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Amato e odiato con la stessa intensità, osannato e ferocemente detestato, fino al lancio delle monetine davanti all'hotel Raphael a Roma, Bettino Craxi viene ricordato e riscoperto a vent'anni dalla morte - avvenuta il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, in Tunisia - attraverso documenti, testimonianze inedite e racconti di chi lo ha conosciuto. Mentre sul grande schermo esce  il film 'Hammamet' di Gianni Amelio con Pierfrancesco Favino , in libreria arrivano in questi giorni saggi, romanzi e memoir dedicati al leader socialista. Tra questi 'Presunto colpevole' (Einaudi Stile Libero) in cui Marcello Sorgi ripercorre il crepuscolo di Craxi, il destino di un uomo e di un politico con cui il Paese non ha ancora fatto i conti fino in fondo.

Il caso Craxi rappresenta l'ultimo scorcio del Novecento italiano, sospeso tra la caduta del Muro di Berlino, il crollo della Prima Repubblica e l'alba dei poteri forti che si impongono all'inizio del nuovo secolo.

«La morte di Craxi conclude gli anni Novanta e consegna alla storia del Novecento il principio del primato della politica, mettendoci una bella pietra sopra»

Perché alla fine del 1999 non fu possibile costruire un corridoio umanitario per far rientrare in Italia da Hammamet Bettino Craxi, gravemente malato, e farlo operare e curare in un centro specializzato senza che fosse arrestato? «La mia libertà equivale alla mia vita», dirà fino all'estremo il leader socialista per spiegare il rifiuto di accettare il carcere e la decisione di restare in Tunisia, dove muore il 19 gennaio 2000. Nel resoconto della trattativa, oltre ai familiari del leader socialista si affacciano il governo, il Quirinale, il Vaticano, l'America e la Cia, i magistrati di Mani pulite e i socialisti dispersi dall'inchiesta su Tangentopoli.

Perché una Repubblica che da sempre ha negoziato su tutto per due suoi uomini di punta, due grandi statisti, cioè Aldo Moro e Bettino Craxi, si è rifiutata di farlo, mostrandosi, quanto meno, intransigente e disumana? Se lo è chiesto Marcello Sorgi nel suo recente volume, dedicato agli ultimi giorni e alla scomparsa del leader socialista, giusto venti anni fa: “Presunto colpevole. Gli ultimi giorni di Craxi” (Einaudi).

Sul banco degli imputati ieri sera, al Circolo della stampa estera a Roma, alla presentazione del libro, c’era Massimo d’Alema, che era allora presidente del Consiglio e che oggi almeno, a differenza dei suoi ex compagni di partito che hanno fatto pesare la loro assenza ad Hammamet la scorsa settimana nelle commemorazioni ufficiali, non si sottrae ai dibattiti. D’Alema parla di Craxi come di un uomo sconfitto, su due fronti: su quello giudiziario, ove si trovò ad essere il capro espiatorio di un’operazione di “purificazione” della politica italiana; su quello politico, ove le sue idee non trovarono sponda nel Pci.

Sorgi richiama alla memoria anche i rapporti mai chiariti fra Di Pietro e il consolato americano a Milano, che veniva addirittura informato in anticipo delle azioni del pool. L’ex leader comunista osserva poi di non dover fare autocritica politica, perché l’ha fatta anzi tempo e che, comunque, vicende tanto lontane vanno storicizzate perché è ridicolo chiamare in causa la lotta politica fra Berlinguer e Craxi per spiegare i problemi di oggi della nostra democrazia. Più che un apprezzabile richiamo alla storia, questa considerazione di D’Alema è sembrata però ai più un voler sottrarsi da responsabilità che, da una parte, furono di certo equamente distribuite fra i partiti politici, ma, dall’altra, appartenevano anche in modo rilevante all’ex Pci.

In stampa estera alla presentazione del libro c'è stato un dibattito molto acceso, ancora attuale, tra gli ospiti dell'evento, Massimo D'Alema e Stefania Craxi. Un confronto su un punto preciso: il mancato rientro in Italia da Hammamet del leader socialista per potersi curare, mentre D'Alema era premier a palazzo Chigi. ''C'è stata o no, una grande abdicazione della politica nel confronti di un altro potere? Ti ho sentito spesso rivendicare il primato della politica, dopo 20 anni si può dire che in quel caso non ci fu?'', ha detto Stefania Craxi, rivolgendosi a D'Alema in merito all'intervento che fece con la procura di Milano per il rientro di Craxi, ma che non andò a buon fine, almeno secondo il leader socialista. ''Craxi - ribatte D'Alema - era tecnicamente un latitante. Noi come governo prendemmo una posizione pubblica, dicendo che eravamo favorevoli a che Craxi potesse venire a curarsi in Italia. In quel momento oltre il 90 per cento degli italiani era contrario. Assumemmo una posizione molto impopolare. Parlai con la procura di Milano: Craxi non sarebbe stato arrestato, ovviamente, Borrelli però si impuntò sul fatto che loro lo avrebbero piantonato in ospedale. Ma Craxi disse 'io posso venire solo da uomo libero'. Io non so quale fantasia, Stefania, si sarebbe potuta inventare per impedire che i magistrati decidessero di piantonare Craxi, fare un decreto? Le condizioni erano quelle e Craxi rifiutò".

''Non fu una trattativa nascosta, il governo - continua D'Alema - prese una posizione pubblica, impopolare, e mandammo una delegazione ai funerali''. Una scelta che non piacque alla famiglia Craxi: ''Dici che era un latitante - osserva la figlia dell'ex leader socialista - e voi volevate fare i funerali di Stato. Questa è una vostra contraddizione''. Risponde D'Alema: ''Io ho ritenuto di proporre i funerali di Stato perché le condanne non cancellano il ruolo di Craxi nella storia della Repubblica. Nessuna abdicazione quindi del primato della politica ma anzi la politica si assunse una grande responsabilità. Quale decreto potevano fare per cancellare una sentenza passata in giudicato''. Ribatte Stefania Craxi: ''potevate fare un'amnistia e non lo avete fatto''.

Io non ho partecipato mai al linciaggio politico e giudiziario di Craxi". Lo dice Massimo D'Alema alla presentazione del libro di Marcello Sorgi 'Presunto colpevole, gli ultimi giorni di Craxi' alla stampa estera. "Nel corso di questi vent'anni sono tornato più volte sul rapporto tra comunisti e socialisti, su Craxi. Da tempo insomma siamo arrivati a un giudizio non demonizzante su Craxi".

D'Alema ricorda il ruolo che ebbe Craxi per l'ingresso del Pds nell'Internazionale socialista: "Veltroni ed io andammo a Rimini a incontrare Craxi, c'era anche Giuliano Amato. Noi ponemmo problemi importanti e Craxi ebbe un atteggiamento aperto sul cambiamento in corso nel nostro partito e facilitò adesione del nuovo partito all'Internazionale socialista".

Fatto sta, incalza Stefania Craxi, che, sul primo punto, il fronte giudiziario risparmiò o quasi i comunisti, che pure finanziavano anche loro illecitamente la politica, e costoro li ripagarono non contrastando il loro operato e non facendo valere il primato della politica; sul secondo, gli eredi di quella storia a tutt’oggi si rifiutano di fare fino in fondo i conti con il loro passato, ammettendo che Craxi aveva visto giusto e che la via riformista e anticomunista era per la sinistra quella da seguire. D’Alema non ci sta, dicendo che più che fare la scelta pubblica e impopolare di tentare di far ritornare in Italia Craxi a curarsi non poteva fare: non poteva imporre che tornasse da uomo libero, come il leader socialista giustamente pretendeva.

In uno Stato di diritto, dice, la politica deve garantire l’autonomia dei magistrati. Peccato, ha osservato Sorgi, che le sentenze con cui Craxi era stato condannato tutto erano fuorché imparziali: la Corte dei diritti europea avrebbe riconosciuto qualche anno dopo, in una sentenza storica, che le indagini erano state condotte senza garanzie per l’imputato.

Ma davvero D’Alema non poteva andare più a fondo, salvando la vita del leader socialista, casomai, chiede la figlia, patrocinando un’operazione attraverso i servizi di cui allora era capo? Incalzato anche dal moderatore, il direttore de Il Messaggero Virman Cusenza, D’Alema ha osservato poi che il clima era tale in Italia che quello che lui fece, tantissimo a suo dire, lo ha reso a vita “sgradito a Dio e a li nemici suoi”. E chiama in correità i media che, in quella occasione, presero acriticamente posizione facendo montare nel paese un pericoloso clima giustizialista. Rivendica poi il fatto di essere stato l’unico, con la Bicamerale, ad avere, nel 1997, proposto un sostanzioso riequilibrio dei poteri fra politica e magistratura.

Fu Berlusconi, che del clima giustizialista si era qualche anno prima avvantaggiato, a far saltare allora il tavolo: e così si perse, dice, una “occasione storica”. Aggiunge che non ha mai partecipato al linciaggio di un uomo che, messe da parte le vicende giudiziarie, ha considerato, su un altro piano, un importante uomo di Stato (arrivando a chiedere per lui i funerali istituzionali). Si spinge poi fino a parlare di Mani Pulite come una trama ordita da quel mondo finanziario che pure si era servito del potere politico.

Siamo sicuri che quelle vicende non c’entrino con l’oggi ? Non è forse vero che tante contraddizioni attuali della nostra politica hanno origine in certi nodi né allora né in seguito sciolti ? La storia, come suol dirsi, non fa salti. E, aggiungo, non fa nemmeno sconti.

 

poi, prosegue "all'indomani delle elezioni del '92, Craxi ci propose un accordo di governo e per noi non era proponibile quella strada, Occhetto spinse per questa direzione e credo avesse ragione: per noi non era possibile votare Forlani al Quirinale e Craxi premier. Era troppo tardi. Ma io ho riflettuto molto volte su questo mancato appuntamento e tanti anni fa al nostro congresso a Firenze, io ero leader e riconobbi il valore politico di Craxi. Ma ecco non è che a ogni anniversario si può fare autocritica".

 


Nei giorni scorsi, l’Ambasciata indonesiana a Roma ha organizzato un incontro con i giornalisti presso la Residenza dell’Ambasciatore, al fine di trasmettere le ultime novità dall’Indonesia, diffondere il comunicato stampa annuale del Ministro indonesiano degli Affari Esteri Retno LP Marsudi e aggiornare i media in merito agli sviluppi della cooperazione bilaterale Indonesia-Italia in vari settori durante il periodo 2017-2019.
S.E. L’Ambasciatrice Esti Andayani ha annunciato che nel 2019 i nostri due Paesi hanno celebrato i 70 anni di relazioni diplomatiche e che ci saranno attività particolarmente mirate ad ottimizzare la cooperazione nell’economia creativa e tra le micro, piccole e medie imprese. “Oggi sono molto felice di condividere gli aggiornamenti delle politiche e il recente sviluppo dell’Indonesia-ha ribadito l’ambasciatrice. Inoltre, accogliamo con piacere le presentazioni dei rappresentanti del Ministero Degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d’Italia e dei Consoli onorari dell’Indonesia riguardanti le relazioni bilaterali tra Indonesia e Italia. Nel campo economico, Indonesia e Italia hanno avuto relazioni crescenti in vari settori economici negli ultimi anni. L’Italia è un importante partner economico, si colloca al 17* posto come paese di destinazione di esportazione dell’Indonesia nel mondo e al 4* posto dopo Paesi Bassi, Germania e Spagna nella Eurozona. Nel settore del commercio, facendo riferimento alle statistiche indonesiane, il valore commerciale tra i due paesi ha raggiunto l’importo totale di 3,77 miliardi di dollari alla fine del 2018. Nel frattempo, nel periodo gennaio-novembre 2019, il volume degli scambi ha raggiunto un valore di US $ 3.17 miliardi. Gli investimenti italiani in Indonesia sono aumentati negli ultimi anni. Nel 2019, fino al secondo trimestre (gennaio-giugno), il valore degli investimenti italiani in Indonesia è stato registrato a 3,9 milioni di dollari, in aumento rispetto a 1,6 milioni di dollari nello stesso periodo del 2018. Nel settore turismo, i dati sull’arrivo dei turisti italiani in visita in Indonesia hanno raggiunto 90.022 persone (+ 13,3% rispetto al 2016), mentre nel 2018 il numero di turisti raggiunto 94.288 persone (+ 4,7%). Nell’anno 2019 (fino a ottobre), i turisti italiani che hanno visitato l’Indonesia sono arrivati a 80.810 persone. Quest’anno 2020, come principio del nostro Presidente Joko Widodo “lavora in fretta, lavora sodo”, l’Indonesia lavorerà di più per migliorare il ruolo di leadership dell’Indonesia, principalmente attraverso la nomina dell’Indonesia come Presidente del Gruppo 77 e della Cina e la nostra partecipazione al Consiglio FAO per il periodo 2020-2021”.
L’Ambasciatrice Esti Andayani a conclusione dell’incontro ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno di tutti i collaboratori dell’Ambasciata indonesiana a Roma volto a migliorare le relazioni tra i due Paesi. Inoltre ha anche espresso la sua gratitudine per la solidarietà e l’assistenza dal governo e dal popolo italiano nelle occasioni in cui l’Indonesia è stata colpita da disastri naturali.

“Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Adesso il tuo servo può andare in pace. Ora mi aspetta il premio della vittoria: il Signore che è giudice giusto, mi consegnerà la corona di uomo giusto”. Le parole di S. Paolo, possono servire per ricordare Giovanni Cantoni fondatore di Alleanza Cattolica. In questi giorni in suo ricordo sono stati pubblicati diversi interventi, non solo di militanti dell'associazione ma soprattutto di amici. Tenterò di fare una sintesi di qualche intervento, magari inserendo qualche mia riflessione. Anche a me è capitato avere la notizia della scomparsa di“Gianni” (così si faceva chiamare dagli amici) mentre stavo per assistere a un convegno, in questo caso a Torino, per il trentesimo anniversario della morte del filosofo Augusto Del Noce.

Ho conosciuto Cantoni nel 1974, per la prima volta ho ascoltato le sue relazioni in un Ritiro di Alleanza Cattolica presso la casa del santuario dei padri Oblati di Rho. Naturalmente ero stato “preparato” alle sue straordinarie dissertazioni da mio fratello Carmelo (Linuccio per gli amici), che lo aveva conosciuto e frequentato fin dal 1968. Da quel momento gran parte della mia vita ha fatto riferimento agli insegnamenti di Gianni. Pertanto anche per la mia formazione culturale, sociale, storica, religiosa, vale quello che hanno scritto in tanti in ricordo di Cantoni.

Tutto quello che io so lo devo a lui. Da lui ho appreso a conoscere la Cristianità, la Chiesa e il Papato, la Storia quella vera e non addomesticata insegnata nelle scuole e nelle università. Ma soprattutto sono stato alimentato religiosamente, ad amare la Chiesa, il Papa, a pregare e a conoscere la più grande preghiera: il Rosario.

Sull'amore per ogni Papa, Cantoni è stato sempre intransigente, anche ai tempi dell'esperienza con la comunità del vescovo Marcel Lefebvre:“ogni singolo membro di Alleanza Cattolica “è sempre cum Petro e sub Petro. Ciò ovviamente chiunque sia Pietro…”.

Nei tanti ritiri milanesi, ma poi anche in quelli siciliani, da Cantoni ho conosciuto diverse figure, esponenti della Controrivoluzione cattolica a partire dal grande pensatore brasiliano il professore Plinio Correa de Oliveira, con il suo celebre saggio «Rivoluzione e Controrivoluzione», il testo base su cui mi sono formato. E poi via via tutti gli altri, da Gustave Thibon, fino ai più recenti pensatori: lo svizzero Gonzague de Reynold e il colombiano Nicolas Gomez Davila. Con la sua dialettica arguta e avvincente ci teneva inchiodati ad ascoltarlo. «Riusciva sempre a sorprenderti - scrive l'amico Franco Maestrelli - con la scoperta di un nuovo autore del tutto ignoto ai grandi media e te lo faceva apprezzare»,.

Sono tanti i ricordi di Cantoni da raccontare, ringrazio soprattutto la Provvidenza che mi ha dato l'opportunità di incontrarlo. Certamente ricordo la sua passione per la Storia, i tanti avvenimenti raccontati dopo approfonditi studi, uno per tutti, in particolare l'epopea delle insorgenze delle popolazioni italiane contro gli eserciti rivoluzionari francesi di Napoleone tra il 1796 e il 1814. E' probabile che è stato Cantoni il primo negli anni '80 a togliere il velo dell'oblio su queste pagine di storia che la storiografia ufficiale aveva letteralmente cancellato.

Oltre alle insorgenze italiane non sono mancate i riferimenti all'insorgenza popolare più celebre, quella della Vandea, e quella dei Cristeros messicani contro il governo massonico di Plutarco Calles.

E poi non si può dimenticare il termine storico di Magna Europa, l'Europa fuori dall'Europa, per indicare il mondo umano e culturale nato dall'espansione degli europei, in particolare in America. «Così come la Magna Grecia è stata anzitutto la Grecia di fuori'». Infine da ricordare le sue ricche lezioni degli ultimi anni sui grandi cambiamenti epocali (lui ci diceva che per comprendere bisognava avere davanti sempre delle carte geografiche), sulla fine delle civiltà, a partire da quella dell'Impero Romano. Cantoni faceva riferimento, con precise citazioni, ai grandi storici delle civiltà, come Arnold Toynbee, Johan Huizinga, Gonzague de Reynold, Alberto Caturelli, Nicolas Gomez Davila. Naturalmente le sue lezioni di Storia non si riducevano a mera erudizione, ma servivano per interpretare l'attualità soprattutto politica. Del resto, spesso ripeteva la frase: “Chi sbaglia Storia, sbaglia politica”.

Giovanni Cantoni è il fondatore di Alleanza Cattolica e della rivista “Cristianità”, l'organo ufficiale dell'associazione che da Piacenza, curava personalmente con tanta meticolosità. La rivista, amava sempre sottolineare, viene pubblicata prima di tutto per i militanti, perchè sono loro a doverla leggere e studiarla. Per quanto mi riguarda l'ho sempre letta, sottolineando in maniera quasi maniacale gli articoli proposti.

Ho tanti ricordi della rivista Cristianità. Prima di tutto della sua diffusione davanti alle Chiese: si offriva ai fedeli chiedendo un sostegno economico, che non sempre arrivava. Negli anni '80, capitava di essere aggrediti non solo verbalmente da gruppi “democratici” comunisti che cercavano di impedirti di diffondere il giornale. L'amico Maestrelli ricordava che prima di Cristianità, era nato il ciclostilato “Il Resto della Verità” e questo sì che era esclusivamente per noi militanti, per alimentare la nostra cultura cattolica.

Il 18 gennaio scorso si è spento un italiano serio, un cristiano, un combattente per una società cristiana a misura d'uomo e secondo il piano di Dio. Dai tanti interventi raccolti dal sito ufficiale di Alleanza Cattolica inizio con quello dell'attuale reggente nazionale di Alleanza cattolica, Marco Invernizzi. E' il breve, toccante e commosso discorso pronunciato nella basilica di Sant'Antonino, subito dopo la celebrazione del funerale di Cantoni, officiato da Sua Eccellenza monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza- Bobbio.

Invernizzi ha ringraziato il vescovo, la famiglia, la moglie Sabina, i figli e i nipoti di Gianni. Un aspetto è stato sottolineato da Invernizzi sulla figura di Cantoni: «la sua umanità dentro un contesto di assoluta normalità, alla quale tanto teneva.

Giovanni Cantoni è stato un uomo che ha lavorato per mantenere una famiglia impegnativa, è stato marito e padre e poi un nonno esemplare. Attraverso la sua “normalità” ha insegnato e testimoniato a tutti coloro che lo conoscevano che la dimensione ordinaria della vita non coincide con lo spazio, come si usa dire oggi, “privato”, che essa, proprio nella sua ordinarietà, è più ampia e comprende in sé l’impegno per il bene comune, la lotta contro il male nella sua dimensione personale e sociale, l’amore per il Papa e per la Chiesa e per la propria patria terrena».  

Concludendo Invernizzi ha voluto ricordare Cantoni con alcune sue parole: «partecipo (…) della Cristianità come alternativa all’Europa, a quell’Europa che vuole dimenticare di essere stata Cristianità; sono uno dei “nuovi poveri”, diseredati non solo di una condizione storica, ma anche defraudati della dottrina per riconquistarla; ma, per quanto mi riguarda, non mi sono lasciato prendere dalla disperazione e mi sono sforzato di ottemperare all’ingiunzione sapiente:“Aiutati che Dio ti aiuta”. Mi sono curato della mia miseria, volendo contribuire a curare anche quella altrui. Il Signore è giudice dell’intenzione, gli uomini del risultato».Infine Marco sottolinea, «l'ultimo grande insegnamento che ci ha lasciato, forse il più importante: la sofferenza non è mai fine a sé stessa. Il calvario degli ultimi anni, lungo e misterioso, offerto per amore alla Chiesa, ci ha reso più familiare il Paradiso e meno difficile affrontare l’ultimo passaggio che ognuno di noi dovrà superare. Grazie Gianni, anche per quest’ultima testimonianza».

Tra i tanti significativi interventi raccolti dal sito di Alleanza Cattolica, voglio segnalarne due in particolare, quello di Daniele Fazio e di Stefano Chiappalone.

Fazio nel suo, “Giovanni Cantoni: La nostalgia dell'avvenire”, scrive che Cantoni era «uomo di pensiero e d’azione, durante la sua esistenza ha lavorato perché l’Europa potesse riconoscere le sue radici cristiane e i suoi abitanti, vivificati da questa linfa, potessero dar vita ad una nuova società cristiana». «Ma quale è stato il nucleo centrale del pensiero di Cantoni? Si chiede Fazio, Innanzitutto la considerazione che una civiltà cristiana in Europa sia esistita. Essa – nonostante i difetti umani – ha rappresentato storicamente il tentativo di una sintesi tra la fede e la vita, la fede e la cultura e la fede e la politica dei popoli europei. Tale società – che fonda i suoi pilastri su elementi greci, romani, celtici, germanici – ha trovato storicamente nel cristianesimo il suo collante, il suo denominatore comune [...].Non si tratta, quindi, di nessun ritorno al passato, né di un tentativo di mera conservazione, bensì del tentativo appassionato, dottrinalmente fondato ed operativamente mirato di preparare un contesto socio-culturale-politico in cui la proposta cristiana possa fecondare di nuovo la vita dell’uomo e il rapporto tra uomini. Chiarisce Fazio: «La cristianità medievale non fu imposta da nessuno, ma scaturì come il risultato istituzionale della volontà della maggioranza degli “europei” di voler vivere comunitariamente da cristiani».Pertanto, «Nel campo dell’ Europa sempre più scristianizzata, senza illusione alcuna, Cantoni sentì la chiamata a lavorare incessantemente, cercando uomini disponibili innanzitutto al combattimento spirituale, alla loro conversione continua, disponibili ancora a formarsi dottrinalmente e quindi poter reagire al pensiero rivoluzionario dominante, proiettandosi quindi nell’avventura dell’edificazione di una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. In altri termini, egli si mise al servizio della rigenerazione di uomini, spiritualmente, moralmente, culturalmente per rigenerare istituzioni storico-sociali».

Mi fermo a proporre qualche frammento, dell'altro bellissimo intervento su Cantoni, si tratta di un vero e proprio ritratto, «Il «maestro dell’ovvio» riemergeva frequentemente nel florilegio di autori che Cantoni distillava in forma di aforismi e citazioni (anzi, «brandelli» diceva, sempre con quell’impareggiabile erre), come piccoli sorsi di un gustoso liquore che consentivano all’uditorio di assaporare e meglio assimilare l’intero pasto costituito dai suoi corposi interventi, in cui riportava sempre l’interlocutore a interrogarsi sui fondamentali prima di passare ai trascendentali. Perché l’ovvio è talmente ovvio da passare in secondo piano, pur essendo la materia prima di ogni discorso. Prima di parlare della pace nel mondo, parliamo del mondo, cerchiamo di capire come funziona. Prima di parlare dell’umanità, guardiamo l’uomo concreto – di qui l’invito frequente ai legislatori a 'viaggiare su un treno in terza classe', in altre parole, a conoscere la vita reale. Qualunque fosse il tema trattato, la prima opera di carità cantoniana consisteva nel riportare alla realtà più elementare chiunque fosse tentato di perdersi nei più astrusi voli pindarici».

Inoltre Chiappalone precisa: «Cantoni era soprattutto un sapiente, maestro di quel «pensare conversando» – per dirla con il «professor Plinio» – mai disgiunto dal 'pensare l’azione'». Mentre dopo ogni conferenza, ricorda Chiappalone: «Nell’esporre aveva inoltre l’umiltà di sincerarsi che «lorsignori» avessero recepito il messaggio, preoccupato di essersi spiegato adeguatamente, senza lasciare la palla in mano all’interlocutore disinteressandosi poi se questi avesse compreso o meno[...]

Lui, l’oratore di innumerevoli conferenze, che parlava anche a prelati e parlamentari, ti prendeva sottobraccio e, come un antico filosofo greco, passeggiava con l’allievo di turno sotto i portici (ci sono sempre chiostri e portici nei luoghi in cui facciamo ritiri e convegni, non so perché) chiedendo: «Mi sono spiegato bene? Era tutto chiaro?».

Certamente Cantoni era il capo dell'associazione che lui stesso ha voluto e curare per tanti anni. Interessante il quadro descritto da Domenico Airoma sul concetto di capo, che non è solo quello di farsi ubbidire. E' qualcosa di più; il capo deve avere «la capacità di suscitare il desiderio di essere ricercati per avere un consiglio, un’indicazione, una direttiva di azione. La sua affidabilità, indubbiamente. Ma ancor più: la credibilità incarnata dalla sua stessa vita, nel suo scorrere quotidiano, senza clamori ed ostentazioni».

Il capo ha la capacità «di aprire gli occhi e far respirare le menti. Ma molto di più: la capacità di conquistare i cuori. Perché solo conquistando il cuore si può convincere a portare la croce».

Il capo si vede anche nel «modo in cui si affronta la morte. E soprattutto quella morte che ti sfinisce lentamente, ti sfigura, ti altera il sembiante, ti fa dipendere dagli altri. Perché così viene fuori ciò che si è dentro. Cantoni è stato tutto questo. E molto di più. È stato il capo, è stato il mio capo. E di tutti coloro che hanno sfilato, fisicamente e idealmente, dietro il suo feretro e dietro gli stendardi di Alleanza Cattolica. Fieri e grati. Ma ancor più. Pieni di speranza in Colui che quel capo ci ha donato. Che non ci deluderà anche se la storia degli uomini dovesse decretare una temporanea sconfitta».

Concludo con la chiosa del sito del ritratto di Chiappalone su Cantoni: “Ora il vecchio leone vede faccia a faccia quel Dio che lo ha sostenuto in vita e nella lunga infermità. Ma prima di andarsene ci ha lasciato qualche arma per continuare a risanare la Terra Desolata...”.

 

 

“E’ l’anno del topo, il che significa benessere e prosperità materiale!” Con questa affermazione la giornalista Janina Landau (Class editori) ha aperto il sell training sull’analisi e le prospettive legato al mercato cinese in Italia organizzato al Grand Hotel Plaza di Roma da Andrea Amoruso Manzari in occasione degli eventi legati al Rome Chinese New Year, iniziativa  in collaborazione con Montenapoleone District e l’Associazione Via Condotti di Roma.
Non solo anno del topo ma anno della Cultura e Turismo Cina-Italia, appena aperta con un Forum ENIT ed un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma e che continua fino al 2 febbraio nelle boutique di lusso in Via Condotti con una mostra fotografica “diffusa” sui siti cinesi patrimonio Unesco (tra le  boutique aderenti Federico Buccellati, Battistoni, Bvlgari, Carlo Eleuteri, Cartier, Damiani, Dolce & Gabbana Piazza Di Spagna, Dolce & Gabbana Via Condotti, Falconeri, Federico Buccellati, Grand Hotel Plaza, Il Bisonte, Salvatore Ferragamo Man, Salvatore Ferragamo Woman, Stuart Weitzman, Swarovski...).
 
“Obiettivo dell’incontro che ha riunito esperti e professionisti di ogni ambito – spiega Amoruso Manzari, organizzatore del Rome Chinese New Year Celebration -  è stato capire come costruire una serie di eventi condivisi tra i due Paesi per portare a Roma un’attività legata al lusso internazionale, missione da noi già iniziata con La Vendemmia di Roma e che vede il Capodanno Cinese alla sua seconda edizione”
 
“Cina e Italia hanno il più alto numero di siti Unesco al mondo  – ha ricordato Antonio Orlando, direttore Class “Eccellenza Italia”, rivista che proprio questo mese, in collaborazione con il Rome Chinese New Year dedica un numero speciale al Capodanno Cinese – e da anni la nostra attività editoriale ha fatto della Cina un punto di riferimento, essendo le due Nazioni vicine e coinvolte a livello, imprenditoriale, culturale ed ora principalmente orientato al settore luxury”.
 
“Per stimolare la conoscenza e l’interazione tra i due Paesi – ha spiegato Sun Xiaolin, responsabile del Desk di Roma della Fondazione Italia-Cina - abbiamo creato una scuola di alta formazione permanente, in grado di offrire un supporto integrato per la realizzazione di imprese italiane in loco, a partire da un’approfondita comprensione di ogni aspetto socio-culturale per costituire un know how che migliori l’interlocuzione con i Cinesi e sia in grado di migliorare la gestione d’impresa. Viceversa, proprio grazie agli incontri che la nostra Fondazione sviluppa in sinergia con l’Ambasciata, è stato evidente negli ultimi anni un rinnovamento negli stessi acquirenti cinesi che mirano non all’acquisto del prodotto in base al range o brand di consumo, ma alla storia che c’è dietro, all’experience”.
 
Se crescita culturale c’è stata non bisogna dimenticare che anche nel turismo dello shopping si è ottenuta una crescita del 16%, rispetto all’anno precedente, del mercato incoming cinese sull’acquisto di beni, in prevalenza di lusso. Come ha illustrato in dettaglio Antonella Bertossi, Partner Relationships & Marketing Manager di Global Blue Italia, società che predispone il recupero dell’Iva negli acquisti fatti dai turisti stranieri, “il 2019 è stato un anno positivo per il Tax Free Shopping, in Italia in generale e nella Capitale in particolare, con i turisti cinesi che hanno mantenuto il ruolo di principale nazionalità del mercato. Nel nostro Paese l’anno scorso gli acquisti tax free dei viaggiatori cinesi hanno fatto registrare un +7%. e secondo i dati da noi registrati dal 2015 al 2019, il trend degli acquisti dei turisti cinesi è sempre rimasto positivo, elemento che li ha confermati prima nazionalità nel mercato del Tax Free Shopping. Sempre guardando alla Città Eterna, emerge come da gennaio a dicembre 2019, si sia concentrato il 20% del Tax Free Shopping dei viaggiatori cinesi: la Capitale, infatti, è stata la seconda meta italiana per acquisti tax free alle spalle dell’intramontabile Milano (40%). Questa nazionalità ha prediletto comprare principalmente nei negozi nelle vie del Tridente (62% del totale delle vendite), seguiti dalle altre boutique del centro. Significativo, infine, il valore dello scontrino medio dei turisti cinesi che a Roma dal 2015 al 2019 è stato del 55% più alto della media degli scontrini delle altre nazionalità. Tendenza che si conferma considerando anche solo il 2019, anno in cui il suo valore è stato il più elevato rispetto alle altre nazionalità: 1.496 euro, a fronte di una spesa media pari a 997 euro.”
 
Non da ultimo il settore tecnologico, che vede la Cina detenere un primato nella velocità e potenza di connessione. Secondo Enrico Plateo, CEO Europa di WeChat, il digitale avanzato ha sicuramente facilitato le azioni cinesi in ogni campo ed i millennials, in tale ambito, sono stati i primissimi ad utilizzarlo sullo shopping. Il canale digitale è diventato così uno strumento di acquisto e di spostamento di ricchezza, oltre che un sistema di entertainment personalizzati in cui i contenuti sono costruiti e promossi dagli stessi utenti tecnologici che si inseriscono in micro e macrocomunità. Un panorama forse inquietante ma sicuramente attuale che vede integrare l’offline con l’online e far confondere realtà e virtuale.”
A continuare sull’argomento è stato Santiago Mazza, Business Developer Manager di Digital Retex, che ha evidenziato l’identikit ideale dell’acquirente cinese in Italia, mosso prevalentemente da un’esperienza da fare, più che dal singolo prodotto, e che si articola in categorie e sottocategorie mosse principalmente da famiglie (in cerca di una vacanza congiunta e personalizzata all’estero), influencer e shopper (entrambi in odore di proselitismo ma anche peculiari ricercatori del trend topic).

L ’Organizzazione mondiale della sanità dichiara che non si può ancora parlare di ‘emergenza globale’, ma intanto sono stati confermati in Francia i primi due casi, uno a Bordeaux e l’altro vicino a Parigi. “Probabilmente ne avremo altri”, ha detto il ministro della Sanità francese, Agnes Buzyn. 

Intanto, continua a contagiare anche fuori dai confini cinesi. È stato confermato un secondo caso negli Stati Uniti. Si tratta di una 60enne di Chicago, tornata il 13 gennaio da Wuhan. 

La donna è “in condizioni stabili”. A livello nazionale, oltre 2.000 viaggiatori di ritorno negli Usa sono stati sottoposti a screening negli aeroporti americani e 63 pazienti in 22 Stati sono sotto controllo; finora 11 sono risultati negativi al virus. Aumentano, nel frattempo, i contagi in Corea del Sud, Giappone e Singapore. L’ambasciata d’Italia a Pechino ha reso noto che non risultano al momento casi di coronavirus tra gli italiani a Wuhan. 

La Cina si ‘blinda’ contro il diffondersi del nuovo coronavirus 2019-nCoV, che nel Paese del Dragone ha raggiunto la soglia delle circa 900 persone contagiate e 26 morti, il più giovane un 36enne ricoverato all’inizio del mese dopo aver avuto la febbre per tre giorni. Segnalate le prime vittime fuori dalla provincia di Hubei, il cui capoluogo Wuhan è l’epicentro da cui è partito il focolaio. 

Mentre in città iniziano a mancare maschere e dispositivi medici, è stata avviata in tempi record la costruzione di un nuovo ospedale da mille posti letto dedicato alla cura della malattia. La struttura prefabbricata, il cui completamento è previsto per il 3 febbraio, è modellata sull’ospedale Xiaotangshan di Pechino, realizzato nel 2003 per l’emergenza Sars: i lavori, partiti da zero, erano durati appena sei giorni. E in tempi record potrebbe essere pronto per i primi test sull’uomo anche un vaccino: meno di tre mesi, rispetto ai 20 mesi che furono necessari per arrivare a un vaccino sperimentale per la Sars.

E Pechino è corsa ai ripari per cercare di arginare i flussi massicci di questi giorni in vista del capodanno cinese, che cade sabato 25, una delle festività tradizionali più sentite. Il governo ha ordinato a tutte le agenzie di viaggio e agli operatori del settore di sospendere le vendite di tour nazionali e internazionali. Inoltre, ha bloccato i trasporti di almeno 13 città della Cina centrale, dove vivono almeno 36 milioni di persone.

Chiuse numerosissime sale, in quello che di solito è uno dei periodi migliori per il botteghino, che l’anno scorso ha generato oltre 800 milioni di dollari in biglietti venduti.Il virus

La sezione Juyongguan della Grande Muraglia, quella più vicina a Pechino, le tombe dei Ming e la foresta della pagoda Yinshan Talin sono stati temporaneamente chiusi, come già avvenuto per la Città proibita. Anche Disneyland a Shanghai, una delle maggiori destinazioni turistiche, ha annunciato lo stop fino a data da destinarsi. Annullate migliaia di prenotazioni nei ristoranti, mentre McDonald’s ha annunciato la sospensione delle attività in cinque città della provincia di Hubei. 

Intanto Ivana Jelinic Presidente Nazionale della FIAVEST parlando con il Corriere Del Sud ci dichiara : “Anche a noi operatori è stato confermato il totale fermo dei viaggi verso la Cina, dalla Cina ed anche di spostamenti interni alla Cina. Coloro i quali avevano programmato un viaggio di piacere in Cina, possono chiedere alle agenzie un cambio di destinazione senza costi aggiuntivi. Tante le mete curiose dal Senegal al Perù, dal Nicaragua al Ruanda. Poi c’è la grande opportunità di vedere un’Italia diversa e sempre bella. No al fai da te, spesso non si pensa a stipulare una polizza sanitaria. Sul fronte dell’asse Cina – Italia, nel 2019 abbiamo avuto 3 milioni di turisti cinesi. Il mercato turistico cinese è in forte crescita sulla Sicilia ma anche Umbria, Marche, Puglia, Veneto e Trentino”.  
“Ora anche a noi operatori turistici è giunta la conferma ufficiale che tutti i viaggi da e per la Cina sono stati fermati ed anche gli spostamenti interni. Cosa possono fare quelle persone, quei turisti italiani che avevano programmato un viaggio di piacere, magari un viaggio di nozze o qualsiasi altro percorso turistico verso la Cina? Possono tutti loro, tranquillamente e semplicemente chiedere senza costi aggiuntivi, agli operatori turistici, alle agenzie di viaggio, un cambio di destinazione, non bisogna allarmarsi.  Per quanto riguarda destinazioni alternative, ci possono essere molti altri Paesi in questo momento attenzionati, anche mete diverse, di tendenza. Ad esempio tra le mete curiose, un poco fuori dal circuito di viaggi di massa possiamo segnalare il Senegal, il Nicaragua che sta venendo fuori bene grazie anche ad una certa stabilità politica degli ultimi tempi sta andando bene il Sud Africa o ancora l’emergente Ruanda, ma anche il Perù, il Cile, il Canada. Poi c’è sempre anche la nostra bella ed amata Italia con le zone interne dell’Appennino, borghi meravigliosi da scoprire e riscoprire ma anche quelle di costa che complice un clima non eccessivamente freddo, stanno offrendo colori e paesaggi fuori stagione davvero da non perdere.  Gli italiani invece che sono già in Cina per turismo devono attenersi alle indicazioni delle autorità”. Lo ha dichiarato Ivana Jelinic, Presidente Nazionale della FIAVET, la Federazione Italiana delle Agenzie di Viaggio e delle Imprese del Turismo.  

“Spesso accade che chi decide di non avvalersi di operatori turistici – ha proseguito Jelinic – non pensa a stipulare una polizza sanitaria con cattive sorprese soprattutto quando si va all’estero. In Cina, ad esempio non tutta la sanità è gratuita. Dunque sconsigliamo vivamente i viaggi fai da te ed inoltre è particolarmente conveniente affidarsi operatori turistici per tanti motivi come ad esempio la necessità di cambiare un volo all’ultimo momento”.

“I nostri dati ufficiali dicono che ben 3 milioni di turisti cinesi hanno visitato l’Italia nel 2019 – ha concluso Jelinic – e si tratta di un mercato in crescita.  E pur non essendoci voli diretti c’è la Sicilia che è meta sempre più frequentata dai turisti cinesi. La Sicilia è tra le mete turistiche più gettonate da molti turisti orientali. Da quando il presidente cinese Xi Jinping ha visitato Palermo, la Sicilia è stata inserita in molti itinerari turistici, per questo vi è una grande affluenza. I cinesi preferiscono le città d’arte e sono comunque in cima sempre Roma, Milano, Firenze, Venezia ma stanno scoprendo anche altro dell’Italia. Lo scorso semestre ha avuto un ottimo dato la Sicilia che sarà per il prossimo futuro una delle destinazioni di maggiore interesse sul mercato cinese e ci sono anche l’Umbria, le Marche, la Puglia, il Veneto e il Trentino che stanno iniziando ad attrarre sempre maggiori flussi”. Il Presidente è in stretto e costante contatto con le autorità cinesi ed italiane. Ivana Jelinic è su Roma, anche domani ci saranno riunioni importanti e dunque disponibile ad incontrare la stampa per fornire tutte le informazioni ritenute utili

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