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Mercoledì, 20 Gennaio 2021

A Martigny una ricca mostra dedicata a Monet

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Non poteva mancare a Martigny una grande mostra dedicata a Claude Monet,  dopo gl'importanti e numerosi eventi dedicati agli altri impressionisti. È stato proprio un quadro di Monet "Impression solei levant" esposto nel 1874 a Parigi a una mostra nell'atelier del fotografo Nadar, a dare il nome a quel gruppo di artisti che si allontanavano dai saloni ufficiali ed eseguivano composizioni nuove con colori forti e
soggetti inusuali ripresi dalla vita quotidiana. Impressionismo, un termine dato quasi con scherno, diventerà il nome di uno dei movimenti più celebri della storia dell'arte.

Le più importanti collezioni delle opere di Monet si trovano al Museo Marmottan a Parigi, molti quadri sono stati donati nel 1966 dal figlio del pittore
Michel Monet, le altre opere in mostra provengono dalle collezioni svizzere.

Monet (1840-1926) è nato a Parigi la sua lunga vita è stata dedicata alla pittura, iniziata giovanissimo a Le Havre dove risiedeva con la famiglia.

Il suo immaginario è colpito dal fiume che attraversa la città. La Senna sarà protagonista di moltissimi dipinti eseguiti in varie stagioni dell'anno. Inizia insieme a Eugène Boudin a dipingere all'aperto scoprendo nuove sensazioni e un nuovo senso di libertà. Anche dall'esperienza del servizio militare in Algeria raccoglie sensazioni di luci e colori, un cumulo di impressioni che confluiscono nelle sue ricerche.

Dopo la guerra Franco-Prussiana del 1870 e la disfatta di Sedan, Monet e Pissarro, uniti da una calda amicizia, si trasferiscono a Londra.

Restano affascinati dalle opere di Tumer e Constable, e Monet assorbe e trasmette nelle sue opere i riflessi del Tamigi, resi iridescenti da una luce radente come nel bellissimo dipinto "Le parlemant-Reflets sur la Tamise".

Del suo soggiorno ad Argenteuil restano quadri particolari "La Seine ad Argenteuil" (1874) dove la superficie pittorica acquista vivacità grazie a piccole pennellate a forma di virgola unite l'una all'altra: "La barca" (1878). Come sempre accade gli avvenimenti dolorosi si riflettono nelle opere e quelle di Monet del 1879 ci parlano del suo dolore: a soli 32 anni muore la moglie Camille che gli aveva dato due figli. I dipinti sono paesaggi invernali, tristi, nebbiosi, vi traspare un animo affranto.

Quando nel 1883 l'artista scopre Givemy, un villaggio situato fra l'Ile de France e la Normandia vi fissa la sua dimora definitiva. È un luogo splendido che accoglie anche Alice Hoschedè, da due anni sua compagna con i suoi sei figli e J ean e Michell i figli di Camille.

Monet viaggia moltissimo espone in Olanda, a Londra, Venezia, è rimasta celebre a Parigi la mostra Monet-Rodin. In molti quadri ricorda la stazione parigina, da lì iniziavano i suoi viaggi, tra questi splendido "La porta d'Europa. La stazione Saint-Lazare". La stazione è vista come un luogo accogliente e caldo, il treno lo porterà lontano da quel paesaggio innevato e triste. Monet innamorato della sua casa di Givemy, acquistando altri terreni la trasforma in un luogo magico. L'orto diventa una valle di fiori: peonie, gigli, iris e per creare lo stagno delle sue ninfee devia un
corso d'acqua. In mostra sono numerosissimi i quadri che le ritraggono.

Dal 1906 il tema delle ninfee è quasi esclusivo. I dipinti danno sensazioni diverse per la fusione dei colori, la varietà delle composizioni e l'acqua che si vede affiorare in trasparenza. Gli ultimi anni, muore a 86 anni, Monet è solo con le sue ninfee, la sua compagna Alice è morta da 15 anni e Givemy resta il suo rifugio.
Parlando di sé l'artista dice: "La mia sola virtù è di aver dipinto direttamente dalla natura, tentando di trascrivere le impressioni che producevano in me i cambiamenti più fugaci".

La mostra presenta anche una cinquantina di deliziose stampe giapponesi che fanno parte della collezione di Monet, comprendono opere di Hokusai e Hiroshige. La delicatezza dei soggetti e l'amore per la natura che traspare da queste opere ha certamente influenzato la sensibilità di Monet. Questa splendida mostra è curata da Daniel Marchesseau, conservatore generale del patrimonio di Francia, resterà aperta
fino al 30 novembre 2011 ed è completata da un ricco catalogo edito dalla Fondazione.

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