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Lunedì, 25 Marzo 2019

E’ la mostra con cui Scicli ha salutato il 2016 aprendosi alle future prospettive che il nuovo anno porterà e che per la città stessa segnano una svolta. “Ilde. Dal bianco”, la monografica di Ilde Barone, continua a sorprendere i visitatori della galleria Quam dove è allestita la mostra della giovane artista siciliana sempre più apprezzata. La mostra, inaugurata lo scorso 17 dicembre, con presentazione critica in catalogo di Vittorio Sgarbi, ha già riscosso grandi apprezzamenti di pubblico e critica come testimonia il “quasi tutto venduto” riscontrato nelle prime giornate.

Ilde Barone ha tra l’altro firmato in questi giorni una nuova tiratura di grafica, dal titolo “Dal bianco”, edita da Tecnica Mista e realizzata proprio in occasione della mostra. Venti di queste copie sono state pastellate a mano dall’artista, destinate dunque ai fortunati che le acquisteranno durante il periodo della mostra.

Alle Quam è un percorso di cinquanta opere, realizzate negli ultimi due anni, ad accompagnare i visitatori in quattro diverse fasi: quella dei soggetti femminili illuminati da una luce intensa intitolata appunto “Dal bianco”, quella dei nudi, due dei quali sono tele di quasi due metri di altezza, quella in cui la pittura bianca colpisce i frammenti di figura ed infine quella dedicata agli studi su carta dell’artista che precedono la realizzazione vera e propria delle opere e che permettono al pubblico di addentrarsi ancora con più incisività nel lavoro, e se possibile anche nella fantasia, dell’artista. La materia, la figura umana e il colore diventano oggetto di una ricerca pittorica precisa e attenta che ha caratterizzato l’intera carriera artistica di Ilde Barone, a cui si aggiunge una particolare analisi per la luce, che ne emerge quasi intrappolata in cristalli brillanti, vibranti di vita propria. Un lavoro intenso, che parte da un’intima immersione, come scrive Vittorio Sgarbi nella presentazione critica e come emerge dai testi di Antonio Sarnari, Andrea Guastella, Paolo Nifosì, contenuti nel catalogo disponibile in galleria.

La mostra “Ilde. Dal bianco” alle Quam di Scicli sarà visitabile, ad ingresso gratuito, fino al 29 gennaio. Orari da martedì a sabato 10.00-13.00 / 16.00-20.00, domenica e festivi 17.00-20.00.

Martedì 20 dicembre 2016 a­lle ore 18 presso la splendida ­Sala Santa Rita­ in via Montanara, 8  (Piazza Campitelli) - Roma avrà luogo l'inaugurazione dell'evento d'Arte contemporanea  ­"JESUS 3.0. La rappres­entazione del Cristo ­Contemporaneo 2015 an­ni dopo".
Una mostra collettiva, tra ­pittura, fotografia, poesia,  ­scultura e video/art ­performance, sulla figura del Cristo, uno fra i maggiori e più rappresentati  protagonisti­ della storia, vista in chiave laica e contemporanea.
"JESUS 3.0­" è il tema dell’edizi­one 2016 dell’osserva­torio sull'Arte conte­mporanea nazionale e ­internazionale "Adrenalina Art Projec­t".  In mostra una selez­ione delle opere che ­hanno partecipato al ­Premio Adrenalina di ­quest’anno.
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Inoltre,  saranno eccez­ionalmente presentate­ anche due grafiche inedite ­del 1937, raffiguranti­ immagini sacre del m­aestro futurista dell­’aeropittura Tullio C­rali, autore, tra l’altro­, dell’opera in coper­tina della mostra “Th­e Italian Futurism 19­09-1944″, svolta al "Gu­ggenheim Museum" di Ne­w York.
Ferdy Colloca, curatore della mostra, ha dichiarato:  "le opere di Crali ra­ccontano come il Futu­rismo, la cui religio­ne era stata per anni­ quella del progresso­ e della macchina, si­ accorse di essersi s­pinto al di là dei co­nfini del tempo e del­la materia, là dove s­olo lo spirito può al­eggiare in chiaro, ed­ ecco un racconto sim­biotico con le opere ­contemporanee di JESUS 3.0­…e se anche l’arte co­ntemporanea oggi sia ­alla ricerca del “ROB­OANTE” senza accorger­si di essere andata O­LTRE? Questo uno dei ­tanti quesiti che ci ­regala la mostra".
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Il 23 Dicembre alle o­re 19, come evento collate­rale, all’interno del­la stessa location, si esibirà il coro po­lifonico Santa Monica­, diretto dal M° Marce­llo Cangialosi, con un repertorio cos­tituito da pezzi di m­usica sacra e brani n­atalizi.
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Organizzata dall’asso­ciazione culturale "Adrenalina­" e promossa da ­Roma Capitale, Assess­orato alla Crescita c­ulturale, in collaborazione c­on Zètema Progetto Cultu­ra, la mostra collettiv­a vedrà la partecipaz­ione di artisti nazio­nali e internazionali­, da quest’anno inser­iti nell’Agenda Cultu­ra edizione 2017, tra­ cui Marjan Fahimi, T­ommaso Pensa, Kristin­a Milakovic, Antonio ­Ciarallo, Sara Lovari­, Micaela Barbarossa,­ Angelo Cortese, Maur­izio Gabbana, Hum-Art­ Hermine+ Michael Sar­delic, Evita Andujar,­ Matteo Tomaselli, Ca­rmen Carriero, Antoni­o Delluzio, Luciano F­rancinetti, Gala Čaki­ per le arti pittoric­he e fotografiche-Gia­nni Colangelo Mad, Ma­rco Cavalieri, Salvat­ore Cammilleri  ­per la scultura- Anna­rita Borrelli, Daniel­a Cecchini, Gabriele ­Marconi e Marco Dalis­simo per la poesia,  ­prosa ed arti letterarie - Milica Raicev­ic, Nicola Fornoni, G­iovanna Lacedra e Edu­ardo Herrera per la v­ideo/art performance.­
La Giuria è composta dall'a­rtista e curatore del progetto­ Ferdy Colloca, da Carla Cace, Giov­anna Mulas, Barbara P­icci, Federico Bonesi­, Joan Ribas, Alessan­dro Bedetti, Roberto ­Libera e Melina Caval­laro.
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Il ­Premio "ADRENALINA" Art­ Project è un concorso bienna­le rivolto a tutti (c­on edizioni speciali)­ e  finalizzato alla pro­mozione degli artisti­ e dell’arte contempo­ranea in tutte le sue­ forme e alla valoriz­zazione del legame tr­a arte, società, soli­darietà, turismo ed i­mpresa.
Il Premio si ­articola in 4 aree cr­eative e 3 categorie ­per ogni area. Questa­ edizione viene considerata straordinaria, vista la concomitanza con il Giubileo della Misericordia, che ha caratteriz­zato la città di Roma­.
Inaugurazione­ 20 dicembre dalle or­e 18 alle ore 22
Aperture­:­
dal 21 al 23 dicembre­ dalle ore 11 alle or­e 20
Il 24 dicembre dalle ­ore 9 alle ore 12.30
il 25 e il 26 dicembr­e dalle ore 16 alle o­re 21
il 27 dicembre ­ ­dalle ore 11 alle ore­ 20

Una importante novità si aggiunge alla serie dei “Capolavori da scoprire” che la Centrale Montemartini ha presentato all’inizio dell’estate: la Sala del Treno di Pio IX arriva ad arricchire l’esposizione museale con l’apertura al pubblico a partire dal 4 novembre 2016. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Complessi lavori di ristrutturazione hanno reso possibile l’adeguamento della Sala Caldaie n. 2 della Centrale Montemartini quale sede espositiva permanente delle carrozze del treno papale, già conservate nel Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa Pio IX dal 1846 al 1878, intuì il ruolo fondamentale che avrebbe avuto la rete ferroviaria per lo sviluppo della nazione e già all’inizio del suo pontificato diede inizio alla costruzione di alcune linee ferrate, che collegarono Roma con i principali centri dello Stato Pontificio. L’inaugurazione della prima linea, la Roma – Frascati (linea Pio - Latina), avvenne il 7 luglio 1856: il percorso di 19 km era coperto in poco più di mezz'ora. Seguirono nel 1859 la linea Roma - Civitavecchia (Pio-Centrale), lunga 73 km e nel 1862 la linea Roma - Velletri - Ceprano.

I tre vagoni che compongono il treno papale furono commissionati dalle Società “Pio Centrale” e “Pio Latina” ad aziende francesi per farne dono al Pontefice. Il viaggio inaugurale fu compiuto da Pio IX il 3 luglio 1859: dalla stazione di Porta Maggiore, allora capolinea delle linee ferroviarie pontificie, il treno raggiunse la stazione di Cecchina (Albano).

Dopo il 1870, le tre carrozze furono ospitate a lungo in una rimessa della stazione di Roma Termini, dove furono depredate di alcuni ornamenti. Nel 1911, ricomparvero in veste di cimelio storico nella mostra che celebrava il cinquantenario del Regno d'Italia a Castel Sant'Angelo, dove rimasero in deposito fino al loro trasferimento, nel 1930, nella prima sede del Museo di Roma in via dei Cerchi. Il 2 agosto 1951 i vagoni furono trasportati a Palazzo Braschi, attraversando in modo spettacolare le vie della città su un carrello ferroviario a otto ruote, lungo dieci metri. Giunti a destinazione, per consentire  il loro ingresso nel palazzo, si rese necessario praticare un’apertura  sulla facciata prospiciente piazza Navona.

La compagnia “Pio-Centrale” fece dono a Pio IX di due vagoni, a due assi, progettati in modo da viaggiare sempre accoppiati, costruiti a Parigi nel 1858 dalla Ditta Delettrez.

Il primo vagone, la cosiddetta  balconata, serviva come loggia per le benedizioni papali. Esternamente è un vagone terrazzato balaustrato da entrambi i lati con colonnine tortili dorate; nella parte superiore è decorato da un fregio e da una cornice di foglie di quercia e di alloro, sormontata da girali di fiori, realizzati in rame cesellato, con al centro le armi pontificie. L'interno è arricchito con dorature e velluti e la volta è decorata da un finto velario dipinto, cosparso di stelle.

La seconda vettura, collegata alla prima da una piccola piattaforma di raccordo con ringhiere e cancelletti in ferro battuto, è costituita da una Sala del trono con piccolo appartamento annesso, ad uso privato del Pontefice, rivestito di stoffe purpuree. Dalla balconata si accede alla Sala del trono tramite una porta a due battenti ornata da cristalli a tortiglioni. L'interno è dominato dalle tonalità papali del bianco e del giallo dorato: le pareti e le stoffe delle tappezzerie dei grandi canapè, del trono e delle tende hanno filamenti d'oro e d'argento e rendono l'ambiente molto prezioso. Il trono è sormontato dalle armi del Papa, mentre le cornici dorate dei canapè recano le insegne pontificie.

La terza vettura, la Cappella, è ancora più sontuosa. Offerta dalla società francese che gestiva la linea “Pio – Latina”, per i viaggi sulla linea Roma-Frascati, costituisce uno dei primi esempi di vettura poggiata su due carrelli snodati a perno, a quattro ruote ciascuno. È una cappella consacrata nella quale il papa tenne messa durante uno dei suoi viaggi. Fu costruita a Parigi su progetto di Emile Trelat, professore dell'Imperiale Conservatorio parigino di arti e mestieri, e realizzata ad opera della Compagnie Gènèrale de Matèrièls del Chemis de Fer di Parigi nello stabilimento di Clichy.

Il costo complessivo, compreso il trasporto, fu piuttosto elevato per l'epoca (circa 140.000 franchi). Il trasporto avvenne per via d'acqua dal Quai d'Orsay a Ripa Grande, seguendo i canali, la Saona, il Rodano fino a Marsiglia; da lì per mare raggiunse Civitavecchia e infine per via fluviale Ripa Grande. La decorazione esterna è costituita da un rivestimento di rame argentato e dorato, realizzato da Christofle,  e da rilievi e sculture, eseguiti da Godin, con tre angeli per parte con le caratteristiche che contraddistinguono le Virtù Teologali - Fede, Speranza e Carità - e quattro grifoni agli angoli. L'interno, con la volta riccamente adornata di fregi e pitture, fu decorato da artisti, come i pittori Gerôme e Cambon, e artigiani di fama. Gerôme dipinse su tela le scene che vennero applicate sulle vele della volta della Cappella, i quattro piccoli tondi raffiguranti gli evangelisti (di cui ne rimane solo uno), i due tondi raffiguranti la Vergine con Bambino e il Buon Pastore (ora esposti nella sala)  e, infine, i medaglioni con i dodici apostoli, oggi perduti. Nelle vele sono raffigurate le benedizioni impartite da Pio IX a una ferrovia e a un porto, moderni mezzi di trasporto, e una sacra allegoria che rappresenta la religione in trono fra San Pietro e San Paolo e Dio Padre sostenuto da nuvole, panneggi e da due putti.

Nella nuova sala sono state allestite anche altre opere. Si tratta di una piastra a rilievo con lo stemma di Pio IX (1856 circa) in rame su supporto ligneo, in cui lo stemma papale è sorretto da angeli con le chiavi pontificie, opera che venne utilizzata come decorazione frontale anche della locomotiva di questo treno. Inoltre, sono esposti i due  preziosi tondi, opere di Jean Léon Gérôme (1856-1858), raffiguranti La Vergine con il Bambino e Il Buon Pastore, i quali decoravano l’ambiente principale della carrozza detta “Cappella”, destinati quindi alla devozione privata del pontefice durante gli spostamenti con il treno papale. Infine, una teca conserva un modellino di treno a vapore, realizzato in legno e metallo nel secondo quarto del XIX secolo, dono di una compagnia ferroviaria britannica a papa Gregorio XVI (1831-1846), per illustrare il funzionamento del nuovo mezzo di trasporto e incentivare la costruzione delle strade ferrate nello Stato Pontificio.

L’ambiente oggi dedicato all’esposizione dei vagoni del treno del Papa Pio IX era in origine un settore della Sala Caldaie n. 2, la cui progettazione si rese necessaria nel 1921 per dotare la Centrale Montemartini di un nuovo turboalternatore e della relativa batteria di caldaie. I lavori di costruzione furono completati nel 1924. Nel 1954, in concomitanza con la fase di generale declino dell’impianto produttivo, tutti i macchinari della Sala furono dismessi e venduti, mentre l’ambiente, parzialmente modificato e diviso in due settori attraverso grandi saracinesche metalliche, venne riutilizzato per altri scopi dall’Acea. Oltre al carroponte, l’unico elemento industriale sopravvissuto allo smantellamento dei macchinari della Sala è un serbatoio di stoccaggio della nafta per l’alimentazione delle caldaie, che si trovava in origine collocato sulle capriate del corridoio centrale e che oggi è stato ricollocato in una piccola stanza attigua, visibile attraverso una vetrata.

La sala espositiva è dotata di tre postazioni multimediali e di un video che illustrano con documenti e foto d’epoca la storia del treno e forniscono una dettagliata descrizione degli interni. 

Un meticoloso lavoro di restauro durato circa un anno ha interessato l’Album Horne che conserva 48 disegni di Giambattista Tiepolo (Venezia 1696-Madrid 1770), grazie a due fondazioni americane molto attive in Italia Friends of Florence e Save Venice. Una selezione di 26 fogli sarà esposta al pubblico dal prossimo 8 novembre 2016 e fino al 19 febbraio 2017 in una mostra allestita presso il Museo Horne e realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

 

L’intervento di restauro è stato dunque reso possibile da una partnership tutta americana: la fondazione Friends of Florence e Save Venice, in occasione del 50° anniversario dell’alluvione del 1966 hanno sostenuto il progetto per porre l’attenzione sull’importanza di salvaguardare il patrimonio dalle calamità naturali che sempre più si abbattono in Italia.

 

La collaborazione che ha un alto valore simbolico proprio nell’anno in cui si celebra il ricordo della catastrofe che duramente colpì cinquant’anni fa non soltanto Firenze, ma anche Venezia, testimonia la necessità di lavorare alacremente per la tutela della cultura e dell’arte italiana.

 

Con l’alluvione del 1966 fa il mondo rispose alla catastrofe con una solidarietà sconfinata: tantissime persone, fra le quali anche tanti americani e molte organizzazioni si mobilitarono per salvare i numerosi tesori coperti dal fango. Oggi Friends of Florence e Save Venice sono insieme a sostegno della cultura italiana con un progetto che abbraccia entrambe le città: accanto al restauro dell’album composto da 48 disegni di Giambattista Tiepolo al Museo Horne, Friends of Florence e Save Venice hanno collaborato insieme anche al recupero di uno dei più importanti dipinti del primo Trecento, “La Vergine in trono con Bambino e angeli” eseguito dal Maestro di Badia a Isola (attivo fra il 1290 e il 1320), contemporaneo di Duccio da Buoninsegna, conservato nella Galleria di Palazzo Cini, presentato nel mese di settembre a Venezia.

 

La partnership fra Save Venice e Friends of Florence, è nata per celebrare il 50° anniversario del disastro naturale che stimolò una consapevolezza internazionale sul tema della conservazione del patrimonio culturale italiano. Le alluvioni di novembre 1966 nel nord e nel centro Italia, segnarono un punto di svolta nel riconoscimento internazionale dell’importanza di preservare l’arte e l’architettura dal rischio di estinzione. Nei decenni successivi, Save Venice e Friends of Florence, hanno avuto un impatto significativo sulla tutela dell’arte e della cultura in Italia, aprendo la strada a nuovi metodi di conservazione e sviluppando importanti modelli di filantropia privata. Così dopo cinquant’anni il gesto delle due fondazioni americane molto attive in Italia vuole essere prima di tutto un gesto di cura per l’Italia e per il suo patrimonio. 

 

“La nostra collaborazione è un gesto di rispetto verso l’Italia e verso il suo patrimonio così importante. Siamo stati felici di aver potuto collaborare al restauro dei disegni di Giambattista Tiepolo conservati al Museo Horne: ringraziamo per questo la Direttrice Dott.ssa Elisabetta Nardinocchi e i restauratori Yoshiko Kondo, Maurizio Michelozzi e Chiara Rigacci per il lavoro svolto. – sottolineano insieme Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence e Richard Almeida Presidente di Save Venice. - Il progetto è stata un’occasione per non dimenticare, per restare ancora vigili in un mondo sempre più precario per le opere d’arte: desideriamo che nostra collaborazione non sia soltanto utile a salvare un’opera d’arte ma sia importante anche per lanciare un messaggio di unità e rispetto. Questi capolavori non rappresentano solo la nostra anima e la nostra identità, ma costituiscono la base della cultura occidentale e come tali devono essere custoditi e conservati per sempre”.

 

Sono in tutto 48 i disegni realizzati da Giambattista Tiepolo fra il 1740 e il 1760 che Herbert P. Horne (Londra 1864-Firenze 1916) acquistò presso Parson and Sons a Londra nel 1903 per 21 sterline e che ancora oggi sono conservati presso il Museo Horne di Firenze. Molto probabilmente l’album fa parte di un gruppo di nove volumi raccolti dal collezionista inglese Edward Cheney nella metà del XIX secolo, venduti all’asta presso Sotheby’s nel 1885. Due dei nove album sono oggi conservati al Victoria and Albert Museum di Londra e uno alla Pierpont Morgan Library di New York. Insieme all’album del Museo Horne, formano una delle più importanti testimonianze dell’arte grafica di Tiepolo. L’intervento di restauro che è stato preceduto da una campagna fotografica e diagnostica, ha la finalità di ripristinare nuovamente l’Album Horne riportandolo alle condizioni in cui si trovava nel momento in cui fu acquistato dal collezionista inglese, assicurandone così la valorizzazione e, soprattutto, la sua conservazione nel tempo.

 

A cura di Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati, la mostra è stata realizzata con il contributo della Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che da anni sostiene le iniziative culturali del Museo Horne. Una selezione di 26 disegni di Giambattista Tiepolo dall’Album Horne, sarà visibile al pubblico presso il Museo dall’8 novembre 2016 al 19 febbraio 2017.

 

 

La mostra nasce dall’opportunità scaturita nella prima delle due fasi di restauro previste: lo smontaggio del volume e il pieno recupero delle pagine di supporto e dei singoli disegni, che presentavano rilevanti deformazioni superficiali. Proprio questo intervento di recupero ha infatti offerto la possibilità di esporre alcune opere in una mostra a essi dedicata.

 

“Sono disegni – scrive Antonio Paolucci, Presidente della Fondazione Horne – fatti di niente, penna acqua tinta e il bianco del foglio che sembra intiepidirci come carne viva a contatto con immagini veloci subitanee che sembrano sfiilare davanti ai nostri occhi come nuvole contro il sole.”

 

Al termine le opere saranno ricomposte nell’album: quarantasette disegni saranno infatti ricollocati sulle pagine interne, eccetto l’Apoteosi di Ercole che sarà montato in passepartout per motivi conservativi, dato che storicamente si trovava piegato nel volume.

 

“Ancora una volta la Fondazione Horne è impegnata nella conservazione del suo straordinario patrimonio artistico e dedicata alla sua valorizzazione e fruizione. L’iniziativa si colloca – ricorda la Direttrice Elisabetta Nardinocchi – nell’ambito delle celebrazioni per il primo Centenario della Fondazione Horne e nasce dalla sinergia tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e due importanti istituzioni americane che operano da tempo con sensibilità nel nostro paese, Friends of Florence e Save Venice” .

 

La mostra si inserisce nel programma di celebrazioni per il primo Centenario della Fondazione Horne che inizieranno proprio da questo evento: ‘’Siamo particolarmente lieti – dichiara Umberto Tombari, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze - di trovarci assieme a due partner d’eccezione per una mostra che apre le iniziative per ricordare i 100 anni dalla nascita della Fondazione Horne (1917). La nostra Istituzione è sempre molto vicina a questo piccolo ‘grande’ museo, un grande segno di amore di Herbert Horne per una città che è ancora ‘patrimonio dell’Umanità’’.

 

La mostra di disegni di Giambattista Tiepolo nasce dall’opportunità offerta dalla prima delle due fasi di restauro previste, ossia lo smontaggio del volume e il pieno recupero delle pagine di supporto e dei singoli disegni, che presentavano rilevanti deformazioni superficiali. A conclusione dell’esposizione, le operazioni si concentreranno sul riassemblaggio dell’Album con il reinserimento dei fogli: quarantasette disegni saranno ricollocati sulle pagine interne, eccetto l’Apoteosi di Ercole che sarà montato in passepartout per motivi conservativi, dato che storicamente si trovava piegato nel volume. I fogli, i frammenti e le pagine tagliate verranno ricomposti come erano in origine e i fascicoli saranno cuciti su nuovi supporti. Infine il corpo del libro verrà riunito alla coperta originale, in pelle di vitello marrone maculato, e restaurata la custodia ottocentesca in cui l’Album è giunto a noi. Ogni scelta è stata compiuta tenendo conto dei risultati emersi da accurate indagini preliminari circa le condizioni del volume e dei disegni, e in base ad una specifica campagna diagnostico-fotografica. L’intervento riporterà l’Album Horne ad assumere nuovamente lo stato nel quale era stato acquistato dal nostro raffi nato collezionista inglese, assicurandone così la valorizzazione e, soprattutto, la sua conservazione nel tempo.

 

 

Pittore tra i più noti e affermati del Settecento, Giambattista Tiepolo (Venezia 1696-Madrid 1770),si distinse particolarmente per i suoi monumentali e scenografi ci cicli decorativi in palazzi e ville nobiliari, tra Udine, Venezia, Vicenza, Milano, Würzburg e Madrid. Il corpus grafi co, che ne documenta l’incessante attività artistica, trova nell’Album Horne una straordinaria testimonianza all’interno del panorama collezionistico italiano. Il suo restauro, oltre ad assicurarne la conservazione nel tempo, offre l’eccezionale occasione di mostrare una selezione di ventisei disegni provvisoriamente smontati dal loro supporto storico.

 

 

Herbert P. Horne (Londra 1864-Firenze 1916) acquistò l'Album presso l’antiquario londinese Parsons & Sons nel 1903 per la somma di 21 sterline. Il volume raccoglie in tutto quarantotto disegni, alcuni dei quali su carta filigranata, variamente databili ma per lo più riconducibili al quarto-quinto decennio del Settecento. Si tratta di figurazioni allegoriche e mitologiche, scene ispirate alla storia antica, e scherzi di fantasia, quasi tutte opere a inchiostro steso dall’artista su tracce a matita nera con pennellate fluide e di diversa concentrazione, così da ottenere mirabili effetti chiaroscurali. Nei disegni dell’Album Horne si coglie l’instancabile ricerca di invenzioni grafiche in un proliferare di temi e soluzioni compositive, frutto del genio creativo del maestro, a documentare sia la sua straordinaria abilità, sia la sua necessità a ricorrere ad un vasto repertorio di pensieri e idee da cui attingere per poter rispondere prontamente a commissioni sempre più continue e incalzanti.

 

 

Dal 9 novembre 2016 al 19 febbraio 2017, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano si arricchisce di un prezioso gioiello proveniente dalla Galleria Borghese di Roma.

Il capolavoro del genio della pittura secentesca, proveniente dalla Galleria Borghese di Roma, sarà affiancato da una serie di disegni, conservati in Ambrosiana, che analizzano come l’iconografia di San Girolamo sia stata sviluppata da artisti quali Albrecht Dürer, Giulio Romano, Giuseppe Nuvolone, Guercino e altri.

 

Si tratta del San Girolamo scrivente, capolavoro dipinto da Caravaggio agli inizi del Seicento, che per tre mesi sostituirà, nel percorso museale dell’Ambrosiana, la Canestra di frutta del maestro secentesco lombardo che sarà esposta nella rassegna sul Caravaggio, in programma proprio alla Galleria Borghese nel prossimo inverno.

 

L’iniziativa si completa con otto disegni, conservati in Ambrosiana che analizzano l’evoluzione dell’iconografia di San Girolamo, così com’è stata illustrata da Albrecht Dürer (San Girolamo nello studio), Giulio Romano (San Girolamo traduce la Bibbia), Guercino (San Girolamo nel deserto), Giuseppe Nuvolone (San Girolamo), Donato Creti (San Girolamo nel deserto), Giacomo Zoboli(L’ultima comunione di San Girolamo), Isidoro Bianchi (San Gregorio e San Gerolamo), Giovannidell’Opera (San Girolamo tormentato).

 

Il San Girolamo scrivente (olio tela, cm 112x157) è citato per la prima volta dallo storico Giacomo Manilli che lo registrava nel 1650 nella ‘Stanza del Moro’ di Villa Borghese. Il dipinto presenta il santo nell’aspetto del penitente mentre, assorto nella lettura, allunga il braccio per intingere la penna nel calamaio. L’immobilità del santo si estende nell’ambiente (un interno appena accennato con una scrivania ingombra di volumi) costruito per piani paralleli assecondati dalle tracce di quella luce che rivela gli oggetti.

 

La modernità della stesura pittorica e la maturità compositiva inducono a datare la tela, tra la fine del 1605 e i primi mesi del 1606, ovvero ai momenti estremi della fase romana del Caravaggio, in continuità con la Cena in Emmaus di Brera e la Morte della Vergine del Louvre.

  

Com’ebbe modo di sottolineare Claudia Tempesta, “Il San Girolamo scrivente è una delle opere più sconcertanti del maestro, dove l’apparente rigore geometrico della composizione è contraddetto dal luminismo pluricentrico che svolge un nuovissimo compito sia dal punto di vista della composizione figurativa che di commento morale.

 

L’opera è un dialogo della luce e dell’ombra: la luce chiara colpisce le pagine aperte su cui è posato il teschio: solo in presenza della morte si comprende e s’illumina il libro della vita”.

Accompagna la mostra un catalogo Nomos Edizioni.

A corollario dell’iniziativa, saranno organizzati degli appuntamenti che approfondiranno le tematiche proposte dalla mostra, secondo vari tagli che vanno dalla storia dell’arte alla teologia.

 

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