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Domenica, 14 Agosto 2022

Mostra fotografica di Ettore Comi alla “Galerie Manuela Gadient”

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Il prossimo 6 dicembre 2015 alle ore 17.00 presso la “GALERIE MANUELA GADIENT – Via San Bastiaun 17, CH 7525 ZUOZ si terrà il vernissage della mostra fotografica di Ettore Comi, scrittore, regista e fotografo di talento.

Artista eclettico, ha finora partecipato ad importanti mostre d’arte e festival cinematografici di forte rilevanza.

Ettore Comi è nato a Chiesa Valmalenco (Sondrio) ma sin da giovane ha iniziato a viaggiare molto; a Milano ha frequentato vari corsi d’arte drammatica presso il Centro Teatro Attivo, per poi iniziare la sua attività di attore teatrale e televisivo.

In seguito, si trasferisce a Roma, una città che lo affascina da subito e dove si stabilisce per diversi anni; qui si specializza in regia e fotografia e nel 1994 in qualità di autore-regista, realizza il cortometraggio “Il giorno di Mary”, pur continuando ad essere attore protagonista di famosi spot pubblicitari. Nel 1998 scrive il suo primo “racconto cinematografico”, che successivamente darà vita ad un romanzo. Tuttavia, in questo periodo egli si dedica sempre attivamente al cinema e alla fotografia.

La sua innata passione per la scrittura lo porta alla realizzazione, in co-sceneggiatura con Lucio Battistrada, della sceneggiatura del film “La coda della cometa”, frutto di una sua idea.

Nel 2003 con la Mostra Fotografica “I ritratti” tenutasi presso il “Ragno d’oro” di Milano ottiene un notevole successo e successivamente riprende con grande energia la sua attività di scrittore e sceneggiatore; nel 2010 pubblica il romanzo “Al di là della notte”.

Seguirà nel 2013 la pubblicazione di un romanzo noir ambientato in Engadina “Mistero al lago di Staz”, con il quale riscuote ampi consensi di pubblico e critica. La storia, assolutamente scorrevole e intrisa di sentimento ma anche di azione, trova ambientazione tra gli splendidi e fiabeschi scenari delle valli di St. Moritz.

Lo stile letterario di Ettore Comi, lineare e chiaro sia nei dialoghi, che nelle suggestive descrizioni di questi incantevoli paesaggi, offre al lettore immagini efficaci, in quanto dense di significato.

Gli stessi fotogrammi, sapientemente rappresentati nel romanzo, li ritroviamo nelle fotografie, riprese con un realismo che sfiora un sussurrato naif , che verranno proposte fra gli spazi espositivi di questa singolare e coinvolgente Mostra Fotografica, che sarà visitabile dal 6 all’8 dicembre 2015.

Lei ha vissuto per molti anni a Roma, una città alla quale è rimasto particolarmente legato. Durante la sua lunga permanenza nella Capitale ha realizzato numerosi cortometraggi, dimostrando sempre di essere un ottimo regista. Inoltre, nel suo percorso professionale, è stato fotografo, cineoperatore ed anche attore. Secondo il suo punto di vista, quali sono le similitudini fra un regista ed uno scrittore?

Il primo ascolta le emozioni con la cinepresa, il secondo con la penna e un foglio, cioè la propria scrittura, una specie di lente per osservare e dire ciò che si sente...

Conversando con lei, ho la sensazione che il suo perenne spaziare fra le diverse espressioni artistiche sia dettato da un’incontenibile esigenza di comunicare. Ritengo che un creativo puro, in genere, non incontri particolari difficoltà nell’esprimersi attraverso i vari linguaggi. E’ d’accordo?

Sicuramente, purché essi rientrino nelle disponibilità naturali della sfera creativa di chi le propone. Anche la musica è...oserei dire, è forse la massima espressione comunicativa ma se uno è stonato... accidenti, sarebbe solo una forzatura di cattivo gusto. Questo per dire che va bene spaziare tra diverse forme d'arte, a condizione che siano strumento naturale di chi le propone. Nel mio caso, la fotografia le ferma nel tempo, e il cinema e la scrittura le accompagnano.

Il suo esordio nella narrativa risale al 2010 con l’opera prima “Al di là della notte”(Kimerik Editore), risultata finalista al Concorso letterario “Insieme nel mondo”. Quanto è avvenuto e come è stato il suo impatto con l’universo letterario?

Molti anni prima, certamente, ricordo bene che, di rientro da un periodo di vita londinese, scrissi di getto un racconto, poi diventato romanzo e sceneggiatura. Parlo di trent'anni fa. In seguito a questo, ne sono nati tanti altri, che poi ho lasciato nel cassetto, per dedicarmi al cinema e alla fotografia. Quando ho ritenuto che il momento fosse maturo, mi sono catapultato sulle mie idee, ancora fresche di gioventù, e le ho rese vive. In primis, "Al di là della notte", figlio di un mediometraggio appartenente a una trilogia del destino, per vari motivi mai realizzato nel suo insieme, del quale solo un episodio è divenuto, appunto, romanzo.

Nel 2012 lei ha pubblicato il giallo “Mistero al lago di Staz” ( I libri di Emil – Gruppo Odoya) ambientato nell’alta Engadina e a St. Moritz durante il periodo invernale, le cui particolari tinte contribuiscono a rendere fiabeschi i paesaggi di questa splendida zona montuosa situata in Svizzera. Una storia pregna di suspance e colpi di scena, che offre al lettore immagini avvincenti e reali, come fosse lo spettatore di un film. Tenere sotto controllo i ritmi narrativi è un po’ come monitorare i tempi scenici?

Certamente. Il susseguirsi delle scene segue sempre un ritmo che, a parer mio, si sviluppa alla pari di un brano musicale. Lo stesso avviene con la descrizione delle scene attraverso le parole e i dialoghi. Non per niente, in certe situazioni di suspance o di particolare intensità, essi assumono dei ritmi quasi frenetici, che portano il lettore a leggere di getto le battute senza che esse lascino il tempo di riflettere; un po' come la classica scena che non dà respiro, oltremodo se supportata da un ritmo musicale altrettanto incisivo.

Il prossimo 6 dicembre 2015 in Engadina si terrà il vernissage della mostra fotografica, dove lei presenterà le sue fotografie realizzate fra queste incantevoli e magiche valli; immagini che ben si coniugano al suo libro “Mistero sul lago di Staz”. Vorrebbe parlarmi di questa interessante iniziativa?

Una bellissima idea nata dall'incontro tra me e la gallerista Manuela Gadient che, proprio in Engadina, a Zuoz per la precisione, cura la sua accogliente e severa galleria, che nel tempo ha ospitato artisti di tutto il mondo e di fama provata. Proprio dal nostro incontro è nata l'idea della mostra di fotografie che riguarda proprio i paesaggi dove “Mistero al lago di Staz” è ambientato e in particolare fotografie del tragitto che il treno del Bernina percorre nella sua fantastica cavalcata attraverso le Alpi e che tanto ha impressionato il protagonista del romanzo Luigi Delle Valli. Qui sta l’assonanza tra le immagini e le parole che descrivono, appunto, questa magnifica opera realizzata dall'uomo, che è la ferrovia retica.

Il filo conduttore di questo “noir” è una storia d’amore fra il protagonista, il criminologo Delle Valli e una misteriosa ragazza, che non riesce ad incontrare. Qualche cenno sulla trama?

Narra la vicenda di un giovane docente di criminologia, Luigi Delle Valli, che viene invitato da una sua studentessa a trascorrere un fine settimana in Engadina, in occasione di una manifestazione folcloristica. Dietro a tutto ciò si cela un piano diabolico e criminale che, solamente grazie alla caparbietà e all'arguzia del giovane docente, in questo supportato da una ragazza del posto di cui si innamorerà, verrà intuito e svelato nella sua forma più crudele, evitando così un premeditato omicidio ai danni di una facoltosa ragazza del luogo, definita l'ultima Regina dell'Engadina. A questo proposito, ci terrei a sottolineare una probabile nuova edizione del romanzo, da parte di un editore di prestigio, che prenderà proprio il titolo "L'ultima regina dell'Engadina - Mistero al lago di Staz”.

Nel suo ultimo romanzo “Vite immortali” (2015, Mursia Editore) propone ancora una storia d’amore, fra una ragazza araba di religione musulmana ed un giovane italiano, cattolico. Stavolta all’interno del thriller lei affronta anche una tematica molto attuale, legata all’intolleranza razziale, da parte di coloro i quali predicano la purezza della razza, sconfinando nel fanatismo religioso. Secondo lei, in definitiva, l’amore riesce sempre a vincere ogni sorta di avversità?

Certamente sì, e non proprio l'amore in senso figurato, ma l'amore verso ogni cosa nella sua più completa accezione. L'amore per la natura, per il prossimo, per una bestia e per se stessi; dunque tutto, purché sia una forma di amore puro.

In una società multietnica, come quella del terzo millennio, come è possibile sconfiggere le paure e le diffidenze legate alle differenze razziali?

Conoscendole, ignorandone le diversità, per uno o l'altro motivo, ma cercando dei punti di unione e comune visione della vita: tra queste anche e, soprattutto, il rispetto reciproco.

Vorrebbe illustrare ai nostri lettori il calendario delle prossime presentazioni del suo libro “Vite immortali”?

Ancora è in fase di definizione in quanto si sovrappongo eventi e tappe impreviste e che rendono il percorso del romanzo sempre più prestigioso.

L’amore, inteso nella sua universalità, è un sentimento immortale, che travalica i confini della caduca vita terrena?

Sicuramente e con esso la fede. Chiunque nella vita terrena ha donato e lasciato amore: esso sarà sempre vivo e sempre elevata la sua spiritualità.

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