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Venerdì, 27 Novembre 2020

“Oltre il confine dell’informale”: l’arte italiana negli anni Cinquanta

Lo straordinario sviluppo economico del dopoguerra italiano è stato anche frutto della crescita nazionale del mercato dell’arte e, in questo senso, un importante contributo al volume degli affari e alla promozione delle nuove tendenze artistiche nel nostro Paese è stato fornito dalle gallerie private.

Promossa dal sindaco e dal consigliere delegato alla Cultura del Comune di Acqui Terme (Alessandria), il prof. Carlo Sburlati, è stata inaugurata il 28 luglio scorso, presso il Palazzo Liceo Saracco del comune piemontese, la 41° edizione della Mostra Antologica "RUGGERI, SARONI, SOFFIANTINO, oltre il confine dell'informale", per rendere omaggio ai tre citati protagonisti dell’arte italiana, i torinesi Piero Ruggeri, Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino, affermatisi alla fine degli anni Cinquanta proprio grazie all’intervento delle quattro più importanti e storiche gallerie private del tempo. Si trattava de “La Loggia” di Bologna, “Il Milione” di Milano, “La Bussola” di Torino e, soprattutto, “L’Attico” di Roma che, a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, fra il 1958 ed il 1959 realizzarono nei propri spazi altrettante mostre con lo stesso titolo ripreso oggi dal Comune di Aqui Terme, “Ruggeri-Saroni-Soffiantino”.

La Galleria romana “L’Attico”, fondata nel novembre 1957 nella centrale Piazza di Spagna da Bruno Sargentini, allora quarantasettenne, tenne come una delle prime esposizioni collettive proprio quella dedicata ai tre artisti torinesi, organizzata con notevole afflusso di visitatori dal 21 marzo al 3 aprile del 1959 ed un catalogo che riportava articolati commenti del critico Nello Ponente.

Le iniziative delle quattro gallerie contribuirono a qulla tendenza che, negli anni 1950, vide la reazione dell’emozione sulla costruzione, della tensione sulla schematizzazione con un linguaggio nuovo, impulsivo che metteva al centro l’espressività del singolo individuo nei confronti del gruppo o delle regole, in una esaltazione non tanto dell’ “informe” quanto del “non formale”. Si trattava, quindi, di reagire anche contro quel collettivismo accettato da buona parte degli artisti occidentali benché, nei Paesi d’Oltre cortina, avesse divorato ogni tipo di libertà personale e d’espressione. In tale collettivismo, come ha scritto un importante pensatore anti-comunista dell’epoca, il brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908–1995), «i diversi "io" o le persone singole, con il loro pensiero, la loro volontà e i loro modi di essere, caratteristici e contrastanti, si fondono e si dissolvono - secondo loro - nella personalità collettiva della tribù che genera un modo di pensare, un modo di volere e un modo di essere massivamente comuni» (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, edizioni Cristianità, Piacenza 1977, Cap. III, “La IV Rivoluzione nascente”). Fu la fine degli anni 1950, ad esempio, che vide l’acuirsi della crisi esistenziale e politica di un artista anch’esso oggi riscoperto come il romano Renzo Vespignani, sul quale è appunto in corso, nella storica Villa Torlonia di Roma, sino a metà novembre, una mostra di numerose sue opere pittoriche. Si trattò di una “crisi di crescita” umana ed intellettuale che lo portò a uscire nel 1958 dal PCI e, poco dopo, nel cessare l’esperienza della rivista d’arte marxista “Città Aperta”. In quegli anni Vespignani iniziò infatti a viaggiare frequentemente nei Paesi appartenenti all’Europa libera (soprattutto nella Germania occidentale) ritrovando alcuni legami con gli schemi pittorici dei suoi inizi espressionisti.

In questo humus storico culturale affondano appunto le radici i tre artisti torinesi che, come sottolinea Roberto Pasini nel suo volume “L’Informale. StatiUniti-Europa-Italia”, spiccano nel rinnovamento dell’arte italiana della seconda metà dello scorso secolo, Piero Ruggeri per “il suo informale scabro, accentuatamente espressionista (l’esempio di Spazzapan docet), Sergio Saroni, che ha in de Kooning il principale punto di riferimento, e Giacomo Soffiantino, dal segno dinamico e incisivo”.

Anche recentemente sono state dedicate rassegne ai tre artisti: una, ad esempio, dalla storica Galleria del Ponte a Torino, nel 1997, mentre l’anno seguente è la Città di Cherasco a dedicare loro una mostra incentrata sul periodo iniziale del loro percorso: “Ruggeri-Saroni-Soffiantino. Informali tra 1954 e 1963”.

Ben venga quindi che anche il tradizionale appuntamento estivo con l’arte che ormai si ripete da quarantuno anni ad Acqui Terme, dopo la celebrazione di importantissimi Grandi Maestri (da Sutherland a Morandi, da Licini a Carrà, da Guttuso a Guidi, da Morlotti a Soffici) quest’anno renda omaggio a tre importanti protagonisti dell’arte “non conformista”, non solo nazionale.

L’esposizione, che contiene circa sessanta opere di Ruggeri, Saroni e Soffiantino rimarrà aperta presso il Palazzo Liceo Saracco (Corso Bagni 1 - Acqui Terme) fino al 28 agosto 2012, tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 19,30 (www.comuneacqui.com). Il catalogo è disponibile su gentile richiesta ai seguenti recapiti: Ufficio Cultura - Comune di Acqui Terme Tel: 0144/770272 -Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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