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Mercoledì, 26 Giugno 2019

Questa mattina, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e già Nunzio Apostolico in Pakistan e Mozambico, ha presieduto la celebrazione della Messa e la recita della Supplica sul sagrato della Basilica di Pompei. Pochi minuti prima, Papa Francesco, durante l’udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro, si è unito ai fedeli giunti nella città mariana per «recitare con fede la Supplica alla Madonna, affinché Ella volga il suo sguardo sul mondo e interceda per la Chiesa intera e per quanti soffrono nel corpo e nello spirito».

L’omelia è stata dedicata al tema dell’amore di Dio e a Maria Santissima, «la prima persona che ha creduto con tutta se stessa alla Parola». I pellegrini che arrivano a Pompei si pongono in ascolto del Vangelo, imparando dalla Vergine «la perenne lezione dell’amore: amore per Dio e amore per il prossimo» e mettendosi alla scuola del Beato Bartolo Longo. «Ci si trova dinanzi ad un apostolo della misericordia – ha detto ancora l’Arcivescovo Peña Parra – che ha rivolto lo sguardo a quelle che il Santo Padre Francesco ama chiamare le “periferie esistenziali”, adoperandosi con generosità al recupero morale e sociale degli emarginati. Pompei è diventata, ed è tuttora, un’oasi di speranza per il Mezzogiorno d’Italia, ancora segnato da non poche problematiche e sfide». Il riferimento è alle Opere di carità del Santuario, che danno risposte concrete «ai bisogni della società campana, specialmente alle attese dei più poveri e di quanti sono segnati da fragilità». Ed anche l’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, nel saluto, ha ricordato l’impegno del Santuario per la carità, secondo il carisma di Bartolo Longo, che saldo nella certezza «che l’amore al prossimo fosse la logica conseguenza dell’amore a Dio, realizzò il tempio della carità accanto a quello della fede, come amava dire lui stesso».

Nella città di Pompei, simbolo di pace, carità e misericordia, sono giunti sin dal primo mattino migliaia di fedeli. Tanti altri avevano trascorso la notte in Basilica vegliando e pregando in attesa di quella che il Beato Bartolo Longo definiva “l’ora del mondo”, il mezzogiorno di oggi, 8 maggio, quando dal sagrato del Santuario si è elevata la Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario, composta dal Fondatore nel 1883. Pochi minuti prima dell’inizio del rito, presieduto dall’Arcivescovo Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e già Nunzio Apostolico in Pakistan e Mozambico, Papa Francesco ha ricordato la Supplica, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, in Piazza San Pietro. «Oggi – ha detto il Santo Padre – ricorre la Supplica alla Madonna di Pompei. Siamo in spirituale unione con quanti in quel Santuario Mariano, come altrove, si ritroveranno a mezzogiorno a recitare con fede la Supplica alla Madonna, affinché Ella volga il suo sguardo sul mondo e interceda per la Chiesa intera e per quanti soffrono nel corpo e nello spirito».

L’Arcivescovo venezuelano Peña Parra, nella sua omelia, ha parlato dell’amore di Dio, che «vuole la salvezza di tutti gli uomini e di tutte le donne: tutti sono figli suoi». La salvezza è nell’accogliere e vivere il Vangelo. L’esempio viene da Maria, che come ha aggiunto il Presule «è stata la prima ad accogliere la Parola. Non è questa anche la nostra vocazione? Anche noi, come Lei, per grazia, siamo stati resi capaci di accogliere la Parola di Dio». E il Vangelo dice che non si può amore Dio senza amare gli uomini, i fratelli. E proprio la città mariana diventa simbolo di speranza e misericordia, soprattutto per chi è ai margini della società. «La grandezza di Pompei – ha spiegato il celebrante – sta in questa duplice prospettiva: la preghiera e la carità, come l’ha ideata Bartolo Longo. (…). Nessuna forma di povertà o di emarginazione sociale ha trovato insensibile questo fedele laico che agiva nel sociale testimoniando la carità evangelica, supportato da una intensa vita di preghiera dal singolare timbro mariano. Ci si trova dinanzi ad un apostolo della misericordia che ha rivolto lo sguardo a quelle che il Santo Padre Francesco ama chiamare le “periferie esistenziali”, adoperandosi con generosità al recupero morale e sociale degli emarginati. Pompei è diventata, ed è tuttora, un’oasi di speranza per il Mezzogiorno d’Italia, ancora segnato da non poche problematiche e sfide». Da un lato la preghiera, la fede, la devozione alla Madonna, ma dall’altro l’azione concreta e la carità. «L’amore verso Maria – ha detto ancora Monsignor Peña Parra – si traduce nell’amore per i fratelli, rispondendo ai bisogni della società campana, specialmente alle attese dei più poveri e di quanti sono segnati da fragilità». L’omelia si conclude con l’augurio finale: «Pompei continui ad essere la “casa della speranza”, “la casa della misericordia”, focolare comune di un territorio segnato da difficoltà, illegalità e tensioni sociali, ma la cui popolazione ha la preghiera nel cuore».

Carità e fede, i due pilastri del Santuario, sono stati anche al centro del saluto dell’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, che ha introdotto il rito, ricordando tra l’alto quanto sia diffusa nel mondo la devozione alla Madonna di Pompei, molto amata anche a Caracas, nel Venezuela dell’Arcivescovo Peña Parra, dove le è dedicata una parrocchia retta dai Padri Scalabriniani. «Convinto che l’amore al prossimo fosse la logica conseguenza dell’amore a Dio -  ha spiegato il Prelato – il Beato realizzò il tempio della carità accanto a quello della fede, come amava dire lui stesso. Sulle sue orme, i Centri Educativi affidati alle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario e ai Fratelli delle Scuole Cristiane e le altre opere sociali sorte grazie alla collaborazione con diversi movimenti ecclesiali ed associazioni, accolgono ragazzi e ragazze provenienti da contesti sociali difficili, mamme e donne sottratte a situazioni di sfruttamento o violenza, figli e figlie di detenuti, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, ragazze madri, diversamente abili, migranti». In quest’opera preziosa, è essenziale il sostegno della preghiera del Santo Rosario.

La celebrazione, concelebrata da Monsignor Luigi Travaglino, Arcivescovo e Nunzio apostolico, e da Monsignor Mario Milano, Arcivescovo emerito di Aversa, è stata trasmessa, in diretta televisiva e in diretta streaming da Canale 21, la tv campana che, da oltre venticinque anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti che si tengono in Santuario, e da Tv2000, l’emittente dei cattolici italiani. I fedeli hanno seguito la celebrazione anche sulla pagina Facebook del Santuario. E la Radio Vaticana ha trasmesso la Supplica in diretta. Le moderne tecnologie hanno così permesso ai fedeli di tutto il mondo di seguire la preghiera a distanza.

 

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha recuperato un’altra delle 32 preziose pagine miniate strappate -nel 1990- dal Breviario di Ludovico da Romagnano, un antico codice pergamenaceo del XV secolo che era custodito all’interno dell’archivio storico dell’Arcidiocesi di Torino. Il prezioso documento era entrato a far parte delle collezioni del Museo Nazionale di Arte Occidentale di Tokyo a seguito di una legittima acquisizione sul mercato antiquariale.

Il recupero del prezioso bene è stato possibile in tempi rapidissimi grazie alla generosa e disponibile collaborazione della Direzione del Museo giapponese che, appresa dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino la notizia dell’illecita provenienza del bene, ha immediatamente favorito e facilitato le operazioni di recupero.

Il ritrovamento della pergamena è l’ultimo di una serie di recuperi che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha ottenuto grazie alle attività investigative condotte sin dai primi istanti successivi al trafugamento.    

16 pergamene erano già state recuperate, nel 1996 e nel 2013, presso l’abitazione privata dei responsabili del reato e in una prestigiosa Casa d’Aste di Monaco di Baviera (Germania) ove le pagine erano state esportate e messe in vendita.

Le indagini hanno consentito, nel tempo, di rinvenire e recuperare una pergamena a Tampa (USA) e altre due in vendita presso una casa d’Aste a Colonia (Germania).

L’individuazione delle pergamene miniate è stata possibile grazie al costante controllo del mercato antiquariale effettuato dai Carabinieri del TPC, alla collaborazione di esperti e studiosi di settore e grazie all’efficacia della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, la più completa banca dati di opere d’arte rubate esistente al mondo, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che consente una precisa comparazione delle immagini dei beni culturali oggetto di ricerca.

Il codice pergamenaceo, considerato dagli studiosi “un manoscritto di straordinario pregio storico e artistico”, è stato realizzato nel 1450 ed è caratterizzato da una scrittura in carattere gotico e da pregevoli miniature che riportano le illustrazioni di personaggi biblici nel giorno della loro ricorrenza secondo il calendario cristiano.

Il favorevole risultato dell’operazione di recupero testimonia la perfetta collaborazione tra gli uffici centrali e periferici del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero degli affari esteri e della Cooperazione Internazionale, della Procura della Repubblica di Torino e del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ieri ha ricollocato altri 150 rifugiati detenuti nel Centro di Abu Selim, nella zona sud di Tripoli, presso il proprio Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) situato nel centro della capitale libica, al riparo dalle ostilità. Il Centro di detenzione di Abu Selim è uno dei tanti a essere stati colpiti dalle ostilità in Libia, fin dallo scoppio dei combattimenti nella capitale quasi due settimane fa. I rifugiati presenti nel Centro hanno riferito all’UNHCR di essere terrorizzati e traumatizzati dagli scontri e di temere per le proprie vite. 

Lo staff dell’UNHCR che ieri si è occupato di organizzare il ricollocamento ha riferito come gli scontri fossero in corso a circa 10 km di distanza e chiaramente udibili. Nonostante l’intenzione di ricollocare un numero ulteriore di rifugiati, lo staff dell’UNHCR ha dovuto desistere a causa del rapido inasprirsi dei combattimenti nell’area. L’UNHCR intende riprovare a mettere in pratica tale soluzione salva-vita non appena le condizioni sul posto lo consentiranno. “Mettere in salvo queste persone è una corsa contro il tempo. Il conflitto e il deteriorarsi delle condizioni di sicurezza ostacolano ogni in Libia. “È necessario trovare urgentemente soluzioni per le persone bloccate in Libia, fra cui evacuazioni umanitarie volte a trasferire i più vulnerabili fuori dal Paese”.

Fra i rifugiati ricollocati ieri, i più vulnerabili e bisognosi, vi erano donne e minori. Il ricollocamento è stato effettuato col sostegno di International Medical Corps, partner dell’UNHCR, e del Ministero dell’Interno libico. Questo ricollocamento costituisce il secondo trasferimento di persone organizzato dall’UNHCR da quando si è acuito il conflitto in Libia nelle ultime settimane. 

La settimana scorsa l’UNHCR aveva ricollocato più di 150 rifugiati dal Centro di detenzione di Ain Zara, anch’esso nella zona sud di Tripoli, al GDF, portando il totale di rifugiati qui accolti attualmente a oltre 400. Dopo il ricollocamento di ieri, restano oltre 2.700 rifugiati e migranti detenuti e bloccati in aree in cui gli scontri sono ancora in corso. 

Oltre alle persone rimaste ad Abu Selim, vi sono quelle negli altri Centri di detenzione in prossimità delle ostilità, fra i quali quelli di Qasr Bin Ghasheer, Al Sabaa e Tajoura. Le condizioni attuali nel Paese continuano a evidenziare che la Libia rappresenta un luogo pericoloso per rifugiati e migranti e che quanti fra essi sono soccorsi e intercettati in mare non devono esservi ricondotti. L’UNHCR ha chiesto ripetutamente che si metta fine alla detenzione di rifugiati e migranti. 

 

 

 

 

Siete in una Forza Armata che è la proiezione del futuro, Voi oggi avete fatto una scelta coraggiosa, sta alla politica fornire i mezzi necessari perché i nostri uomini sono i migliori” Così  l’On. Raffaele Volpi, Sottosegretario di Stato alla Difesa,  rivolgendosi  agli allievi, ha poi continuato: “Fino a qualche minuto fa eravate italiani, oggi, da ora in poi, dovete essere orgogliosamente italiani!”. Nel suo messaggio di saluto il Sottosegretario ha fatto riferimento al pianto di un bambino con la mamma in tribuna, ha preso l’occasione per commentare che in quel piccolo è racchiuso tutto il futuro, “quel bambino è l’Italia che dovrete difendere” ha esortato i cadetti ai quali ha detto che non basta saper comandare ma bisogna saper trasmettere sentimenti, poiché “siamo e saremo sempre più invidiati da tutto il mondo”. Comandanti di uomini quindi, prima che operatori di sofisticati e costosi sistemi d’arma.

Nel Piazzale delle Medaglie d'Oro dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, si è tenuto il giuramento solenne di fedeltà alla Patria dei giovani allievi del Corso Zodiaco V. L’evento si è svolto alla presenza, del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Gen. di Squadra Aerea Alberto Rosso e da tante autorità  intervenute per sottolineare l’importanza del momento. Il Comandante dell’Accademia Aeronautica, Gen. BA Enrico Degni, con la signorilità che lo contraddistingue in ogni azione, ha salutato i numerosi intervenuti e i genitori dei giovani giuranti, che, come ha detto l’On Volpi “ci avete consegnato oggi il vostro tesoro”.

Con il tradizionale "lo giuro!" i giovani allievi si sono impegnati ad onorare gli ideali di lealtà, coraggio e senso del dovere, principi costruenti della Forza Armata. Durante la cerimonia si è svolto anche il consueto battesimo del Corso attraverso la simbolica consegna del gagliardetto. La cerimonia di battesimo del corso, officiata dal cappellano militare dell’Aeronautica don Giuseppe Balducci,  si è rinnovata oggi per la quinta volta attraverso un ideale passaggio di consegne tra gli ex allievi delle generazioni dei precedenti Corsi Zodiaco. Gli allievi dello Zodiaco V hanno così ricevuto, dai loro padrini, il benvenuto ufficiale nelle fila dell’Aeronautica Militare. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Gen. Rosso ha voluto ricordare ai giovani allievi del corso giurante il patrimonio di virtù a cui da oggi dovranno ispirarsi, riconoscendo sempre il valore della disciplina quale pilastro dell’istituzione militare: “Siete una Forza Armata con capacità operative uniche. Le istituzioni politiche hanno il dovere di sostenere la vostra eccellenza”.

Sidera Feriam, tradotto con “raggiungerò le stelle”, è il motto araldico che fu scelto dal primo corso Zodiaco nel 1941. “Agite sempre nel rispetto del vostro motto, che insieme allo stemma del Corso, vi unisce, vi unirà e vi accompagnerà per sempre”. Ha così concluso il Generale:  “L’Aeronautica è una Forza Armata viva, capace, rilevante, apprezzata e rispettata, orgogliosa e sempre votata al servizio del Paese con fedeltà, umiltà e rigore. Siate sempre fieri di farne parte”.

Sia il giuramento che il battesimo sono stati coronati dal sorvolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale, che ha disegnato il tricolore nel cielo del golfo di Pozzuoli.

Il corso Zodiaco V è composto da 75 frequentatori, uomini e donne,  selezionati tra oltre 5000 candidati. Nel loro percorso accademico, in accordo alle attività di cooperazione internazionale svolte dall'Aeronautica Militare nel campo della formazione, i giovani cadetti sono affiancati da 12 allievi stranieri, provenienti da 8 diverse nazioni. Diventano così sei i Corsi attualmente presenti presso l'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, per un totale di circa 500 frequentatori.

L'Accademia Aeronautica dipende dal Comando delle Scuole dell’Aeronautica Militare/3^ Regione Aerea. È un istituto militare di studi superiori a carattere universitario che ha il compito di provvedere al reclutamento ed alla formazione dei giovani che aspirano a diventare ufficiali dell'Aeronautica Militare in servizio permanente effettivo. Frequentando i corsi regolari dell'Accademia si può diventare sottotenenti dell’Arma Aeronautica, nel ruolo Naviganti normale (piloti) e nel Ruolo Normale delle Armi, del Corpo del Genio Aeronautico, del Corpo di Commissariato Aeronautico e del Corpo Sanitario Aeronautico.

L’On. Volpi, congedandosi dai cadetti,  ha sottolineato infine: “da oggi non siete solo cittadini italiani ma siete l’Italia”.

Il 16 aprile 2019 si terrà ad Europol la prima Conferenza Operativa sulle “strategie di contrasto alle organizzazioni criminali di tipo mafioso” con lo scopo di condividere le criticità emergenti nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e l’individuazione di strategie comuni.


L’incontro, aperto alla stampa, si propone di affrontare le seguenti tematiche:
-   l’esigenza di una legislazione comune per il contrasto delle organizzazioni criminali di tipo mafioso, in quanto tali, a prescindere dal tipo di attività illecita condotta;
-   il contrasto delle suddette organizzazioni criminali quale nuova priorità per la sicurezza dell’U.E.;
-   il sequestro dei beni quale strumento di contrasto al fenomeno – normative in ambito UE e best practices.

Al fine di ottenere interessanti spunti di riflessione giuridica e suggerimenti da applicare nella pratica info-investigativa, parteciperanno rappresentanti del Parlamento Europeo, della Commissione Europea, della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo italiana e di Eurojust.

Alla Conferenza saranno presenti, inoltre, i rappresentanti dei Dipartimenti di Polizia criminale delle principali polizie europee e dei Paesi aderenti a Europol, preposti al contrasto delle suddette organizzazioni: Albania, Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria e Stati Uniti d’America.

Per l’Italia interverranno il Direttore della DIA, Gen. D. Governale, il Direttore dello SCIP Gen. B. Spina, unitamente ai rappresentanti dei servizi investigativi centrali delle 3 Forze di Polizia (SCO, ROS e SCICO).

L’evento, si inserisce nell’ambito delle attività della Rete Operativa Antimafia “@ON - Operational Network”, istituita il 4 dicembre 2014, con Risoluzione del Consiglio GAI dell’Unione Europea, su iniziativa italiana a cura della Direzione Investigativa Antimafia.

La Rete Operativa Antimafia, si propone di potenziare la cooperazione transnazionale delle Forze di Polizia degli Stati Membri della UE contro i gruppi della criminalità organizzata.

Attualmente fanno parte della Rete @ON, unitamente alla DIA quale Project Leader per l’Italia, la Francia, la Germania, la Spagna, il Belgio, i Paesi Bassi, l’Ungheria, l’Austria e la Romania in collaborazione con Europol.

Al fine di raggiungere questo ambizioso obiettivo e finanziare le attività, con particolare riguardo alle missioni operative a supporto di indagini contro la criminalità organizzata transnazionale di matrice mafiosa, la DIA ha ottenuto un finanziamento diretto dalla Commissione UE (ONNET – 817618) per la durata di 24 mesi a decorrere dallo scorso 1 novembre 2018.

L’attività della Rete @ON ha recentemente consentito di ottenere brillanti risultati con l’operazione Per-Peco, grazie alla cooperazione tra le polizie di Belgio, Olanda, Italia, Francia e Regno Unito, che ha portato all’arresto in Belgio, Olanda e Francia di 61 persone ritenute responsabili di traffico internazionale di sostanze stupefacenti e tratta di esseri umani, tra cui un latitante colpito da mandato di arresto europeo dall’AG di Bologna.

Il Progetto, in più, tende a promuovere l’istituzione di una nuova priorità operativa nell’ambito dell’UE finalizzata al contrasto della criminalità organizzata di tipo mafioso.

In tale quadro, si invitano codeste testate giornalistiche a presenziare all’evento, al termine della quale si terrà una “press conference”, comunicando i dati dei partecipanti per i necessari accrediti presso Europol 

I risultati ottenuti nel corso dei lavori, consentiranno di stimolare anche le Istituzioni UE a promuovere normative ed indirizzi univoci in modo da supportare le attuali esigenze investigative, anche in prospettiva di una successiva Conferenza Operativa, prevista per il 2020.

 

 

 

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