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Mercoledì, 26 Giugno 2019

“La comunità ambientalista oggi è in lutto. Molti di quelli che hanno perso la vita erano in viaggio per venire a partecipare e sostenere l’Assemblea per l’Ambiente dell’Onu“: lo si legge in una dichiarazione dell’Agenzia per l’Ambiente dell’Onu di Nairobi, in riferimento all’incidente aereo in Etiopia. “Abbiamo perso funzionari dell’Onu, giovani delegati che venivano l’Assemblea, esperti scienziati, accademici ed altri partner“. “L’intera Assemblea onorerà la loro memoria con i nostri sforzi questa settimana“.  

Lutto al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra per le vittime dell'aereo caduto in Etiopia tra le quali figurano molti rappresentanti dell'Onu. Le bandiere dei Paesi membri che sventolano fuori del palazzo sono state rimosse ed è rimasto solo il vessillo azzurro delle Nazioni Unite esposto a mezz'asta. Un minuto di silenzio è stato osservato in apertura dei lavori della quarantesima sessione del Consiglio dei diritti umani. Michael Moller, Direttore generale dell'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra ha dichiarato che l'incidente aereo, costato la vita a 157 persone tra cui membri Onu e delegati in viaggio verso l'Assemblea Onu per l'ambiente a Nairobi, è stato ''uno choc profondo per tutti''. Moller ha dunque espresso ''solidarietà ai familiari delle vittime'' esortandoli ad avere ''forza e coraggio in questo difficile momento''

Persone speciali" , dicono di loro, con curriculum di tutto rispetto, lauree da 110 e lode e diverse esperienze appena trentennigià in diverse organizzazioni umanitarie in progetti di sviluppo nel "mondo povero".

Si chiamavano Maria, Virginia, le ragazze che, nei ricordi di chi le ha conosciute, vengono definite " Eccellenze italiane nella Cooperazione". Maria, dopo essersi laureata prima all'università di Roma Tre e poi alla Luiss in ' Relazioni internazionali, scienze politiche e governò con il massimo dei voti, aveva conseguito un master, è stata autrice di diverse pubblicazioni e anche consulente per l'associazione di studio, ricerca e internazionalizzazione in Eurasia e Africa. Poi ha svolto il volontariato con Medici Senza Frontiere e infine ha cominciato la sua avventura nel Wfp.

È forse per quella scelta di vita "un po' così", dedicata agli altri, in condizioni spesso difficili, dure, rischiose, a volte solitarie degli operatori umanitari, che la morte dei cooperanti italiani a bordo dell'aereo precipitato in Etiopia sta suscitando reazioni così sinceramente commosse.

Aveva già visto tutte le Meraviglie del mondo, le mancava solo Petra, l'Africa era la sua seconda casa e se chiudeva gli occhi anche un solo istante per immaginare il futuro, sognava di aprire un giorno una Onlus tutta sua. Virginia Chimenti, Vivi, viaggiava da quando era bambina. Prendere l'aereo per lei era come infilarsi nella metropolitana. 

Un po' come per tutta la sua famiglia, papà Claudio, che è professore universitario a L'Aquila, mamma Daniela, dentista di Corso Trieste e la sorella più grande Claudia, che lavora nell'ambito alberghiero, fare le valigie o mettersi uno zainetto sulle spalle era un'azione abitudinaria, scandita dalla grande mappa del pianeta appesa alla parete del corridoio di casa. Un giorno, per fare una sorpresa ad Alessandro, un compagno universitario trasferito in Cile, prese l'aereo e bussò alla sua porta. Vivi era così. E se è morta in un incidente aereo «non era lì per caso», ne sono sicuri tutti nella sua abitazione in zona Lanciani. «La sua eredità sta in quei viaggi e nella sua dedizione instancabile per specializzarsi in Economia e mettersi a disposizione degli altri, anche in quel viaggio, l'ultimo, come consulente finanziaria per il World Food Programme dell'Onu».  

Maria Pilar Buzzetti, 30 anni, e Virginia Chimenti, 26 anni, lavoravano per le Nazioni Unite, per il World Food Programm ( Wfp) per la precisione, l'Agenzia Onu che assiste circa 80 milioni di persone nel mondo, impegnata a combattere la fame, fornendo assistenza alimentare nelle emergenze...

La Procura di Roma ha aperto intanto un fascicolo di indagine in relazione alla morte degli italiani. Il procedimento, coordinato dal procuratore Giuseppe Pignatone, è al momento senza indagati e ipotesi di reato. Nello schianto, poco dopo il decollo da Addis Abeba, hanno perso la vita l'archeologo siciliano Sebastiano Tusa, il presidente dell'Ong Link 2007, Paolo Dieci, alcuni appartenenti a una onlus di Bergamo e due ragazze impegnate nel programma alimentare mondiale dell'Onu.  

Etiopia, è il giorno dopo il disastro aereo dell'Ethiopian Airlines: 157 le vittime, tra cui otto italiani. Intanto si continuano a cercare le cause della sciagura. Secondo i media internazionali, la tv di stato etiope ha reso noto che è stata ritrovata la scatola nera del Boeing. Recuperata anche la seconda scatola nera: i dispositivi trovati sono in particolare il "registratore di voce della cabina di pilotaggio ed il registratore digitale dei dati di volo". E arrivano i primi stop a terra dei Boeing 737 Max: oltre all'Ethiopian, decisione analoga dalla Cina e dall'Indonesia, così come da Cayman Airways. Si attiva l'agenzia europea sicurezza aerea (Easa) con un monitoraggio, 'ma è presto per decidere'. 

Ethiopian Airlines ha bloccato tutti gli aerei Boeing 737 Max, cioè quelli dello stesso modello precipitato ieri 6 minuti dopo il decollo. 'A seguito del tragico incidente del 10 marzo - si legge in un tweet della compagnia aerea - Ethiopian Airlines ha deciso di tenere a terra tutti i Boeing 737 Max. Non si conoscono ancora le cause della sciagura - prosegue la nota - e la decisione è presa in via precauzionale. La compagnia - conclude il comunicato - diffonderà ulteriori informazioni non appena disponibili' 

Mettete a terra quell'aereo finché non verranno effettuati tutti i controlli. L'allarme arriva dall'Associazione Nazionale Piloti (Anp) che ha chiesto all'Enac (Ente nazionale aviazione civile) di intervenire su tutte le compagnie italiane che hanno in uso il Boeing 737 Max 8. 

Il modello prodotto dalla società statunitense è finito nel mirino dopo l'incidente di ieri in Etiopia in cui sono morte 157 persone. Ed è il secondo schianto in pochi mesi con lo stesso tipo di aeromobile. Per questo i piloti hanno chiesto di intervenire su tutte le compagnie italiane che lo usano, mettendo a terra le macchine e facendo i controlli necessari.

Anche la Corea del Sud ha intanto lanciato una indagine "precauzionale" sul Boeing 737 Max 8. Un team di 4 tecnici ha visitato la Eastar Jet, compagnia locale low cost, avviando accertamenti sul pilota automatico e altri sistemi. L'esame finirà venerdì e non ci sono al momento piani per tenere a terra i B737 Max, riferisce l'agenzia Yonhap

E le compagnie aeree cinesi hanno ricevuto l'ordine di sospendere l'uso del Boeing 737 Max: lo riporta la rivista finanziaria Caijing, citando fonti vicine a dossier in merito alla mossa della Civil Aviation Administration of China, l'Authority di settore. 

Anche la Cayman Airways ha deciso di lasciare a terra temporaneamente i suoi due Boeing 737 Max 8. Il ceo del vettore caraibico Fabian Whorms ha spiegato che, anche se la causa del disastro non è ancora chiara, la sua compagnia ha comunque deciso questa misura cautelativa per "mettere la sicurezza dei nostri passeggeri e degli equipaggi al primo posto". La Cayman Airways è la compagnia di bandiera delle Isole Cayman, territorio britannico d'oltremare.  

Quello di ieri è il secondo incidente per il Boeing 737 Max 8, a cinque mesi da quello della Lion Air verificatosi in Indonesia, in cui persero la vita 189 persone. 

Dal canto suo l'Enac sottolnea come in Italia volino solo 3 aerei di questo tipo e tutti in uso alla compagnia Air Italy. "Dalle verifiche condotte, l'Enac conferma che il vettore italiano opera in piena osservanza delle prescrizioni operative emesse dal costruttore Boeing e approvate dalla Faa - Federal Aviation Administration, Ente americano certificatore dei velivoli Boeing, dopo un incidente analogo verificatosi in Indonesia nell'ottobre 2018 che aveva coinvolto un aeromobile Boeing 737 Max 8", ha spiegato l'ente, "Le prescrizioni riguardano sia la formazione dei piloti, sia l'aggiornamento dei manuali di volo. L'Enac, inoltre, è in contatto con la Easa - European Aviation Safety Agency, Agenzia europea per la sicurezza aerea, per le eventuali determinazioni europee in merito a tale tipologia di velivoli". 

Non è la prima volta che succede. Anche nel caso dell'aereo precipitato lo scorso 29 ottobre in Indonesia, l'incidente era avvenuto poco dopo il decollo e l'aereo, operato dalla Lion Air, era nuovo. Ma cosa c'è dietro a queste drammatiche stragi? Molto probabilmente l'incapacità dei piloti di gestire il nuovo software che corregge in fase di decollo l'assetto.

Il Boeing 737-800 Max della Ethiopian Airlines era nuovissimo ed era operativo da appena quattro mesi. Secondo quanto riferito dal ceo dell'Ethiopian Airlines, Tewolde Gebremariam, citato dal quotidiano keniora Daily Nation, l'ultimo controllo di manutenzione di routine sul velivolo era stato effettuato il 4 febbraio. Il capitano, Yared Getachew, aveva alle spalle più di ottomila ore di volo, mentre il co-pilota Ahmed Nur Mohammod, aveva invece 200 ore di volo. 

Uno stesso modello Boeing 737-800 Max della Lion Air era precipitato in mare cinque mesi fa con 190 persone a bordo al largo delle coste indonesiane. Il 6 novembre 2018 la Boeing aveva emesso un allarme su un software di controllo e con il quale si istruiva i piloti sulle procedure da adottare in caso di input errato da un sensore. Nel mirino ora finisce quel nuovo software che corregge in fase di decollo l'assetto del velivolo qualora l'angolo di salita non sia ottimale e rischi così di farlo andare in stallo. Il problema, secondo quanto ricostruito sin qui, sarebbe stato la mancata comunicazione ai piloti della Ethiopian Airlines che, in fase di decollo, avrebbero continuato a correggere l'intervento del software.

Stando alle indagini fatte in Indonesia negli ultimi cinque mesi, il Boeing 737 Max 8 avrebbe bisogno di motori più potenti, anche di dimensioni, per "tenere" tecnicamente l'angolo di attacco. Per ovviare a questo problema, come spiegato dall'esperto per la Sicurezza del Volo, Antonio Bordoni, ai microfoni di Uno Mattina, la casa costruttrice avrebbe messo a punto il nuovo sistema anti stallo che dovrebbe, appunto, aiutare i piloti correggendo automaticamente questa criticità e raddrizzando il muso del velivolo per recuperare portanza. 

Se chi guida l'aereo non è a conoscenza del software, appena vede i valori dell'altimetro instabili, si contrappone all'azione di correzione del software. Secondo gli operatori del settore, come riporta Leggo, il Boeing 737 Max avrebbe subito avuto fortuna sul mercato per "la facilità con cui i piloti potevano passare al nuovo modello con una formazione minima sulle differenze di allenamento e nessun tempo aggiuntivo per il simulatore".

Oltre alla mancata comunicazione del nuovo sistema anti stallo, l'incidente di ieri svela un altro possibile difetto. Il software dovrebbe correggere l'assetto in fase di decollo ma, come riporta anche Leggo, non sempre manca portanza sulle ali se l'aereo sale a velocità troppo bassa. Se la manovra viene fatta quando c'è vento contrario, infatti, la portanza è sufficiente anche se rallenta il velivolo. "L'algoritmo - si legge - considera solo la velocità di salita ma non la portanza istantanea che l'aereo trova durante la manovra". Lo scorso 7 novembre, in seguito alle indagini fatte sul Lion Air 737 Max caduto a Giacarta, era stata richiesta una revisione del manuale di volo. Da rivedere erano, appunto, le procedure operative che spiegavano come affrontare lo stabilizzatore fuori controllo.

L'agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) sta "monitorando da vicino" la situazione dopo l'incidente, ha detto un portavoce, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. E' troppo presto per fornire indicazioni alle compagnie europee, o per agire, ha detto il portavoce. L'Easa è in contatto con l'autorità americana Federal Aviation Administration (Faa) e con le autorità etiopi.

"L'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile informa che gli aeromobili di questo modello nella flotta italiana sono 3, in uso alla compagnia Air Italy. Dalle verifiche condotte dall'Enac si conferma che il vettore italiano opera in piena osservanza delle prescrizioni operative" emesse dal costruttore Boeing e approvate dall'ente americano Federal Aviation Administration, dopo l'analogo incidente in Indonesia nell'ottobre 2018.

Il ministro dei trasporti dell'Indonesia ha ordinato alle compagnie locali di mettere a terra temporaneamente gli aerei Boeing 737 Max in possesso nelle loro flotte, riferisce l'agenzia Bloomberg. Il ministro ha stabilito che i velivoli B737 Max vengano lasciati a terra da domani, quando inizieranno le ispezioni e potranno tornare in servizio solo dopo la certificazione degli ispettori di volo. Dieci degli 11 velivoli in questione sono della Lion Airlines, il restante di Garuda Indonesia.

Otto italiani si trovavano sul Boeing 737 dell'Ethiopian Airlines precipitato in Etiopia. Nella lista passeggeri figura anche l'assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione. Tusa era diretto in Kenya, per un progetto dell'Unesco, dove era già stato nel Natale scorso insieme con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del Museo d'Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo.

Tra le vittime anche tre componenti della ong bergamasca Africa Tremila: il presidente Carlo Spini - 75 anni, originario di Sansepolcro (Arezzo) e residente a Pistoia -, sua moglie, infermiera, Gabriella Vigiani e il tesoriere della onlus Matteo Ravasio. Morto anche Paolo Dieci, residente a Roma, presidente della ong Cisp e rete LinK 2007, un'associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni Non Governative italiane, in particolare 14 ong: Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l'Africa Cuamm, Ccm, Elis, World Friendss, Ciai e Amref. Ci sono anche i nomi di Virginia Chimenti, funzionaria del World Food Programme dell'Onu, Rosemary Mumbi e Maria Pilar Buzzetti nella lista degli 8 italiani che erano a bordo: lo si apprende da fonti diplomatiche.

"Il mio profondo dolore per la tragedia dell'aereo dell'Ethiopian Airlines - scrive il vicepremier Luigi Di Maio -, in cui hanno perso la vita anche 8 nostri connazionali. Esprimo la mia vicinanza alle loro famiglie e alla Regione Sicilia per la perdita dell'assessore Sebastiano Tusa".

"Dolore e preghiera per tutte le vittime della tragedia aerea in Africa, siamo vicini ai famigliari e lo saremo anche in futuro", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

"Sono vicino alle famiglie delle vittime dell'incidente aereo in Etiopia, a pochi chilometri da Addis Abeba. Una terribile tragedia anche per il nostro Paese", scrive il presidente della Camera Roberto Fico.

"Il disastro aereo in Etiopia nel quale hanno perso la vita 157 persone tra cui 8 italiani è una tragedia che ci colpisce tutti. Esprimo il mio più vivo cordoglio - ha detto il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati -, anche a nome del Senato, ai familiari delle vittime, molte delle quali in Africa per ragioni umanitarie. Partecipo al dolore della Regione Sicilia per la perdita dell'assessore Sebastiano Tusa".

Esprimo il più sincero cordoglio e profonda vicinanza ai familiari delle vittime - ha scritto su Facebook il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli - del terribile incidente aereo. Mi unisco al dolore di amici, parenti e congiunti dei nostri otto connazionali deceduti nell'impatto. Rivolgo a loro le mie più sentite condoglianze".

 

 

 

 

Il nostro giornale è stato invitato al Seminario "Italia -Libia" che si svolgerà l'11 Marzo a Roma, presso la Camera dei Deputati. Le donne nelle municipalità. Governance territoriale e rafforzamento della capacità delle municipalità nell'attività di mediazione e promozione di una cultura di pacificazione dei conflitti", promosso e organizzato da MINERVA con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). 

Il Seminario di Roma, che segue quello dello scorso 17-18 dicembre a Siracusa, è parte del Progetto “Italia Libia. Donne amministratrici locali- Azioni di sostegno e formazione alle donne libiche impegnate nelle comunità locali, per migliorare la governance territoriale e per costruire dal basso democrazia e sviluppo” orientato a incrementare le competenze del ceto amministrativo locale rappresentato dalle donne libiche, a mobilitare risorse intellettuali ed economiche su investimenti formativi e di empowerment, a sostenere il ruolo fondamentale delle donne impegnate nelle municipalità delle tre regioni della Libia, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, dove rappresentano la grande speranza di dare al futuro libico nuova linfa democratica, coniugando l’ impegno personale e collettivo dal basso nelle operazioni di state-building con gli sforzi nazionali e internazionali, in prima linea l’ Italia, per dare stabilità politica e un assetto istituzionale fondato sull’equilibrio tra Stato unitario e autonomie locali. 

Interverrà l’ On. Emanuela Del Re, Vice Ministro del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Porteranno i Saluti Istituzionali, per il MAECI il Cons. Andrea Catalano, Capo Ufficio Maghreb, Direzione Generale Affari Politici e Sicurezza, l’Ambasciatore di Libia, S.E. Omar Abdelsalam Al Tarhouni, per Minerva Pierluigi Severi, Capo progetto. Al Seminario, nella delegazione libica composta da 12 donne amministratrici locali, parlamentari e attiviste, ci saranno anche Milad A M Taher, Ministro del Governo Locale, Iman M. A Ben Younis, Ministro per gli Affari Istituzionali, Mohamed S.A. Alsallak, Portavoce dell'Ufficio Presidenziale Libico, Mohamed Abuabdalla Rageb Daba, Direttore del Dipartimento Informazione del Ministero degli Interni del Governo di Accordo Nazionale. 

Gli esperti che si confronteranno e daranno vita al dibattito, in ordine di intervento: Amaal Altahir Alhaaj, Board Director “Free Communications Development.org”; Marta Grande, Presidente Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati; Haniya Abu Khirais, Membro del Consiglio Municipale di Sirte (Responsabile Donne, Salute e Bambini); Annamaria Meligrana, Esperta di Cooperazione, Ufficio VII- Emergenza e Stati Fragili, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS); Huda A Abdusamad, Attivista; Samira El Masoudi, Presidente “Development Organization in Support of Youth and Women in Libia”; Ebtisam A O Salem, Parlamentare; Daniela Paola Viglione, Direttore scientifico di Italiadecide, docente del corso “Energia nella Regione araba” al Master “Economia e Istituzioni dei Paesi Islamici” dell'Università LUISS; Naeimah Ammad Kireed, Attivista,“Free Communications Development.org”; Piero Fassino, Vice Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, Rappresentante del Congresso dei Poteri Locali del Consiglio d’Europa per il Mediterraneo; Lia Quartapelle Deputata, Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati; Asma Elkhuja, Parlamentare; Sultana M.A Abdurrahim, Parlamentare; Anna Mastromarino, Prof.ssa di Diritto Pubblico Comparato Università di Torino; Najiyah Abdullah Jibreel, Membro del Consiglio Municipale di Bengasi; Stefano Rolando, Professore di Teoria e Tecnica della Comunicazione pubblica alla IULM di Milano; Enaam Othman I Alturki, Membro del Consiglio Municipale Tripoli; Angela Caponnetto inviata di Rainwes24; Hana K Khalid Abudeb, Parlamentare; Khadeejah Altahir Alhabeeb, Membro del Consiglio Municipale di El Grefa – Fezzan. 

MINERVA È una cooperativa non profit che opera in Italia, in Europa e nel Mondo. Nel corso degli anni ha ampliato la sua missione alla realizzazione di progetti di cooperazione internazionale, attività internazionali sostenute dal Ministero Italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale (MAECI) e dall'Unione Europea. Tra le manifestazioni più significative, ogni anno promuove e organizza il PREMIO MINERVA ANNA MARIA MAMMOLITI, primo riconoscimento italiano dedicato alle donne, con la medaglia del Presidente della Repubblica, creato da Anna Maria Mammoliti, fondatrice dell’associazione Il Club delle Donne nel 1983 e del mensile Minerva, a lei intitolato dopo la scomparsa nel 2009.  

Il 6 marzo 2019, alle ore 11:00, in Roma, nella Sala della Crociera del Ministero per i beni e le attività culturali, il Ministro dottor Alberto Bonisoli alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri ha restituito alla Segretaria di Cultura degli Stati Uniti Messicani, Dottoressa Alejandra Frausto Guerrero, 594 dipinti ex voto databili tra il XVIII ed il XX secolo, illecitamente sottratti al patrimonio culturale messicano ed esportati illegalmente in Italia.

Il recupero è il frutto di un’indagine, finalizzata al contrasto del traffico illecito internazionale di beni culturali, condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza e scaturita da un controllo alla mostra “Dacci oggi il nostro pane quotidiano/tavolette votive dedicate al tema della Terra”, svoltasi a Milano.

Le opere, che sono state asportate tra il 1960 ed il 1970 da vari luoghi di culto del Messico, sono state individuate e sequestrate, nel giugno del 2016, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, in due musei, uno lombardo e l’altro piemontese, ove erano giunte a seguito di una donazione da parte di un noto collezionista milanese, nel frattempo deceduto.
Grazie all’esperienza dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, supportati dagli esperti del Ministero per i beni e le attività culturali, è stato possibile, sulla base dell’analisi iconografica e delle iscrizioni presenti, ricondurre i dipinti al Messico.

I successivi accertamenti, esperiti sul canale diplomatico, hanno permesso di acquisire, dall’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Segretariato della Cultura messicana di Città del Messico, la conferma dell’appartenenza degli ex voto al patrimonio culturale del Paese centroamericano.

La cerimonia odierna, che segue quelle avvenute nel 2014 e nel 2016 in cui sono stati restituiti agli Stati Uniti Messicani parecchi reperti archeologici provenienti da scavi illegali, testimonia la proficua e consolidata collaborazione tra l’Italia e il Messico nella lotta al traffico illecito di beni culturali, ulteriormente qualificata dall’istituzione, nel marzo 2018, della “Unidad de Tutela del Patrimonio Cultural” della Divisione di Gendarmeria della Policía Federal de México.

Il reparto, che è nato sul modello dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, anche a seguito della sensibilizzazione prodotta, in ambito internazionale, dall’iniziativa italiana della Task Force “Unite4Heritage”, si occuperà di tutelare il ricchissimo patrimonio culturale di quel Paese.

La creazione di un’unità di polizia specializzata, con compiti esclusivi di tutela del patrimonio culturale, ha costituito un grande successo per l’Italia e, in particolare, per l’Arma dei Carabinieri che, a seguito dell’accordo di cooperazione firmato il 18 gennaio 2017, dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e il Comandante della Polizia Federale messicana, garantisce supporto all’addestramento della Policía Federal.

La collaborazione, inoltre, è stata ulteriormente sviluppata grazie a cicli formativi – condotti anche da personale dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro – sulle tecniche di salvaguardia e messa in sicurezza dei beni culturali in situazioni emergenziali, che hanno visto impegnato il personale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, tratto dalla Task Force italiana “Unite4Heritage”, sin dal novembre del 2017, a seguito degli eventi sismici che hanno colpito il Messico nel precedente mese di settembre.

Il Re di Giordania, Abdullah II, farà visita, accompagnato dalla Regina, Rania, alla Basilica di San Francesco d’Assisi il prossimo 29 marzo per ricevere in dono, dai frati del Sacro Convento, la Lampada della pace di San Francesco per “la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati ". All’incontro di Assisi interverranno anche la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato, ha sottolineato che la lampada di San Francesco verrà consegnata dal Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, a Sua Maestà il Re Abdullah II che “in Medio Oriente e in tutto il mondo ha distinto sé stesso e il Regno Hascemita di Giordania attraverso la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse, la riforma del sistema educativo e la libertà di culto, e allo stesso tempo ha dato ospitalità e un rifugio sicuro a milioni di rifugiati. Queste sono le ragioni per le quali abbiamo deciso di premiare Sua Maestà con la Lampada della Pace”.

Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, che si è tenuta nella sede dell’Associazione Stampa Estera in Italia, hanno partecipato i frati del Sacro Convento, l’Ambasciatore del Regno Hascemita di Giordania in Italia, Fayiz Khouri, l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, il Portavoce dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Fabrizio Micalizzi, e il Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato.

Durante l’incontro è stato annunciato dal direttore di Rai Ragazzi, Luca Milano, il cartone animato sul Santo di Assisi che andrà in onda sulle reti Rai.  “Un film d’animazione per ragazzi e famiglie, con attenzione particolare al pubblico che va dai 7 ai 14 anni – ha dichiarato il direttore Milano - Il film parte dall’incontro avvenuto nel 1219, ottocento anni fa, tra san Francesco e il Sultano d’Egitto. Da lì a ritroso, il film d’animazione presenta i momenti essenziali della vita del Santo di Assisi ai ragazzi d’oggi. Il film, avviato in produzione da Rai Ragazzi con uno studio di animazione torinese, sarà pronto per la trasmissione sulle reti Rai a fine 2019 e verrà quindi distribuito internazionalmente”.

Europa delle élites, Europa dei popoli. Ascesa e declino del “politicamente corretto”. Questo il titolo di un convegno tenutosi a Napoli nella Sala gotica del Complesso Monumentale Donnaregina, il 1° marzo, organizzato da Alleanza Cattolica.

Chi – come chi scrive – ha avuto la fortuna di parteciparvi, ha potuto cogliere molti piccioni, come si dice, con una sola fava.

Per prima cosa, infatti, il pubblico ha potuto constatare l’esistenza in vita, in giro per l’Europa, di una resistenza non solo umorale ma intellettualmente fondata al pensiero unico relativista imposto dall’Unione Europea («sovietica», come l’ha provocatoriamente definita Domenico Airoma, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli Nord che, insieme all’avvocato Alberto De Cristofaro, ha fatto gli onori di casa). Sono infatti intervenuti il prof. Eugenio Capozzi, professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Napoli «Suor Orsola Benincasa»; Dalma Agota Jànosi, giornalista della stampa cattolica ungherese; e infine Vladimiro (in realtà Wlodzimierz, ma chi lo ha presentato ha gradito l’italianizzazione del nome) Redzioch, vaticanista polacco, corrispondente da Roma del settimanale cattolico polacco Niedziela.

Ci si è potuti rendere conto, inoltre, che tale resistenza consapevole ai diktat culturali ed economici imposti da un’aristocrazia di stanza a Bruxelles, che muove i fili senza doversi confrontare con eventuali bocciature elettorali,  gode di ottima salute soprattutto a Est, dove – per esempio in Ungheria e in Polonia – è esercitata anche dalle coalizioni che detengono i poteri esecutivo e legislativo con un ampio margine di consenso popolare.

Infine, il pubblico ha potuto apprezzare, quantomeno en passant, i tesori gotici e barocchi mozzafiato contenuti nel Complesso monumentale. Il Museo diocesano annesso ospita infatti sculture, monumenti funerari e dipinti sacri di prim’ordine. Per raggiungere la sala del convegno, i convenuti hanno seguito un itinerario obbligato che li ha esposti a un vero e proprio tripudio di «bellezza cattolica». Dai relatori alla location, tutto ha cooperato perché le radici cristiane dell’Europa quasi si materializzassero in tutto il loro fulgore.

Il prof. Capozzi, autore del volume Politicamente corretto: Breve storia di un'ideologia, ha ricostruito come e perché dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989, ma i prodromi vanno fatti risalire al Sessantotto come fenomeno culturale – anzi ai Sixties, gli «anni Sessanta», perché, spiega Capozzi, lo scoppio della Rivoluzione sessuale, pacifista e anti-occidentale, è avvenuta negli Stati Uniti prima del ’68 –, si sia intronizzata in Occidente un’ideologia, quella del «relativismo obbligatorio», che in nome del «politicamente corretto» impone censure del linguaggio e condanna senza appello l’intera storia occidentale, negando patenti di presentabilità a tutti i movimenti  che non si riconoscono del «nomadismo cosmopolita, multiculturale e gender fluid» promosso dalle élite globaliste.

Dal canto suo, Dalma Agota Jànosi ha cercato di sfatare la leggenda nera che aleggia dalle nostre parti sul partito cristiano conservatore e anti-statalista Fidesz, di cui è espressione Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria dal 2010. La giornalista ungherese ha strappato applausi a scena aperta quando ha riportato, dati alla mano, le misure economiche intraprese dal governo ungherese per frenare la crisi demografica favorendo la natalità e i matrimoni (quelli veri, cioè fra un uomo e una donna). Il pubblico sembra avere molto apprezzato anche la lettura alcuni passaggi della Legge Fondamentale dell’Ungheria, approvata il 25 aprile 2011, che esordisce così: «Siamo orgogliosi che il nostro re Santo Stefano mille anni fa abbia dotato lo Stato ungherese di stabili fondamenta ed abbia inserito la nostra Patria nell’Europa cristiana. Siamo orgogliosi dei nostri antenati che combatterono per la conservazione, per la libertà e per l’indipendenza del nostro Paese. […] Siamo orgogliosi che, nel corso dei secoli, il nostro popolo abbia difeso l’Europa combattendo e, con il suo talento e la sua diligenza, abbia contribuito alla crescita del suo patrimonio comune. Riconosciamo il ruolo del cristianesimo nella preservazione della nazione. Promettiamo di mantenere l’unità intellettuale e spirituale della nostra nazione lacerata dalle tempeste del secolo scorso».

Pure toccante è stato l’intervento di Vladimiro Redzioch che ha proposto una via di fuga dalle sabbie mobili del politicamente corretto: riscoprire l’antropologia cristiana come elaborata e insegnata da san Giovanni Paolo II. «Il Muro di Berlino non sarebbe caduto senza Giovanni Paolo II» ha ricordato con una certa commozione Redzioch citando l’opinione di Michail Gorbacev. Quando, nel 1979, il Papa si recò nella sua Polonia, il popolo si rese conto di essere numeroso quanto bastava per demolire i due pilastri che reggevano la dittatura comunista: la paura e la menzogna.

Ha concluso i lavori il prof. Capozzi che ha evocato un ulteriore effetto nefasto del dilagare del relativismo nichilista: quello di privare l’Occidente degli anticorpi necessari per resistere alla pressione dei vari «pensieri forti» non cristiani che sembrano destinati a colonizzarlo, se non altro per ragioni demografiche.

 

 

 

 

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