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Giovedì, 17 Gennaio 2019

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Il ritrovamento documentato in anteprima dalla agenzia Ansa è avvenuto nella Regio V, proprio all'angolo tra il Vicolo dei Balconi (la strada che il team del Parco archeologico di Pompei ha riportato alla luce poco più di una settimana fa) e il vicolo delle Nozze d'Argento. "Lo abbiamo ritrovato in uno slargo dove forse c'era una fontana- racconta all'ansa il direttore - un angolo della strada che era ancora ricoperto da un buon livello di strato piroplastico". Nei secoli la terra gli era in parte collassata addosso, per cui non è stato possibile ricostruirne le sembianze usando la tecnica del calco di gesso.

A Pompei- come documenta in anteprima dal nuovo cantiere del parco l'ansa- gli scavi da poco avviati hanno restituito anche una nuova vittima, un 35enne con una gamba malata che forse proprio per la sua disabilità si era attardato nella fuga. Una scoperta "drammatica ed eccezionale" commenta il direttore Massimo Osanna, perché in quel punto si era scavato già nell'800 e poi di nuovo agli inizi del secolo scorso. Entusiasta il ministro uscente della cultura Dario Franceschini, che sul sito archeologico campano  e la nuova era di restauri ha puntato non poco: "Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita italiana".

Qualche calco è stato invece possibile farlo tutto intorno allo scheletro. Ed è servito per capire quanto drammatici devono essere stati gli ultimi istanti di quest'uomo, che si è visto arrivare addosso la nube piroplastica, in pratica una valanga di fuoco "che trascinava con sé detriti, pezzi di ferro, rami, pezzi di selciato".

Di sicuro, secondo l Ansa ricostruiscono gli esperti, il poveretto deve essersi attardato. La sua tibia, fa notare l'antropologa Valeria Amoretti, presenta le tracce - dopo duemila anni ancora evidenti- di una brutta infezione ossea che doveva procuragli un gran dolore e rendergli difficoltosa la fuga.

Come riferisce l’ansa quando finalmente deve essersi convinto a scappare, la situazione era precipitata. La pioggia di cenere aveva sfondato i tetti, fatto crollare le case. Nel vicolo si erano depositati già due metri di lapillo.Il povero fuggiasco claudicante deve aver tentato il tutto per tutto. Ma non è andato lontano, pochi passi e dietro di lui deve aver avvertito un rumore sordo e tremendo. Chissà, magari non ha resistito alla tentazione di voltarsi a guardare. Un attimo e non c'è stato scampo. 

La nube incandescente lo ha avvolto e un masso enorme lo ha investito colpendolo al busto, con tutta probabilità staccandogli di netto la testa. Gli archeologi lo hanno trovato schiantato a terra di schiena, il masso che come un'incudine piovuta da cielo gli copre le spalle,le braccia, la parte alta del torace. Ora saranno le analisi di laboratorio, con esami sistematici delle ossa e del dna a ricostruirne con più certezza la storia. Comunque sia, sottolinea Osanna, quella del fuggiasco claudicante è "una scoperta che aggiungerà un nuovo importante tassello alla storia di Pompei". E per quell'uomo dolorante, ultimo fra gli ultimi della città seppellita dal vulcano, un tributo di memoria

 

 

Il leggendario comandante della Brigata “Pyatnashka”, Oleg Mamiev, è morto in trincea a Donetsk, ucciso da una granata lanciata dall’esercito ucraino la notte tra il 17 e il 18 maggio 2018. Il gigante bruno era amato e stimato dai suoi uomini e chi lo ha conosciuto da vicino ha potuto constatarne la scrupolosità, il carattere bonario e amichevole ed il suo smisurato coraggio. Oleg era una di quelle persone rare, che sapeva mantenere la calma anche nelle situazioni più complesse e difficili. Prima della guerra in Dombass, viveva in Ossezia, nella primavera del 2014 ha mollato tutto ed è andato a combattere in Donbass, sempre in prima linea. Dopo “Motorola” e “Givi”, Donetsk piange un altro eroe.

“Sono venuto in Donbass - ebbe a dire Mamiev - non per dedicarmi alla politica, ma per proteggere i civili dall’arbitrarietà delle autorità criminali ucraine. Il popolo del Donbass ha fatto una scelta a favore della Repubblica Popolare di Donetsk, ha scelto il Capo dello Stato Alexander Zakharchenco e combatte per la sua indipendenza e libertà ed io difenderò la volontà della gente”.

A quattro anni dall’inizio della guerra nella regione dell’Ucraina Orientale, esattamente il 26 maggio 2014 alle ore 13.00, gli aerei ucraini sganciavano le prime bombe sull’aeroporto e la stazione ferroviaria della città di Donetsk. Da allora le azioni belliche continuano e negli ultimi giorni si sono intensificate. Solo nella città di Gorlovka, nei giorni scorsi, sono stati lanciati circa seicento missili in un attacco fortunatamente respinto.

Una guerra dove si combatte e quotidianamente si muore, nel cuore dell’Europa, solo geograficamente perché sembra tanto lontana e dimenticata dal mondo cosiddetto “civile”. Migliaia di morti ed oltre 1 milione di profughi sembra non facciano notizia nella “civile” e ovviamente “democratica” Europa dei burocrati e dei mercanti.

Per non dimenticare e ricordare questa tragedia, il 26 maggio 2018 l’Associazione culturale italo-russa “Speranza” organizza una manifestazione a Roma alle ore 15.00 a Castel Sant’Angelo.

Vittorio Gigliotti

Presidente Cantiere Laboratorio

Questa mattina, l’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig, Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, ha presieduto la Santa Messa e la recita della Supplica nella Basilica della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. Nella sua omelia, ha chiesto ai fedeli di accogliere l’invito costante di Papa Francesco a pregare per l’amicizia e la fratellanza tra tutti i popoli e le nazioni. «Il Papa – ha detto – ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra». Ha poi invitato i presenti ad imitare la Madonna e, come lei, a chiedere al Signore d’inviare lo Spirito Santo «affinché sia rinnovata la faccia della terra (…) In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono». Pompei, nelle sue tante opere carità di ogni giorno, è esempio di premura e amore per l’altro, avamposto di un mondo nuovo, finalmente in pace.

 

A mezzogiorno di oggi è “scattata” quella che il fondatore del Santuario di Pompei, il Beato Bartolo Longo, definiva “l’Ora del mondo”. Decine di migliaia di fedeli hanno raggiunto la città mariana, occupando ogni spazio della Basilica ed “invadendo” anche il sagrato esterno, per partecipare alla celebrazione della Messa e alla recita della Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario, presiedute dall’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig, Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. La funzione religiosa è stata concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo e da Monsignor Pietro Lagnese, Vescovo di Ischia, e da Monsignor Giacomo Cirulli, Vescovo di Teano-Calvi.

Nell’omelia, il Nunzio apostolico, che rappresenta il Santo Padre in Italia, ha chiesto ai fedeli di accogliere l’invito continuo di Papa Francesco a pregare per l’amicizia e la fraternità tra i popoli e le nazioni. «Il Papa – ha detto – ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra». Nella prospettiva di cambiare il mondo, i cristiani non sono soli, ma hanno dalla loro parte la forza che viene dallo Spirito Santo. «Senza di lui non possiamo fare nulla!», ha esclamato. «Maria ci invita a domandare sempre – ha poi proseguito – che il Signore ci invii il suo Spirito affinché sia rinnovata la faccia della terra. (…). In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono». La pace si costruisce a partire dalla propria quotidianità e dalle proprie relazioni con gli altri. Ma la pace si realizza anche pensando agli altri, pregando per gli altri, agendo per gli altri. «Papa Francesco – ha affermato ancora Monsignor Tscherrig – nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ci invita ad essere evangelizzatori con Spirito, cioè evangelizzatori che pregano e lavorano. In questo contesto il Santo Padre ricorda soprattutto la forza missionaria dell’intercessione, cioè di quella preghiera che è un atto di somma carità (…). Tuttavia per essere intercessori efficaci in favore degli altri, dobbiamo metterci all’ascolto della Parola di Dio e praticarla nella vita di ogni giorno». Ecco l’essenzialità della testimonianza di vita, dunque. L’esempio che, a Pompei, si ha come riferimento è quello del Beato Bartolo Longo, che realizza la volontà di Dio su di lui e dimostra che anche un peccatore, se convertito, «può trovare il suo posto nella costruzione del Regno di Dio». «Vi sono esempi bellissimi – ha spiegato il Nunzio – in questa città della fede e della carità concreta. Ho avuto modo di visitare ieri sera con grande soddisfazione e gioia alcune delle opere di carità che nascono all’ombra di questo Santuario e che possono vivere anche grazie alla vostra generosità. Ho visitato alcune famiglie che non si sono chiuse in un amore egoistico, ma che, aperte alla vita, hanno saputo accogliere nuovi figli, fidandosi ogni giorno della Provvidenza di Dio. Ho anche visitato il Centro educativo e ho apprezzato l’entusiasmo e l’impegno degli alunni e degli educatori che ogni giorno costruiscono prospettive di vita nuova, lì dove talvolta l’umanità con la sua debolezza lascia delle macerie. A tutti vorrei esprimere la gratitudine del Santo Padre per quanto generosamente ogni giorno e con non pochi sacrifici fanno per la realizzazione del regno di Dio». È così che si diventa «testimoni gioiosi del Vangelo della vita e della Risurrezione».

 

Nel suo saluto d’accoglienza al Nunzio apostolico, l’Arcivescovo Tommaso Caputo ha voluto ricordare l’amore di Pompei per il Santo Padre Francesco. «Accogliendo lei – si è rivolto così al celebrante – accogliamo il Papa e ci permettiamo di chiederle di riferirgli tutto il nostro amore e la nostra gratitudine. Dica a Papa Francesco che i devoti della Madonna di Pompei lo amano e pregano ogni giorno per lui, per il suo ministero e per tutta la Chiesa e, come lui stesso ha chiesto esplicitamente più volte, per la pace, soprattutto nelle nazioni più martoriate da guerre, lotte fratricide, povertà, sfruttamento». Le opere di carità sono strumenti per realizzare la pace, per costruire la fraternità. «La nuova città di Pompei, che quest’anno festeggia il 90° anniversario della fondazione, deve la sua origine alla prontezza con la quale Bartolo Longo rispose alla chiamata della Vergine che lo esortava a diffondere il Rosario. Sostenuto dal Vescovo di Nola, Monsignor Giuseppe Formisano, e grazie alla collaborazione della Contessa, sua consorte, Marianna De Fusco, egli fondò non solo questo magnifico Santuario ma anche la città che lo circonda e numerose opere di carità, nelle quali, oggi come allora, sono accolti gli ultimi e gli emarginati: ragazzi e ragazze provenienti da contesti sociali difficili, mamme e donne sottratte a situazioni di sfruttamento o violenza, figli e figlie di detenuti, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, ragazze madri, diversamente abili, migranti».

 

La celebrazione è stata trasmessa, in diretta televisiva e in diretta streaming sul sito ufficiale, da Canale 21, la tv campana che, da oltre venticinque anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti che si tengono in Santuario, e da Tv2000, l’emittente dei cattolici italiani. Anche la pagina facebook del Santuario ha trasmesso la celebrazione in streaming. Le moderne tecnologie hanno così permesso a decine di migliaia di persone di seguire la preghiera, anche se impossibilitati, per lontananza o condizioni di salute, ad essere presenti in Basilica.

 

 

Omelia dell’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig

 

 Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino

 

 

 

Eccellenza,

 

caro Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio diquesto Santuario di Pompei,

 

stimati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

 

distinte Autorità civili e militari

 

cari Diaconi, Religiosi e Religiose,

 

sorelle e fratelli in Cristo,

 

 

 

ringrazio il Signore Risorto e la Nostra Vergine Madre Maria per avermi dato l’opportunità di celebrare con Voi questa Eucaristia, nella tradizionale giornata a Lei dedicata, Festa della Supplica della B.V. del Rosario. Desidero esprimere la mia gratitudine anche a S.E. Mons. Tommaso che gentilmente mi ha invitato a presiedere questa celebrazione e a tutti voi, cari fedeli e pellegrini, che siete giunti sin qui, anche da terre lontane, per onorare la Madre di Dio, che è anche Madre della Chiesa e Madre nostra.

 

Vi saluto tutti a nome del Santo Padre Francesco, che ho il privilegio di rappresentare nella bella Italia e che ci accompagna sempre con la Sua vicinanza paterna e la Sua Apostolica Benedizione. Come sempre, Egli ci chiede di pregare per la Sua persona e la Sua missione; per questo riuniti intorno all’altare e vicini alla nostra Madre celeste raccomandiamo il Papa e tutta la Chiesa pellegrina nel tempo, in Italia e nel mondo intero, alla Sua materna intercessione e protezione.

 

In questi giorni, in particolare il Papa ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando proprio il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra. Accogliamo l’invito del Santo Padre e preghiamo ogni giorno la corona del Rosario in modo particolare per la pace.

 

Cari fratelli e sorelle, nella prima lettura, abbiamo incontrato gli Apostoli ancora pieni di stupore per ciò che hanno visto e vissuto: prima per il terrore della morte di Gesù e poi per la Sua gloriosa Risurrezione dai morti. Gesù appare ai discepoli e chiede loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare il compimento della promessa del Padre. Difatti ora dovrà realizzarsi ciò che Gesù stesso aveva annunciato quando aveva detto: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo (cfr. Atti 1, 5).

 

Con queste parole il Risorto ha rivelato ai discepoli che la manifestazione dello Spirito Santo è la svolta determinante nella storia della salvezza. Lo Spirito Santo inviato dal Padre e dal Figlio è la forza creatrice del nuovo Israele che è la Chiesa. Infatti, è questa stessa forza dello Spirito che ha fatto muovere gli Apostoli dal piano superiore, dove si nascondevano per timore dei Giudei, trasformandoli in messaggeri gioiosi e coraggiosi della morte e della Risurrezione di Gesù.

 

Assieme a loro si trovava anche Maria, che ha aspettato e ha implorato la venuta dello Spirito Santo. Lei, che era piena dello Spirito Santo, come canta il Magnificat, prega affinché lo stesso dono divino sia effuso sugli Apostoli. Maria come nessun altro essere umano ha vissuto e sperimentato la potenza dello Spirito Santo. Ora il tempo è compiuto e questa forza misteriosa di Dio darà vita alla Chiesa nascente e agli uomini e alle donne di tutti i tempi che, grazie alla missione evangelizzatrice della Chiesa, diventeranno nuovi discepoli di Gesù. Cristo Risorto ha affidato la Chiesa nelle mani dello Spirito Santo affinché la guidasse attraverso le vicissitudini della storia umana, secondo la volontà del Padre.

 

È proprio il dono dello Spirito divino che Maria chiede anche per ciascuno di noi, perché senza di Lui non possiamo fare nulla! Maria ci insegna anche l’importanza da riservare allo Spirito di Dio nella vita della Chiesa e in quella di ogni fedele. Lo Spirito è la vita e dà la vita, soprattutto attraverso la Parola di Dio e i sacramenti della Chiesa. Molte volte non sappiamo cosa chiedere nella nostra preghiera. Maria ci invita a domandare sempre, con insistenza e perseveranza, che il Signore ci invii il Suo Spirito affinché sia rinnovata la faccia della terra. In questo Spirito siamo stati battezzati, nel battesimo siamo diventati il Suo tempio, Egli ci ha fatti figli e figlie di Dio e ci rende capaci di entrare in comunione con la Santissima Trinità, dove ogni cosa incontra e trova la sua unità. In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono.

 

Cari fratelli, affinché ciò avvenga, dobbiamo essere discepoli missionari. Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, ci invita a essere evangelizzatori con Spirito, cioè evangelizzatori che pregano e lavorano (EG, 262). In questo contesto il Santo Padre ricorda soprattutto la forza missionaria dell’intercessione, cioè di quella preghiera che è un atto di somma carità, nel quale noi ci presentiamo davanti a Dio per implorare, sull’esempio di Maria, una grazia per un fratello o una sorella. Tutti gli uomini e le donne sante, rammenta il Papa, sono stati grandi intercessori. Anzi, l’intercessione è come “lievitonel seno della TrinitàPossiamo dire – continua Papa Francesco – che il cuore di Dio si commuove per l’intercessione, ma in realtà Egli sempre ci anticipa quello che possiamo fare con la nostra intercessione (EG, 283).

 

Tuttavia, per essere intercessori efficaci in favore degli altri, dobbiamo metterci all’ascolto della Parola di Dio e praticarla nella vita di ogni giorno. Questo è il cammino che Gesù nel Vangelo di oggi propone alla folla che è venuta per incontrarLo (cfr. Lc 8, 19-21). Gesù indica che la condizione per diventare membri della sua famiglia è quella di fare la volontà di Dio. Perciò, la questione importante è: qual è la volontà di Dio su di me, per la mia vita? E ciò non soltanto per i giovani, ma per ogni persona di qualsiasi età. - Per rispondere abbiamo bisogna anche di chiederci: perché sono qui? Vale la pena vivere? Cioè, io devo capire quale sia la mia vocazione e missione come uomo, donna, come cristiano, oggi e in questo mondo.

 

Questi interrogativi somigliano a quelli che agitavano la mente e l’animo del Beato Bartolo Longo quando, nel 1872, venne per la prima volta qui a Pompei. Il Fondatore di questo Santuario, della Nuova Pompei e delle Opere di Carità si chiedeva quale fosse la sua strada, come fare per salvarsi. E la Madonna gli indicò il cammino: propagare il Rosario. Egli aderì alla chiamata di Dio e dedicò tutta la sua lunga esistenza a Dio e al prossimo. Ognuno di noi, anche il più peccatore dunque, può trovare il suo posto nella costruzione del Regno di Dio, nella misura in cui accoglie e mette in pratica la volontà di Dio su di lui.

 

Vi sono esempi bellissimi in questa “città della fede e della carità concreta”. Ho avuto modo di visitare ieri sera con grande soddisfazione e gioia alcune delle opere di carità che nascono all’ombra di questo Santuario e che possono vivere anche grazie alla vostra generosità. Ho visitato alcune famiglie che non si sono chiuse in un amore egoistico, ma che, aperte alla vita, hanno saputo accogliere nuovi figli, fidandosi ogni giorno della Provvidenza di Dio. Ho anche visitato il Centro Educativo e ho apprezzato l’entusiasmo e l’energia e l’impegno degli alunni e degli educatori che ogni giorno costruiscono prospettive di vita nuova, lì dove talvolta l’umanità con la sua debolezza lascia delle macerie. A tutti vorrei esprimere la gratitudine del Santo Padre per quanto generosamente ogni giorno e con non pochi sacrifici fanno per la realizzazione del regno di Dio.

 

Carissimi fratelli e carissime sorelle, oggi, riuniti in questo Santuario, chiediamo alla nostra Madre celeste che interceda per noi affinché il Signore ci conceda una nuova Pentecoste. Ci ottenga la grazia per una nuova evangelizzazione e la forza di seguire il Suo cammino di fede. Lei si è lasciata condurre dallo Spirito attraverso un itinerario di fede verso un destino di servizio e fecondità (cfr. EG, 287). Maria, allora, ci afferri la mano per condurci al Figlio, chieda per noi la forza di “prendere la decisione di lasciarci incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta” (cfr. EG, 3).

 

Chiediamo fratelli e sorelle, radunati in questo Santuario di Pompei, casa di Maria, il dono della fede per noi e per il mondo, affinché anche noi possiamo essere chiamati beati, perché, come Lei, abbiamo creduto.

 

Maria, nostra Madre, per intercessione del Beato Bartolo Longo, ci aiuti a essere discepoli missionari, testimoni gioiosi del Vangelo della vita e della Risurrezione, che in ogni circostanza della vita cercano di realizzare sempre la volontà di Dio.

 

 “Madre del Vangelo vivente,

 

sorgente di gioia per i piccoli,

 

prega per noi. Amen, Alleluia” (EG, 288).

Saluto all’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig

 

Eccellenza Rev.ma, Mons. Emil Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia, benvenuto a Pompei!

         La ringrazio di cuore per aver accettato l’invito a presiedere la celebrazione della Santa Messa e la recita della Supplica, in questo giorno “solennissimo” che vede raccolti qui migliaia di pellegrini, giunti da tutta Italia e dall’estero, tra cui anche molti arrivati a piedi. Li saluto tutti e li ringrazio per la loro presenza, assieme ai confratelli Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e alle distinte autorità civili e militari presenti.

Lei, Eccellenza, da circa cinque mesi, rappresenta il Santo Padre presso la nostra nazione italiana, dopo aver svolto il medesimo incarico in Burundi, in diverse nazioni dei Caraibi, in Corea e Mongolia, nei Paesi scandinavi e, fino poco tempo fa, in Argentina.

         Accogliendo Lei accogliamo, dunque, il Papa e ci permettiamo di chiederLe di riferirGli tutto il nostro amore e la nostra gratitudine. Dica a Papa Francesco che i devoti della Madonna di Pompei lo amano e pregano ogni giorno per lui, per il suo Ministero e per tutta la Chiesa e, come Lui stesso ha chiesto esplicitamente più volte, per la Pace, soprattutto nelle nazioni più martoriate da guerre, lotte fratricide, povertà, sfruttamento.

         Proprio alla Pace è dedicato, infatti, questo Santuario, come si legge sulla Monumentale Facciata, eretta nel 1901, con il contributo di fedeli di tutto il mondo.

La nuova città di Pompei, che quest’anno festeggia il 90° anniversario della fondazione, deve la sua origine alla prontezza con la quale Bartolo Longo rispose alla chiamata della Vergine che lo esortava a diffondere il Rosario. Sostenuto dal Vescovo di Nola, Mons. Giuseppe Formisano, e grazie alla collaborazione della Contessa, sua consorte, Marianna De Fusco, egli fondò non solo questo magnifico Santuario ma anche la città che lo circonda e numerose opere di carità, nelle quali, oggi come allora, sono accolti gli ultimi e gli emarginati: ragazzi e ragazze provenienti da contesti sociali difficili, mamme e donne sottratte a situazioni di sfruttamento o violenza, figli e figlie di detenuti, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, ragazze madri, diversamente abili, migranti.

Coniugando, dunque, fede e carità, egli diffuse in tutto il mondo la devozione alla Vergine del Santo Rosario di Pompei, la cui icona è cara ai cristiani di ogni nazione, come Lei certamente avrà potuto constatare personalmente nei tanti Paesi dove ha prestato servizio per la Santa Sede. E penso anche al bellissimo Santuario di Buenos Aires, intitolato alla “Nuestra Señora de Pompeya”, che lì avrà sicuramente visitato. Allo stesso tempo, l’Avvocato Bartolo Longo diede una speranza ed un futuro a centinaia di migliaia di persone sole e abbandonate.

È quello che, pur tra le difficoltà che non mancano, cerchiamo di continuare a fare anche noi oggi, in un presente afflitto da problematiche, contrasti, preoccupazioni e nuove povertà.

Sacerdoti, religiose, religiosi e laici, nel proprio impegno quotidiano a favore di questi fratelli e sorelle bisognosi, sono sostenuti dalla preghiera del Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario e dalla fedeltà al carisma del nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, che speriamo di vedere presto Santo.

Eccellenza, ancora grazie per la sua presenza! Assicuriamo la nostra preghiera per Lei e per il suo delicato compito al servizio del Papa nella nostra cara nazione italiana.

La Vergine di Pompei la benedica e la protegga sempre!

 

+ Tommaso Caputo

Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con le festività pasquali è entrata nel vivo la stagione operativa 2018 di City Sightseeing Roma, il principale bus operator della capitale, facente parte del Gruppo City Sightseeing Italy che opera in 14 città italiane. Numerose le novità e conferme negli itinerari a disposizione dei turisti in visita nella città eterna: dal "Colosseum Virtual Tour" percorso con i visori per rivivere la Roma antica attraverso un fantastico percorso interattivo a “Roma Romantica”, un tour ideato per le coppie con soste negli angoli più suggestivi della capitale.   E ancora "Roma Gastronomica", un emozionante walking tour gourmet da Teatro Marcello a Piazza Navona per scoprire i sapori della tradizione romana; il " Roma by night: pizza & Bike" , un percorso in bici tra le bellezze della città eterna che si conclude con degustazioni di pizza e birra con vista sul Colosseo. A completare l’ampia offerta del bus operator altri interessanti itinerari come il circuito dello shopping ed il “Bike tour” lungo la via Appia antica con visita al parco degli acquedotti; e ancora il tour alle Ville Papali di Castelgandolfo e numerosi servizi complementari come i biglietti combinati on il servizio pubblico.

I dettagli della programmazione 2018 sono stati  recentemente illustrati dal Presidente di City Sightseeing Roma, Giuseppe Cilia, nel corso della annuale Convention dove sono state presentate e promosse importanti partnership con alcune innovative attrazioni come “Il Giudizio Universale”, illustrata da Nicola Sapio, Communication e Marketing Director di AWS, Artainment World Shows, produttrice del suggestivo spettacolo allestito presso l’Auditorium di via della Conciliazione, che ha già registrato prevendite di 45mila biglietti e come “Welcome to Rome”, viaggio multimediale nella storia millenaria di Roma, allestito nell’ex cinema Augustus, presentato dal suo ideatore Paco Lanciano. Alla convention di City Sightseeing Roma sono intervenuti anche Stefano Fiori Presidente Unindustria-Federturismo che ha illustrato le valenze dell’interazione nel territorio tra operatori turistici, Riccardo Capone, Head of Tourism Department di Zetema, la partecipata al 100% di Roma Capitale che opera nel settore della cultura, Andrea Buonomini, amministratore di Cilia Italia e Antonella Falanga di Klematour, Responsabile prodotto del tour a Pompei.

 

Da qualche giorno i media nazionali e internazionali si stanno occupando della vicenda di Alfie Evans, il bambino inglese affetto da una malattia incurabile, per questo i medici dell'Alder Hey Hospital di Liverpool, vogliono «staccargli la spina» negandogli l'alimentazione e la respirazione artificiale. Caso o non caso, Alfie è una persona, un bambino, un figlio di genitori che bisogna rispettare sempre e comunque, a maggior ragione se è nelle sue condizioni.

In questi giorni si sta assistendo a discussioni abbastanza animate, addirittura i favorevoli alla sua soppressione, sostengono che non è corretto strumentalizzare la vicenda. Non si preoccupa affatto del rischio strumentalizzazione il vescovo emerito di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri. In un articolo su La Nuova Bussola Quotidiana, giornale online, scrive: «Il nostro pensiero va con profondo affetto ad Alfie, per la straordinaria battaglia che sta compiendo per mantenere intatta la propria vita. Ma anche alle migliaia e migliaia di persone che in Inghilterra e molti altri paesi del mondo, inclusa l'Italia, hanno dato luogo a manifestazioni che segnassero visibilmente la vicinanza del popolo a questo piccolo figlio del popolo che deve morire perché la sua immagine di vita non corrisponde all’immagine di vita dominante». (Luigi Negri, Il caso Evans. Alfie, uno scontro fra antropologie, 25.4.18, LaNuovaBq.it)

E più avanti il vescovo chiarisce che  «questa grande esperienza di popolo individua anche gli orrendi colpevoli di questa vicenda. Questa eugenetica che sostanzialmente non ha nulla da invidiare all’eugenetica nazista, sembra costituirne una sua prosecuzione, incredibile dati i tempi in cui viviamo». Inoltre afferma monsignor Negri, «Ormai la questione è aperta, la questione che San Giovanni Paolo II vide ed insegnò con grande chiarezza. Si confrontano due antropologie nel mondo. Da una parte una assolutamente strapotente: l’antropologia dell’uomo padrone di se stesso e che cerca di esercitare il suo dominio sulla realtà. Dall’altra l’antropologia di un uomo aperto al mistero, che cerca nel cammino verso il Mistero di realizzare pienamente la propria umanità». (Ibidem)

E a proposito degli orrendi colpevoli, a cui fa riferimento il vescovo, senza ombra di dubbio, oltre ai medici di Liverpool, ai giudici che stanno applicando l'eutanasia al povero bimbo inglese, bisogna individuare quella cultura di morte, che non è nata oggi. Certamente molto ha di dire l'ideologia darwinista. Proprio in questi giorni sto leggendo un interessante saggio di Rosa Alberoni, «Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin», Rizzoli (2007). la giornalista, sociologa, autrice di numerosi saggi sostiene che Charles Darwin, il Profeta della selezione naturale, dell'evoluzionismo, quello che ha generato la teoria che l'uomo discende dalla scimmia, proprio lui, è il padre dell'eugenetica, e quindi dell'eutanasia.

In particolare sono stati i suoi apostoli come Thomas Huxley, che comprende che non basta cacciare Dio dalla Creazione, occorre screditare la sua creatura prediletta: l'uomo. «L'evoluzionismo darwinista, che assegna all'uomo la scimmia come antenato, serve per cominciare a deturpare la sua dignità di essere fatto ad immagine e somiglianza di Dio. E poi, per poterlo parificare alla scimmia, occorre avviare un processo di impollinazione delle menti con parole nuove, e parole manipolate, o dislocate, o sostituite o usate come metafora». Tra le metafore che gli apostoli di Darwin, hanno inventato, c'è l'espressione che «l'uomo è un animale sociale». Così sostituire «essere», con la parola «animale», non è solo questione di poco conto. Tuttavia a poco poco, lentamente e gradualmente, il processo di parificazione dell'uomo con l'animale, si va consolidando. Le nuove parole entrano nel linguaggio abituale fino a «profanare la dignità umana», pertanto, il nuovo linguaggio, porta le generazioni, che si alternano nel corso della storia, «ad auto-affossarsi in modo involontario, ad auto-spogliarsi della propria unicità di creatura voluta da Dio - secondo la sua immagine - e di affiancarsi al soffice vello dello scimpanzè, non sapendo il male che si fanno».

Praticamente Darwin ha compiuto un'operazione incisiva, Lanciando lo slogan: «l'uomo proviene dalla scimmia, colpisce l'immaginario collettivo più di quanto faccia Marx con la promessa del paradiso Terrestre da realizzare sulla terra con il comunismo». Ben presto lo slogan prende piede, semina dubbi, e diventa un Totem, cioè l'antenato dell'umanità. «L'icona dello scimmione che si gratta la testa, lentamente avrebbe tentato di rimpiazzare quella della stella di Davide e del crocifisso». E così secondo Rosa Alberoni, «Il Totem nascosto fra le pagine dei libri di testo, adottati nelle scuole di tutte le nazioni appartenenti alla civiltà ebraico-cristiana, si sarebbe installato giorno dopo giorno nelle menti delle generazioni del XX secolo, con il beneplacito dei genitori, troppo occupati ad inseguire il progresso scientifico e il benessere per comprenderne le conseguenze».

«Considero molto dannosa la diffusione della ‘darwinolatria’ nelle scuole – ha aggiunto la Alberoni in una intervista–. Stanno cancellando lo stupore della Creazione dalla mente dei nostri figli, gli stanno insegnando che il nostro antenato è un animale peloso, che siamo solo materia frutto del caso, e che per legge di natura i deboli sono destinati a perire, perché solo più forti sopravvivranno nella lotta per l’esistenza».
Tuttavia la Alberoni, tra lo scimpanzé propostoci da Darwin come antenato e Dio padre, come ci ha rivelato Cristo, preferisce Dio.

A continuare l'opera di apostolato, agli inizi del Novecento, ci hanno pensato i figli di Thomas: Julian e Aldous Huxeley. Julian, fonda la Società Eugenetica Britannica e dopo la seconda guerra mondiale diviene il primo presidente dell'Unesco. Attraverso questa carica, Julian, approfitta per propagandare con più efficacia le idee darwiniste, fra cui l'eutanasia e la «sterilizzazione di certe classi di genti anormali o deficienti». Il fratello Aldous,è più estremo, propone l'eliminazione dei personaggi pericolosi, ed «in primis, «l'astenico cristianizzato, succube di una morale eccessivamente rigida». Inoltre, si occupa, di controllare l'aumento della popolazione, «in quanto uno dei pilastri della teoria darwinista, la selezione naturale, cominciava a traballare, grazie al progresso della medicina». Questo progresso, secondo Aldous Huxley, poteva essere pericoloso, perchè se da un lato aumentava il numero degli esseri umani, dall'altro, abbassava le loro qualità o le opportunità per godere della vita.

Scrive a questo proposito, Rosa Alberoni: «C'è da supporre che Aldous Huxley abbia esultato, quando è venuto a conoscenza che Stalin ed Hitler avevano provveduto a sfoltire la popolazione dell'Europa, usando i gulag e i forni crematori. Il mulino dell'evoluzione era sempre all'opera! Che poi la selezione non fosse naturale, come aveva profetato Darwin, ma ideologica, cioè artificiale, poco importava all'apostolo».

Infatti Darwin aveva la preoccupazione che la sua teoria sulla selezione naturale, non avvenisse come lui l'aveva teorizzata, a questo proposito scrive: «Noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri: e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all'ultimo momento». Pertanto secondo il profeta dell'evoluzione, se la vaccinazione ha salvato migliaia di persone, in questo modo però anche «i membri deboli delle società civili si riproducono. Chiunque si sia interessato dell'allevamento di animali domestici non dubiterà che questo sia molto dannoso alla razza umana».

La Alberoni nel suo libro evidenzia il cinico marcato razzismo del signor Darwin, e lui stesso, «più che ad un essere umano, assomiglia ad una scimmia, che, come tutti gli animali, si preoccupa soltanto dei propri cuccioli, ed è totalmente indifferente alla sorte dei piccoli di un'altra specie».

Darwin che aveva sofferto tanto per la morte della figlia Annie, «gradirebbe, per gli altri, che si mettesse in atto, magari con l'avvallo degli Stati, la selezione programmata, eliminando i poveri, i fragili, gli ammalati e i malriusciti». Inoltre Darwin chiarisce che «la medicina rende un cattivo servizio all'umanità, facendo sopravvivere anche i gracili, mentre secondo la sua teoria dovrebbero scomparire, così eviterebbero di procreare figli gracili, quindi inadatti alla lotta per l'esistenza. E visto che i medici aiutano i malfermi di salute a sopravvivere. Darwin si rassegna all'idea di dover 'sopportare gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione della loro stirpe».

Infine l'Alberoni fa riferimento all'altro apostolo e seguace di Darwin, il vero fondatore dell'eugenetica, Francis Galton, colui che fonda la scienza della buona stirpe, della buona razza. L'Eugenetica è «la scienza della selezione, dell'annientamento dei poveri, i gracili, i sordi, ciechi, muti, pazzi, i malformati, di tutti coloro che ostacolano la selezione partorita dal pensiero di Darwin, che deve cernere i più potenti fisicamente e mentalmente, per ottenere una razza di uomini vigorosi e sicuri di sé, i vincenti, gli adatti alla lotta per l'esistenza, e al dominio».

Comunque sia Darwin con il suo comportamento e le sue opere, ha fornito ai suoi successori un'ideologia che si nutre di cinismo, spregiudicatezza, opportunismo, manipolazione linguistica e menzogna, tutte caratteristiche consuete di Darwin. Peraltro nella sua Autobiografia egli confessa di essere «portatore a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento», e addirittura riconosce che «la menzogna è una delle qualità che gli hanno consentito di  avere 'successo come scienziato'».

Nel libro la scrittrice è convinta che gli adoratori di Darwin minano non solo la religione, ma anche la civiltà cristiana e questo lo fanno con l'astuzia, con la manipolazione delle menti. Praticamente i darwinisti « non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia o il tabù dell’incesto sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori della tradizione ebraico-cristiana e segui i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita. Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie».

Praticamente questi seguaci di Darwin hanno inventato la darwinolatria, la figlia della malapianta cartesiana, la chiama Alberoni. Il saggio, sviluppa questo tema nel terzo capitolo. I darwinolatri, « non lo dicono, però contrappongono ai valori della civiltà cristiana i comandamenti dell’ateismo, assemblati sotto il mito della modernità». Pertanto se non accetti questi valori nuovi, sei un anti-moderno. In sostanza i «darwinolatri si prodigano per cancellare i valori della civiltà cristiana». Per questo per la scrittrice si potrà affermare che, «la darwinolatria sia l’oppio del terzo millennio, e ci porterà nella giungla, nel regno degli animali, dove vige una sola legge: il più forte divora il più debole, è la legge della sopravvivenza inscritta nell’istinto degli animali».

Per completare, il libro della scrittrice milanese nella prima parte si occupa dell'opera più celebre di Michelangelo Buonarroti, la Cappella Sistina, che diventa lo scenario ideale per affrontare il tema della Creazione.

La sua esegesi della Cappella Sistina è stupefacente per ricchezza dei dettagli storici, artistici, emozionali, sociologici e religiosi. Leggendola ho capito che bisognava avere tra le mani una guida artistica per guardare gli affreschi delle pareti, della volta stupenda. In una intervista Rosa Alberoni afferma che «il genio di Michelangelo ha intuito il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale».

 

 

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