dalla Brexit, ma anche "il terrorismo, il cambiamento climatico" e le nuove dinamiche economiche. Il presidente francese ha anche sottolineato che le minacce "non provengono solo dall'esterno, ma anche dall'interno" della nostre società.

Oggi però, con il trattato di Aquisgrana, quel mondo di appena quattro anni fa sembra superato. Davanti la diplomazia europea, si piazza quella della coppia europea per eccellenza. E questo messaggio deve essere ben recapitato ad una recriminante Italia, che con i governi di Parigi e Berlino al momento non va proprio molto d’accordo. Dunque la Germania si tira fuori da Sophia, la Francia copre politicamente la ritirata. E l’Italia, dal canto suo, non può far altro che prenderne atto  

Ad Aquisgrana va in scena un’intesa che è destinata a provocare ripercussioni importanti. “La mossa avrà numerosi effetti dirompenti”, sostiene La Verità. “Innanzitutto a Washington, dove dovremo attenderci reazioni poco composte da parte di Donald Trump, ma anche in Italia e nel resto dell’ Ue. Non tanto perché l’Onu sia considerato decisivo, quanto perché il passo segna la rottura definitiva della finta impalcatura della diplomazia europea, quella guidata da Lady Pesc, Federica Mogherini, tanto per capirsi. La speranza è quella di assemblare una sola locomotiva che traini l’ Ue. Il senso è: o la va o la spacca”. E in questo contesto, il nuovo partenariato porterebbe a una convergenza di interessi tra i due Paesi che metterebbe a repentaglio la posizione del nostro Paese nel contesto comunitario

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Il trattato rinnova quello siglato all’Eliseo nel 1963, ma nasce in un contesto storico plasmato in maniera molto divergente rispetto a quello di allora. “Questo trattato sarà siglato in un’Europa completamente diversa, dove non esiste più il pericolo sovietico, che oggi potrebbe essere rappresentato dal pericolo russo ma con caratteristiche decisamente diverse, e nemmeno il protettorato americano, con gli Usa che hanno spostato il proprio sguardo nel Pacifico – commenta il filosofo, politologo e germanista Angelo Bolaffi – Oggi, con l’ascesa dei cosiddetti sovranismi, la priorità è quella di creare un forte e compatto nucleo europeista nel cuore dell’Unione”.

Aquisgrana è una città che richiama alla mente evocativi riferimenti storici. Nel 765 e nel 768, rispettivamente, il re dei Franchi Pipino il Breve e il suo erede Carlo Magno vi trascorsero il Natale, elevando la città a sede invernale della corte regia prima e imperiale poi, mentre nel 936 Ottone I, futuro imperatore del Sacro romano impero, fu incoronato re di Germania. Aquisgrana è la città simbolo del legame tra Francia e Germania e, non casualmente, è stato scelta come sede della firma del nuovo trattato che regola le relazioni tra Parigi e Berlino.

­Il doppio standard è la conseguenza diretta dell’asse franco-tedesco. Aquisgrana secondo il quotidiano Italiano il Giornale nasce come estremo tentativo di resistenza all’influenza crescente degli Stati Uniti di Donald Trump nel nostro continente, sostanziato in particolar modo con la vicinanza ai Paesi governati dai cosiddetti “sovranisti”, Italia in primis. Saint Nazaire non rappresenta, in questo contesto, un’eccezione, ma ciò che potrebbe riservare l’Europa esterna all’asse di Aquisgrana nei prossimi mesi. .

­Una sinergia crescente tra Parigi e Berlino che tenderebbe ad escludere gli altri Paesi, di maggiore o minor taglia che siano. “Basti pensare alle dichiarazioni del ministro francese dell’ Economia, Bruno Le Maire, che si è speso per fare pressioni sul regolatore Ue affinché la fusione tra Alstom e Siemens venga approvata senza indugio.
La firma del nuovo trattato di Aquisgrana getterà ponti preziosi per fondere i rispettivi colossi e nulla impedisce di pensare che banche francesi possano intervenire in Commerzbank e pure in Deutsche Bank

La scelta dei membri della Commissione scrive il giornale e la nomina del successore di Mario Draghi alla Bce potrebbero rappresentare un’ulteriore conseguenza di Aquisgrana. La miopia della mossa di Macron, che punta ad “allearsi col vincitore” o presunto tale, a costo di minimizzare il rischio di governi attualmente non allineati come quello italiano, si sposa con la generale problematica del nuovo asse di Aquisgrana come motore di una nuova Unione europea. 

Possono un leader delegittimato come Macron e un cancelliere a fine corsa come la Merkel proporsi come volti credibili per dare nuova linfa all’Europa? Risulta praticabile la mossa di rafforzare in maniera tanto palese la crisi di legittimità delle istituzioni comunitarie a costo di preservare le rendite di posizione dei due Paesi? Soprattutto, funzionerà, specie alla luce delle conseguenze dell’ultimo “asse” di questo tipo, che ha portato all’assalto della Troika alla Grecia e alle manovra non troppo scoperte contro l' Italia di Berlusconi nel 2011 ? 

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