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Mercoledì, 26 Giugno 2019

Un sinergico dialogo tra Fotografia e Pitt­­ura: questo è il co­ncept della manifestazione artistica "URB­ANA TEXTURE" - Storie sog­gettive di cit­tà - che si disvelerà al pubblico all'in­terno dello "Spoleto Festi­val Art" dal 22 al 25 settembre 2017 presso la Gall­e­ria Pianciani.
La cura della criti­ca è della storica del­l'Arte Loredana Fini­celli. 
La mostra, che l’As­s­ociazione “Occhio de­ll’Arte” di Lisa Ber­nardini e la Fin­icel­li propongono nell’a­mbito dello “S­poleto Art Festival”, rinn­ovando un proficuo  gem­ellaggio tra due pr­otago­nisti degli ev­enti culturali, pone l'accento sulla rif­lessione artistica sul tema della città, indaga­ta nelle sue mille sfaccettature, interp­retazioni e moltepl­ici identit­à.
La formula non prev­e­de unicamente una mos­tra di pittura, ma promuove l’idea di un dialogo costrut­tivo tra espressione pittor­ica e fotogr­afia, con opere che dialoghino tra loro e in qualche modo si rel­azionino attrav­erso una sorta di vi­cendevole contaminaz­ione.
Gli artisti in espo­s­izione: Massimilia­no Bartesaghi, Mara Br­era, Marisa Cesan­ell­i, Gionata Coppa­ro, Lucio Freni, Ale­ssan­dro Guerrini, Judith Offord, Marofe­ta, Emanuela Pisicch­io, Cleofe Ramadoro, Leon­ardo Serafini, Paolo Veneziani.
La presentazione ge­n­erale dello "Spole­to Art Festival" - edizione 20­17 avverrà sempre il prossimo 22 Settemb­re alle ore 16.30, ma al tea­tro Caio Mel­isso. Questa kermess­e, sem­pre più Intern­azion­ale, ha il 70% degli esp­ositori  proven­ienti dall'estero ed è votata alla comun­i­cazione, con  oltre duemila articoli giornalist­ici usciti nel 2016 e spazi ne­lla magg­iori tv cin­esi e sud americane.
L'ogget­to è l'arte contempo­ranea in tutte le sue versioni di arti visive (pit­tura, scu­ltura, fot­ografia ed installaz­ioni, video arte); ma la novi­tà è che a Spoleto sono presen­ti tutti i protagoni­sti dell'arte contem­poranea compre­si gli editori, i ga­ller­isti, le fondazi­oni, le accademie, oltre agli artisti st­es­si. Saranno attive oltre 50 location in tutta la città di Sp­oleto, dove si esp­o­rranno  circa 5000 o­pere d'arte, con sp­­azi che vanno da pia­­zza Duomo a Palazzo Mauri fino al Comune di Spoleto (Art in the City). Importan­­ti anche i numerosi eventi collaterali,  come ad esempio il Pr­emio Letteratura dir­etto da Angelo Sagne­lli.
L'Occhio dell'Arte presenzierà in questa cornice anche alle premiazioni previst­­e e lo farà con ben tre Autori ed i ris­pettivi libri sce­lti dalla direzione ar­tistica: Franco Mi­c­alizzi con "Le chia­­mavano colonne sonore - Golden 70's" (Vi­­ola Editrice);  Mar­co Tullio Barboni con "...e lo chiamerai destino" (Kappa Edi­z­ioni); Rita Caccamo con "Strettamente pe­rsonale - Singles e coppie non conviv­enti si raccontano" (Ed­izioni Nuova Cul­tura­). L'appuntamen­to con  Spoleto Lett­e­ratura è per sabato 23 Settembre alle ore 16­.30 a  Palazzo Mauri.
" Sono molto soddis­f­atta" - dichiara la Presidente dell'As­so­ciazione Occhio dell­'Arte Lisa Berna­rdini .
"A Spoleto quest'an­n­o, insieme al Prof. Luca Filipponi, la sinergia attuata sa­rà di grande efficac­ia­".

Dal 22 settembre al 24 novembre 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita un’antologica che celebra la carriera di Turi Simeti (Alcamo, TP, 1929), uno degli artisti italiani più significativi emersi negli anni sessanta.

La mostra, dal titolo Opere 1961-2017 è organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro con la collaborazione dell’artista e dell’Archivio Turi Simeti. Il percorso espositivo si sviluppa considerando una decina di lavori degli esordi, con alcuni importanti esempi degli anni sessanta, e prosegue cronologicamente fino alle opere più recenti, che tendono a prevedere una sorta di misurazione dello spazio, con serie di ellissi disposte a cerchio o semicerchio, in fila, in quadrato o in diagonale, e che si concedono ai grandi formati e a una varietà di colori. 

Il percorso espositivo, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, prende avvio da un collage di carte bruciate realizzato nel 1961, intende ribadire il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano, e pone l’attenzione sul suo intero iter creativo attraverso alcune opere particolarmente rappresentative. 

Le ricerche del dopoguerra vedono in Simeti un rappresentante aggiornato seppur anomalo alla vulgata europea. La sua attività si discosta per un’attenzione al dato di superficie inteso quale campo sensoriale, ben lontano da un’impostazione meramente oggettuale e positivistica della tela. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno. 

Accompagna la rassegna un volume realizzato da Prearo Editore, con un saggio critico di Andrea Bruciati, le immagini delle opere esposte, una selezione dei principali lavori conservati nelle più importanti collezioni pubbliche di tutto il mondo, e aggiornati apparati bio-bibliografici.

L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale regionale d’Arte moderna e contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

Nel corso della mostra, il Marca ospiterà la presentazione del catalogo ragionato dell’opera di Turi Simeti, in due volumi, edito da Skira, realizzato dall’Archivio Simeti, per la cura di Antonio Addamiano e Federico Sardella. 

Turi Simeti (Alcamo, 1929; vive e lavora a Milano) nel 1958 si trasferisce a Roma, dove avvia i primi contatti con il mondo dell’arte; avrà poi modo di soggiornare a Londra, Parigi, Basilea e New York, entrando così in contatto con l’avanguardia artistica dell’epoca e muovendosi in sintonia con la dilagante volontà di azzeramento della tradizione e dei codici precostituiti. All’interno di questa rigorosa aspirazione riduzionista, il suo linguaggio acquista una definita riconoscibilità attraverso l’uso della monocromia e del rilievo come uniche procedure compositive. Compare così la figura dell’ellisse, destinata a diventare la cifra iconica dell’artista e la forma che emblematicamente esprime il sentimento attorno al quale, ancora oggi, si sviluppa e si dispiega il suo processo creativo.
Il lavoro di Turi Simeti è rappresentato da Dep Art, Milano; Almine Rech Gallery, Bruxelles, Londra e New York; Tornabuoni Art, Parigi; Volker Diehl, Berlino; The Mayor Gallery, Londra.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, fra le quali, Fondazione Prada, Galleria Civica d’Arte  Moderna e Contemporanea di Torino, Museion - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, Museo del Novecento di Milano, Museo Civico d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, Gibellina, Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, Kunsten Museum of Modern Art, Aalborg, Danimarca, Fondazione Schaufler, Sindelfingen, Germania, Museum Voorlinden, Wassenar, Paesi Bassi.

La Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, con sede a Firenze, nasce per volontà del Maestro di mettere a disposizione dei cultori e degli appassionati delle arti dello spettacolo il suo patrimonio artistico e culturale collezionato e custodito durante quasi 70 anni di carriera. Un patrimonio straordinario, costituito dal suo Archivio e dalla sua Biblioteca, dichiarato “di particolare interesse storico” da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tale eredità oggi è devoluta al Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo per lo svolgimento delle sue attività. Presidente della Fondazione è Franco Zeffirelli, Presidente Onorario Gianni Letta e Vicepresidente Pippo Corsi Zeffirelli.

Ieri l’anteprima del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli: un sorprendente viaggio nelle memorie storiche del Maestro alla presenza del Sindaco Dario Nardella, della vicesindaco Cristina Giachi e di numerose personalità del mondo politico, culturale e dello spettacolo.

Con la preview per la stampa e le Autorità cittadine, tocca oggi un importante traguardo verso la piena operatività il “Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo” (CIAS) della Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, nato nella ex sede del Tribunale in Piazza San Firenze. 

Alle 11:00 Francesco Ermini Polacci, condirettore del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo e responsabile artistico delle attività concertistiche della Fondazione, ha presentato al Sindaco di Firenze, Dario Nardella, alla sua vice, Cristina Giachi e a numerose personalità che rappresentano il gotha istituzionale e culturale della città toscana, nonché ai molti ospiti provenienti da ogni dove - gli attori che hanno lavorato col Maestro o che hanno voluto testimoniare con la presenza il loro apprezzamento, nonché tantissima stampa italiana e straniera -, la struttura che vuole diventare il baricentro di un nuovo modo non solo di valorizzare l’opera di Franco Zeffirelli, ma anche di divenire un faro di formazione rivolta alle giovani generazioni che hanno scelto di dedicarsi alle arti dello spettacolo, quali regia, scenografia, luci, composizione di colonne sonore, soggettistica.

“Siamo felici – ha detto Pippo Zeffirelli, vicepresidente esecutivo della Fondazione, anche a nome del padre adottivo – che il grande gesto di amore e devozione che Franco Zeffirelli ha compiuto, destinando il proprio patrimonio di cimeli e parte di quello in risorse economiche, alla Fondazione e alle sue attività formative, archivistiche, librarie, museali ed espositive trovi oggi e qui la sua consacrazione.” 

“Vi colpiranno – ha proseguito Pippo Zeffirelli - l’estrema suggestività degli allestimenti, che riordinano e danno conto di quasi 70 anni di carriera di un uomo di multiforme ingegno; l’immenso patrimonio costituito dai suoi strabilianti bozzetti, vere e proprie opere d’arte che immortalano le sue idee prima della realizzazione di film o di messinscene teatrali e operistiche; oppure i significativi costumi esposti, immaginati da lui perfino nei sontuosi ricami; i quasi 10 mila libri delle più disparate materie, consultati per realizzare i suoi lavori; un archivio di documenti sterminato. Negli uffici, nelle aule e nella Biblioteca abbiamo trovato il modo di riutilizzare gli arredi in legno del Tribunale.”

Franco Zeffirelli ha voluto donare così i frutti del suo spirito, immaginifico e geniale, a Firenze e al mondo, perché nulla vada perduto o ignorato, ma tutto sia linfa vitale per la forza creativa di giovani talenti nelle varie declinazioni delle arti dello spettacolo.

“Siamo entusiasti ed onorati di inaugurare il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo – afferma il Sindaco di Firenze Dario Nardella - che raccoglierà la grande eredità professionale del maestro Franco Zeffirelli, un centro dedicato all’immane mole di materiale raccolto nei decenni di successi nel cinema, scenografia, teatro, lirica e che accoglierà un museo, una biblioteca, corsi di regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia, costume, recitazione. Da oggi l’ex tribunale di San Firenze non sarà più un bellissimo contenitore vuoto nel centro di Firenze ma diventerà un punto di riferimento per tutti quei giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo e sarà un vero e proprio gioiello culturale nel cuore della città.”

Sala dopo sala, si è snodata la visita degli ospiti che a pianterreno hanno trovato, oltre all’oratorio barocco che costituisce l’auditorium – disponibile per il Centro 120 giorni, essendosi il Comune di Firenze, locatore dell’immobile, riservato l’uso per il restante periodo dell’anno – le sale didattiche, la Biblioteca e l’Archivio nonché gli spazi di accoglienza e di ristoro. 

Il primo piano ospita il Museo vero e proprio, in un allestimento che avvince e coinvolge. Si entra nel ‘furor’ creativo di Franco Zeffirelli, trasferito in ogni tipo di spettacolo egli abbia affrontato e manifestatosi nei bozzetti, che descrivono nei minimi particolari ogni scena e accolgono a latere le note di regia, sintetiche ed espressive. 

Il cammino del visitatore culmina nella immensa sala dell’Inferno, ove si proietta in full HD un cortometraggio realizzato animando con tecniche digitali i bozzetti ed i disegni di arte concettuale che il Maestro ha creato per dare forma alla sua personale visione dell'inferno tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Nato come progetto cinematografico negli anni '70 e mai giunto a compimento, di Zeffirelli's Inferno sono sopravvissute solo le 38 magnifiche tavole disegnate da Franco Zeffirelli raffiguranti l'addentrarsi del Sommo Poeta nella selva oscura, l'incontro con Virgilio, l'accesso alla valle infernale ed il viaggio attraverso i gironi fino all'uscita con il ritorno al mondo di superficie. Il progetto non venne mai realizzato perché Alfredo Bini non trovò alleanze per sostenere uno sforzo produttivo importante. Il Dante di Zeffirelli avrebbe, secondo le sue intenzioni, avuto il volto di Dustin Hofmann.

Altro grande successo zeffirelliano documentato nelle sale è quello del Gesù di Nazareth, che fu proiettato sia in Tv sia nelle sale cinematografiche mondiali, con oltre mezzo miliardo di spettatori. Intorno a quest’opera è fiorita un’aneddotica intrigante, come il racconto di una vera sincope che colpì Robert Powell, l’interprete del Cristo, nel corso della Crocifissione.

Nel corso dell’evento, Francesco Ermini Polacci ha organizzato un suggestivo momento musicale, preludio della ricca programmazione che ha messo a punto per le future iniziative del CIAS, inserita in cartella stampa.

In programma, in collaborazione con il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, la Toccata dall’Orfeo di Claudio Monteverdi, ovvero il simbolo della nascita del melodramma, eseguita da Giovanni Agriesti (tromba), Damiano Giani (tromba), Luca Pieraccini (tromba), Matteo Spolveri (tromba), Remi Houlle (percussioni) Tommaso Tabellini (percussioni); in collaborazione con l’Associazione A. Gi. Mus. Firenze, il violinista Pier Paolo Riccomini esegue la Giga, dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, in sintonia con la struttura barocca del Complesso di San Firenze.

Il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo è un progetto che è stato possibile realizzare grazie al Comune di Firenze, proprietario dell’immobile, che ha deliberato la concessione di un canone d’affitto agevolato, in virtù delle attività culturali che vi si svolgono. Inoltre hanno partecipato all’iniziativa con il loro generoso contribuito l’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, che ha sostenuto il progetto anche attraverso i suoi brand, i Magazzini Gum in Piazza Rossa a Mosca e Bosco dei Ciliegi; la famiglia del finanziere canadese-americano Robert Friedland e gli sponsor tecnici Targetti Sankey S.p.A. e Illum S.r.l. .



Dopo il successo della originale mostra Love, l’Arte incontra l’amore, che ha registrato in sei mesi l’afflusso di 150mila spettatori, soprattutto giovani, il Chiostro del Bramante continua il suo innovativo percorso programmatico proponendo ancora una volta una esposizione unica per la singolarità delle opere, che pone sotto la lente di ingrandimento le diverse possibilità percettive ad esse connesse. 

Una esperienza che lo spettatore può fare attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’arte contemporanea.

Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro presenta -  dal 23 settembre 2017 al 25 febbraio 2018 – Enjoy. l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica per una mostra - a cura di Danilo Eccher - che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro del Bramante la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.

Tra i grandi nomi allineati troviamo Tinguely, Calder, Fogliati, Erlich, Creed, Neto, Collishaw, Ourlser, Wurm, TeamLab, Hans op De Beeck, De Dominicis, Gander, Lin, Studio 65: i protagonisti del ‘900 storico e del terzo millennio, accomunati da un filo sotteso, il divertimento, assunto nell’accezione etimologica della parola, ovvero portare altrove. 

L’altrove, l’altro da sé, il perdersi nei meandri dell’arte, questo è Enjoy, le cui opere guideranno il visitatore in un percorso invisibile ma fortemente tracciato, che prenderanno vita in un incessante rapporto interattivo e giocoso.  Ecco allora che in Enjoy, dalle sculture leggere di Alexander Calder, lo spettatore può perdersi nel labirinto infinito di specchi di Leandro Erlich per poi immergersi e riemergere dalle installazioni ludico-concettuali di Martin Creed o nei raffinati giochi di luci illusorie di TeamLab che prendono forma e mutano solo a contatto con il pubblico, o essere inseguiti dagli occhi indiscreti e inquietanti di Tony Oursler e trovarsi a contatto con i corpi deformati di Erwin Wurm e così via, di artista in artista, di sala in sala: il Chiostro del Bramante diventerà luogo elettivo di una realtà tutta da scoprire, che esiste in ogni istallazione (alcune di grandissime dimensioni), a una realtà che, tuttavia, può anche non esserci.

Mancano solo 20 giorni all’inaugurazione di Enjoy. 

L’Arte incontra il divertimento e il Chiostro si è trasformato in un cantiere dove ingegneri, architetti, tecnici montano, smontano, destrutturano, allestiscono ad hoc ogni angolo dei luoghi espositivi, dove le opere site specific e tutte le opere in un rapporto “osmotico” faranno prendere nuove sembianze agli spazi del capolavoro bramantesco “Questo museo non è un museo”, avrebbe detto Magritte. Lo stesso si potrebbe dire del Chiostro del Bramante, dove il senso tra museo e luogo in cui si costruisce l’arte è labile, dove l’opera confonde i propri confini con lo spazio che l’accoglie, diventando esso stesso rappresentazione di un’idea.

Ma il Chiostro è in questo frangente anche un atelier dove, in un silenzio assoluto, giovanissimi e concentratissimi allievi – sotto le precise indicazioni dello staff dello studio dell’Artista - stanno collaborando alla realizzazione di un immenso tappeto turchese invaso da colorati fiori di stile orientale, opera monumentale di Michael Lin che, oltre a quello esterno, realizzerà un altro lavoro site specific all’interno del museo.

I ragazzi sono gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Rome University of Fine Arts, molti di loro alla prima esperienza, tutti carichi di entusiasmo.

 

Dopo il successo delle precedenti edizioni prende il via dal 30 giugno al 29 luglio 2017 la 3a edizione di “Tivoli Chiama! - Il Festival delle Arti”, rassegna culturale per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico attraverso lo spettacolo dal vivo, nata nel 2015 grazie a un bando del Mibact che il Comune di Tivoli vinse posizionandosi al terzo posto in graduatoria. E la imminente edizione è stata presentata a Roma anche alla presenza della sua promotrice, Franca Valeri.

Il Festival è realizzato e finanziato dal Comune di Tivoli con il contributo della SIAE e in collaborazione con il Mibact, continuando così una collaborazione iniziata nelle passate edizioni e che quest’anno prosegue con il nuovo Istituto Villa Adriana e Villa D’Este e il nuovo direttore, il dott. Andrea Bruciati. L’organizzazione e la produzione esecutiva sono affidati all’A.T.C.L. Associazione fra i Comuni Teatrali del Lazio, di cui il Comune di Tivoli è socio e cofondatore, consolidando una sinergia che ha portato sul territorio tiburtino tante iniziative culturali.

Le iniziative proposte s’inseriscono in spazi in cui paesaggio, tradizione e arte rappresentano un unicum, straordinario e irripetibile. Attraverso teatro, danza e musica gli spettatori potranno vivere un’esperienza indimenticabile nei suggestivi siti storico-archeologici di Villa D’Este, Santuario di Ercole Vincitore e Villa Adriana, proseguendo il percorso di proficua collaborazione tra il Comune di Tivoli e il Mibact.

Tivoli ha un patrimonio culturale straordinario e che attraversa secoli di storia – ha dichiarato il sottosegretario on. Ilaria Borletti Buitoni - valorizzarlo anche attraverso delle iniziative così articolate e ricche come “Tivoli Chiama” è un modo per creare un sistema culturale integrato, un esempio per tutto il Paese che coniuga la bellezza del contesto con lo spettacolo dal vivo creando un’offerta di cultura veramente unica”.

Dobbiamo inoltre ricordare – ha detto l’Assessore alla Cultura Urbano Barberini - che nessun altro festival al mondo può vantare dei palcoscenici così straordinariamente diversi, e di una bellezza incomparabile”.

La finalità ultima – ha sottolineato Barberini – è quella di creare un sistema integrato che favorisca una sinergia tra le attività culturali, turistiche e imprenditoriali e i beni culturali, al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile, in armonia con la vocazione propria del territorio tiburtino, trasformando Tivoli in una vera e propria “Fabbrica di Cultura” per gli artisti, favorendo la crescita di un pubblico che si affezioni alla città e ai suoi luoghi. Le “Arti” in questo modo saranno lo strumento attraverso il quale accrescere e coltivare sentimenti d’identità e aggregazione, insieme ad innovazione, contemporaneità e interculturalità”.

“Crediamo assolutamente in una piattaforma culturale condivisa con le istituzioni del territorio – ha evidenziato Il Direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciatiche riconfiguri in maniera proattiva e nuova l’identità di questa comunità. Ci interessa costruire collaborazioni attive per immaginare una Tivoli inclusiva che abbia sempre maggiore consapevolezza del proprio valore”.

La scelta del nome era stata sinteticamente spiegata dalla madrina del Festival Franca Valeri: ”Tivoli chiama, con il suo passato, con le sue ville, con la sua gente. Chiama perché ha molte cose da dire. Ascoltatele, la cultura è serenità”, che aggiunge: “Tivoli è molto fortunata. Da sempre. Da quando l’antichità le ha regalato tanta bellezza, fino ad oggi dove l’amore del Sindaco Giuseppe Proietti e dell’assessore alla cultura Urbano Barberini permettono di continuare a regalarle, nei suoi luoghi preziosi, tanti eventi, come in questo Festival. Anche quest’anno Tivoli ha chiamato il quarto per il suo Festival: prendete carta e penna, come dicevano i nonni, perché il programma è ricco”.

IL CARTELLONE

Il cartellone anche quest’anno si presenta ricco di appuntamenti con grandi nomi della cultura e dello spettacolo.

Il 30 giugno l’apertura sarà affidata al Video Mapping della Visual Artist Alessandra Franco sulla Rocca Pia “De Siderum” sul tema “Europa” per proseguire alle 21.30 con il concerto dell’Orchestraccia all’Anfiteatro di Bleso. Il Festival proseguirà con uno spettacolo di musica e poesia di Michele Placido il 2 luglio a Villa Adriana dal titolo “Suite per Voce Solista” accompagnato dalla musica di Marco Zurzolo Quartet. L’8 luglio il Maestro Giovanni Allevi in concerto al Santuario di Ercole Vincitore. Sempre al Santuario di Ercole Vincitore il 14 luglio Teresa De Sio canta Pino Daniele e il 27 luglio Sabina Guzzanti porterà in scena il suo spettacolo “Come ne venimmo fuori”. La chiusura del Festival il 29 luglio è affidata allo spettacolo di danza acrobatica “Meraviglia” dei Sonics che si terrà in Piazza Garibaldi, concludendo la kermesse con una grande festa di piazza.

A Villa d’Este, proseguendo il percorso avviato dalla fortunata iniziativa Tivoli Incontra, nelle splendida cornice della Terrazza della Pallacorda il 6 luglio Barbara Alberti presenterà il nuovo romanzo di Fiamma Satta “IO E LEI. Confessioni della Sclerosi Multipla” con letture di una delle più grandi attrici italiane Piera Degli Esposti. La Satta era presente all’evento romano.

 Il 15 luglio il Premio Strega 2016 Edoardo Albinati presenterà il suo nuovo libro “Un Adulterio” accompagnato da Francesca d’Aloja nella lettura del testo.

 

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