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Sabato, 06 Giugno 2020

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Dobbiamo essere contenti per una nostra connazionale che rientra a casa, però adesso lo Stato italiano deve dimostrare che sarà implacabile con suoi sequestratori". Lo ha detto il leader dei Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, commentando la liberazione di Silvia Romano in collegamento con Aria Pulita su 7 Gold. "Noi - ha detto Meloni - non possiamo in alcun modo correre il rischio che si possa ritenere in giro per il mondo che rapire un italiano può essere remunerativo".

Non possiamo che essere felici che una cittadina italiana sia stata liberata dai cittadini italiani. Mi lasciano perplesse le modalità: la riflessione per la quale l'Italia paga sempre chi sequestra un italiano rischia di avere un rovescio della medaglia, cioè che gli italiani siano considerati dai terroristi islamici soggetti utili a garantire approvvigionamenti economici". Lo ha detto il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, intervenendo a Radio Capital sulla liberazione di Silvia Romano.

"Sono sicuro che i servizi segreti lavoreranno con la massima cautela, ma bisogna stare attenti, perché si rischia di avere un ritorno controproducente, invece che utile a tutelare gli italiani nel mondo", ha aggiunto.

Sulla conversione all'Islam della cooperante milanese, Fedriga ha precisato di "non entrare nel merito delle scelte personali. Penso che le scelte che ha compiuto, lei ha detto liberamente, sono sicuramente condizionate da uno stato di prigionia di 18 mesi, non stiamo parlando di una persona che ha scelto la sua strada facendo una vita normale. Bisogna avere il massimo rispetto di queste situazioni, si tratta anche di condizionamenti molto pesanti, indipendentemente, ripeto, se siano liberi o no, ma non sono in grado di dirlo e credo che nessuno sia in grado di dirlo".

Il sindaco di Ovindoli Simone Angelosante, nonché consigliere regionale della Lega in Regione Abruzzo, che conferma di aver postato su facebook il meme del Pd con il viso sorridente di Silvia Romano e il suo commento: "Avete mai sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?". "Non mi sembra di aver detto niente di negativo - prosegue il consigliere regionale leghista - ho solo riportato un dato storico e oltre tutto non ho fatto nessun nome della ragazza. Ma comunque è una idea che gira sulle radio nazionali", conclude.

Silvia Romano ora è un’islamica. Il suo percorso di conversione, come lei stessa ha raccontato, non è avvenuto sotto costrizione. A metà della sua prigionia ha chiesto un Corano e da lì avrebbe iniziato un percorso di fede che l’ha portata a credere in Allah e nel suo profeta, Maometto

A confermare l'avvenuta conversione della cooperante, che si sarebbe concretizzata durante la sua lunga prigionia in Somalia, nelle mani del gruppo fondamentalista di al Shabaab, secondo quanto riportato da Open sarebbe stata proprio lei: "Sono felicissima, grazie. Sto bene fisicamente e mentalmente. Sono stata forte. Grazie alle istituzioni. Ora voglio stare con la mia famiglia. È vero, mi sono convertita all'Islam. Ma è stata una mia libera scelta, non c'è stata nessuna costrizione da parte dei rapitori, che mi hanno trattato sempre con umanità. Non è vero, invece, che sono stata costretta a sposarmi, non ho avuto costrizioni fisiche, né violenze". Nei mesi scorsi si erano diffuse indiscrezioni, sempre smentite dai servizi segreti italiani, sul fatto che la ragazza avesse sposato uno dei suoi carcerieri, con rito islamico


E' un "jilbab" l'abito con cui Silvia Romano è scesa dall'aereo all'aeroporto militare di Ciampino dopo 18 mesi dal suo rapimento in Kenya. Una copertura tradizionale che non ha un forte connotato religioso sebbene sia comune in ambienti dell'Africa orientale dove è diffusa la fede islamica. "Quell'abito si chiama jilbab", ha notato Freddie del Curatolo, direttore di malindikenya.net, "il portale degli italiani in Kenya". "Non è un abito religioso ma chiaramente è indossato da donne islamiche", ha aggiunto. "E' un abito più da passeggio.

Lo usano molto le tribù al confine tra Kenya e Somalia come gli Orma e i Bravani", ha aggiunto il giornalista da 15 anni nel Paese africano. L'abito è verde, colore che solo in maniera controversa simboleggia l'Islam apparendo ad esempio sulle bandiere di Arabia Saudita, Algeria, Pakistan e della stessa Lega araba. Il colore del Profeta era infatti il nero, come mutuato da Daesh (l'Isis) e il verde è solo un fatto culturale che indica quello che gli arabi del deserto non avevano: la verzura (nel Corano si parla del Paradiso come, verde anzi verdissimo).

Ma secondo il quotidiano il giornale, dalle pieghe del suo racconto emerge anche un altro aspetto. Dopo la conversione, la Romano avrebbe anche cambiato nome. Non è più Silvia, adesso si chiama “Aisha”. Sarebbe questo il nome islamico che la ragazza ha scelto durante la sua prigionia e che ha rivendicato una volta tornata a casa, nel suo Paese. Ma perché ha scelto proprio il nome Aisha? Cosa significa nell’islam? Il nome è un omaggio ad Aisha bint Abi Bakr, figlia di Abu Bakr, primo califfo dell’islam. Ma Aisha è stata anche la più importante delle spose di Maometto. Secondo quanto riportato dal testo islamico, Aisha sposò Maometto per superare il lutto della amata moglie Khadija nel 619.

In arabo il nome di Aisha significa “Madre dei credenti”. E dopo la morte di Maometto, la donna divenne un punto di riferimento importante per tutto il mondo islamico. Quanto appreso da Mametto lo confidò al nipote Urwa ibn al-Zubayr. Insomma la scelta di Silvia Romano di farsi chiamare Aisha ha di certo un significato profondo che di fatto spiega anche il percorso di conversione affrontato durante la prigionia in Somalia.

Silvia Romano è stata liberata anche con il contributo dei servizi segreti turchi che sono “presenti in quell’area” ha riferito la viceministro agli Esteri Marina Sereni intervenendo a Omnibus. Gli 007 turchi sono stati determinanti “per identificare il luogo e agire al momento giusto” ha riferito Sereni.

Silvia Romano sta bene, anche la viceministro rassicura e la giovane cooperante rapita in Kenya il 20 novembre del 2018 dal villaggio di Chakama, e arrivata alle ore 14.00 a Ciampino con un volo speciale partito da Mogadiscio, dove la ragazza è stata condotta dopo la liberazione presso il compound delle forze internazionali di istanza nella capitale somala.

Da Ciampino, Silvia Romano sarebbe stata accompagnata in una caserma dei carabinieri del Ros per essere ascoltata dal pubblico ministero della procura di Roma, Sergio Colaiocco, e dagli ufficiali dell'antiterrorismo dei carabinieri che, in questi mesi, hanno indagato sul suo sequestro in Kenya, avvenuto il 20 novembre 2018, in un villaggio a 80 chilometri da Malindi. Fonti somale, contattate e citate da Adnkronos, la avrebbero confermato la conversione della volontaria, riferendo che potrebbe essere questa la ragione della "prudenza" usata dalla giovane nel rispondere alle domande degli investigatori locali al momento della liberazione, tutte circostanze da prendere con la dovuta cautela e che, infatti, dovranno trovare riscontro nell'interrogatorio della ragazza da parte proprio dei pm romani. La giovane dovrebbe fare rientro a Milano nelle prossime ore.

Silvia Romano aveva fatto sapere di stare bene e di essere stata forte durante la prigionia. 18 mesi inghiottiti nel nulla al confine tra il Kenya e la Somalia. Sparita dal povero villaggio di Chakama dove prestava servizio come volontaria, è stata a lungo ricercata nelle foreste del vicino parco nazionale di Tsavo ma senza successo.
Negli ultimi mesi era calato un certo riservato silenzio sulla vicenda, che ha portato alla sua liberazione a oltre mille chilometri dal luogo del rapimento.

Ieri il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato la liberazione di Silvia su Twitter. "Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia!", ha scritto Conte.
 
 
 

L'ex pm antimafia di Palermo ora al Csm contro il ministro della Giustizia. Non in una sede istituzionale. Ma in una trasmissione televisiva. Poco prima di mezzanotte a Non è l'arena di Massimo Giletti. Tema: il posto di capo del Dipartimento delle carceri. In sintesi: Nino Di Matteo accusa Alfonso Bonafede di avergli prima proposto, nel 2018, quindi nel governo Lega-M5S, di fare il capo delle carceri. Ma dopo due giorni avrebbe fatto marcia indietro. La voce corre. La polizia penitenziaria registra la reazione di importanti boss che tra di loro in cella dicono "se arriva questo abbiamo chiuso", "faremo ammuina". Le telefonate diventano pubbliche con un articolo del Fatto quotidiano.  

Cosi Il magistrato Nino Di Matteo ha accusato il ministro Alfonso Bonafede di non averlo nominato nel 2018 alla guida dell’amministrazione penitenziaria dopo essere venuto a conoscenza del parere negativo di alcuni importantissimi boss mafiosi detenuti in carcere. I partiti di opposizione sono sul piede di guerra, Giorgia Meloni ha già parlato di dimissioni, mentre sull’argomento Matteo Renzi ha frenato, pur parlando del “più grande scandalo sulla giustizia negli ultimi anni”. L’ex premier vuole però vederci chiaro sulla vicenda prima di parlare di dimissioni

Il guardasigilli si è difeso con un post su Facebook e ha parlato di “vergognoso dibattito” dal quale è emersa “un’ipotesi tanto infamante quanto infondata e assurda”. Bonafede ha rivendicato di aver sempre agito “a viso aperto nella lotta alle mafie”, ma Di Matteo ha ribadito la sua versione ad affaritaliani.it, gettando ombre sul ministro grillino: “I fatti che ho riferito ieri li confermo - ha dichiarato il magistrato, che ha sollevato un polverone con l’ospitata a Non è l’Arena - e non voglio modificare o aggiungere alcunché né tanto meno commentarli”.

Di Matteo afferma adesso di essere tornato da Bonafede per accettare il posto al Dap, ma a quel punto il Guardasigilli gli avrebbe detto di aver scelto Francesco Basentini, mentre per lui era disponibile la poltrona di direttore degli Affari penali. Dopo la telefonata di Di Matteo ecco quella di Bonafede che si dichiara "esterrefatto" e propone una versione del tutto opposta nella ricostruzione della proposta e dei tempi. Avrebbe ipotizzato subito con Di Matteo le due soluzioni, la direzione del Dap o quella degli Affari penali, dicendogli però di preferire la seconda strada, perché quello era il posto che fu di Giovanni Falcone ed era più importante nella lotta contro la mafia.

Il caso Di Matteo-Bonafede esplode in Parlamento e diventa l'argomento top della giornata. Fdl e Lega chiedono le dimissioni del ministro. Forza Italia vuole il Guardasigilli subito in Parlamento. Stessa richiesta dal Pd che però mostra cautela sulle dichiarazioni di Di Matteo. Tant'è che l'ex Guardasigilli e oggi vice segretario del Pd Andrea Orlando, che pure ha avuto momenti di tensione con Bonafede sia sulle intercettazioni che sulla prescrizione, e certo sulle carceri è da sempre più garantista, lo difende. E dice che "sarebbe gravissimo se un ministro si dovesse dimettere per i sospetti di un magistrato".

E motiva le sue ragioni: "So che Bonafede forse non ragionerebbe così, ma si creerebbe un precedente gravissimo. Il sospetto non è l'anticamera della verità, sinché non verificato resta un sospetto". Il Pd conferma la linea con il responsabile Giustizia Walter Verini e il capogruppo in commissione Antimafia Franco Mirabelli che chiedono al Guardasigilli di riferire subito in Parlamento perché "nella lotta alla mafia la confusione non è ammessa". Verini e Mirabelli definiscono "irresponsabile l'atteggiamento di chi usa un tema come questo per giustificare l'ennesima richiesta di dimissioni di un ministro".

È il fucile nelle mani di chi nel Movimento spinge per il passo indietro del Guardasigilli. La tensione è alle stelle. Il caso Bonafede diventa l'occasione per regolare i conti tra le anime del Movimento. È una faida tra chi contesta la deriva e chi rimane fedele ai valori dell'origini

«Al minimo dubbio, nessun dubbio»: da domenica sera (dopo le rivelazioni del magistrato Nino Di Matteo a Non è l'Arena sulla trattativa con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per la scelta del capo del Dap) nelle chat dei parlamentari grillini rimbalza la citazione di Gianroberto Casaleggio

Scorrendo le agenzie non c'è traccia, fino alle 18 e 30 di ieri, delle dichiarazioni (in difesa del Guardasigilli) scrive il quotidiano il Giornale da parte di ministri e parlamentari dei Cinque stelle. Solo dopo la replica (balbettante) del ministro, c'è chi esce allo scoperto. Un vuoto di venti ore che certifica la spaccatura. Il Movimento si interroga (e litiga) sulla strada da imboccare: scaricare Bonafede o aprire il fuoco contro il magistrato simbolo dell'ala giustizialista dei Cinque stelle. I gruppi whatsapp dei grillini sono una polveriera. La discussione si infiamma subito. Quasi in tempo reale, con l'intervento in diretta di Bonafede al programma condotto da Massimo Giletti, si accende lo scontro. Nel privato delle chat c'è chi avanza la richiesta di dimissioni. «Bonafede è indifendibile», «onestà onestà solo slogan»: è' questo il tono dei messaggi che si scambiano deputati e senatori del M5s. Il silenzio stampa (anche del capo reggente del Movimento Vito Crimi) è lo specchio dell'imbarazzo. La tentazione di mollare il ministro, chiedendo un passo indietro, c'è. Ma i vertici (da Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro) frenano: «Bonafede è anche il capodelegazione dei Cinque stelle al governo. Se salta il ministro della Giustizia è a rischio la tenuta del governo Conte». Prevale, dunque, la linea del silenzio. Nessuna fuga. Niente attacchi dall'interno. Non manca chi sollecita un intervento di Alessandro Di Battista.

Entra nella polemica l'ex senatore grillino scrive il Giornale Gianluigi Paragone per chiedere le dimissioni del ministro. Lo scontro Bonafede-Di Matteo manda in tilt lo staff comunicazione dei Cinque stelle. Nessuno è in grado di attivare (fino alle 18 e 30) la macchina della propaganda per alzare uno scudo in difesa di Bonafede. Per tutta la giornata i parlamentari incassano l'offensiva delle opposizioni. C'è chi chiede al ministro di assumere una posizione chiara. Di ricostruire con un post (che poi arriva) tutta la vicenda. Non manca chi invece suggerisce di aspettare l'editoriale del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio per capire la strategia da seguire. È un susseguirsi di accuse, veleni e timori. Alla fine si opta per il salvataggio (della poltrona) di Bonafede. Il viceministro dell'Economia Laura Castelli tira un sospiro di sollievo e si lancia nella difesa: «Sulla linearità d'azione e correttezza, morale e professionale del nostro ministro nessun deve alimentare congetture». Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà sceglie la difesa pubblica del ministro. I duri e puri battono in ritirata. Ma lo scontro resta aperto.

Tutto il centro-destra chiede le sue dimissioni, mentre a sua difesa si schiera il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che fa sapere di avere "piena fiducia" in lui. Motivo: lo scontro a distanza con un'icona dell'antimafia, il consigliere del Csm Nino Di Matteo, che lo accusa di avergli prima offerto nel 2018 la guida delle carceri e poi aver fatto marcia indietro, dopo che alcune intercettazioni avevano rivelato le preoccupazioni dei boss per una simile prospettiva. "Respingo con convinzione gli attacchi politici o le congetture prive di fondamento rispetto a scelte compiute da Bonafede in piena autonomia", reagisce il capo politico del M5S Vito Crimi, ribadendo la "fiducia" sua e del movimento nei confronti del ministro. Sulla stessa linea Luigi Di Maio, per il quale "Bonafede ha sempre dimostrato di avere la schiena dritta" ricordando che "siamo entrati in Parlamento con il chiaro intento di fermare il malaffare e debellare le mafie".

Gli altri partiti della maggioranza frenano sulle richiesta dell'opposizione ("sarebbe gravissimo se un ministro si dovesse dimettere per i sospetti di un magistrato", avverte il vice segretario del Pd Andrea Orlando), ma chiedono al Guardasigilli di chiarire.

Bonafede, che già ieri si era detto "esterrefatto" da una simile ricostruzione, con un post su Facebook ribadisce la sua verità e soprattutto definisce "infamante e assurda" l'idea che si sarebbe lasciato "condizionare dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso". Così come rivendica di aver "sempre agito a viso aperto nella lotta alle mafie", come testimoniato dalle riforme sostenute e dai 686 provvedimenti di carcere duro che ha firmato. Dopo le dimissioni del capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, legate alle polemiche sulle scarcerazioni dei boss (in tutto sono 376 i detenuti mandati ai domiciliari per ragioni di salute) e la sua sostituzione in corsa con il Pg di Reggio Calabria Dino Patralia, un nuovo terremoto torna a scuotere la politica sulle carceri. Il botta e risposta tra l'ex pm di Palermo e il ministro va in scena a "Non è l'arena". Di Matteo racconta che due anni fa Bonafede gli aveva proposto di dirigere il Dap o in alternativa gli Affari penali. Ma quando 48 ore dopo lui gli comunicò che accettava la direzione delle carceri, il Guardasigilli ci aveva ripensato. E queste avvenne dopo la reazione di alcuni "importantissimi capimafia", intercettati in carcere: "se nominano Di Matteo, per noi è la fine, questo butta la chiave".

La replica di Bonafede arriva con un'accesa telefonata in diretta: quella intercettazione "era già stata pubblicata". E "il fatto che avrei ritrattato, in virtù di non so quale paura sopravvenuta, non sta né in cielo né in terra", dice il ministro spiegando anche che l'incarico di capo degli Affari Penali che Di Matteo ha poi rifiutato, "non era un ruolo minore", era "lo stesso che ricoprì Giovanni Falcone".

L'effetto dello scontro è immediato. Giorgia Meloni già al termine della trasmissione invoca le dimissioni perchè "ai disastri si aggiungono le ombre". "Bonafede venga immediatamente in Parlamento", dice Mariastella Gelmini, capogruppo Fi alla Camera, che non vede alternative: "o Di Matteo lascia la magistratura o Bonafede lascia il ministero della Giustizia".

Anche la Lega sollecita il passo indietro: "Bonafede non può più essere il ministro della Giustizia", tuonano i parlamentari del partito di Salvini in Commissione Antimafia. Via Bonafede, ma non per Di Matteo, è invece la posizione del Partito radicale.

Chiarimenti al Guardasigilli vengono chiesti anche dalla maggioranza. "Siamo certi che il ministro al più presto verrà a riferire in commissione e in parlamento sull'impegno del governo contro le mafie", dicono il responsabile giustizia del Pd, Walter Verini, e il capogruppo in commissione antimafia Franco Mirabelli, che giudicano comunque "irresponsabile" usare un tema come la lotta alle mafie "per giustificare l'ennesima richiesta di dimissioni". Invoca "la verità" Matteo Renzi, "prima di parlare di mozioni di sfiducia". "Voglio vedere se è un regolamento di conti" insiste il leader di Italia Viva, secondo cui la vicenda "rischia di essere il più grave scandalo giudiziario degli ultimi anni".
 

Sui quotidiani lombardi, Il Giornale e Libero di ieri, non so su altri, hanno dato la notizia di un “Piano segreto antiCovid 19” del Governo Conte. In questo piano erano previsti tre possibili scenari, il peggiore prevedeva tra i 600 e 800 mila morti solo in Italia. Lo ha raccontato al Corriere della Sera, Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione Sanitaria. La vicenda ha scatenato una vivace protesta del COPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) ma anche soprattutto di Attilio Fontana, che di solito è pacato e diplomatico, ora attacca il governo: «E' gravissimo che conoscesse i rischi della pandemia e non ci abbia avvertito: ci deve delle spiegazioni».

«Il governo dovrà spiegare molte cose – scrive Brunella Bolloli – lo pretende la Lombardia, regione che ha pagato più di tutte in termine di vittime e di malati, lo invocano i cittadini, stanchi di menzogne. Per questo il Copasir intende convocare i ministri Roberto Speranza (Salute) e Paola Pisano (Innovazione). Perché se è vero che l'esecutivo era a conoscenza da gennaio dell'epidemia in arrivo dalla Cina e per un mese ha fatto finta di nulla per evitare allarmismi, senza allertare gli ospedali, né approntare un piano per l'emergenza, è grave». (B. Bolloli, “La Lombardia si arrabbia. “Noi all'oscuro del piano segreto, ora l'esecutivo deve chiarire tutto”, 23.4.2020. Libero).

Intanto Il Giornale mette in fila una dopo l'altra le dieci menzogne su mascherine, tamponi, zone rosse e case di cura. L'ospedale in Fiera. La Lega va al contrattacco e passa in rassegna dieci accuse rivolte alla gestione lombarda dell'emergenza Coronavirus.

«La risposta è una «Operazione verità», mettendo per la prima volta in fila le ragioni della giunta Fontana». (Cristina Bassi, La Lombardia smaschera le bugie del governo. Ecco le dieci menzogne...”, 23.4.2020, Il Giornale)

La giornalista espone alcune delle affermazioni respinte con forza dalla Lega. La prima: «La Regione doveva comprare le mascherine». La giunta è stata accusata in un primo momento di aver lasciato medici e infermieri senza dispositivi di protezione e poi di aver reso obbligatorie le mascherine senza essere in grado di fornirle ai cittadini. Ma le cose stanno diversamente, ribatte il Carroccio, «le mascherine doveva comprarle il governo, come previsto dalla legge. La Lombardia è stata costretta a supplirne i ritardi intervenendo direttamente sul mercato».

Ancora: la Regione ha trascurato la sanità di territorio? È stato detto che le persone contagiate ma rimaste e casa si sono ritrovate senza assistenza. Al contrario, viene spiegato, la Lombardia «ha attivato le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) che si occupano di visite domiciliari e cura non ospedaliera. Sono 45 unità operative, divise in 8 ambiti di intervento territoriale. In alcune zone sono attive anche le degenze di sorveglianza con alberghi destinati».

Per quanto riguarda la questione che la Regione ha fatto pochi tamponi? Ha cioè permesso che il contagio si propagasse, non preoccupandosi di testare le condizioni di operatori sanitari e malati asintomatici? La risposta: «La Lombardia sta facendo quanti più tamponi possibili, nonostante la carenza dei reagenti e la lunghezza della procedura di analisi (30 laboratori attivati per 8-10mila tamponi al giorno). Le modalità e i criteri di esecuzione sono quelli indicati dal ministero della Salute, dall'Iss e dall'Oms».

Per quanto riguarda la mancata zona rossa nel bergamasco. Questa la verità lombarda: «Istituire zone rosse è prerogativa legale dello Stato che dispone di polizia e carabinieri per chiudere i varchi. Dal punto di vista legale anche il noto giurista Sabino Cassese certifica pubblicamente che la Lombardia non poteva agire direttamente. Come specificato peraltro nella circolare numero 15350/117 dell'8 marzo 2020 firmata dal ministro dell'Interno Lamorgese». Infine la decisione di inviare malati Covid a bassa intensità nelle Rsa nel momento in cui gli ospedali avevano l'acqua alla gola. Una mossa che avrebbe direttamente scatenato il picco di decessi tra gli anziani ospiti. Con il caso del Trivulzio, istituto finito nel mirino della magistratura (come altri ricoveri) e di due commissioni, ministeriale e regionale. «Quindici case di riposo - ribatte la Lega - volontariamente si sono candidate a ospitare pazienti Covid, impegnandosi a rispettare le regole imposte da Regione: garantire strutture separate e personale dedicato. Se qualcuno ha violato le regole», continua il documento, in Lombardia o in altre regioni, è «giusto che paghi. Ma non è questo il momento per le inchieste giudiziarie».

Un altra questione aperta, è quella giudiziaria, ne parla su Libero, Renato Farina.

«I nostri magistrati sono gli unici ad aver aperto un faldone per epidemia colposa nelle case di cura. Eppure in molti altri paesi i numeri sono alti». (Renato Farina, “Tornano i processi di piazza”, 23.4.2020, Libero).

Di questi tempi mentre tutti stanno a casa, ed è vietato andare in piazza, l'unica attività autorizzata sono i processi. «Non c'è bisogno di decreti sanitari o di autocertificazioni. Le funzioni religiose sono sospese, ai preti che osano mettere le mani sul pane e sul vino gliele si taglia sull'altare, ma questi riti qui sono uno spettacolo irrinunciabile».

Quella dei processi per Farina è una specialità italica, anzi ambrosiana. Infatti nell'articolo parla di tardiva riedizione di mani pulite. La sinistra incapace di arginare il virus vuol cavarsela portando in tribunale la Regione Lombardia. Ma come abbiamo scritto sopra Fontana contrattacca.

Farina cita un autorevole membro laico del CSM, il professore Alessio Lanzi. In una intervista su La Stampa, ha detto: «C'è un attacco strumentale al modello politico di centrodestra della Regione Lombardia, alimentato da un'inchiesta giudiziaria spettacolarizzata». E' un concetto molto simile a quello dell'ex governatore Roberto Formigoni. Lanzi non santifica nessuno. Non nega la possibilità di errori: «Possibile. Erano giorni drammatici, nelle città risuonavano solo le sirene delle ambulanze, i camion militari portavano via i morti. Non si può pretendere che tutto fosse perfetto, a meno di rispolverare antichi teoremi», Tipo quello, “non poteva non sapere”. Tuttavia Lanzi non ha digerito e contesta «la perquisizione della Finanza in Regione trasmessa in tv, mentre lì dentro si lavora in trincea per evitare altri morti, consegnare all'opinione pubblica messaggi di sconforto e sfiducia nelle istituzioni».

Un'inchiesta così chiassosa non è stata fatta in nessun Paese, «il buon senso dice che se si avesse un po' di coraggio magari si dovrebbe mandare un avviso di garanzia a Xi-Jimping che qualcosa ha nascosto sul serio, e ci ha impedito di difendersi adeguatamente. Invece no».

Il libro di George Orwell “1984” scritto nel 1948, in queste settimane di lock-down a causa della pandemia da coronoavirus, viene spesso citato qua e là per dimostrare che in un certo senso stiamo, o meglio ci stiamo avviando verso una società come l'aveva descritta il saggista inglese nel suo celebre libro.

E siccome Orwell era allievo di Aldous Huxley, oggi tra l'altro è uscito un fondo su lanuovabq.it dello psicoterapeuta Roberto Marchesini, che interviene sulla manipolazione mentale, scrive: «L'incubo del Mondo Nuovo, romanzo distopico di Aldous Huxley, è realizzabile? Purtroppo sì. Tutta la psicologia del Novecento non è nata solo con l'intento di aiutare le persone con problemi psicologici, ma è stata concepita e testata anche per un fine non dichiarato: la manipolazione mentale. Che si applica anche alle masse». (R. Marchesini, La psicologia del Novecento che prepara il Mondo Nuovo, 2.5.2020, lanuovabq.it). Ecco rileggere i due scritti oggi fa soltanto bene.Qualche giorno fa, padre Livio Fanzaga, presentava nella sua Rassegna Stampa di Radio Maria un eccellente articolo del 27 aprile, ripreso dalla rivista americana, di finanza e geopolitica, “ZeroHedge”, dove si commenta la situazione italiana come uno scenario distopico orwelliano.

L'articolo mette in rilievo le misure draconiane imposte agli italiani rispetto ad altri Paesi, che per la rivista, tra l'altro, risultano insensate e irragionevoli che sembrerebbero rispondere a un altro scopo: «quello di minare il morale degli italiani per prepararli a subire il default ormai inevitabile, a causa del lockdown e del rifiuto di qualsiasi adeguata misura di sostegno fiscale». (Benvenuti nell'Italia orwelliana, 27.4.2020, ZeroHedge)

Il sito fa subito riferimento al video dell'interruzione delle forze dell'ordine, della Messa di don Lino Viola nel cremonese. Un video che ormai ha fatto il giro del mondo e che ha innescato una serie di concitati commenti, ZeroHedge, mette a fuoco il gesto dei due militari che hanno ignorato l'articolo 405 del Codice Penale e l'articolo 19 della Costituzione Italiana «che tutela specificamente la libertà di religione e i riti religiosi. L’attuale governo italiano, probabilmente il peggiore della storia italiana recente e remota, ha abbandonato ogni possibile maschera di decenza e rispetto almeno delle leggi fondamentali come la Costituzione italiana che – teoricamente – dovrebbero essere al di sopra di qualsiasi altra legge del Paese. Questo episodio è solo un’altra scena orwelliana che solo poco tempo fa sarebbe stata considerata impossibile».

Il sito fa un elenco magistrale delle immagini che tutti abbiamo visto in questi giorni, «scene da incubo che potrebbero benissimo essere la trama di un film horror trash, dai convogli dell’esercito che trasportano cadaveri dalle aree più colpite per essere cremati altrove e senza un funerale (e soprattutto senza autopsia) ai droni ed elicotteri che sorvolano camminatori solitari lungo una spiaggia o un parco pubblico, alla polizia che minaccia e distribuisce multe a chiunque sia scoperto fuori casa “senza motivo”».

Sostanzialmente in poche settimane la ragione, la logica, la decenza e il buon senso sono stati polverizzati da chi ha attuato queste misure folli. In riferimento alla Chiesa cattolica, il sito americano fa notare come ha «rapidamente adottato delle misure che nella maggior parte dei casi sono andate anche oltre quanto richiesto dalle autorità pubbliche, chiudendo Chiese, Messe e funerali, senza porre domande». Mentre per quanto riguarda il prete che ha insistito per celebrare la Messa, «lo ha rapidamente liquidato come un reietto ribelle e inopportuno».

Il sito emette dei pesanti giudizi politici sul nostro governo, definito «La Junta», infatti, Conte e Co, in effetti, ci ricordano molto, «una giunta militare sudamericana che ha preso il potere con un colpo di stato. Chiamatelo come volete, questo colpo di stato, Pandemia, Covid-19, il Virus, qualunque cosa. Le libertà civili sono state sospese anche al di là delle semplici necessità mediche e della ragionevolezza, molto peggio che in qualsiasi altro paese in Europa».

Il governo italiano di oggi sembra la replica di un governo fantoccio istituito da potenze straniere, è capitato nella seconda guerra mondiale, quando la Germania di Hitler, installò il governo collaborazionista di Vidkun Quisling, in Norvegia. Da quel momento ogni governo collaborazionista con il nemico invasore, viene chiamato appunto “Quisling”. Nessuno ha eletto questo governo, «tutti appartengono a una strana coalizione di ex arcinemici divenuti – nottetempo – vecchi amici uniti dallo scopo di dividersi il potere. M5S (Movimento 5 stelle) e il PD (Partito Democratico) erano nemici giurati prima che questo nuovo governo si formasse nel 2019, in quella che evidentemente è stata una tipica commedia all’italiana. Ora vanno molto d’accordo, non solo politicamente, ma anche, che coincidenza, geograficamente».

Il sito fa rilevare che la maggior parte dei ministri proviene dall’Italia meridionale, incluso il Primo Ministro Conte. «La stragrande maggioranza di loro non ha precedenti esperienze lavorative di alcun genere, se non quella di essere nella politica sin dalla tenera età».

ZeroHedge ricorda che il governo ha imposto il lock-down quando era troppo tardi, dopo una serie infinita di nuove misure e restrizioni, il più delle volte in contraddizione reciproca, e in aperta violazione delle leggi costituzionali.

«Il fatto che la pandemia non si sia effettivamente diffusa – a parte pochi casi isolati – nell’Italia meridionale è stata una benedizione, in quanto avrebbe potuto essere un disastro di proporzioni bibliche, dato che il sistema di assistenza sanitaria pubblica nel sud è notoriamente inferiore a standard decenti, almeno sicuramente al di sotto della capacità di affrontare una tale emergenza».

Un esempio appropriato di come funziona questo governo, è l'attuale ministro della sanità, chiamato“senza speranza”. Roberto Speranza ha una laurea in scienze politiche e nessuna esperienza di nessun genere in campo medico, ha nominato un team di (cosiddetti) esperti guidati da un altro esperto, che asseriva essere un membro dell’OMS, tra gli altri riconoscimenti e successi nel campo medico». Il giornale americano si riferisce al dott. Walter Ricciardi, che addirittura lo stesso OMS ha preso le distanze. «In realtà il tipo è un ex attore di serie B in film italiani poco noti, ma una laurea in Igiene e le giuste connessioni politiche gli hanno valso un posto di alta reputazione come direttore dell’ISS (l’Istituto Superiore di Sanità) fino al 2018 [...]».  

ZeroHedge insiste, «Non ci vuole una laurea in scienze politiche per notare che si tratta di un governo fatto di patetici Quisling, le cui uniche / preoccupazioni sono di mantenere le loro (redditizie) poltrone il più a lungo possibile, seguendo gli ordini loro imposti su base giornaliera da Bruxelles o Berlino».

Inoltre si prefigura uno scenario da incubo per l'Italia, il peggio deve ancora venire. «La volontà e la risolutezza degli italiani devono essere spezzate, al fine di inaugurare tagli e “riforme” in stile greco che metteranno l’Italia in ginocchio, quindi costretta ad accettare qualsiasi misura imposta dall’UE. L’acronimo onnipresente in questi giorni in Italia non è Covid. È MES, che sta per Meccanismo europeo di stabilità».

Al di là di tutti i tecnicismi, che cosa significa per l'Italia? «Questo governo Quisling, avendo ostinatamente rifiutato di adottare le misure economiche che tutti gli altri paesi europei hanno implementato, sta semplicemente esponendo l’economia a un grave rischio di default. Quando diventerà inevitabile, allora il MES interverrà e costringerà l’Italia, al fine di “essere salvata” dal completo collasso, ad accettare una raccapricciante varietà di misure di “ripresa”, proprio come è accaduto in Grecia negli anni precedenti». Sostanzialmente è una storia che si ripete, come nel 2011 con le improvvise – forzate – dimissioni di Berlusconi alla carica di Primo Ministro italiano hanno visto l’allora Presidente dell’Italia Giorgio Napolitano nominare un nuovo governo non eletto per l’attuazione di “riforme economiche” guidato dal tecnico europeo Mario Monti, il calvario si sta ripetendo nel 2020. 

Un'ultima stoccata per la nomina di Vittorio Colao, sorvoliamo sul CV, inquietanti sono i suoi rapporti personali con Bill Gates, George Soros e altri simili. «Subito dopo essere stato nominato, Colao ha chiesto per sé stesso e i suoi “esperti” associati la completa immunità civile e penale». Una singolare richiesta ignorata dalla stampa di regime. Cosa dovremmo presumere? Che questo gruppo di esperti stia evidentemente pensando di violare le leggi esistenti, per non dire altro.

Ogni volta che leggiamo delle notizie sulla Cina e la fonte è il Sole24ore pensiamo a questo: un anno fa, il 20 marzo 2019, questo quotidiano, dà notizia dell’accordo tra il gruppo editoriale di Confindustria e l’Economic Daily Group per “lo sviluppo di prodotti editoriali indirizzati al mondo delle aziende dei due paesi (Italia e Cina) attraverso l’analisi di informazioni e dati sulle rispettive realtà economiche“. Economic Daily, fondato a Pechino nel 1983, è il quotidiano economico del governo cinese, fa parte del gruppo multimediale Economic Daily Press che comprende 10 quotidiani, sei magazine e un sito di informazione economica in otto lingue. Una volta si sarebbe parlato di spionaggio economico: la Confindustria italiana passa informazioni al governo cinese! Molto interessante una frase del vice ministro dell’informazione cinese, Jiang Jiaunguo, firmatario dell’accordo, che ha tenuto a precisare come la Cina “rispetta la libertà di stampa ma chiede sempre responsabilità nel diffondere informazioni e impegna ad attenersi ai fatti”. I fatti, lo sappiamo bene, li decide il Comitato Centrale del Partito Comunista cinese e se non corrispondono alla realtà tanto peggio per loro. E veniamo all’oggi. Come siamo stati informati sulla pandemia da Covid-19 è ancora argomento di discussione e lo sarà per molto tempo, ma ha colpito molto la presenza di quattro pagine sul Sole 24 ore di domenica 12 aprile. Un inserto che alla luce dell’accordo siglato assume un significato molto particolare. Curato dall’agenzia pubblicitaria del Sole 24 ore presenta la maggior parte degli articoli firmati da giornalisti dell’Economic Daily con il quale il quotidiano di Confindustria aveva stretto un patto proprio un anno fa. Il Focus China apre con il presidente “Xi  Jinping in prima linea accanto al Popolo cinese nella lotta contro il coronavirus” e prosegue con appelli all’unità nella lotta contro il virus, con la descrizione degli aiuti arrivati in Italia, fino ai benefici della medicina tradizionale cinese. Tutto un elogio sperticato del paese da dove è partito il contagio e proprio sul quotidiano di Confindustria che si fa portavoce della verità del Partito Comunista cinese. Qualcuno in giro per il mondo sembra accorgersi che le cose in Cina non sono andate come ce le hanno raccontate. Aspettiamo che anche il Sole24ore “faccia luce” su questa drammatica storia.

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