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Mercoledì, 26 Giugno 2019

1.Sarcofago antropomorfo femminile dalla Valle delle Regine Tebe

Sarcofago antropomorfo femminile dalla Valle delle Regine Tebe

 

Una grande mostra sull’Egitto è allestita fino al 2 ottobre a Orvieto. La organizzano e propongono congiuntamente la Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto nelle loro due sedi, una affacciata e l’altra in prossimità della piazza che accoglie il celebre Duomo della città umbra.
Va subito chiarito che non si tratta di una ulteriore tappa di una “mostra di giro”. Questa, coordinata da Giuseppe M. Della Fina, direttore scientifico della Fondazione per il Museo “C.Faina”, e curata dalle egittologhe Elvira D’Amicone della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo di Antichità Egizie di Torino e da Massimiliana Pozzi (Società Cooperativa Archeologica), è una mostra originale, studiata appositamente per Orvieto. Riunirà circa 250 reperti - molti davvero di grande importanza - concessi da una quindicina di musei e istituzioni culturali italiane.
Il sottotitolo evidenzia chiaramente il taglio che gli studiosi hanno voluto imprimere a questa ampia, importante rassegna: “Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto”, ovvero ciò che gli egittologi partiti dal nostro Paese hanno saputo fare intorno alle sponde del Nilo, lì attratti dallo spirito d’avventura, talvolta dalla sete di facili guadagni, molte altre dall’obiettivo di approfondire le conoscenze sull’antica Terra dei Faraoni.

“Il fascino dell’Egitto”, richiamato dal titolo della mostra, attraversa almeno tremila anni di storia dell’umanità. Dalla terra d’Egitto vennero tratte idee culturali, culti, divinità, usi e costumi; poi, quasi a voler catturare il senso di mistero e di eternità di quella magica civiltà, vennero asportate le testimonianze materiali: fossero i grandi obelischi che raggiunsero Roma, o ciò che veniva trafugato dalle tombe. Un fascino che dall’antichità contagiò il Medio Evo e incantò il Rinascimento quando principi e intellettuali si contendevano reperti considerati molto più che semplici curiosità archeologiche.
Ma è alla fine del Settecento e soprattutto durante l’Ottocento che oasi e sabbie d’Egitto vengono battute palmo a palmo da europei, e tra loro molti gli italiani, alla ricerca di quanto sopravviveva di una epoca trascurata dalla dominazione turca.
L’egittologia moderna ha una precisa data di nascita, l’anno 1822, quando Jean-François Champollion decifra, grazie alla stele di Rosetta, la scrittura geroglifica. Con lui, in una spedizione congiunta franco-toscana che percorse l’Egitto (1828-1829), c’era l’italiano Ippolito Rossellini.
In realtà, come la mostra documenta, protagonisti di una “corsa all’Egitto” furono uomini che al fascino dei Faraoni univano spesso quello del commercio antiquario. Due di loro hanno creato le basi per altrettanti musei. Giovanni Battista Belzoni, padovano, il primo ad entrare nella piramide di Chefren e nel tempio rupestre di Ramesse II ad Abu Simbel, trovò l’ingresso di sontuose tombe nella Valle dei Re e mise insieme, per il suo committente Henry Salt, il nucleo fondante della collezione egizia del British Museum, senza dimenticare la sua città cui legò alcuni importanti reperti. Il secondo, Bernardino Drovetti, piemontese, console di Francia in Egitto, riunì una collezione non meno vasta che venduta ai Savoia, è oggi il nucleo fondante di un altro museo, l’Egizio di Torino.
Due storie tra tante di un’epoca che vide italiani protagonisti in Egitto. Il percorso espositivo di storie curiose ne presenta molte. Come quella di Luigi Vassalli, pittore e intellettuale milanese, che la passione politica e il ruolo di patriota risorgimentale portò in Egitto dove esule divenne un collaboratore di Auguste Mariette e un valente egittologo nell’ambito del Servizio di Antichità egiziano come ispettore agli scavi. A lui si devono numerose iniziative nel campo della nascente egittologia italiana e una breve direzione della collezione egizia del Museo Archeologico di Napoli.
Ma anche Carlo Vidua e Giuseppe Acerbi che dell’egittologia italiana rappresentano personaggi di rilievo. Ma è sulla figura di Ernesto Schiapparelli che “Il fascino dell’Egitto” si sofferma in modo più ampio. Schiapparelli scoprì la Tomba di Nefertari e la sepoltura di Kha, l’architetto reale, quest’ultima perfettamente conservata, prima di essere direttore del Museo Egizio di Firenze e poi di quello di Torino.
Curioso il labirinto di relazioni e punti di contatto fra le tante storie che si affrontano e ricco il patrimonio archeologico che ne risulta e di cui la mostra da conto. Vetrina dopo vetrina è l’Egitto più bello ad essere svelato.
L’osservazione di sepolture preistoriche e di manufatti dello stesso periodo, che rivelano l’alta tecnologia caratteristica della cultura egizia già in questa fase, porta il visitatore a comprendere come l’egittologia italiana non abbia trascurato nemmeno la meno nota preistoria egiziana.
Sulle tracce delle Missioni archeologiche italiane, si potranno ammirare elementi di corredo funerario che illustrano varie epoche come reperti che giungono dal Medio Egitto, risalenti al 1900 a.C., e altri che provengono dalla Valle delle Regine e databili al 700 a.C. circa.
I numerosi spunti offerti dai materiali esposti permetteranno inoltre di affrontare in modo esaustivo alcuni aspetti della vita quotidiana nell’antico Egitto, di approfondire temi affascinanti come la conservazione di materiali delicati quali le stoffe, e di analizzare le informazioni che i ricercatori contemporanei possono trarre dalle analisi diagnostiche più all’avanguardia.


 

1.Berthe Morisot, La jeune fille au chat, estate 1892

Berthe Morisot, La jeune fille au chat, estate 1892

Per la prima volta la Fondazione Pierre Gianadda espone le opere di un collezionista privato.

Opere raccolte da tre generazioni di appassionati intenditori d'arte.

La personalità e il gusto di un collezionista discreto che non ama la pubblicità, li possiamo intuire attraverso le scelte delle opere esposte. Sono 120 capolavori selezionati dall'Intera collezione fra dipinti, disegni e acquarelli. Il colore gioca un ruolo fondamentale nel gusto del collezionista sia colto nello splendore della natura o risultato di un pensiero artistico puramente astratto. l quadri esposti sono di grandi artisti, molti i dipinti famosi come i loro autori, anche se impossibile ci tarli lutti. L'impressionismo e il post impressionismo insieme al fauvismo hanno giocato un ruolo fondamentale nell'evoluzione della pittura del Novecento. Questi movimenti sono largamente rappresentati nella collezione che propone una breve storia della pittura del XX secolo. Come dice il collezionista i primi acquisti sono stati istintivi, per innamoramento, poi è subentrata alla seduzione iniziale un progetto organizzativo, Oltre all'acquisizione di opere singole l'interesse si è esteso a quelle in serie come: "I porti di Francia" di Paul Signac o le immagini dipinte di Van Dongen per illustrare un'edizione della "Ricerca del tempo perduto" di Proust, ambedue le serie in mostra. Lo sguardo timido c curioso della "Giovinetta col gatto" di Berthe Morisot (in copertina in catalogo) è quello della nota modella Jeannc Fourmanoir, della stessa artista ci seduce la figura
elegante di "Giulia col violino", dipinto nel 1893. I capolavori sono molti: dalla quiete di un paesaggio di Corot a un luminoso nudo di Renoir che ci comunica nel suo dolce abbandono la quieta felicità di un momento, sensazione che ritroviamo spesso nelle opere di questo artista. Cari al collezionista i dipinti di ispirazione religiosa di Maurice Denis, in mostra oltre al bellissimo dipinto "Aprile - Le anemone" ci sono le tre ultime versioni del " Mystère catholique", una mistica rappresentazione dell’Annunciazione. Ci immerge nella natura dei luoghi dove ha trascorso gran parte della sua vita, nella casa di Pressoir a Giverny, un piccolo villaggio della Senna, Claude Monet con le splendide “Ninfee”. Le numerose opere di Paul Signac documentano la passione del collezionista per questo artista, dalle opere giovanili come “Saint Tropez” a quelle pre-fauve “L’arcobaleno-Venezia” impregnate di luce e colore. Molti i dipintidi Maximillien Luce si distinguono per l’incisività del disegno, l’originalità del colore, molto bello il dipinto che rappresenta uno scorcio di Parigi di notte nel quale la luce ha un’intensità particolare, per diventare abbagliante nel “Port de Sanit Tropez”. Un altro punto forte della collezione sono i disegni e gli acquerelli. Splendido il disegno di Matisse “La testa di una giovane ragazza”, accanto al “Fauno” di “Picasso”. C’è un vigoroso carboncino di Edgar Degas, e un bel ritratto di donna di Pierre Bonnard. Molto particolare il pastello “Bouquet di fiori” di Odelon Redon. Interessante una serie di gauche di Raul Dufy. Suggestivi i paesaggi astratti di Emil Norde, un altro artista nordico è Leonel Feininger presente in mostra con dipinti e acquerelli. Di un artista originale Sam Szafran sono esposti una quantità di fogli di grandi dimensioni, sono pastelli colorati molto attuali; e come dice l’artista: “I miei disegni danno l’impressione di un grande volume, mentre la realtà è più modesta”. Ancora molte le opere di grandi come Albert Marquette, Modigliani, Man Ray, Andrè Masson, Marc Chagall e altri. Il proprietario di questa splendida raccolta di opere d’arte è certo che la collezione continuerà nel tempo dato l’interesse che hanno in questo campo anche i suoi figli e la “storia di famiglia” non sarà interrotta.

La mostra curata da Marina Ferretti Boquillon, è accompagnata da un ampio catalogo è rimasta aperta fino al 12 giugno 2011.

 

 

Per la prima volta in assoluto escono dall’edificio che dal 1959 ospita il Ministero degli Affari Esteri - cuore pulsante della diplomazia - le opere d’arte appartenenti alla Collezione Farnesina e le installazioni della Collezione Farnesina Design. Una mostra speciale, “Il Palazzo della Farnesina e le sue Collezioni” - promossa dal Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, Ufficio Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico della Farnesina, in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica - al Museo dell’Ara Pacis, dal 20 maggio al 3 luglio 2011, a cura di Angelo Capasso, Renza Fornaroli e Roberto Luciani. L’iniziativa è stata realizzata con il contributo della Fondazione Bracco, di Unicredit ed Eni.

 

La mostra è un’occasione unica per scoprire gli aspetti più inusuali della Farnesina, come la storia dell’edificio analizzata sia negli aspetti più propriamente architettonici sia nella decorazione interna e nelle raccolte d’arte acquisite nel tempo. Il Palazzo ospita due importanti collezioni, una di Arte Contemporanea e una di Design. Una selezione di circa cento opere saranno esposte al Museo dell’Ara Pacis con l’intenzione di “aprire una finestra” sulle raccolte.

 

Le opere contemporanee furono inizialmente acquisite a seguito di un concorso pubblico negli anni Sessanta finché nel 2000, sotto l’impulso dell’allora Segretario Generale della Farnesina Ambasciatore Umberto Vattani, si è deciso di istituire la Collezione Farnesina che oggi conta circa trecento opere dei più grandi artisti italiani dell’ultimo secolo. Di questa collezione, in mostra al Museo dell’Ara Pacis, ci saranno 58 opere tra quadri e sculture degli artisti Carla Accardi, Afro, Mirko Basaldella, Marcello Avenali, Davide Benati, Gianni Bertini, Domenico Bianchi, Alighiero Boetti, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Michelangelo Conte, Venanzo Crocetti, Filippo De Pisis, Fortunato Depero, Piero Dorazio, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Omar Galliani, Alessandra Giovannoni, Renato Guttuso, Bice Lazzari, Carlo Levi, Osvaldo Licini, Marino Marini, Gino Marotta, Arturo Martini, Umberto Mastroianni, Elisa Montessori, Mattia Moreni, Gastone Novelli, Luca Maria Patella, Achille Perilli, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Oliviero Rainaldi, Ascanio Renda, Ottone Rosai, Mimmo Rotella, Sandro Sanna, Ruggero Savinio, Emilio Scanavino, Mario Sironi, Giulio Turcato, Emilio Vedova e Domingo Notaro. Inoltre il nucleo di 20 opere Impressioni di guerra, 1917-1918, di Giulio Aristide Sartorio.

 

La Collezione Farnesina Design è stata istituita nel 2008 al fine di sostenere la creatività e la capacità imprenditoriale italiana in questo settore. In mostra al Museo dell’Ara Pacis si troveranno 23 progetti di Ad hoc, Artemide, Bernini, Bosa, Cerruti Baleri, Domodinamica, Ducati, Fratelli Guzzini, Giovannetti, Ifi, Iguzzini, Knoll, Loccioni, Matteo Grassi, Metalco, Pininfarina, Progetti, Revolution, Richard Ginori, Rondine Motor, Stone Italiana, Venini e Voltolina.

Botteghe del Cremlino di Mosca,  Tazza con coperchio,1694, oro, pietre preziose, smalto, cesello, fusione, 10,1 cm. 10,4 cm., Mosca, Musei del Cremlino

 

La mostra è frutto degli scambi culturali in occasione dell’anno delle celebrazioni Italia – Russia 2011, organizzati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero degli Affari Esteri di concerto con le corrispondenti Istituzioni russe.

Essa è affiancata, a partire dal 20 maggio al 1 agosto 2011, da un‘esposizione al Museo del Cremlino di Mosca dedicata ai tesori dei Medici, per lo più provenienti dal Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, lo stesso che ospiterà questa mostra sui Tesori del Cremlino. Le opere in mostra – 150 circa – presenteranno la straordinaria formazione e crescita di uno dei più importanti ‘tesori’ d’Europa: l’Armeria del Cremlino, la collezione più ricca del più antico museo russo che raccoglie i tesori reali, oggetti di corte di uso quotidiano e cerimoniale, legati ai nomi dei più grandi zar di Russia attraverso molti secoli di storia.

Dal XII al XVIII secolo l’Armeria fu la ‘stanza del tesoro’, colma di oggetti preziosi di origine ed epoche diverse, acquistati per la Casa regnante o giunti in dono da ambasciatori di paesi stranieri: gioielli, armature, ricami, bizantini, russi, persiani, turchi e europei, contribuirono insieme allo sfarzo della corte degli Zar. Quando, nel XVIII secolo la Corte si trasferì da Mosca a San Pietroburgo, l’Armeria fu destinata ad accogliere oggetti legati al cerimoniale dell’incoronazione e alle sontuose vesti auliche.

In mostra si presenteranno gli oggetti del periodo più fiorente dell’Armeria, quando era la ‘Stanza del tesoro’ degli Zar.

Non esiste documentazione sul XII e XIII secolo ma, grazie al lavoro degli archeologi e alle preziose opere conservate nella Cattedrale del Cremlino, possiamo farci un’idea dei gioielli usati a quel tempo: complesse decorazioni di vesti in argento, collari e braccialetti, anelli quasi tutti lavorati con la tecnica della granulazione. Una piccola sezione di oggetti bizantini, provenienti dal tesoro della Cattedrale, mostreranno icone smaltate, cammei e pietre incise; spesso le montature di tali oggetti sono di epoca successiva, risalenti al XIV e XV secolo.

L’affinarsi della tecnica orafa favorì l’ampliarsi delle collezioni. Nel XV secolo vennero fondati i laboratori artistici all’interno del Cremlino; la principale tecnica usata fu la filigrana, molto apprezzata nell’antica Russia. Le opere del XVI secolo appartengono al cosiddetto ‘periodo classico’: sono oggetti in niello su oro e smalti su filigrana, tecniche che ricorrono su icone, reliquiari e gioielli.

L’Armeria riconduce però alla più antica e diffusa produzione delle botteghe del Cremlino, quella delle armi, e non fu solo luogo di produzione ma di vero e proprio arsenale: vi si trovavano armi provenienti da varie parti del mondo, comprese le prime armi da fuoco giunte in Russia dall’Europa occidentale.

Nel corso del Settecento, quando il centro della vita politica e artistica si spostò nella nuova città di San Pietroburgo, iniziò un nuovo periodo che vedeva ormai la Russia inserita nel contesto culturale europeo; così anche gli abiti, i gioielli e gli accessori risentirono dell’influenza del gusto occidentale. Il gruppo di opere esposte dedicato al XVIII secolo ne include alcune di famosi argentieri quale Alexey Ratkov.

La mostra comprenderà anche una selezione di opere provenienti dalle collezioni medicee e giunte a Firenze come preziosi doni diplomatici degli zar di Russia ai granduchi di Toscana, a testimonianza dei profondi rapporti interculturali instauratisi tra le due corti dalla fine del Cinquecento fino ai primi decenni del Settecento.

La mostra è a cura di Irina Gorbatova e il catalogo, edito da Sillabe, è curato dalla stessa studiosa e da Maria Sframeli, direttore del Museo degli Argenti. L’allestimento, ideato, progettato e diretto da Mauro Linari è stato realizzato da Opera Laboratori Fiorentini.

Promotori dell’esposizione sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con Ministero della Cultura della Federazione Russa, la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, il Museo degli Argenti e i Musei del Cremlino di Mosca, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

 

Manifattura bizantina,Crocifissione,XI sec,smalto cloisonné, montatura XII-XIII sec., oro e perle,filigrana,granuli, 6,0x4,5 cm.,Mosca, Musei del Cremlino

 

 

 

 

Servizi Mostra

Sede espositiva

Museo degli Argenti, Palazzo Pitti, Firenze

Periodo della mostra

27 maggio – 11 settembre 2011

 

Prezzo biglietto

Intero € 10.00 (comprensivo dell’ingresso al Museo degli Argenti, al Giardino di Boboli, al Giardino Bardini e alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti)

Ridotto € 5.00 per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 ed i 25 anni

Gratuito per i cittadini dell’Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni

 

Inaugurazione

26 maggio ore 17.30

Palazzo Pitti, Firenze

 

Orario

Maggio e Settembre: 8.15 - 18.30

Giugno, Luglio e Agosto: 8. 15 – 19.30

Chiusura: primo e ultimo lunedì del mese

Info e prenotazioni

Firenze Musei

Tel. 055. 294883

La prenotazione per i gruppi scolastici è gratuita ed obbligatoria

 

Servizio didattico per le scuole

Visite guidate per le scolaresche solo su prenotazione al costo di €. 3,00 ad alunno

Per prenotazioni e informazioni Firenze Musei Tel. 055. 290112

 

Servizio visite guidate per gruppi

Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Sito web

www.unannoadarte.it/cremlino

 

Scheda tecnica

Titolo

Il Tesoro del Cremlino

 

Enti Promotori

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Direzione Regionale per i Beni Culrturali e Paesaggistici della Toscana

Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico

ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Museo degli Argenti – Palazzo Pitti, Firenze

 

Ministero della Cultura della Federazione Russa

Musei del Cremlino di Mosca

 

Firenze Musei

 

Ente Cassa di Risparmio di Firenze

 

Soprintendente

Cristina Acidini

 

Direttrice Generale dei Musei del Cremlino di Mosca

Elena Gagarina

 

Direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti

Maria Sframeli

 

Vicedirettrice per le mostre

dei Musei del Cremlino di Mosca

Zelfira Tregulova

 

Direzione della mostra

Maria Sframeli

 

Cura della mostra

Irina Gorbatova

Cura della sezione fiorentina

Maria Sframeli

Riccardo Gennaioli

Coordinamento della mostra

Ilaria Bartocci

Olga Shashina

 

Segreteria organizzativa e registrar

Ilaria Bartocci

progettazione dell’allestimento e direzione dei lavori

Mauro Linari

Realizzazione dell’allestimento

Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group

 

Direzione amministrativa

Giovanni Lenza

con la collaborazione di Manola Cosi e Simona Pasquinucci

Direzione del personale

Silvia Sicuranza

 

Produzione e gestione della mostra

Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group

 

Comunicazione a cura di

Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group

Immagine coordinata e

progetto grafico per Sito Web

Senza Filtro Comunicazione - Firenze

Garanzia di Stato

Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per la valorizzazione

del patrimonio culturale

Mario Resca,

Servizio I – Valorizzazione del patrimonio culturale, programmazione e bilancio

Manuel Roberto Guido

Ufficio Garanzia di Stato

Antonio Piscitelli

Marcello Tagliente

Travaglini Angelina

Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

Marìca Mercalli

Gabriella Prisco

Ministero dell’Economia e delle Finanze

Dipartimento Ragioneria dello Stato

Ispettorato Generale del Bilancio

Ufficio XI

Rosario Stella

Collaboratori

Sebastiano Verdesca

Paola Pollastri

Ufficio mostre della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico

ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Monica Fiorilli e Sabrina Brogelli

 

Catalogo

Sillabe

a cura di

Irina Gorbatova e Maria Sframeli

HIROSHIGE, Veduta del Monte Fuji, Stazione Numazu (1855) LGT


Hokusai, Hiroshige, Utamaro e i maggiori autori del Settecento Giapponese, nella raccolta delle più rare stampe xilografiche dell’Ukiyo-e, “il mondo fluttuante”, saranno in mostra dalla settimana di Pasqua e fino al 18 giugno a Scicli, la cittadina barocca nel cuore degli altipiani ragusani, inserita nella World Heritage List dell’Unesco. Quaranta le opere selezionate da Antonio Sarnari per questa singolare esposizione a Scicli: provengono da collezioni private di tutta Italia e moltissime sono ancora sconosciute al pubblico siciliano che potrà così esplorare l’arte e l’eros nella cultura del Sol Levante. S’inaugura il 20 aprile.

“Attraverso la descrizione di figure femminili – spiega il curatore, Antonio Sarnari -  di attori, paesaggi e momenti erotici della tradizione nipponica, le stampe di questi massimi autori sottolineano una sapienza inimitabile nella xilografia, nella composizione e nell’espressione moderna sebbene bidimensionale. Caratteristiche, queste, che affascinarono e influenzarono molti grandi maestri dell’Ottocento e del Novecento europeo come Gauguin, Kandinskij, Picasso e molti altri, influenzati dal cosiddetto Giapponismo.

Oltre alle stampe, in mostra, anche due antichi libretti. Uno, dedicato al paesaggio, è di Hiroshige, s’intitola “Libro illustrato dei ricordi di Edo” (Edo è l’antico nome di Tokio) ed è datato 1850-1867. Il secondo, dedicato alle stampe erotiche (shunga) è un’opera di Utamaro del 1803, primo di tre volumi e s’intitola: “Koi no hutosao” (L’inflessibile bastone dell’amore).

L’organizzazione dell’evento, a cura di Tecnicamista, ha un punto di forza nell’allestimento multimediale scandito in diverse aree: la natura e il paesaggio, gli attori e le geishe, l’erotismo. Un scelta dettata dall’esigenza di offrire ai visitatori l’opportunità di conoscere da vicino la xilografia del Settecento giapponese, le origini e le funzioni sociali di questa antica arte. Due video, infatti, completeranno il racconto permettendo di curiosare fra le pagine degli antichi libretti, necessariamente custoditi in una vetrina, mentre un televisore trasmetterà documentari su Utamaro degli anni Cinquanta e sul Giapponismo.

Per approfondire la conoscenza dell’arte giapponese dell’Ukiyo-e, infine, Chiaroscuro ha arricchito la collezione della libreria messa a disposizione dei visitatori che potranno consultare le maggiori pubblicazioni in lingua italiana dedicate alla Stampa Giapponese e ai suoi autori.

Il catalogo (Edizioni Tecnicamista) completerà le stesse sezioni in mostra con estratti di antologia critica. Per gli appassionati il bookshop di Chiaroscuro proporrà alcuni gadget: poster e un libretto di stampa erotica ricostruito in forma di singole cartoline postali. L’ingresso è libero.

 

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