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Martedì, 23 Maggio 2017

Leonardo e il volo

Dal mito di Dedalo e Icaro, volare è il sogno che appartiene alla storia della civiltà.

Il Codice sul volo degli uccelli, il manoscritto che raccoglie la summa delle intuizioni elaborate da Leonardo sull’argomento, arriva per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini, dal 21 gennaio al 17 aprile 2017, in una coinvolgente mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Giovanni Saccani e Claudio Giorgione, da un’idea dell’Associazione Culturale Metamorfosi che ne ha curato  l’organizzazione con Zetema Progetto Cultura.

L’originale del Codice del volo degli uccelli, custodito nella Biblioteca Reale di Torino sin dal 1893, è un quaderno in cui il genio toscano scrisse e illustrò i suoi studi sul volo. Basandosi sull’osservazione degli uccelli, Leonardo elaborò una vera e propria teoria attraverso la quale progettò le sue macchine volanti: l’analisi del volo degli uccelli fu condotta in modo rigorosamente meccanico elaborando progetti, appunti e disegni sulla fisionomia dei volatili, sulla resistenza dell’aria e sulle correnti.

Il Codice è esposto in un clima box appositamente realizzato che, mantenendo il corretto livello di umidità relativa, consente tuttavia ai visitatori di ammirarlo nella sua completezza. Le apparecchiature multimediali touchscreen permettono di “sfogliarlo” virtualmente, di “navigarlo” in alta risoluzione e di “leggerlo” grazie alla trascrizione in italiano e in inglese. Arricchiscono l’esposizione alcune copie anastatiche del Codice, a partire dalla preziosa edizione francese di fine Ottocento, provenienti anch’esse dalla Biblioteca Reale di Torino.

L’Istituto TeCIP della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, partnership nell’organizzazione della mostra, ha messo a disposizione del pubblico contenuti multimediali appositamente realizzati per l’allestimento e immagini tridimensionali (3D) che permettono una percezione “immersiva” dei prototipi realizzati da Leonardo. Le immagini ad alto impatto emozionale accompagnano il visitatore, come in un viaggio, tra le geniali intuizioni del maestro toscano.

Accompagna l'esposizione anche una installazione dell'Agenzia Spaziale Italiana che ripercorre le maggiori tappe del volo umano e robotico nello spazio con le missioni di Exomars verso il pianeta rosso, i lanci dei satelliti con Vega e dell'abitabilità umana nella Stazione Spaziale Internazionale.

I visitatori, grazie alle tecnologie utilizzate, avranno la sensazione, per alcuni minuti, di abbandonare la realtà fisica e saranno circondati dallo spazio e dal tempo di Leonardo vivendo ciò che il genio toscano avrebbe aver voluto far vivere agli uomini del suo tempo.

Anche Sky 3D, confermando la sua particolare attenzione verso il mondo della documentaristica, ha voluto apportare un contributo all’evento espositivo con una suggestiva sequenza di immagini tridimensionali dal documentario “Alla conquista dei cieli” di David Attenborough interamente dedicato al volo.

Il codice leonardesco è composto da 18 carte e due copertine. Oltre alle osservazioni sul volo degli uccelli, le sue pagine contengono spiegazioni su come coniare medaglie e preparare i colori. Le pagine scritte sono accompagnate da un insieme di accurati disegni: volatili (il nibbio è l’uccello più rappresentato), figure geometriche, disegni meccanici e architettonici.

A rendere ancora più prezioso il Codice sette disegni in sanguigna con figure vegetali e umane

 

Un mistero circonda le pagine del Codice: alla carta 10v sembra celarsi un autoritratto leonardesco. Fu il giornalista scientifico Piero Angela, in occasione di un’esposizione delle opere di Leonardo alla Reggia della Venaria Reale di Torino, ad evidenziarne la notevole somiglianza con il più famoso Autoritratto, esposto ai Musei Capitolini nella mostra del 2015. Il giornalista si è avvalso delle sofisticate tecnologie della Polizia Scientifica (il RIS di Parma), per  l’invecchiamento elettronico del volto intuendo così l’affinità tra i due.

 

Il Codice fu universalmente conosciuto quando una sua versione digitale fu inserita in un chip collocato sul rover Curiosity e inviato sul pianeta Marte, in un’operazione che ha visto la collaborazione della NASA e dell’Agenzia Spaziale Italiana.

 

Scrive Luca Bergamo Vicesindaco di Roma Capitale: Fin da bambini, osservando il cielo, scopriamo fenomeni che suscitano la più grande meraviglia: l’alternarsi del giorno e della notte, rischiarati dalla “luce maggiore” del Sole e dalla “luce minore” della Luna, il luccichio delle stelle, il rapido scorrere delle nuvole. Più vicini a noi, tant’è che possiamo osservarli nei particolari, scopriamo un’altra meraviglia: gli uccelli. E così come l’umanità ha da sempre indagato la causa delle cose celesti lontane, allo stesso modo si è domandata come facessero questi animali a sfidare la legge di gravità. Nacque così il mito di Icaro e le tante simili leggende dell’antichità, in ogni parte del mondo.

Leonardo arrivò a studiare il volo degli uccelli in un’epoca, il Rinascimento, di grandi scoperte geografiche e scientifiche. Il Codice sul volo degli uccelli che abbiamo l’onore di ospitare ai Musei Capitolini è un po’ la summa delle sue indagini in proposito. Nelle sue fitte pagine,  il Codice tratta di molto altro: tra le altre cose, di meccanica e di gravità, per poi approdare al progetto della sua più straordinaria fantasia: il volo dell’uomo attraverso una macchina volante. E ci si perde nei disegni minutamente particolareggiati di ogni meccanismo, che i visitatori potranno ammirare ingranditi e animati attraverso gli apparati didattici multimediali, frutto della collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la Biblioteca Reale di Torino. Sempre grazie all’Istituto TeCIP della Sant’Anna, i visitatori potranno compiere in tre dimensioni quel volo del “Grande Nibbio” che Leonardo non poté mai realizzare.

Insomma, un’esperienza coinvolgente – ma scientificamente ineccepibile – porterà virtualmente i visitatori “in volo” dentro il pensiero di Leonardo, finendo per varcare anche il confine dell’atmosfera, attraverso la sezione curata dall’Agenzia Spaziale Italiana, in un viaggio ideale che va dal volo della macchina di Leonardo al quello spaziale.

Attraverso la Sovrintendenza Capitolina e con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, l’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capital emette a disposizione di Roma  un evento di grande qualità e di assoluto rispetto per l’opera leonardesca.

E proprio a Leonardo va il nostro più grande ringraziamento: per averci indicato la strada per superare le nuvole.

Sottolinea Claudio Parisi Presicce Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali : Volare è, da sempre, sogno e ambizione dell’uomo, desiderio forte di superare la propria fisica barriera che tiene ancorati a terra. Risale a 4 secoli prima di Cristo la costruzione di un oggetto alato di cui si ha notizia, a opera del matematico e filosofo Archita di Taranto.

Ma per assistere alla migliore e più proficua sintesi  tra atavica ambizione di librarsi in volo e primi progetti  per prototipi di macchine volanti, scientificamente concepiti, bisogna arrivare a Leonardo e alle sue sperimentazioni, frutto di lunghe e pazienti osservazioni del volo degli uccelli e di un continuo,  metodico appuntare: spunti scientifici e nuove riflessioni, vergati di suo pugno e raccolti, in buona parte,  nel Codice sul volo degli Uccelli esposto, per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini. Dal 14 marzo 1505 al 15 aprile dello stesso anno Leonardo ha trascritto gran parte degli studi preparatori da lui compiuti per il volo umano in un piccolo Codice che subì alterne e avventurose vicende: perso, ritrovato, smembrato e infine ricomposto. Un manoscritto che rende nei disegni lo studio attento delle linee tracciate in volo dagli uccelli e poi spiegate: “Sono, le linee dei moti fatti dagli uccelli nella loro elevazione, fatte per due linee delle quali una è sempre curva a modo di vite e l’altra è rettilinea e curvilinea”. Osservazioni che Leonardo non lascia, tuttavia,  confinate in un unico comparto del sapere, ma estende a connessioni ampie con altre discipline perché, per esempio,  “Per dare vera scienza del moto degli uccelli infra l’aria è necessario dare  prima la scienza dei venti, la quale proverem mediante moti dell’acqua in se medesima. E questa tale scienza sensibile farà di sé scala alla cognizione de’ volatili infra l’aria”.

La grande intuizione del valore del metodo scientifico fondato sulla sperimentazione è ben evidente negli appunti e disegni del Maestro giunti fino a noi e testimoniano l’importanza che egli prestava all’osservazione empirica della natura e il rigore delle sue numerose indagini pratiche.

Quando  il sommo artista e scienziato  si getta nel grande sogno di dare ali all’uomo studiando perché, e come, l’uccello vola scopre il primo principio della meccanica. Che a ogni azione cioè, corrisponde una reazione uguale e contraria: “Tanta forza si fa con la cosa incontro all’aria, quanto l’aria contro la cosa”. Così,  per studiare la resistenza dell’aria Leonardo  costruisce un’ala battente che lo porterà a una delle prime applicazioni di questa intuizione: il famoso progetto di paracadute risalente al 1485 circa, costituito da una struttura rigida di forma piramidale, 7,20 m di base per 7,20 m d'altezza, rivestita di tela di lino inamidata, per renderla compatta e impermeabile all'aria.

Più o meno allo stesso periodo risale  un'altra applicazione del principio della resistenza dell'aria, la cosiddetta vite aerea, idea anticipatrice del velivolo a sollevamento verticale, antenato del moderno elicottero che Leonardo elaborò partendo dagli studi di Archimede. “Poiché l’ali son più veloci a premer l’aria che l’aria a sfuggire da sotto le ali l’aria si condensa e fa salire l’uccello al moto contrario al moto delle ali”.

Molta “strada” sulla scia del volo è stata percorsa, grazie anche a quegli appunti frutto di un genio inestimabile. Molte sono state le barriere oltre le quali l’uomo è riuscito a spingersi: il muro del suono è stato superato. Ma molti muri rimangono ancora da abbattere per dotare l’umanità di quelle ali in grado di far volare gli uomini liberi davvero come uccelli e superare il muro più difficile da abbattere: quello dei pregiudizi.

 

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